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mercoledì 30 luglio 2014

FALSI CONTRATTI DI LAVORO E PORTE APERTE AI CLANDESTINI

FALSI CONTRATTI DI LAVORO E PORTE APERTE AI CLANDESTINI: SPUNTA UN “SISTEMA LATINA”
di Clemente Pistilli
Imprenditori, faccendieri, colletti bianchi. Tutti uniti nel fare affari illeciti con i clandestini. Indiani in particolare. Alla luce delle indagini portate avanti negli ultimi anni dalla Squadra Mobile di Latina sembra che in terra pontina sia stata data vita a un vero e proprio sistema, per lucrare su quanti cercano di scappare dalla fame nei loro Paesi e trovare qualche chance in Italia. Un business. Ricco. Possibile grazie alla legge sull’ingresso dei braccianti extracomunitari nella Penisola, che con qualche falso e piccole complicità, può essere facilmente aggirata.
La norma
Ogni anno è possibile far entrare in Italia un certo numero di extracomunitari, in base alle richieste di manodopera che presentano le aziende. Gli imprenditori fanno richiesta di braccianti, depositano le domande negli appositi uffici istituiti presso le Prefetture, e con un lavoro garantito gli stranieri possono salire sul primo aereo disponibile. I lavoratori possono varcare la frontiera solo con il contratto di lavoro già in tasca, impegnandosi a restare in Italia soltanto per il periodo previsto da quei contratti stagionali.
Fatta la legge e trovato l’inganno
Presentando false richieste di assunzione di extracomunitari, diventa abbastanza facile far entrare nella Penisola stranieri che, anziché andare a lavorare nei campi ed essere regolarmente retribuiti, per poi tornare nei loro Paesi una volta cessato l’impiego, mettono piede sul suolo italiano e fanno poi perdere le loro tracce.
Il sistema Latina
In provincia di Latina sembra che siano state create vere e proprie organizzazioni per lucrare sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Non più iniziative illecite di singoli imprenditori o di qualche faccendiere, ma strutture raffinate, che vedono impegnati professionisti e riescono a corrompere forze dell’ordine e istituzioni. Il sistema è sempre lo stesso: qualche straniero prende contatto all’estero con i connazionali, chiede loro denaro per farli arrivare in Italia, gli imprenditori agricoli presentano false richieste di manodopera alla Prefettura, con qualche complicità arriva l’ok senza problemi, e il denaro ottenuto dai clandestini finisce nelle tasche di tutti i protagonisti del business.
Un filo rosso

Tre le principali inchieste su tale fronte che presentano diverse analogie e inquadrano un sistema abbastanza articolato. Tutte portate avanti dalla Mobile. La prima culminò con sei arresti nel 2010, tra Latina e Terracina. In quel caso il prezzo che dovevano pagare gli extracomunitari per arrivare in Occidente era tra i 700 e i 5.000 euro. Nei guai finirono anche un poliziotto e un dipendente dello Sportello unico per l’immigrazione della Prefettura di Latina, il Sui. E chiuse le indagini pende ora una richiesta di 15 rinvii a giudizio, con imputato anche un commercialista. La seconda inchiesta è stata quella coordinata dall’Antimafia e che lo scorso anno, tra gli altri, vide finire in manette l’avvocato Alessandro Verrico, ritenuto al vertice di un’associazione per delinquere specializzata nel business dei clandestini. Alla fine gli imputati sono stati 19 e a decidere se disporre un processo, il prossimo 20 giugno, sarà il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma. Ora le sei ordinanze di custodia cautelare chieste e ottenute dal sostituto procuratore Daria Monsurrò, che hanno portato in carcere pure l’avvocato Enzo Cantagalli.

sabato 8 giugno 2013

Iva, verso il rinvio a dicembre. Si stringe su lavoro e semplificazioni

Iva, verso il rinvio a dicembre. Si stringe su lavoro e semplificazioni
Si sarebbe deciso anche questo nel vertice a Palazzo Chigi tra Letta, Saccomanni e Franco

PER APPROFONDIRE enrico letta, iva, tasse, fabrizio saccomanni, crisi
di Marco Conti





ROMA - Scongiurare l’aumento dell’Iva previsto dal prossimo primo luglio avviando una serie di tagli di spese improduttive che il ministero dell’Economia di Fabrizio Saccomanni e la Ragioneria, guidata da Daniele Franco, hanno iniziato ad individuare. Il rinvio a fine anno, in attesa della legge di stabilità, dell’aumento dell’Iva si fa quindi molto concreto. Così come la possibilità che l’Imu venga rimodulata prima della scadenza del rinvio fissato per fine agosto. Tutto ciò è frutto del summit a tre, voluto dal presidente del Consiglio Enrico Letta, con il Ragioniere generale dello Stato e il titolare di via XX Settembre, per imprimere un’accelerazione al pacchetto di riforme di rilancio dell’economia.

