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sabato 6 aprile 2013

Al Quirinale? Bonino o Rodotà. Sui social network vincono i diritti civili


Al Quirinale? Bonino o Rodotà. Sui social network vincono i diritti civili

di Federico Mello
Se dovessimo guardare ai social network non ci sarebbe partita. I nomi più gettonati per il Quirinale, quelli di Romano Prodi e di Gianni Letta, sono fuorigara. D'altronde ambedue non hanno un profilo su Twitter e anche su Facebook latitano (appena 5000 “amici” per il professore).
Eppure, come sempre, la rete, i blog, i social, sono in subbuglio in attesa di quello che diventerà il presidente di tutti gli italiani. Innanzitutto su Twitter, dove oggi è partito il “totonome”. Le hashtag, le parole chiave che tematizzano i messaggi sul sito dell'uccellino, sono ben tre. E risultano Emma Bonino e Stefano Rodotà i candidati più apprezzati.
“Mi piacerebbe moltissimo Emma Bonino” dice @maury2762; “#ilmiopresidentedellarepubblica è Emma Bonino e in quanto iscritto al #M5S proporrò il suo nome sul Blog di @beppe_grillo” ribadisce @danpertici. @stefanogrossano invece non ha dubbi: “#IlMioPresidenteDellaRepubblica è Stefano Rodotà o Gustavo Zagrebelsky”. Per Emma Bonino è davvero un plebiscito: “#ilmiopresidentedellarepubblica : Emma Bonino ...ça va sans dire” il tweet di @vikiluda.
Non mancano nomi fuori dai giochi se non estrosi: per @lucamengoni “#IlMioPresidenteDellaRepubblica è Salvatore Borsellino”, il fratello del magistrato ucciso dalla mafia. La butta in tribuna invece @Uomo_Camion: “#IlMioPresidentedellaRepubblica è la 60enne Selvaggia Lucarelli”.
Stessi risultati per un'altra hashtag: #votailpresidente lanciata dal presentatore Fabio Fazio. Si muove bene tra aspirazioni e realtà l'utente @appetiti: “Sarò una (speranzosa) prodiana a vita, ma è l'ora per l'elegante professionalità di Emma Bonino”. Anche @FeliceSarzano ribadisce: “Piemontese, bocconiana, liberale, libertaria, europeista d'acciaio. Emma Bonino”. @ricaJena82 tira fuori un altro nome: “...utopia ma voto Salvatore Settis! Persona degna!”. @sabrina_rss si affida al Parlamento: “Mmmm però non facciamo come #Grillo che lo decide on line!” twitta.
Anche varie testate online hanno lanciato i loro sondaggi per registrare gli umori dei navigatori. Sul sito deL'Espresso, davanti ad una rosa molto ampia di nomi, i lettori non hanno dubbi. Taglia il traguardo Romano Prodi, staccata con meno di 200 voti Emma Bonino ed ad inseguire resta solo Stefano Rodotà.
Risultati ribaltati sul sito dell'associazione Articolo21. Qui, dopo che nei giorni scorsi si sono espressi oltre 35mila lettori, a svettare è il nome di Rodotà. Seguono Zagrebelsky e Bonino, fuori dal podio Romano Prodi.
Rimane da fare una constatazione: su Internet e sui social network a spopolare sono i nomi legati alle questioni della legalità e dei diritti civili. Un “sentire comune” del “popolo connesso” che non è detto venga fatto proprio dai parlamentari che designeranno il successore di Napolitano. Quindi chiediamo a voi: chi vorreste come Presidente della Repubblica?

