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giovedì 16 maggio 2013

Come le piste ciclabili possono incrementare i posti di lavoro e trainare il commercio


Come le piste ciclabili possono incrementare i posti di lavoro e trainare il commercio

  • Scritto da Marta Albè
piste ciclabili - fonte foto: dc.gov La creazione di nuove piste ciclabili e la riparazione di quanto già esistente può rappresentare un'importante opportunità di incrementare i posti di lavoro e per trainare il commercio. Si tratta di quanto emerso da una ricerca condotta di recente a New York. Nella Grande Mela è infatti risultato evidente come le piste ciclabili non contribuiscano unicamente a proteggere i ciclisti dal traffico automobilistico, ma possano costituire un nuovo impulso per l'economia locale.
I dati provenienti da Oltreoceano parlano chiaro. Le piste ciclabili rappresentano un fattore in grado di favorire il turismo, attirando gli appassionati dei viaggi ecosostenibili a bordo delle biciclette, di ampliare le possibilità di offrire nuovi impieghi e di favorire le vendite dei negozi che si trovano lungo tali percorsi, oltre che dei punti vendita dedicati proprio al mondo della bici e del ciclismo, sia sportivo che come passatempo.
Secondo i dati più recenti, i punti vendita locali collocati nelle vicinanze delle piste ciclabili hanno potuto trarre vantaggio da un incremento delle vendite pari al 49%, un dato particolarmente rilevante in un periodo di crisi globale. Il riferimento è soprattutto alla pista ciclabile collocata sulla 9th Avenue, in base ad uno studio condotto da parte del Dipartimento dei Trasporti statunitense. I negozi presenti tra la 23esima e la 31esima strada sono stati protagonisti dell'incremento delle vendite sopra indicato, da ritenere molto elevato rispetto alla media del 3% che ha interessato i punti vendita dell'intero quartiere di Manhattan.
In base alle ricerche svolte in proposito, mentre i ciclisti tendono a spendere meno per ogni visita rispetto agli automobilisti, risulta che le spese dei ciclisti siano comunque superiori nel giro di un mese, secondo quanto rivelato da uno studio condotto nella località di Portland. I negozi potrebbero essere agevolati dal fatto che in un normale parcheggio sia possibile sostare collocando un maggior numero di biciclette rispetto alle automobili, portando così ad un incremento degli avventori all'interno degli stessi.
Uno studio condotto in Oregon ha misurato invece l'impatto della diffusione dell'impiego della bicicletta e delle piste ciclabili sul turismo. Basandosi su di un sondaggio che ha coinvolto circa 5000 persone, gli esperti hanno calcolato come i ciclisti in vacanza giungano a spendere 400 milioni di dollari all'anno, di cui 175 milioni in vitto e alloggio, 54 milioni in generi alimentari e 28 milioni in riparazioni, abbigliamento e attrezzature. Il cicloturismo è in grado inoltre di assicurare4600 nuovi posti di lavoro.
Favorire il cicloturismo, la realizzazione di piste ciclabili e gli spostamenti correlati alla mobilità sostenibile non offre dunque vantaggi unicamente dal punto di vista ambientale o della salute di chi compie maggiore movimento, ma anche per quanto concerne l'economia dei luoghi che decidono di incentivare la diffusione di modalità di spostamento non inquinanti. Dati i risultati positivi ottenuti Oltreoceano, le piste ciclabili ed il cicloturismo potrebbero dunque essere considerati come punti di partenza primari per garantire nuovi posti di lavoro e trainare l'economia, risollevando il commercio locale, anche nel nostro Paese.