Di fatto un percorso parallelo tra il ministro Saccomanni e il ministro Quagliariello. Tra le riforme economiche e quelle istituzionali, che Letta ha più volte rivendicato. E poiché «la nostra economia, e le tasche di molti cittadini, senz'altro non ha bisogno» di un nuovo incremento dell’Iva - come ha ieri sottolineato il presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia - è normale che il governo stia seriamente lavorando per tentare di recuperare altrove le risorse necessarie. Per evitare l’aumento dell’Iva si tratta infatti di recuperare due miliardi. Cifra non impossibile per il bilancio dello Stato, ma che costringe il governo ad immaginare possibili tagli in attesa di una completa rimodulazione dell’imposta che sarà possibile con la delega fiscale, mentre per il taglio del cuneo fiscale occorrerà attendere la legge di stabilità.

Malgrado il pressing dei partiti e delle forze sociali, Confindustria in testa, Letta continua a muoversi con i piedi di piombo per non dare oltreconfine l’impressione di una sorta di arrembaggio a quelle risorse liberate dalla chiusura della procedura per deficit eccessivo. A palazzo Chigi si lavora per mettere a punto il decreto estivo che, oltre al rinvio dell’aumento dell’Iva, dovrebbe contenere alcune misure per il rilancio dell’occupazione giovanile, con il bonus fiscale e previdenziale per chi assume, un nuovo pacchetto di semplificazioni e di liberalizzazioni. Per l’Imu c’è tempo sino a fine agosto, ma non è detto che il governo possa mettere tutto nello stesso decreto. Nella proposta, presentata dai tecnici di via XX Settembre, si ipotizza una riforma della tassazione della casa prevedendo sgravi per le famiglie a più basso reddito.

I TECNICI
Resta da vedere se la soluzione trovata dai tecnici dell’Economia e dalla Ragioneria incontri il favore dei partiti. Soprattutto del Pdl che sinora si è mostrato irremovibile sulla totale cancellazione della tassa sulla prima casa. La caccia alle coperture è solo all’inizio, ma secondo i calcoli sui quali si discuteva ieri, il mancato aumento dell’Iva potrebbe generare da solo un aumento del Pil dello 0,24% in grado di evitare un ulteriore perdita di gettito.

Ovviamente tutta la manovra dovrà essere a saldo zero perché, come sostiene Letta, «è finito il tempo dei debiti». Resta comunque alta a palazzo Chigi l’attesa per la riunione dei ministri dell’Economia di Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna di metà mese e per il vertice europeo del 27 giugno. E’ per questo che ieri il presidente del Consiglio ha poco gradito la polemica tra Epifani e Alfano, segretari dei principali partiti che appoggiano la maggioranza, sul ruolo che l’Italia deve svolgere in Europa su come trattare l’alleato più ostico: la Germania di Angela Merkel.

domenica 2 giugno 2013

Lavoro, la Cgil lancia l'allarme: "Ci vorranno 63 anni per tornare ai livelli occupazionali del 2007"

Lavoro, la Cgil lancia l'allarme: "Ci vorranno 63 anni per tornare ai livelli occupazionali del 2007"