mercoledì 1 agosto 2012

Economia e morale nell'era della truffa globale


Al moralismo e alla sua utilità ha dedicato un libro interessante Stefano Rodotà, un giurista onesto, competente e fedele alla Costituzione che secondo me ha più di ogni altro i titoli per aspirare allaPresidenza della Repubblica italiana, specie in un momento come questo nel quale il popolo italiano esprime giustamente la sua ripulsa per la casta in ogni sua forma. Il libro, intitolato appuntoElogio del moralismo, scritto in tempi di berlusconismo imperante, mantiene tuttavia a mio avviso una sua perdurante e forte attualità, specie nel momento in cui il suo autore dichiara la necessità di una reazione “quando ci troviamo di fronte a illegalità, cinismo, abbandono dell’etica pubblica, che è quello che è avvenuto in questi anni, non soltanto in Italia, ma in Italia in modo tale da travolgere lo stesso senso delle istituzioni, il rispetto delle regole, il rispetto degli altri”.
Non soltanto in Italia, appunto. Alla “bancarotta morale” dell’Europa è dedicato un editoriale del prestigioso settimanale tedesco Die Zeit del 12 luglio scorso, che sottolinea l’impotenza della rappresentanza popolare di fronte alle leggi dell’economia (“die Ohnmacht der Volksvertretung vor den Gesetzen der Wirtschaft”). Mi pare questo, in effetti, il problema da affrontare, sul quale già ho avuto occasione di attirare l’attenzione. E si tratta a mio avviso di problema assolutamente pregiudiziale, la cui soluzione deve intervenire prima ancora di dividersi in neoliberisti, keynesiani o quant’altro. L’articolo mette peraltro l’accento sull’immoralità di una società che consente a pochi privilegiati  facili fortune nel nome e per conto della finanza, la quale, come insegna il recente scandalo del Libor, manipola e truffa.
Se anche un giornale come il Guardian britannico parla di “truffa finanziaria globale” di cui siamo tutti vittima, è il caso  di prendere sul serio il problema. Quello di una finanza sregolata, che attraverso determinati meccanismi, illustrati da Luciano Gallino anche nel suo editoriale su La Repubblica di lunedì scorso, elude ogni controllo e viene a costituire una massa d’urto formidabile e apparentemente irresistibile che determina, fuori e contro ogni democrazia, il destino di interi popoli, continenti e in ultima analisi dell’umanità nel suo complesso.
Esiste, beninteso, anche una “specificità italiana”. Ma sarebbe scientificamente e politicamente scorretto, e quindi fuorviante, non cogliere i nessi di tale specificità con la situazione globale in cui siamo immersi, volenti o nolenti. Frode globale e piccoli truffatori locali si tengono per mano, specie in una società mondiale globalizzata come quella in cui viviamo. Richiesto di chiarire in cosa consista la “specificità italiana” un lettore mi ha del resto risposto che il nostro problema è l’evasione fiscale. Benissimo, va combattuta e, sia detto per inciso, quali risultati concreti sta portando, anche da questo punto di vista, il governo Monti, a parte le operazioni mediatizzate di Cortina e simili?  Ma sarebbe anche il caso di interrogarsi, sulla scorta delle osservazioni formulate dagli specialisti del settore, quanto l’attuale situazione di caos finanziario globale agevoli anche l’evasione ed elusione di piccoli, medi e grandi speculatori. Cogliere i nessi tra globale e locale è  operazione intellettualmente indispensabile in un momento come l’attuale e mi meraviglia che vi siano degli economisti che insistono a non capirlo.
Ma la questione è probabilmente più di fondo. Ci troviamo di fronte a un attacco senza precedenti alle conquiste e ai livelli di vita del popolo italiano. Per dirla con l’appello del manifestosul “furto d’informazione”: “Le scelte delle autorità comunitarie e dei governi europei, all’origine di un attacco alle condizioni di vita e di lavoro e ai diritti sociali delle popolazioni che non ha precedenti nel secondo dopoguerra, vengono rappresentate, non soltanto dalle forze politiche che le condividono (e ciò è comprensibile), ma anche dai maggiori mezzi d’informazione (ivi compreso il servizio pubblico), come comportamenti obbligati (“non-scelte”), immediatamente determinati da una crisi a sua volta raffigurata come conseguenza dell’eccessiva generosità dei livelli retributivi e dei sistemi pubblici di welfare. Viene nascosto all’opinione pubblica che, lungi dall’essere un’evidenza, tale rappresentazione riflette un punto di vista ben definito (quello della teoria economica neoliberale), oggetto di severe critiche da parte di economisti non meno autorevoli dei suoi sostenitori”.
Deve essere possibile quindi scegliere fra varie alternative, come nell’essenza di ogni democrazia che si rispetti. Uscire dai dogmi del neoliberismo, che rappresenta un sistema ideale che non esiste e mai è esistito, quindi copertura ideologica pura dei rapporti di potere esistenti, per raffigurare il mondo come è effettivamente, e per chiarire basi e struttura dell’attuale sistema di oppressione mondiale basato sul predominio della finanza costituisce oggi un imperativo non solo scientifico e politico, ma anche morale. E’ comprensibile che chi grazie a tale sistema vive nel lusso si ostini a difenderlo, meno comprensibile che chi è invece ridotto alla miseria non si attrezzi, anzitutto sul piano intellettuale, per il suo superamento definitivo.

mercoledì 25 luglio 2012

Lavoro e ferie, cosa dice la normativa


       Lavoro e ferie, cosa dice la normativa attuale

Ridurre le ferie per rilanciare l'economia. Sulla scia di quanto deciso in alcuni Paesi in forte recessione, la proposta si sta facendo strada anche in Italia. Con la conseguente scia di polemiche con i sindacati. Prescindendo dai possibili sviluppi futuri, quali sono le regole attuali in materia di ferie? Proviamo a capirlo.

