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mercoledì 4 luglio 2012

I cinque errori di Prandelli


 cinque errori di Prandelli

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D'accordo, la Spagna ha dimostrato di essere una delle migliori squadre di sempre. Organizzata come una macchina da guerra, precisa nell'esecuzione e affidabilissima nelle gare che valgono un titolo. Dei campioni, meglio, dei super campioni, quasi dei marziani se il confronto è con il poco, pochissimo che si è visto nelle ultime due settimane sui campi di Polonia e Ucraina. Come dire, loro sono da tempo lassù, nell'Olimpo delle formazioni che vincono, perché altro non potrebbero fare. Un po' come il Barcellona senza Messi, ma con un carico di qualità da far invidia a qualsiasi altro club al mondo. Perché se al Barcellona aggiungi Casillas, Xabi Alonso, David Silva e Sergio Ramos, soltanto per citarne alcuni, c'è poco da fare. Il risultato è quasi scontato. Cosa fatta. Archiviata.
Tuttavia, oltre quella sottile linea d'ombra che divide il possibile da tutto il resto, si aprono scenari che fanno gola al popolo del giorno dopo. Perché, certo, la Spagna era superiore all'Italia, e probabilmente avrebbe vinto 4 partite su 5 in un'ipotetica serie in stile Major League, però da qui al 4 a 0 con cui le Furie rosse ci hanno regolato, beh, sorge il dubbio che qualcosa di meglio si potesse fare. Anzi, si dovesse fare. Nessun processo, per carità, che i cacciatori di scalpi non abitano da queste parti, ma una serena riflessione sulle responsabilità di Prandelli nel ko più pesante della storia degli Europei è quasi doverosa, se non necessaria. Cinque spunti di riflessione cinque, giusto per non perdere il filo della memoria e chiudere i conti con un torneo che per i colori azzurri è stato bellissimo e avrebbe potuto (lo dicono i numeri) essere trionfale.
Condizione fisica e atteggiamento tattico. Sapevamo di non essere al top della forma. La Spagna aveva potuto riposare 48 ore in più di noi e la differenza non è da nulla se si considera che in due giorni possono cambiare le strategie di una squadra alle prese con infortuni e acciacchi vari. E allora, prima domanda, perché non togliere dalla naftalina giocatori fino a ieri poco utilizzati per buttarli nella mischia e provare il colpaccio? Soprattutto, se l'intenzione è replicare la partita della fase a gironi: tanto pressing e lotta senza quartiere a centrocampo. Nulla, Prandelli ha scelto di dare fiducia ai giocatori che lo avevano portato così lontano, pure se a mezzo servizio, come Chiellini e De Rossi.
Cassano, bello e impossibile. Vero, senza di lui, capace di confezionare il cross che ha permesso a Balotelli di piegare le resistenze della Germania, probabilmente adesso staremmo parlando di altro. Epperò, e qui arriva la seconda domanda da passare al cittì, era proprio indispensabile farlo giocare dal primo minuto sapendo che dopo un'ora, forse meno, sarebbe stato necessario richiamarlo in panchina per il meritato riposo? Giovinco non è un perfetto sconosciuto e in Polonia aveva già fatto vedere buone cose. Altro talento, si dirà, eppure c'è qualcosa che non torna.
Strategia di gioco. L'Italia si sentiva forte. Forte e capace, anche di mettere sotto i maestri del possesso palla. Nessuna barricata, Prandelli ha voluto giocarsi la gara a viso aperto. Attento, coperto, certo, ma non rinunciatario e barricadero. Il campo ha detto che è stato un mezzo disastro, altro che storie. Avessimo fatto a meno di una punta per avere un uomo in più a centrocampo, forse saremmo riusciti a respingere meglio l'assalto della Roja. Tanta umiltà in più, insomma. Forse troppa?
Terza sostituzione, vivere o morire. Sotto di due gol a 35 minuti dalla fine, Prandelli decide di togliere Montolivo (non un fuoriclasse, ma un abile tessitore di gioco, questo sì) per fare posto a Thiago Motta, tanta quantità, ma poco fiato e pochissima corsa. Come dire, proviamo ad arginare lo strapotere spagnolo a centrocampo prima che sia troppo tardi. L'oriundo si fa male pochi minuti dopo e l'Italia si ritrova a giocare in 10 per via delle tre sostituzioni già effettuate. Nulla da dire, questa si chiama sfortuna. Ma provare per provare, forse valeva la pena di pensare a spostare il baricentro del gioco in avanti, anziché in dietro. Borini? Tre punte e tanti auguri? C'era poco da perdere e la goleada c'è stata comunque.
«Stasera ci è mancato un po' di carattere», ha detto un affranto Bonucci al termine dei 90 minuti più lunghi della storia azzurra. E forse è vero. Perché dopo i primi minuti di entusiasmo, l'Italia si è fatta prendere dalla paura di averla azzeccata di nuovo contro la squadra più forte al mondo. Poco dopo, la pioggia. Pure se la serata prometteva stelle e buone cose. L'Italia si è disunita, ha cominciato ad arrancare. Chiellini è uscito per il riacutizzarsi di un guaio già denunciato qualche giorno fa e altro che diluvio. La responsabilità di tutto questo? Il compito di un commissario tecnico, allenatore di anime più che di atleti, è calibrare la grinta e la determinazione dei giocatori che manda in campo. Per gestire la tensione nei momenti difficili e instillare adrenalina quando le cose sembrano andare troppo bene. Prandelli come Bearzot e Lippi. Vincere non è cosa da tutti.