Anche se l'Italia intercetterà la ripresa ci vorranno 63 anni per recuperare i livelli occupazionali del 2007. Solo nel 2076, cioé, si tornerebbe alle 25.026.400 unità di lavoro standard nel 2007. E' quanto risulta da uno studio dell' ufficio economico Cgil che prende come punto di partenza il contesto attuale. Nello studio della Cgil'La ripresa dell'anno dopo - Serve un Piano del Lavoro per la crescita e l'occupazione", si simulano però alcune ipotesi di ripresa, nell'ambito delle attuali tendenze e senza che si prevedano modifiche significative di politica economica, sia nazionale che europea, per dimostrare la necessità di "un cambio di paradigma: partire dal lavoro per produrre crescita". Se quello delineato inizialmente è quindi lo scenario peggiore, lo studio Cgil prende in considerazione "ipotesi più ottimistiche" legate alla proiezione di un livello di crescita pari a quello medio registrato nel periodo 2000-2007, ovvero del +1,6%. In questo caso il risultato prevede che il livello del Pil, dell'occupazione e dei salari verrebbe ripristinato nel 2020 (7 anni dopo il 2013) mentre quello della produttività nel 2017 e il livello degli investimenti nel 2024 (12 anni dopo il 2013).
La perdita cumulata è pari a 276 miliardi di euro di Pil - Lo studio della Cgil calcola inoltre anche la perdita cumulata generata dalla crisi, cioé il livello potenziale di crescita che si sarebbe registrato nel caso in cui la crisi non ci fosse mai stata, e che è pari a 276 miliardi di euro di Pil (in termini nominali oltre 385 miliardi, circa il 20% del Pil). Uno studio, quindi, funzionale alla Cgil per rivendicare la centralità del lavoro. "Per uscire dalla crisi e recuperare la crescita potenziale occorre un cambio di paradigma", osserva il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, secondo il quale "per non attendere che sia un'altra generazione ad assistere all'eventuale uscita da questa crisi, e ritrovare nel breve periodo la via della ripresa e della crescita occupazionale, occorre proprio partire dalla creazione di lavoro".
Il ministro Giovannini: "Piano in tre mosse per rilanciare l'occupazione" - L'accordo siglato tra sindacati e Confindustria sulla rappresentanza è "un risultato storico che testimonia la volontà forte delle parti sociali di cooperare per risolvere i problemi". Lo afferma il ministro del Lavoro Enrico Giovannini in un'intervista a La Repubblica nella quale spiega anche il "piano in tre mosse" che il governo sta mettendo a punto per rilanciare l'occupazione, soprattutto giovanile e sottolineando che mettere intanto risorse per l'Imu serve "per sostenere i consumi".. "Innanzitutto - dice - va reso più fluido il funzionamento del mercato del lavoro. E le misure normative saranno a costo zero" attraverso una "manutenzione" della legge Fornero, in particolare sui tempi e le motivazioni per i contratti a termine. Bisognerà intervenire anche sull'apprendistato perché "le imprese denunciano complicazioni nell'applicazione di questo contratto", fermo restando che si tratta di una tipologia "fondamentale perché è una risposta al precariato" e "può essere lo strumento intermedio" tra tempo determinato e indeterminato. Il secondo tipo di interventi, spiega Giovannini, "é invece oneroso ad esempio per ridurre le tasse e i contributi sulle assunzioni dei giovani, introdurre incentivi per la creazione di nuove imprese giovanili. La stessa staffetta anziani-giovani fa parte di questa categoria. Poiché sono necessarie risorse finanziarie ci dovremo ragionare a fondo. Poi ci sono gli investimenti per lo sviluppo. Pensiamo all'attivazione di fondi della Bei".

venerdì 24 maggio 2013

Istat, il lavoro c'è ma nessuno lo cerca


Istat, il lavoro c'è ma nessuno lo cerca

Sarti, camerieri, panettieri, falegnami e macellai: secondo l'istituto nazionale di statistica sono 150mila i lavori disponibili che però nessuno è disposto a fare

17:37 - In Italia manca il lavoro? Non secondo l'Istat. Nel nostro Paese ci sono circa 150mila posti per impieghi che nessuno cerca o vuole fare. I dati, pubblicati dall'istituto nazionale di statistica in riferimento al 2012, controbilanciano in qualche modo l’allarme lanciato dalla Bce in merito al tasso di disoccupazione "che alla fine dello scorso anno ha raggiunto livelli senza precedenti nell’Eurozona".
L’ultima indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha passato in rassegna i diversi tipi di impieghi per i quali sul mercato non c’è domanda, ma un’altissima offerta e tra le professioni dimenticatespuntano quelle del sarto, del panettiere e del falegname, e poi installatori di infissi, pasticceri, baristi, camerieri e macellai. Si tratta di lavori manuali che richiedono fatica e turni anche in notturna, oppure un percorso lungo ed impervio prima di diventare esperti, ma che in ogni caso assicurano forti guadagni e la possibilità di lavorare anche autonomamente.
La ricerca ha analizzato il profilo di questi 3 milioni di lavoratori inattivi (+2,7% rispetto al 2011), che si dicono disposti a lavorare, ma che in realtà non si adoperano per cercare un’occupazione. Dall’analisi risulta che gli inattivi si dividono in “scoraggiati”(1,3 milioni, il 43% del totale), che dichiarano di non cercare lavoro perché convinti di non trovarlo, ed inattivi "choosy" (111mila nel 2012), che invece cercano, ma non sono disposti ad accettare qualsiasi tipo di impiego.
Non passano in secondo piano nemmeno quelle professioni difficili da reperire perché presuppongono un percorso formativo il cui accesso è a numero chiuso o perché poco attrattive. È il caso dei tecnici informatici (il 24%) e degli operai specializzati (il 33%).
Mentre l’Italia pullula di giovani laureati che non corrispondono al livello produttivo reale, rischiano di scomparire attività che caratterizzano il nostro “made in Italy” di qualità. I consulenti del lavoro denunciano la criticità di questa situazione, che ci vede costretti ad importare dall’estero numerosi lavoratori specializzati in questi mestieri che nessuno nel nostro Paese vuole fare, portando di conseguenza alla diminuzione del livello di professionalità degli italiani e all’incremento del tasso di disoccupazione.