Le basi normative
L'articolo 36 della Costituzione stabilisce che il lavoratore “ha diritto a ferie annuali retribuite e non può rinunciarvi”. Trattandosi della Magna Carta del nostro ordinamento, in linea di principio questa disposizione è inderogabile. Di conseguenza, anche il Codice Civile e le normative di settore stabiliscono per il lavoratore il diritto irrinunciabile a ferie retribuite per consentirgli di recuperare le energie e soddisfare esigenze ricreative di carattere personale. Motivazione che spiega perché il periodo di astensione retribuita dal lavoro deve essere possibilmente continuativo.

La durata
La durata minima delle ferie è fissata per legge in quattro settimane all'anno (secondo quanto previsto dal decreto legislativo numero 213 del 19 luglio 2004). I contratti collettivi possono estendere questo periodo, ma non ridurlo. A decidere sulle modalità di accesso è l'imprenditore, alla luce delle esigenze dell'azienda e degli interessi del prestatore d'opera, il quale ha diritto a un'adeguata informazione in merito. In ogni caso, salvo particolari esigenze, le ferie devono essere godute per almeno due settimane nel corso dell'anno di maturazione delle stesse e, nel caso di impossibilità, per il residuo nei 18 mesi successivi a tale anno.

Dal blog di 6sicuro: idee utili per trovare lavoro d'estate

Le esclusioni
Le ferie non godute non possono essere monetizzate: lo prevede il decreto legislativo n. 66 dell' 8 aprile 2003, alla luce delle finalità per cui questo diritto è riconosciuto. Gli unici a poter rinunciare spontaneamente alle ferie sono i dirigenti, considerando la grande autonomia di cui dispongono per organizzare il loro lavoro. Nel caso di lavoratrice in maternità, occorre distinguere: durante il congedo obbligatorio matura il diritto alle ferie, mentre lo stesso non vale durante l'eventuale congedo facoltativo. Infine, il periodo trascorso in cassa integrazione guadagni, sia ordinaria che straordinaria, non dà diritto alle ferie se è a zero ore, mentre in caso di orario diritto è proporzionale.        

mercoledì 13 giugno 2012

La carta dei servizi sociali dov'è

Latina, il Pd propone la carta dei servizi sociali




Ultimo aggiornamento Sabato 09 Giugno 2012 16:02 Scritto da Redazione Dimmidipiu Sabato 09 Giugno 2012 15:39 Questo articolo e' stato letto: 18 volte

Cronaca - CRONACA : LATINA



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ll Partito democratico ha inviato al Comune la richiesta di inserimento del punto all'ordine del giorno presentato questa mattina per la Carta dei servizi sociali. La proposta è stata elaborata dall'associazione Trecentosessanta.





Presso la sala De Pasquale è stata presentata la Carta dei servizi sociali:

"Pur essendo prevista dalle legge del nostro Paese dal 1994 – ha spiegato Emilio Ciarlo dell'associazione Trecentosessanta – quasi nessuna amministrazione della provincia di Latina si è dotata di una Carta dei servizi che illustri quali siano i servizi sociali cui il cittadino ha diritto, come accedervi, quali le modalità e la qualità delle prestazioni, i meccanismi di tutela per gli utenti e le procedure di reclamo, e i canali per assicurare la piena informazione circa l'adozione e l'aggiornamento dei servizi erogati direttamente o in regime di concessione".

"Ci auguriamo che questo ordine del giorno possa essere discusso già nel consiglio comunale del 19 giugno – ha detto il capogruppo del Partito democratico Giorgio De Marchis -. Questo documento si inserisce nella dinamica più complessa dei servizi sociali a Latina che hanno subito pesanti tagli agli investimenti. Il nuovo bando per i servizi alla persona (a ottobre scade l'appalto di Universiis) dovrebbe essere stilato con una Carta dei servizi sociali già approvata. Una città di oltre centomila abitanti che fa da attrattore si emergenze sociali deve adeguare la sua offerta. Sarebbe un passo importante se il Comune di Latina facesse da comune capofila con la Carta dei servizi sociali".

Trecentosessanta ha intenzione di promuovere la presentazione di analoghi ordini del giorno per chiedere l'adozione della Carta sui servizi sociali almeno nelle principali città dei nostri distretti sanitari provinciali:oltre Latina e Terracina, dove l'iniziativa è oramai partita, si tratta di Aprilia, Sezze, Formia, Fondi.

"Ci fa piacere che Trecentosessanta ci abbia ritenuto interlocutori per una iniziativa così importante – ha aggiunto il consigliere comunale del Pd Alessandro Cozzolino -, siamo a disposizione di altre associazioni che vogliano interloquire sui temi dei servizi sociali. Abbiamo intrapreso una battaglia sulla legge regionale Forte sui servizi sociali: siamo pronti a presentare, in collaborazione con il partito provinciale, un ordine del girono in tutti i consigli comunali della provincia per arginare questa proposta che per il momento sembra bloccata ma sulla quale vigileremo".