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mercoledì 17 settembre 2014

STAZIONE FERROVIARIA ANCORA CHIUSA, NUOVA MOBILITAZIONE DEL WWF

STAZIONE FERROVIARIA ANCORA CHIUSA, NUOVA MOBILITAZIONE DEL WWF
di Andrea Di Lello
Riprendiamoci il treno. Il WWF Litorale Pontino dà appuntamento alla città per il 21 settembre, in piazza Mazzini. Due anni dopo la frana che portò alla chiusura della locale stazione ferroviaria, gli ambientalisti riprendono l'iniziativa con la proposta di una manifestazione per domenica prossima. L'idea è quella di formare un corteo, che sfilerà per le vie cittadine, accompagnato dalle notte del Corpo Bandistico cittadino.
Tempi lunghi per il ritorno del treno
“In questi giorni -scrivono in una nota gli ambientalisti del Panda per presentare l'iniziativa- cade il secondo anniversario della caduta della frana sulla linea ferroviaria Terracina-Fossanova. La riattivazione del servizio ferroviario prevede tempi insostenibili e l’emergenza sta pesando oltre ogni limite sul flusso turistico e sugli spostamenti quotidiani di centinaia di cittadini costretti per lavoro o per studio a raggiungere Roma. Oltretutto, in città è palpabile la solita rassegnata passività dei cittadini e si nota la pochissima vivacità delle Istituzioni, Comune, partiti, sindacati”.
Il primo anniversario
Il WWF ricorda che nel primo anniversario una mobilitazione popolare portò un gruppo di cittadini fino al luogo della frana. “Poi - osserva l'associazione - si è andati avanti stancamente tra un direttore generale alla Regione inquisito, una lenta realizzazione del progetto da parte della Rete ferroviaria e una ancora più distaccata conferenza dei servizi”.
Una manifestazione con tutti

Caso vuole che il secondo anniversario della frana cada durante la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, “quasi a rimarcare - commenta il WWF - l’assurdità dell’assenza del treno sui binari della stazione di Terracina”. “Il WWF Litorale Pontino allora - si legge ancora nella nota - prende l’iniziativa di promuovere una manifestazione con lo scopo di sollecitare ancora una volta la riattivazione della linea e invita tutti, istituzioni, associazioni, cittadini, a partecipare sentendosi protagonisti”. Per mantenere alta l’attenzione sulla questione e per aiutare la memoria di tutti a non dimenticare la vicenda del treno, in questa settimana il WWF LP distribuirà migliaia di adesivi.