giovedì 16 maggio 2013

Come le piste ciclabili possono incrementare i posti di lavoro e trainare il commercio


Come le piste ciclabili possono incrementare i posti di lavoro e trainare il commercio

  • Scritto da Marta Albè
piste ciclabili - fonte foto: dc.gov La creazione di nuove piste ciclabili e la riparazione di quanto già esistente può rappresentare un'importante opportunità di incrementare i posti di lavoro e per trainare il commercio. Si tratta di quanto emerso da una ricerca condotta di recente a New York. Nella Grande Mela è infatti risultato evidente come le piste ciclabili non contribuiscano unicamente a proteggere i ciclisti dal traffico automobilistico, ma possano costituire un nuovo impulso per l'economia locale.
I dati provenienti da Oltreoceano parlano chiaro. Le piste ciclabili rappresentano un fattore in grado di favorire il turismo, attirando gli appassionati dei viaggi ecosostenibili a bordo delle biciclette, di ampliare le possibilità di offrire nuovi impieghi e di favorire le vendite dei negozi che si trovano lungo tali percorsi, oltre che dei punti vendita dedicati proprio al mondo della bici e del ciclismo, sia sportivo che come passatempo.
Secondo i dati più recenti, i punti vendita locali collocati nelle vicinanze delle piste ciclabili hanno potuto trarre vantaggio da un incremento delle vendite pari al 49%, un dato particolarmente rilevante in un periodo di crisi globale. Il riferimento è soprattutto alla pista ciclabile collocata sulla 9th Avenue, in base ad uno studio condotto da parte del Dipartimento dei Trasporti statunitense. I negozi presenti tra la 23esima e la 31esima strada sono stati protagonisti dell'incremento delle vendite sopra indicato, da ritenere molto elevato rispetto alla media del 3% che ha interessato i punti vendita dell'intero quartiere di Manhattan.
In base alle ricerche svolte in proposito, mentre i ciclisti tendono a spendere meno per ogni visita rispetto agli automobilisti, risulta che le spese dei ciclisti siano comunque superiori nel giro di un mese, secondo quanto rivelato da uno studio condotto nella località di Portland. I negozi potrebbero essere agevolati dal fatto che in un normale parcheggio sia possibile sostare collocando un maggior numero di biciclette rispetto alle automobili, portando così ad un incremento degli avventori all'interno degli stessi.
Uno studio condotto in Oregon ha misurato invece l'impatto della diffusione dell'impiego della bicicletta e delle piste ciclabili sul turismo. Basandosi su di un sondaggio che ha coinvolto circa 5000 persone, gli esperti hanno calcolato come i ciclisti in vacanza giungano a spendere 400 milioni di dollari all'anno, di cui 175 milioni in vitto e alloggio, 54 milioni in generi alimentari e 28 milioni in riparazioni, abbigliamento e attrezzature. Il cicloturismo è in grado inoltre di assicurare4600 nuovi posti di lavoro.
Favorire il cicloturismo, la realizzazione di piste ciclabili e gli spostamenti correlati alla mobilità sostenibile non offre dunque vantaggi unicamente dal punto di vista ambientale o della salute di chi compie maggiore movimento, ma anche per quanto concerne l'economia dei luoghi che decidono di incentivare la diffusione di modalità di spostamento non inquinanti. Dati i risultati positivi ottenuti Oltreoceano, le piste ciclabili ed il cicloturismo potrebbero dunque essere considerati come punti di partenza primari per garantire nuovi posti di lavoro e trainare l'economia, risollevando il commercio locale, anche nel nostro Paese.

giovedì 25 aprile 2013

Dichiarate fallite Scm e Tele Etere


CRISI SENZA FINE
Dichiarate fallite Scm e Tele Etere   

ScmLATINA – E’ stata dichiarata fallita dal Tribunale di Latina la Scm di Latina Scalo. La ex Gambro a Tor Tre Ponti non si era mai ripresa dopo il passaggio di società e ieri il giudice fallimentare ha deciso di accogliere le istanze di alcuni creditori. La notizia è arrivata alla vigilia dell’incontro istituzionale convocato dall’assessorato alle attività produttive della Provincia di Latina.
Nella stessa giornata è stata dichiarata fallita anche l’emittente televisiva Tele Etere. A chiedere di affidare ad un curatore la storica tv locale sono stati alcuni dipendenti rimasti senza stipendio e senza trattamento di fine rapporto. L’ultimo tg era andato in onda a settembre del 2011.