lunedì 2 luglio 2012

Grazie Azzurri

Pagelle di Italia Spagna


Buffon 6
Prima una respinta su gran tiro di Fabregas e poi, negli ultimi istanti del calvario, si salva dall'umiliazione su un colpo di tacco di Sergio Ramos. Queste le due parate che ricordiamo. Incolpevole sui quattro gol, assiste per novanta minuti a un carosello di maglie rosse da far girare la testa, tanto che a fine partita lo troviamo in mezzo al campo ancora con gli occhi sbarrati. Sufficienza di stima perché il suo Europeo è da campione.
Abate 5
Rientra in formazione dopo l'incontro con la Germania, ma si vede subito che non è serata. Manca il consueto filtro dei magnifici tre di centrocampo e lui si trova a fare spesso i conti con Jordi Alba e l'immenso Iniesta. Molti gli errori, solo la generosità non gli fa difetto. Finisce senza benzina, come quasi tutti suoi compagni.
Barzagli 6
E' l'unico della linea centrale che non perde mai la bussola, anche se per fermare i tanti che si presentano deve talvolta ricorrere alla maniere forti. Si fa ammonire per un fallo su Iniesta lanciato a rete. Poi alla fine anche lui alza bandiera bianca.
Bonucci 5 1/2
Alla fine un pianto irrefrenabile testimonia la grande partecipazione emotiva del giovanotto alla spedizione. Nel secondo tempo un suo netto fallo di mani non è visto dal giudice di linea che induce l'arbitro a lasciar correre. Grande impegno, sino all'ultimo secondo, in difesa di un fragile fortino, squarciato in continuazione sui muri laterali.
Chiellini 4
Nei diciotto minuti in cui resta in campo ne combina di tutti i colori e Fabregas lo salta in continuazione sino a propiziare il gol. Tuttavia se il voto crudele fotografa quanto accaduto sul terreno, non si può dimenticare che il suo crollo dipende dal riacutizzarsi dell'infortunio accusato prima degli Europei dal quale non è mai di fatto guarito. Legittimo porre interrogativi sul suo utilizzo. Dal 21°
Balzaretti 6
Entra e per l'intero primo tempo si danna l'anima per tamponare quei due demoni di Silva e Fabregas. Cerca anche di proporsi, ma non è serata e gli attori che dovrebbero dialogare con lui fanno scena muta. Così si dedica con alterne fortune a un lavoro di tamponamento. A dieci minuti dal termine si infortuna dopo un duro tackle e resta in campo per onor di firma. Un eccellente torneo ed erano in pochi prevederlo.
De Rossi 5 1/2
Lo stupendo lancio per Cassano al 28° del primo tempo resta la sola cosa bella di questa amara finale. Poi finisce nella prigione del torello iberico che ti sfianca e non ti fa mai vedere la palla. Non lo aiutano gli altri due moschettieri del centrocampo. Finisce in debito di fiato e acciaccato. Il suo europeo è da incorniciare sia quando è stato messo come baluardo nella difesa a tre sia quando a centrocampo si è dedicato a un lavoro di tamponamento e costruzione. E' uno dei perni di questa Nazionale che ha un futuro e soprattutto finalmente un gioco vero.