mercoledì 8 maggio 2013

CRISI ECONOMICA E VOGLIA DI CIBO SANO: RECORD DI ORTI IN CITTÀ


CRISI ECONOMICA E VOGLIA DI CIBO SANO: RECORD DI ORTI IN CITTÀ
di Coldiretti
Mai così tante aree verdi sono state destinate ad orti pubblici nelle città dove si è raggiunto il record di 1,1 milioni di metri quadri di terreno di proprietà comunale divisi in piccoli appezzamenti e adibiti alla coltivazione ad uso domestico, all’impianto di orti e al giardinaggio ricreativo. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base del rapporto ISTAT sul Verde Urbano presentata in occasione di “Cibi d’Italia” di Campagna Amica al Castello Sforzesco di Milano dove si sono svolte vere lezioni pratiche per diventare “hobby farmer” con figure dedicate che opereranno progressivamente in tutta Italia dove si registra un vero boom con circa 21 milioni di italiani che stabilmente o occasionalmente coltivano l’orto o curano il giardino.
Le coltivazioni degli orti urbani non hanno scopo di lucro, sono assegnati in comodato ai cittadini richiedenti e forniscono prodotti destinati al consumo familiare e, oltre a rappresentare un aiuto per le famiglie in difficoltà, concorrono a preservare spesso aree verdi interstiziali tra le aree edificate per lo più incolte e destinate all’abbandono e al degrado.
Secondo il censimento effettuato dall’ISTAT quasi la metà (38%) delle amministrazioni comunali dei capoluoghi di provincia – sottolinea la Coldiretti – ha previsto orti urbani tra le modalità di gestione delle aree del verde, con forti polarizzazioni regionali: il 72% delle città del Nord-ovest, poco meno del 60% e del 41% rispettivamente nel Nord-est e nel Centro (con concentrazioni geografiche in Emilia Romagna e Toscana, ma ben rappresentati anche in Veneto, Friuli Venezia Giulia e nel Lazio). Nel Mezzogiorno, infine, risultano presenti solo a Napoli, Andria, Barletta e Palermo.
La crisi economica – rileva la Coldiretti – fa dunque ricordare i tempi di guerra quando nelle città italiane, europee e degli Stati Uniti si diffondevano gli orti per garantire approvvigionamenti alimentari. Sono famosi i “victory gardens” degli Stati Uniti e del Regno Unito dove nel 1945 venivano coltivati 1.5 milioni di allotments sopperendo al 10% della richiesta di cibo.
Ma sono celebri anche gli orti di guerra italiani nati al centro delle grandi città per far sì che, nell'osservanza dell'imperativo del Duce, “non (ci fosse) un lembo di terreno incolto”. Sono negli annali della storia le immagini del foro Romano e di piazza Venezia trasformati in campi di grano e la mietitura svolta in piazza Castello, centro e cuore di Torino in ogni epoca.
Ora i tempi sono cambiati ed ai motivi economici si sommano quelli di volersi garantire cibo sano da offrire a se stessi e agli altri od anche la voglia di voler trascorrere più tempo a contatto con la natura. Una tendenza che – continua la Coldiretti – si accompagna anche da un diverso uso anche del verde privato con i giardini e i balconi delle abitazioni che sempre più spesso lasciano spazio ad orti per la produzione “fai da te” di lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane, ma anche di piselli, fagioli fave e ceci da raccogliere all’occorrenza.
Con la crisi fare l’orto è diventato – sostiene la Coldiretti – una tendenza assai diffusa che ha raccolto molti appassionati che possono oggi scegliere tra le tante innovazioni presenti sul mercato anche a seconda dello spazio disponibile. Dall’orto portatile a quello verticale, dall’orto “riciclabile” a quello in terrazzo, da quello rialzato a quello didattico, ma anche l’orto urbano e le tecniche di “guerrilla gardening” che possono essere adottate da quanti non hanno spazi disponibili per piantare ortaggi e frutta nei terreni disponibili nei centri delle città.
Gli “hobby farmers” – spiega la Coldiretti – sono una fascia di popolazione composta da giovani e anziani, da esperti e nuovi appassionati, che coltivano piccoli appezzamenti famigliari, strisce di terra lungo ferrovie, parchi e campi di calcio, balconi e terrazzi arredati con vasi di diverse dimensioni o piccole aree con acqua e sgabuzzino per gli attrezzi messe a disposizioni dai comuni in cambio di affitti simbolici.