lunedì 11 marzo 2013

Vai in bici? Crei anche nuovi posti di lavoro


Vai in bici? Crei anche nuovi posti di lavoro

POST DI MARIANGELA DATA: MARZO - 10 - 2013
Milano - La bicicletta crea ricchezza e nuovi posti di lavoro. È ciò che emerge dal successo ottenuto negli ultimi dieci anni da agenzie turistiche, pony express e officine che hanno scommesso sulle due ruote. Come Girolibero, un’azienda che pianifica e organizza le vacanze in bicicletta, all’ insegna del benessere e dell’ambiente. In pratica, un tour operator delle biciclette: è la società, infatti, che si occupa dei pernottamenti (in strutture selezionate), del trasporto bagagli da un hotel all’altro, delle cartografie e delle mappe dettagliate dei percorsi, delle assicurazioni mediche, ecc. Ai vacanzieri non resta altro che pedalare e godersi il panorama. Gli italiani che si sono rivolti alla società vicentina nel 2012 sono stati 7.500, contro i soli 700 di dieci anni fa, quando l’azienda è nata. Un’attività del genere è in grado di dare numerose opportunità occupazionali, soprattutto in un momento di crisi nera del mercato del lavoro, in cui non si sa da che parte cercare. La storia di Girolibero è raccontata, insieme a quella di numerose altre società del genere, in Bike economics, l’inchiesta del numero di marzo/aprile dello street magazine“Terre di mezzo”. Tutti i dipendenti del magazine “Terre di mezzo”, tra l’altro, hanno deciso diadottare come principale mezzo di trasporto la bicicletta: per i pendolari sono state acquisite delle bici pieghevoli, di fabbricazione inglese, molto leggere ma solide. Quest’idea è nata in onore al tema centrale della Fiera di Fa’ la cosa giusta!, che quest’anno è appunto dedicato alla mobilità sostenibile. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Cicli Aziendali e con il sostegno della Regione Lombardia.
Si diceva che il tema della mobilità sostenibile è al centro della decima edizione di Fa’ la cosa giusta!, fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Per questa edizione, che si svolgerà dal 15 al 17 marzo 2013, in Fieramilanocity, le biciclette saranno rappresentate attraverso la presenza di produttori, associazioni di ciclisti e istituzioni. Sarà, inoltre, presente all’ interno dei padiglioni fieristici, una vera e propriaciclofficina dove poter imparare a riparare la propria bici e a personalizzarla. Tutti i bambini presenti potranno usufruire dell’utilizzo di piccole bici in legno e di laboratori dedicati.
Persino i ladri, a quanto pare, si sono resi conto che la bicicletta è un business: nel 2012, tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, sono state rubate, ad aziende produttrici, biciclette per 1,5 milioni di euro. Non solo: Legambiente stima che ogni anno vengono rubate 1,2 milioni di bici private.
Purtroppo però, in Italia, la bicicletta non è ancora sentita come un vero e proprio mezzo di trasporto. Addirittura, alcuni commercianti ritengono che permettere ai cittadini di riappropriarsi del suolo pubblico, a discapito delle automobili, metterebbe in crisi le loro attività e i loro redditi. Facilitare l’uso della bici, al contrario, non significherebbe solo promuovere la mobilità sostenibile, ma anche facilitare gli acquisti e, quindi, l’economia.
A far girare l’economia, comunque, per quel che riguarda sostenibilità e due ruote, ci ha pensato un imprenditore israeliano che ha progettato una bicicletta di cartone riciclato. Izhar Gafni è riuscito, infatti, a costruire una bicicletta di cartone dotata di grandissima resistenza che, oltretutto, ha un costo di realizzazione che varia dai 9 ai 12 dollari. Escluse le ruote (di gomma riciclata) e la catena (una vecchia cinghia di distribuzione per auto), la bici è costruita interamente in cartone riciclato e sembra che sia molto più resistente del diffusissimo carbonio. Per renderla impermeabile all’acqua, la bici è stata ricoperta da una speciale resina biologica. Esiste anche la possibilità di renderla elettrica, aggiungendo un motore rimovibile con soli 60 dollari in più. La bicicletta in cartone riciclato entrerà ufficialmente in commercio nel settembre 2013 e, pare, diventerà un valido aiuto per le popolazioni più povere che potranno così disporre di un mezzo di trasporto a prezzi molto ridotti.
E che dire alle popolazioni più ricche, invece? Che per rendere più vivibili le città bisognerebbe destinare più spazio ai parcheggi per le bici, rendere più sicure le strade cittadine per i ciclisti e prevedere e pianificare una maggiore diffusione delle piste ciclo-pedonali.
Uno studio statunitense (del maggio-giugno 2012), condotto dalla dottoressa Kelly Clifton, ha dimostrato che recandosi in bici a fare la spesa, si spende una cifra maggiore di circa il 25 per cento rispetto a chi vi si reca in automobile. La spiegazione è semplice: i ciclisti acquistano di meno durante ogni singola spesa, ma tornano più spesso al negozio. Questo comporta l’avere più occasioni di fare acquisti imprevisti, spendendo quindi di più.
Lungi dal voler sostenere lo shopping compulsivo, è chiaro che la bicicletta fa girare (eccome!) l’economia.