La Spagna mata l'Italia


Cambi sbagliati, il Dio degli stadi punisce Prandelli

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La Spagna «mata» l'Italia. Nella foto Mario Balotelli in lacrime (Afp)La Spagna «mata» l'Italia. Nella foto Mario Balotelli in lacrime (Afp)
Una grande Spagna, decisamente fuori portata per l'Italia, si porta a casa con pieno merito anche l'Europeo 2012 ed entra direttamente nella storia del calcio. Nessuno aveva mai centrato prima il trittico Europeo-Mondiale-Europeo. E' giusto sia toccato alla grande nazionale di Del Bosque non solo per la qualità del suo calcio, ribadita da una grande finale.
Ma anche per aver corso il rischio di ri-giocare contro l'Italia, l'unica squadra che l'aveva fermata e messa in difficoltà, rifiutando la sola ipotesi di un pareggio di comodo con la Croazia che avrebbe eliminato gli azzurri.
Si era visto sin dall'avvio che l'Italia non era quella della Germania né, soprattutto, la Spagna era quella del Portogallo. Altro piglio, altra velocità di palleggio, altra determinazione di riconfermare le gerarchie. Un destro alto di poco di Xavi, poi prima del quarto d'ora il primo dei due capolavori. Una palla profonda di Iniesta per Fabregas, una chiusura ritardata di Chiellini e un pallone dipinto sulla testa di Silva per la girata all'incrocio: ci vuol più tempo a raccontarlo di quanto ne abbiano impiegato gli spagnoli a realizzarlo.
Al 20° la resa di Chiellini, da ricaduta di stiramento, poi una buona reazione azzurra. In particolare con una serie di calci d'angolo, che hanno costretto Casillas a due uscite tanto rischiose quanto efficaci. Bravo De Rossi a organizzare e a guidare la reazione, ma né Marchisio né Montolivo sono in grado di assecondarlo. E Pirlo non è il solito Pirlo, come la Spagna del resto che sta giocando nettamente la sua partita migliore. La conferma al minuto 41. Una combinazione Jordi Alba-Xavi- Jordi Alba di precisione chirurgica, e il 2-0 implacabile sulla vana uscita di Buffon.
Splendido l'avvio della ripresa, con Di Natale al posto di Cassano. Totò ci prova subito di testa, alto di poco, poi non riesce ad angolare una girata. Ma è la Spagna a rendersi assai più pericolosa con un grande Fabregas, salvataggio di Buffon, poi con un colpo di testa di Sergio Ramos salvato da un netto mani di Bonucci su cui l'arbitro Proenca grazia gli azzurri. Per rimontare servirebbe un miracolo. Prandelli opta invece per un cambio incomprensibile, Motta per Montolivo.
E il dio degli stadi decide di punire il Ct seduta stante, con uno stiramento che lo stesso Motta accusa dopo nemmeno quattro minuti dal suo ingresso in campo. Italia in dieci, e Spagna più che mai padrona del campo. Sino alla doppietta finale, di Torres e Mata, che dà alla vittoria spagnola la dimensione del trionfo.