Nel caso di orto su un balcone di medie dimensioni si può ipotizzare un costo che oscilla fra i 40 e i 50 euro per 2 contenitori da 80 centimetri di lunghezza, con la giusta quantità di terra e 6 piantine orticole più diverse essenze aromatiche, dove la maggior parte del costo è rappresentato proprio dai vasi che certamente non si buttano via a fine stagione, ma possono essere riutilizzati per più anni. Le singole piantine orticole possono costare fra i 25 e i 30 centesimi per confezioni multiple. Il segreto del piccolo orto sul balcone – spiega la Coldiretti – sta nell’ottimizzare gli spazi all’interno degli stessi vasi, alternando piante più alte come pomodorini, peperoni e melanzane, con alla base composizioni di prezzemolo, basilico ed erbette. L’ideale è attrezzare un lato del balcone con le orticole e l’altro con le aromatiche (come timo, salvia e menta).
Se invece si ha a disposizione un piccolo appezzamento di terreno, in appena 10 metri quadrati si possono coltivare: 4 piante di pomodori, 4 piante di melanzane, 2 piante di zucchine, 8 piante di insalata e 4 piante di peperoni per una produzione media di oltre 25 chili di verdura. Oltre a quello sul balcone o al tradizionale a terra, a causa degli spazi sempre più ristretti nelle città – conclude la Coldiretti – stanno nascendo anche nuove tipologie di orti: da quelli a parete che si appendono all’esterno e nei quali trovano spazio fragoline, peperoncini, insalatine ed erbe aromatiche o quelli “pocket” costituiti da mini vasi in materiale riciclabile che possono essere sistemati senza problemi anche a bordo finestra sui davanzali più stretti.
Le diverse tipologie di orto
L'orto a porter ovvero l’orto da passeggio è forse quello più bizzarro ed è scelto da coloro i quali vogliono essere veramente alla moda. Si tratta – spiega la Coldiretti – di piccoli vasi o bicchieri meglio se in bioplastica con pianticelle da portare in giro e una volta a casa adagiare su un substrato più “comodo”.
L’orto verticale invece è da preferire quando lo spazio scarseggia. Una delle tante soluzioni può essere quella di creare dei pannelli di legno in varie dimensioni con un substrato fertile e tante tasche, che possono essere anche di stoffa, dentro alle quali piantare e coltivare verdure o fiori con radici poco profonde.
L’orto riciclato è l’ideale per coloro che non vogliono sprecare plastica o vetro. Basta inventare un piccolo vaso utilizzando vecchie bottiglie in plastica tagliate, tetrapak, scatole di alluminio, contenitori in polistirolo, ecc., per piantare simpatiche piantine da orto da far crescere rispettando l’ambiente.
L’orto in terrazzo è sicuramente il più diffuso in Italia. Anche in poco spazio in terrazzo un bel vaso può ospitare piante officinali, spezie e qualche piccolo ortaggio stando ben attenti all’esposizione solare e alla quantità di acqua da somministrare alle piante.
L’orto rialzato viene scelto – riferisce la Coldiretti – da chi non dispone di un giardino o un lembo di terra, ma ha ampio spazio in cemento da poter sfruttare oppure non è nelle condizioni di potersi chinare per lavorare la terra. Allora si utilizzando dei vasconi, meglio se in legno di cedro in cui poter piantare ortaggi, frutta e fiori.
Attraverso l’orto didattico, diffuso nelle scuole e nelle aziende agrituristiche di Campagna Amica-Terranostra aperte ai bambini, si apprendono la stagionalità, la cultura della campagna e i suoi valori storici, economici e sociali. I ragazzi capiscono l’importanza delle tradizioni contadine, lo stretto legame con la natura e l’importanza del rispetto dell’ambiente. In una società sempre più a rischio di cementificazione è molto importante dedicare attenzione alle “pratiche verdi” anche tra banchi e lavagne ed è bellissimo vedere i giardini delle scuole sottratti all’incuria, fiorire e diventare luogo di gioco e apprendimento per bambini e ragazzi.