venerdì 25 gennaio 2013

'Lavoro e' come pane, da qui per uscita crisi'


'Lavoro e' come pane, da qui per uscita crisi'

25 gennaio, 17:04
Susanna Camusso alla Conferenza di Programma al Palalottomatica Susanna Camusso alla Conferenza di Programma al Palalottomatica
'Lavoro e' come pane, da qui per uscita crisi'
ROMA - "Creare lavoro per dare futuro e sviluppo al Paese": con questo slogan la Cgil, con il segretario generale Susanna Camusso, presenta oggi alla Conferenza di programma il Piano del lavoro. Un nuovo Piano del lavoro, a distanza di 64 anni da quello firmato nel 1949 da Giuseppe Di Vittorio.
Al centro ci sono i giovani. E, appunto, la creazione di posti di lavoro. A questo obiettivo possono essere destinati 50-60 miliardi di euro nel triennio. L'attivazione del Piano avrebbe un impatto, nel 2013-2015, di un +2,9% sull'occupazione, +3,1% sul Pil e riporterebbe la disoccupazione ai livelli pre-crisi. In particolare, secondo una simulazione econometrica del Cer (Centro Europa ricerche), la sua attuazione potrebbe generare per l'occupazione (prevista a -0,4% quest'anno) una crescita dell'1,9% nel 2013, dello 0,6% nel 2014 e dello 0,4% nel 2015. Il tasso di disoccupazione (che oggi viaggia oltre l'11%) quindi potrebbe arrivare al 7% nel 2015 (9,6% nel 2013 e 8,5% nel 2014). Il Pil, sempre sulla base delle stesse proiezioni, potrebbe segnare una crescita cumulata del 3,1% (2,2% nel 2013, 0,8% nel 2014, 0,1% nel 2015). Una forte spinta arriverebbe dagli investimenti (+10,3% sempre nel triennio). Aumenterebbero anche il reddito disponibile (+3,4%) e i consumi delle famiglie (+2,2%).
Le risorse vanno destinate principalmente al piano "straordinario" di creazione "diretta" di posti di lavoro (15-20 miliardi), al sostegno all'occupazione e agli ammortizzatori sociali (5-10 miliardi), ad un "nuovo" welfare (10-15 miliardi), ai progetti operativi (4-10 miliardi) ma anche alla "restituzione fiscale" (15-20 miliardi). Per recuperarle, si fa leva innanzitutto su una "riforma organica" del sistema fiscale, con un "allargamento" delle basi imponibili, una "maggiore progressività" delle imposte ed una patrimoniale sulle grandi ricchezze, insieme ad un recupero "strutturale" dell'evasione: da qui possono arrivare, come entrate, almeno 40 miliardi annui. Altri 20 miliardi di risparmi strutturali possono essere generati dalla riduzione dei costi della politica e degli sprechi e dalla "redistribuzione" della spesa pubblica. Insieme ad un utilizzo programmato dei Fondi strutturali europei. Anche il riordino delle agevolazioni e dei trasferimenti alle imprese può consentire il recupero di almeno 10 miliardi. Il piano punta anche su un "ritrovato protagonismo dell'intervento pubblico" come "motore" dell'economia. La Cassa depositi e prestiti può diventare "uno dei soggetti essenziali per l'innovazione e la riorganizzazione del sistema Paese".
"Parlare del lavoro è parlare del pane". Il lavoro è "l'unica vera condizione per creare ricchezza nel nostro Paese e nel mondo". E' "la condizione per uscire dalla crisi". Così il leader della Cgil, Susanna Camusso, aprendo la Conferenza di programma con la presentazione del Piano del lavoro. "Creare e difendere lavoro è l'unica premessa credibile di una proposta per uscire dalla crisi".
"Le scelte europee e la loro traduzione italiana hanno aggravato la crisi, non hanno posto le premesse per uscirne. Perché è stata sbagliata la premessa: quella del rigore e dell'ossessione del debito pubblico": così il segretario generale della Cgil. "Dobbiamo essere netti: non si esce dalla crisi italiana - dice - se non c'é un governo che sappia e voglia scegliere, che sappia proporre una via di uscita dalla crisi".
"La prima grande necessità si chiama equità fiscale, una seria progressività della tassazione e una tassa sulle grandi ricchezze, sui patrimoni e sulle rendite finanziarie mobiliari e immobiliari", sottolinea Camusso. Un'altra delle "strade di finanziamento" viene dalla lotta all'evasione fiscale: "Dopo anni di propaganda pro-evasione, il tema deve e può tornare sui giusti binari".
Siamo "convinti che l'Italia può uscire dalla crisi se è tutta insieme" e non "a pezzi". Così il segretario generale della Cgil introducendo la Conferenza di programma con il Piano del lavoro. "A pezzi - aggiunge - si aggrava la crisi".
ELEZIONI: CAMUSSO, SERVE RISPETTO, NO CREARE NEMICI - "Non è riconoscimento e rispetto quel tramestio che caratterizza la campagna elettorale, che non distingue i ruoli, che confonde responsabilità, che crea nemici per non provare a misurarsi sui contenuti, che scarica responsabilità per non ammettere che ha trascurato il Paese". Così il leader Cgil, Susanna Camusso, sulle ultime polemiche.

