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lunedì 18 febbraio 2013

RIFIUTI DI ROMA, LA COMMISSIONE PETIZIONI DELL'UE: "FALLIMENTO TOTALE"


RIFIUTI DI ROMA, LA COMMISSIONE PETIZIONI DELL'UE: "FALLIMENTO TOTALE"
di Andrea Spinelli
Quello sui rifiuti, a Roma e nel Lazio, non può che essere definito “fallimento”. Un fallimento che, “a sua volta, ha portato all’adozione di leggi d’emergenza (dato che la situazione è andata sempre di più fuori controllo) e alla nomina di ex prefetti a commissari straordinari con l’impossibile mandato di imporre soluzioni che, come oggi appare chiaro, non hanno superato la verifica di conformità a molte disposizioni del diritto dell’Unione Europea”, scrivono i parlamentari europei membri della Commissione Petizioni nella loro relazione alla missione che, nell’ottobre scorso, li ha visti eviscerare tutte le questioni inerenti la gestione dei rifiuti in Lazio e Campania.
Sul Lazio, quello della Commissione è un lavoro duro nel lessico ed aspro nei giudizi, illustrante un Paese completamente incapace di agire, e reagire, al totale lassismo politico-istituzionale sulla questione rifiuti; un Paese che affoga nei suoi rifiuti, che li respira, che li vive, contrariamente ad altri Paesi europei, come un problema da spazzare sotto al tappeto e non come una risorsa da sfruttare al meglio.
Nella loro relazione i deputati europei mostrano tutte le criticità del sistema rifiuti a Roma e nel Lazio: politica che non decide, un sistema cristallizzato al secondo dopoguerra, impianti sottoutilizzati o comunque in luoghi sbagliati, interessi economici, totale assenza di comunicazione tra le istituzioni ed i cittadini, non c’è nulla che vada in come la Regione Lazio, la Provincia di Roma ed il Comune di Roma Capitale gestiscono la grande macchina che ruota attorno ai rifiuti.
La situazione di Malagrotta ha lasciato fortemente interdetta la Commissione: “La discarica continua a ricevere rifiuti non trattati, inclusi i rifiuti ospedalieri, ed è stata già oggetto di due discussioni dettagliate in Commissione; la discarica, inoltre, è attualmente oggetto di una procedura d’infrazione avviata dalla Commissione Europea”.
Gli odori nauseabondi, l’inquinamento delle falde, gli studi epidemiologici indipendenti operati sul territorio sono ormai parte integrante della (pessima) vita della popolazione; i deputati europei, visitando il sito di Monti dell’Ortaccio, hanno inoltre sottolineato la loro “opposizione alla scelta di questi siti per finalità di discarica, non essendovi alcuna valutazione obiettiva dell’impatto ambientale e non avendo tenuto conto dell’impatto cumulativo di qualunque nuova proposta su una zona già sovrasfruttata. L’opposizione delle comunità locali, pur essendo manifesta, non è stata tenuta in considerazione nelle cosiddette procedure di emergenza utilizzate”.