sabato 30 agosto 2014

OFFSHORE NOCIVO PER L’ECOSISTEMA MARINO

OFFSHORE NOCIVO PER L’ECOSISTEMA MARINO, IL WWF DI TERRACINA CHIEDE AL SINDACO DI ANNULLARE L’EVENTO
Da alcuni giorni sono comparsi nella città manifesti che pubblicizzano la seconda edizione, nelle acque del nostro Comune, della Tappa Mondiale di Offshore “UIM Class-1 Wors Powerboart Championship 2014”. Il WWF aveva già criticato l’edizione dello scorso anno per il negativo impatto ambientale. Per il 2014, ci risulta che, a tutt’oggi, non sia stata depositata negli uffici comunali competenti nessuna richiesta da parte della società organizzatrice che ha invece avviato una importante campagna pubblicitaria dell’evento.
  • La fascia marino-costiera del Comune di Terracina è interessata da Sito di Interesse Comunitario per i fondali tra Capo Circeo e Terracina per la presenza di praterie di Posidonia oceanica (Habitat 1120, codice IT6000013) istituito dalla Regione Lazio con deliberazione di G.R. n. 1534 del 21 novembre 2002 per la conservazione della diversità biologica dell’area marina prospiciente la costa del Comune di Terracina. La Posidonia oceanica è una pianta superiore, presente solo nel Mediterraneo, che forma vaste praterie sottomarine che si sviluppano lungo il litorale costiero fino a circa 40 metri di profondità ed hanno un ruolo fondamentale nell’ecosistema del bacino mediterraneo. Esse, infatti, sono uno dei produttori primari di ossigeno e di sostanze organiche, inoltre sono fondamentali per la sopravvivenza di numerose specie di vegetali ed animali, costituendo il riparo ideale per questi organismi marini che trovano tra le sue foglie condizioni ottimali per la riproduzione e l’alimentazione.
  • La stessa fascia marino-costiera è altresì interessata da un’area marina protetta di ripopolamento ittico nello specchio acqueo antistante il tratto di costa tra Porto Badino e Terracina realizzata nel 2007 a seguito di finanziamento erogato dalla Regione Lazio relativo alla Misura 3.1 “Protezione e sviluppo delle risorse acquatiche”, Reg. CE n. 1263/99-XXXX Lazio 2000/2006 (si tratta di un’area ubicata a circa 650 metri dall’arenile per una superficie complessiva di circa 250.000 mq, pari a 25 ettari). La Regione Lazio ha stanziato 900.000 euro di Fondi Europei per realizzare interventi di tutela, di recupero e di sviluppo degli ecosistemi delle acque e per il miglioramento ambientale dei siti che fanno parte della rete ecologica europea Natura 2000. Sembra ad una prima analisi singolare, ad esempio, che la Regione conceda un finanziamento cospicuo come quello già versato per la prima parte del progetto Mare Nostrum di tutela della flora e della fauna marina e quello che è stato chiesto per la seconda parte, per poi permettere la realizzazione di un evento simile che a nostro avviso ha, soprattutto sulla fauna, un effetto devastante a causa delle forti onde d’urto che si propagano nell’acqua. Senza contare il forte inquinamento sonoro e dell’aria che lo scorso anno hanno reso la nostra città invivibile per alcuni giorni a causa del forte odore nell’aria di combustibile e del forte rumore.
In questa iniziativa l’aspetto ambientale, ma soprattutto l’impatto negativo sull’ambiente non è stato minimamente preso in considerazione. Ne consegue che la nostra associazione chiederà formalmente l’intervento degli organi competenti per valutare la completezza della documentazione presentata, quando sarà presentata, affinché venga rispettata intanto la legittimità delle procedure e, naturalmente, la tutela ambientale che nelle delibere di Giunta e di Consiglio comunale vengono continuamente ricordate come strumento per raggiungere la sostenibilità ambientale e l’attribuzione della bandiera blu.

Il WWF Litorale Pontino nel frattempo chiede al sindaco di considerare l’opportunità di annullare l’evento.

venerdì 24 maggio 2013

RIFIUTI A TERRACINA, UN PICCO DA CHIARIRE


RIFIUTI A TERRACINA, UN PICCO DA CHIARIRE
di Diego Roma
Picco anomalo nella produzione dei rifiuti a Terracina nel 2012. Lo dicono i dati pubblicati dal sito WWF Litorale Pontino, ottenuti dall’amministrazione comunale dopo lunghi passaggi burocratici. La richiesta di un conteggio si era resa necessaria per via di diverse segnalazioni sull’aumento dell’immondizia prodotto nel corso dello scorso anno rispetto alla media degli anni precedenti e su cui c’è anche un’inchiesta della Procura, coordinata dal sostituto De Luca e condotta dalla Guardia di Finanza. Quanto ai numeri, è evidente l’aumento nella produzione di immondizia: dal grafico pubblicato dal WWF si registrano per il 2012 circa 35.000 tonnellate di rifiuti «di cui – aggiunge l’associazione ambientalista – 29.064 avviati in discarica, 5.480 conferiti al centro di recupero e il resto tra ingombranti e rifiuti misti». «Nei precedenti ultimi sei anni – aggiunge ancora il WWF leggendo i dati – la produzione totale è stata in media di 29.650 tonnellate». Oltre 5.000 tonnellate in più che aprono alcuni interrogativi. «Come spiegare questo picco? – si chiede il WWF –: discariche sparse sul territorio e mai bonificate? Turismo dei rifiuti dalle città vicine? Crescita dei consumi? Aumento dell’affluenza dei turisti in città? Aumento della popolazione di alcune migliaia di unità?». Delle domande poste dall’associazione, alcune ipotesi sono chiaramente da escludere, ma è chiaro che una risposta dovrà pure esserci se è vero che dal 2006 al 2011 la produzione dei rifiuti è rimasta costante e in più la Servizi Industriali, che dal gennaio del 2012 opera per lo smaltimento dei rifiuti, da aprile 2012 ha avviato la raccolta differenziata. In sostanza, negli anni precedenti si producevano circa 29.000 tonnellate di rifiuti, anche quando la Terracina Ambiente aveva avviato un inizio di raccolta differenziata. La stessa cifra, più o meno, che nel 2012 corrisponde alla sola immondizia conferita in discarica, cui vanno ad aggiungersi 5.000 tonnellate destinate ai centri di recupero. Una stranezza che merita risposta, così come chiede il WWF e tutti i cittadini terracinesi. La questione della sovra-produzione di rifiuti peraltro nei mesi scorsi aveva spinto l’amministrazione comunale a disporre una pesa preventiva con una ditta locale, per avere il conto prima che i rifiuti partissero per le discariche.