lunedì 14 gennaio 2013

Crisi, nove italiani su 10 non credono a un miglioramento nel 2013. Quattro su 10 non arrivano a fine mese


Crisi, nove italiani su 10 non credono a un miglioramento nel 2013. Quattro su 10 non arrivano a fine mese

Italiani sempre più pessimisti e scettici sulla rapida uscita dalla crisi economica. Quasi nove su dieci non credono in un miglioramento, nel 2013, della situazione economica italiana che, anzi, potrebbe peggiorare. . È questo il quadro che emerge dal Sondaggio Confesercenti-Swg sulle prospettive economiche dell'Italia per l'anno appena iniziato.
L'87% degli italiani vede nero - La salute dell'economia italiana è giudicata negativamente dall'87% del campione. In particolare, il 36% la ritiene inadeguata, mentre il 51%, la maggioranza, addirittura pessima. A promuoverla solo il 13%, che la segnala come discreta (11%, in aumento del 3% sullo scorso anno) o buona (2%, in calo dell'1%). Anche sulle prospettive si registra una grave sfiducia. Solo il 16% degli intervistati vede una svolta (lo scorso anno erano esattamente il doppio (32%). Ad avere una visione più positiva sono i giovani sotto i 24 anni (22,9% di ottimisti) e chi vive nelle Isole (22,2%).
Quattro italiani su dieci non arrivano a fine mese - Il 2012 è stato un anno decisamente nero per gli italiani: la crisi ha colpito l'80% delle famiglie. Quattro italiani su dieci non sono riusciti ad arrivare a fine mese con i propri guadagni, mentre l'86% ha ridotto le spese. È questo il quadro che emerge dal Sondaggio Confesercenti-Swg sulle prospettive economiche dell'Italia per l'anno appena iniziato. Nel 2012 il 41% degli interpellati dichiara di non riuscire ad arrivare a fine mese, né con il proprio reddito né con quello familiare. E se nel 2010 circa il 72% del campione riusciva a far fronte alle spese della famiglia per tutto il mese, quest'anno la percentuale cala bruscamente al 59%. Cresce invece di 5 punti rispetto a due anni fa il numero di coloro che ce la fanno solo fino alla seconda settimana (ora il 23% del campione), mentre sale di ben 8 punti la platea di chi arranca fino al traguardo della terza settimana (passando dal 20% del 2010 al 28% del 2012). L'80% degli intervistati segnala che la crisi ha colpito anche il proprio nucleo familiare: il 37% ha ridotto fortemente le spese, il 21% ha invece tagliato sulle attività di svago. Problemi lavorativi per il 20% delle famiglie italiane che hanno registrato: la perdita del posto di lavoro (il 14%) o la cassa integrazione per uno dei suoi membri (il 6%).
Emergenza lavoro - C'è l'emergenza lavoro in cima alle questioni da affrontare per il nuovo esecutivo. A chiederlo è la maggioranza degli italiani (il 59%).È questo il quadro che emerge dal Sondaggio Confesercenti-SWG sulle prospettive economiche dell'Italia per l'anno appena iniziato. Subito dopo, gli italiani chiedano di abbassare le tasse e di ridurre i costi della politica (il 23% del campione in entrambi i casi).