Spostando l’attenzione dal “sistema discarica”, i membri della Commissione si sono poi recati all’impianto di trattamento meccanico biologico (Tmb) dell’AMA (la municipalizzata dei rifiuti romana) a via Salaria: un impianto a rischio chiusura, per via dei cattivi odori che emana lavorando 700 tonnellate di rifiuti al giorno provenienti da cinque diversi Comuni. Si legge nella relazione: “L’impianto è stato pianificato 15 anni fa con una decisione della Regione ma ha iniziato a funzionare solo due anni fa; il loro compito, affermano i gestori, è quello di gestire al meglio la realtà della situazione. Invero, è stata presentata una richiesta formale di delocalizzazione lasciata tuttavia senza risposta”.
Come è evidente anche alla Commissione UE infatti la grande criticità dell’impianto è che si trova proprio in un posto sbagliato, ai margini di un quartiere popolosissimo: “tale impianto rappresenta un metodo di smaltimento dei rifiuti relativamente ecologico rispetto all’incenerimento o alle discariche; la questione fondamentale è che l’impianto si trova chiaramente nel posto sbagliato. È poi richiamata l’attenzione sulla necessità di verificare altre possibili fonti di odori nella zona”.
I paragrafi dedicati al Commissario straordinario all’emergenza Goffredo Sottile sono invece incredibili: “Il commissario fa una dichiarazione che suscita perplessità allorché afferma che qualora la discarica di Malagrotta fosse ampliata, si occuperebbe da quel momento in poi solo dei rifiuti “trattati”, ammettendo che, finora, il grande sito ha accettato unicamente rifiuti non differenziati. Comunica poi che il sito di Monte dell’Ortaccio diventerà un ‘sito temporaneo’ per 18 mesi, durante i quali si provvederà a scegliere un sito alternativo. Il commissario, pur conscio delle obiezioni, dichiara di non essere al corrente della potenziale illegalità di tale proposta ai sensi del diritto dell’UE”.
La Commissione Petizioni dell’UE parla in tal senso di approccio fatalistico, descrivendo con sgomento gli atteggiamenti messi in opera dal commissario Sottile; la totale mancanza di monitoraggio degli impianti esistenti, l’evasività delle risposte date, spesso addirittura non date. La Commissione ha sollevato dubbi sull’applicazione della Direttiva Seveso (IPCC) e ha criticato aspramente le misure intraprese in contrasto con le normative UE in materia, ribadendo infine la loro “preoccupazione per l’utilizzo del sito di Monti dell’Ortaccio, e esortano il commissario a prestare attenzione alle conseguenze di una tale scelta in termini di costi derivanti da una procedura di infrazione”.
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini si è invece soffermato, riporta la Commissione, sulla congenicità del sistema che il suo operato sta tentando di scardinare: i tempi ridotti, le clientele politiche, la scarsa responsabilità della quale il ministro italiano ha accusato Regione, Provincia e Comune, rendono il suo lavoro particolarmente complicato: “È necessario smettere di fare ‘scarica barile’, diversamente Roma verrà semplicemente sommersa dall’immondizia. La raccolta differenziata e il riciclaggio non possono essere un compito del governo e dell’esercito, afferma il ministro; sono le stesse comunità a dover essere maggiormente coinvolte”, ha spiegato Clini alla Commissione Petizioni dell’UE.