mercoledì 8 maggio 2013

OASI WWF: AL VIA LA CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI


OASI WWF: AL VIA LA CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI
di Marco Grigis
Il WWF lancia la campagna di raccolta fondi per le sue Oasi, ben 37.000 ettari di natura protetta e fauna libera. Da oggi, e fino al 26 maggio, sarà possibile donare due euro chiamando o inviando un SMS al numero 45506, aiutando così l’associazione a salvaguardare un patrimonio ambientale unico per l’Italia. Per l’occasione, il 19 maggio tutte le Oasi saranno aperte con iniziative speciali e percorsi guidati.
L’obiettivo dell’edizione 2013, dopo oltre 50 anni di dedizione per le specificità della natura italiana, mirano alla creazione di due nuove oasi: la “Casa dell’Orso” in Trentino e una spiaggia completamente sostenibile in Sardegna, regione dalle rive e dai mari fra i più belli sullo Stivale. Il progetto di donazione, attivo già da diverso tempo, negli ultimi due anni è stato un vero successo e ha permesso di salvare il Bosco dell’Arrone, una zona del litorale romano in via di cementificazione, e la spiaggia di Scivu ad Arbus, sempre in Sardegna.
Tra le iniziative del 19 maggio, con tutte le Oasi aperte gratuitamente, esplorazione dei boschi, analisi dei percorsi tracciati da lontre e lupi, realizzazione di nidi per gli uccellini, pomeriggi fotografici alla ricerca di farfalle e fiori, la liberazione di rapaci e tartarughe, spettacoli, concerti, percorsi gastronomici e molto altro ancora. La lista completa di tutte le attività è disponibile sul sito ufficiale dell’iniziativa, riportato in calce all’articolo.
Sono 400.000 le persone che ogni anno visitano le Oasi del WWF, tra privati e gruppi di scolaresche. Ma quest’anno il progetto è ancora più sentito, perché su alcune delle aree protette dal gruppo aleggia lo spettro della minaccia: l’Oasi di Vanzago è infatti soggetta a un piano cave, l’Oasi delle Penne dalla costruzione di una strada e in quella di Orbetello si vuole fare spazio per nuove infrastrutture. Per questo è importante sostenere il WWF, affinché questi ecosistemi paradisiaci non vengano distrutti dalle attività dell’uomo. Fulco Pratesi, presidente onorario di WWF Italia, si è così espresso: “La natura è un diritto inalienabile composto di beni comuni, accessibili, equamente distribuiti. Per vivere bene, bere, mangiare, respirare, dobbiamo vivere in una natura di qualità. Dobbiamo ricucire il rapporto tra uomo e natura, aumentare l’attenzione per habitat e specie, eliminare le minacce che stanno alterando gli equilibri del pianeta, cambiare i comportamenti che portano a scelte sbagliate. Il WWF pone la natura al centro della sua azione. E le Oasi ne sono la parte fondante. Ma possono vivere solo con il sostegno di tutti gli italiani, a cui oggi lanciamo il nostro appello”.

giovedì 28 marzo 2013

IL CANALE È UNA DISCARICA, L’ALLARME DEL WWF DI TERRACINA


IL CANALE È UNA DISCARICA, L’ALLARME DEL WWF DI TERRACINA
di Diego Roma
Canale Lungolinea impresentabile a pochi mesi dall’estate. Arriva la denuncia del WWF sullo stato di degrado in cui versa il corso d’acqua che attraversa la città. Un aspetto «terribile» scrive l’associazione ambientalista sul suo blog, «ci si trova di tutto, carta, plastica, resti di potature, alberi abbattuti». La descrizione, corroborata dalle fotografie, non lascia spazio a interpretazioni. «Anche gli argini offrono uno spettacolo impietoso con rifiuti abbandonati e scoperti alla luce del sole dopo il recente taglio delle erbe realizzato in un tratto». La questione è allarmante anche sul fronte dell’inquinamento, con l’acqua «di un verde denso senza alcuna trasparenza e denuncia evidenti “maltrattamenti” lungo i pochissimi chilometri dalla vicina sorgente».