mercoledì 14 novembre 2012

Cgil in piazza. Camusso: 'L'austerità strangola il lavoro'


Cgil in piazza. Camusso: 'L'austerità strangola il lavoro'

E attacca Monti: 'Un anno di disastri'

Susanna Camusso, segretario generale della Cgil nazionale, con il sindaco di Terni Leopoldo di  Girolamo Susanna Camusso, segretario generale della Cgil nazionale, con il sindaco di Terni Leopoldo di Girolamo
Cgil in piazza. Camusso: 'L'austerità strangola il lavoro'
ROMA - Giornata di mobilitazione europea della Ces (la Confederazione europea dei sindacati), "per il lavoro e la solidarietà e contro l'austerità", nell'ambito della quale la Cgil ha proclamato uno sciopero generale di quattro ore ed è scesa in 100 piazze italiane. La manifestazione principale a Terni, partita dai cancelli delle acciaierie ThyssenKrupp, scelta come simbolo delle incertezze sul futuro produttivo del Paese, con il leader del sindacato di Corso Italia, Susanna Camusso: "L'austerità sta strangolando il lavoro, impoverendo il Paese. Ci rivolgiamo al governo" che, seguendo "pedissequamente" una linea di rigore, "sta determinando una profondissima recessione che toglie qualunque speranza al lavoro", ha detto Camusso. Quello del governo Monti, ha sostenuto, è stato "un anno di disastri e non risposte al mondo del lavoro. E non ci continuino a raccontare che c'e' una luce in fondo al tunnel, serve verita'".
Proteste e disagi stanno comunque interessando molte città. E non mancano gli scontri: un poliziotto è stato ferito gravemente a Torino dagli autonomi. Oltre allo sciopero della Cgil, oggi ci sono anche lo sciopero generale proclamato dai Cobas e quello dei Cub per la scuola e numerosi cortei di studenti e centri sociali, spesso sfociati in momenti di tensione.
Tornando alle iniziative della Cgil, le manifestazioni si sono svolte in cento piazze d'Italia. La Fiom è a Pomigliano, dopo la decisione della Fiat di licenziare 19 operai per assumere altrettante tute blu della Cgil, in seguito all'ordinanza della Corte d'Appello di Roma: cori si sono levati contro il ministro del Lavoro Elsa Fornero e l'ad del Lingotto Sergio Marchionne. Al corteo partecipano, oltre al leader della Fiom Maurizio Landini, i leader di Sel Nichi Vendola e dell'Idv, Antonio Di Pietro.
Alla giornata di mobilitazione europea hanno aderito anche la Cisl e la Uil ma con iniziative diverse dallo sciopero: Raffaele Bonanni all'assemblea della Funzione pubblica della Cisl contro i tagli all'Inps e all'Inail; Luigi Angeletti a Napoli incontra studenti e insegnanti di un istituto superiore per un confronto sulla crisi che parte dalla scuola e dal lavoro per i giovani. "Non bisogna scappare dalle piazze", ha detto Camusso a Cisl e Uil. "In questa stagione così difficile in cui cresce la disperazione ciò che un sindacato deve fare è dare un messaggio di possibilità alle persone, di non rassegnarsi".
Lancio di uova, poi l'invasione della Cisl di Bologna. E' il blitz del collettivo degli studenti che ha sfilato in corteo nel capoluogo emiliano. La sede di via Milazzo è stata occupata simbolicamente per un paio di minuti, ma c'é stata tensione tra attivisti e persone all'interno degli uffici. Sono volati spintoni. Poi il corteo è ripartito. La Cisl ha condannato la "grave aggressione" definendola "conseguenza di un clima sempre più avvelenato che da più parti si sta alimentando, anche all'interno del movimento sindacale, di fronte ai problemi reali che vivono oggi i lavoratori e i giovani".
In Europa sono in corso iniziative in 23 dei 27 paesi, con scioperi generali anche in Spagna, Portogallo e Grecia. Dallo sciopero della Cgil sono escluse le zone della Toscana e dell'Umbria colpite dal maltempo. Per quanto riguarda i trasporti, dalle 14 alle 18 lo stop riguarda le ferrovie; ritardano di quattro ore le partenze di navi ed traghetti; si fermano le ultime quattro ore gli addetti di autostrade e Anas e gli autisti di camion. Lo sciopero non riguarda il trasporto aereo e il trasporto pubblico locale. Per il pubblico impiego l'astensione è invece indetta per l'intero turno.