sabato 12 gennaio 2013

Imu, l'Ue: "Serve più equità" Poi la precisazione: "Non è una bocciatura"


Imu, l'Ue: "Serve più equità"
Poi la precisazione:
"Non è una bocciatura"

Tremonti: "Questa Imu non è nostra, è una creatura di Monti"

Secondo il rapporto Ue 2012 l’Imu, per essere più equa ed avere un effetto redistributivo, deve essere modificata in senso più progressivo. Poi la precisazione di Andor e Todd: "Nessuna bocciatura"
La pagina del modello F24 alla voce Imu (Ansa)
La pagina del modello F24 alla voce Imu (Ansa)
Roma, 8 gennaio 2013 - L’Imu, per essere più equa ed avere un effetto redistributivo, deve essere modificata in senso più progressivo. E’ l’analisi del Rapporto Ue 2012 su Occupazione e sviluppi sociali - scrive l'Ansa-, secondo cui la vecchia Ici non aveva impatto sulle disuguaglianze e aumentava leggermente la povertà.
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L’Imu, ricorda il rapporto Ue, è stata introdotta nel 2012 ‘’a seguito di raccomandazioni sulla riduzione di un trattamento fiscale favorevole per le abitazioni’’ e ‘’basata sull’effetto distorsivo relativamente basso delle tasse sulla proprietà e il basso tasso di evasione’’. Nella sua architettura, l’Imu, riconosce Bruxelles, ‘’include alcuni aspetti di equità’’, come la deduzione di 200 euro per la prima casa, le deduzioni supplementari in caso di figli a carico, e una marcata differenziazione del tasso di imposizione tra prima e seconda casa. Ma, avverte la Commissione, ‘’altri aspetti potrebbero essere ulteriormente migliorati in modo da aumentarne la progressività".
Per esempio, dovrebbero essere aggiornati i valori catastali degli immobili: nonostante sia già stato un passo in avanti l’aumento del 60% dei valori del reddito catastale, si tratta di un aumento proporzionale e non progressivo legato al reale valore di mercato degli immobili, e che quindi non riduce le disuguaglianze di reddito. Dovrebbero poi essere introdotte deduzioni non basate sul reddito e migliorata la definizione di residenza principale e secondaria. Sulla base di simulazioni effettuate con i dati relativi alla vecchia Ici, il rapporto Ue sottolinea che ‘’le tasse sulla proprietà non hanno impatto sulla diseguaglianza in Estonia e in Italia, e sembrano aumentare leggermente la povertà in Italia’’.
LA PRECISAZIONE - Riguardo agli articoli apparsi oggi su alcune testate on line italiane che parlavano di una “bocciatura” dell’Imu da parte della Commissione europea, il portavoce del commissario Ue agli Affari sociali, Laszlo Andor, precisa: “E’ importante sottolineare che l’analisi del rapporto odierno sull’impatto sulla povertà della tassa sulla proprietà italiana 1) riguarda la situazione del 2006, e non la nuova tassa (sulle proprietà immobiliari, ndr); 2) indica che l’impatto (dell’Ici, allora in vigore e senza esenzione per le prime case, ndr) è stato molto lieve e molto minore della tassa sulla proprietà del Regno Unito”. Quanto alla nuova tassa italiana sulla proprietà del 2012 (l’Imu, ndr), il rapporto non analizza il suo impatto redistributivo e non suggerisce che la riforma abbia avuto alcun effetto negativo sulla povertà o sulla distribuzione dei redditi”, aggiunge il portavoce, Jonathan Todd.
TREMONTI - “Una cosa concreta che può essere fatta immediatamente dai cittadini è un ricorso gratuito contro l`Imu sulla propria abitazione”. Lo ha detto Giulio Tremonti, leader di Lista Lavoro e Libertà, intervenendo ai microfoni di Radio Ies, nel corso del programma “Dalle 10 alle 12”. “Il governo Monti- ha continuato Tremonti- ha rivalutato le rendite catastali del 60% e ha introdotto l’imposta sulla casa di abitazione. Si tratta di una vera e propria patrimoniale permanente con la conseguenza che i valori fiscali sono cresciuti, mentre i valori reali delle abitazioni, anche a causa della recessione, sono crollati. Un conto è una patrimoniale moderata come era la vecchia Ici che escludeva la prima casa e che aveva valori bassi, un conto è trasformare la vecchia Ici in un’imposta patrimoniale fortissima. Le conseguenze? Se uno ha i soldi per pagare l’Imu se la cava, altrimenti c’e’ chi, e penso ai pensionati e alle fasce piu’ deboli, e’ costretto a vendere la casa per pagare le imposte. Ecco che l’Imu, in questo modo- sottolinea Tremonti-, cessa di essere un imposta sulla proprieta’ e diventa un`imposta contro la proprieta’”.
Per Tremonti “quando si dice che Monti ha solo anticipato l’introduzione dell’Imu si dice una bugia. Per prima cosa l’introduzione dell’Imu doveva avvenire nel 2014, secondariamente era prevista per legge a invarianza di gettito, ovvero dalle tasche dei cittadini non doveva uscire un euro”. “La nostra Imu- ha continuato Tremonti- non prevedeva una rivalutazione catastale così violenta e lasciava comunque fuori la prima casa. L’impatto bestiale dell’Imu sta nel fatto che colpisce la prima casa, distrugge il mercato immobiliare e i valori degli immobili, lasciando il debito fiscale immutato. L’Imu è, pertanto, una creatura di Monti”.