martedì 12 marzo 2013

L'APPELLO DEL WWF: “NO AL CONSUMO DI SUOLO, SÌ AL RIUSO DELL’ITALIA”


L'APPELLO DEL WWF: “NO AL CONSUMO DI SUOLO, SÌ AL RIUSO DELL’ITALIA”
Il WWF invita a firmare l’appello “No al consumo di suolo, Sì al riuso dell’Italia” sul sito wwf.it/riutilizziamolitalia e dai così il via alla nuova fase della campagna “RiutilizziAMO l’Italia”. Questa ha raccolto nella prima fase appena conclusa 575 segnalazioni, in meno di 5 mesi, di aree ed edifici dismessi o abbandonati, di cui ben l’85% accompagnato da proposte concrete di recupero. Aiuterai così il WWF a promuovere presso istituzioni e amministrazioni pubbliche il “Kit del riuso” che contiene strumenti per favorire operazioni di recupero e la riqualificazione delle città e del territorio e per fermare l’ulteriore cementificazione del Belpaese. Quattro gli strumenti proposti nell’appello: 1. la profonda innovazione della legge urbanistica del 1942, che punti al riuso e alla riqualificazione delle aree e dei manufatti inutilizzati, privilegiando la domanda sociale e il ruolo delle comunità locali; 2. la Carta “No al consumo di suolo, Sì al riuso dell’Italia”, ossia una dichiarazione in cui le amministrazioni pubbliche s’impegnano a prendere iniziative concrete per consumare meno suolo, coinvolgendo nei processi decisionali la cittadinanza; 3. il “Registro del suolo”, la creazione di una banca dati integrata tra gli uffici delle varie amministrazioni, accessibile ai cittadini, per monitorare e prevenire il consumo di suolo e garantire la trasparenza sugli interventi sul territorio; 4. la “Fiscalità antiabbandono”, un’imposta selettiva per disincentivare il consumo di nuovo suolo al di fuori del perimetro urbanizzato. Sono questi i punti caratterizzanti la nuova fase della campagna “RiutilizziAMO l’Italia” promossa dal WWF e rivolta a tutti quei cittadini stanchi di vedere il proprio Paese divorato dal cemento, derubati di spazi che, se recuperati riappropriandosene, potrebbero invece essere restituiti all’ambiente e alla collettività.
Lo dimostra una rosa di 14 casi esemplari individuati tra le circa 600 segnalazioni pervenute, che vanno da ex aree industriali come quella di Saline Joniche, a Reggio Calabria (su cui ora incombe il progetto di una centrale a carbone), che si vorrebbe riutilizzare bonificando e rinaturalizzando l’area, fino al recupero di funzionalità di strutture sportive abbandonate, come nel caso dello Sferisterio di Napoli. E ancora: dal un tracciato ferroviario dismesso di Udine, che potrebbe essere convertito in un percorso ciclopedonale e naturalistico, fino all’ospedale dismesso con vista mare di Cagliari, per il quale si propone un Museo del Mare e della Navigazione e un ristorante con menu “ecosostenibili”. Oppure ancora il cimitero dei colerosi di Napoli da far rivivere come una meta turistica di valenza storica e archeologica (vedi scheda di approfondimento in coda).
DA MARIO TOZZI A RADIO BICI: LE VIDEO SFIDE PER IL RIUSO
Per tutti i paladini della Natura e del territorio è giunto quindi il momento di cogliere la “sfida del riuso” ed essere protagonisti del cambiamento firmando sin da subito l’appello del WWF su wwf.it/riutilizziamolitalia e compiendo una piccola provocazione. Così come hanno già fatto per il WWF - nell’ambito del gioco “Sfida il Mondo per salvare il Pianeta” de “L’Ora della Terra” (che quest’anno si terrà il 23 marzo dalle ore 20.30), il geologo del CNR Mario Tozzi, che in un divertente video (guardalo a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=i-uiZH9_ZHY) ha promesso di “ridurre il proprio ‘consumo di suono’ - parlando cioè più lentamente - se almeno 10.000 persone firmeranno l’appello del WWF contro il consumo di suolo” oppure il “giorna-ciclista” di Radio Bici, Maurizio Guagnetti: il cronista a che, da marzo a luglio attraverserà in bici l’Italia da nord a sud, e che, oltre ad aver sposato la campagna WWF in una sorta di “tour anticemento” promuovendo l’appello WWF, ha affermato nella propria video sfida (guardala a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=2mXbl-P7r2E&feature=youtu.bec.piro) che “se almeno 5.000 persone firmeranno l’appello del WWF contro il consumo del suolo, li ringrazierò uno per uno, proclamando i loro nomi in giro per le strade delle città”.
Un grande gesto d’amore per il proprio territorio che inizia con un piccolo atto concreto, come appunto quello dell’adesione all'appello del WWF, e che segue alla grande mobilitazione che sin dall’inizio ha caratterizzato, con centinaia di aree censite in tutto il Paese, la campagna del WWF “RiutilizziAMO l’Italia”. “Questo successo di partecipazione testimonia l’esistenza di una forte domanda sociale per riqualificare città e ambiente e rilanciare l’economia del Paese, puntando su una maggiore qualità della vita - afferma l’architetto Adriano Paolella, direttore generale del WWF Italia -. Nei prossimi mesi il WWF promuoverà laboratori territoriali rivolti a cittadini, comitati, docenti universitari, studenti ed esperti locali interessati, affinché si possano avviare processi di recupero e di riappropriazione di questi spazi abbandonati”, conclude Paolella.
600 IDEE PER “RIUTILIZZARE L’ITALIA”: I DATI.
Sono ben 575 le schede di segnalazione di aree dismesse o degradate, inviate online dai cittadini al WWF in appena 5 mesi nell’ambito della prima fase della campagna (conclusa a fine novembre 2012), di cui l’85% con idee e proposte di riutilizzo ambientale e sociale (elaborate da comunità locali, singoli cittadini e una Rete di 25 esperti e docenti di 11 atenei), di queste il 49% propongono una riqualificazione green delle aree (per il 20% a verde pubblico, il 15% per ricomporre la rete ecologica, il 9% ad orti urbani e sociali, per il 5% ad uso agricolo) e il 47% a riutilizzo urbanistico (la percentuale rimanente non fornisce dettagli ulteriori).
Compilate per il 70% da associazioni e comitati e per il 30% da singoli cittadini, le segnalazioni di aree abbandonate provengono per il 38% da Sud Italia e isole, per il 33% da Centro Italia e 29% dal Nord e offrono uno screening della tipologia del patrimonio inutilizzato: sul campione di 575 segnalazioni raccolte, il 67% riguarda aree edificate, il 18% incolti degradati o in evoluzione (7% incolti in evoluzione, cioè dove la natura sta prendendo il sopravvento e 11% dove impera il degrado), il 4% aree di scavo (cave o altre forme di prelievo di inerti), 7% aree ex cantieri (il restante 4% non risponde sullo stato dell'area). Una fotografia delle strutture in disuso che segnala anche i rischi provocati: abbandono e dismissione connessi per il 36% a strutture pericolanti, per il 32% all’inquinamento del suolo, per il 19% ai luoghi trasformati in discariche o depositi di materiali, per il 3% ad altri fenomeni, (per il 10% non sono pervenute risposte in merito ai rischi). Non solo: a questi fattori si aggiunge anche l’espansione disomogenea delle città (cosiddetto fenomeno dello “sprawl urbano”): il cosiddetto “vuoto” (che in particolare per il 33% riguarda aree private e per il 27% aree pubbliche), lasciato su un territorio densamente edificato in maniera disordinata e spesso ingiustificata, si trasforma in degrado.
L’Italia non si può permettere più il lusso di considerare il suolo una risorsa inesauribile e rinnovabile, come emerge dal dossier “Terra Rubata”, elaborato da WWF e FAI e presentato nel gennaio 2011, si rischia concretamente che in assenza di correttivi nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane cresca in Italia di circa 600.000 ettari, pari ad un consumo di suolo di 75 ettari al giorno, mentre già oggi nel nostro Paese non è possibile tracciare un cerchio del diametro di 10 km senza intercettare un insediamento urbano. Un Paese a rischio visto che c’è chi ancora oggi favorisce la piaga dell’abusivismo edilizio - che dal 1948 a oggi ha ferito il territorio con 4,5 milioni di abusi edilizi, 75.000 l’anno e 207 al giorno - favorito dai 3 condoni che si sono succeduti ne ultimi 16 anni (nel 1985, nel 1994 e nel 2003).
Leggi il testo integrale dell’appello: https://wwf.it/client/render.aspx?content=0&root=8686.