martedì 6 novembre 2012

L'austerità peggiora l'economia


L'austerità peggiora l'economia

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Fassina: "Il Governo eviti l'aumento dell'Iva e sostenga le famiglie in difficoltà. Dati confermano che l'austerità peggiora l'economia".
di Stefano Fassina,  pubblicato il 5 novembre 2012 , 305 letture
 inShare.0 “Le previsioni sull'economia italiana pubblicate oggi dall'Istat, pur ottimistiche in relazione alle più recenti e realistiche previsioni di consenso, confermano la gravità delle condizioni dell'economia reale, dei lavoratori, delle imprese e delle famiglie. Purtroppo, è sempre più evidente che, nell'euro zona e inevitabilmente in Italia, siamo prigionieri di una spirale soffocante dove manovre pesantemente restrittive di finanza pubblica aggravano la recessione e la disoccupazione e determinano l'aumento del debito pubblico”. Lo dichiara Stefano Fassina responsabile Economia e Lavoro del Partito Democratico.
“Insistere lungo la strada mercantilista dell'austerità cieca e della svalutazione del lavoro peggiora, in tutta Europa, le condizioni economiche e sociali e allarga lo spazio alla disperazione e ai populismi. È necessario cambiare rotta nell'euro-zona e il governo – aggiunge Fassina - dovrebbe incominciare a riconoscere il problema. È necessario costruire una fiscal union, dotata anche di un super commissario europeo, per avviare politiche anti-cicliche, investimenti finanziati da project-bonds, così da sostenere la domanda e ridurre gli squilibri macro-economici tra le aree della moneta unica. È necessario mettere al centro dell'agenda politica lo sviluppo, il lavoro e l'equità per ridurre il debito pubblico. La drammatica caduta della domanda interna in atto e prevista dovrebbe indurre il governo a evitare l'aumento dell'Iva anche per l'aliquota del 21%, eliminare franchigie e tetti alle detrazioni e deduzioni Irpef e concentrare le poche risorse disponibili per sostenere i consumi delle famiglie più in difficoltà”.

sabato 13 ottobre 2012

CAMUSSO: SIAMO DI FRONTE A UN'ECONOMIA DI GUERRA


CAMUSSO: SIAMO DI FRONTE A UN'ECONOMIA DI GUERRA

Così il leader della Cgil presentando in conferenza stampa la manifestazione del 20 ottobre sul lavoro. Camusso si rivolge poi a Cisl e Uil ad agire insieme perché "il lavoro italiano sta morendo" di tagli e tasse.

Camusso: siamo di fronte a un'economia di guerra
Susanna Camusso
Roma - "Siamo di fronte a un'economia di guerra" in cui le risposte del governo sono fatte solo di "tagli e tasse". Lo ha detto il leader della Cgil, Susanna Camusso, aggiungendo che "la ripresa si allontana e la recessione diventa sempre più forte". Il leader della Cgil si rivolge "agli amici e cugini di Cisl e Uil" ad agire insieme perché "il lavoro italiano sta morendo" di tagli e tasse. Camusso, presentando in conferenza stampa la manifestazione del 20 ottobre sul lavoro, ha sottolineato che "ci sono sempre più lavoratori che cercano nuove forme per attirare su di loro l'attenzione. Si moltiplicano le condizioni di disperazione di lavoratori che sanno di non avere voce in questo paese". Il 20 ottobre daremo la parola ai lavoratori, quelli più invisibili tra gli invisibili". La manifestazione di sabato si svolgerà in piazza San Giovanni a Roma e sarà conclusa nel pomeriggio da Camusso.

CAMUSSO A CISL E UIL: AGIRE INSIEME, LAVORO ITALIANO STA MORENDO. Susanna Camusso, si è rivolta poi "agli amici e cugini di Cisl e Uil" ad agire insieme perché "il lavoro italiano sta morendo" di tagli e tasse. Nel corso di una conferenza stampa, Camusso ha sottolineato che "è giusto riprovare a fare insieme un'iniziativa perché il governo cambi questa politica economica", che finirà per condizionare "anche i futuri governi".

“DARE RESPIRO AI REDDITI DA LAVORO E DA PENSIONE”. Secondo Camusso è necessario costruire una "soluzione che dia respiro ai redditi da lavoro e da pensione". No, dunque, a manovre che penalizzano i redditi più bassi, come alcune delle misure contenute nel ddl stabilità. Ma "meglio fare la detassazione delle tredicesime", ha rimarcato il numero uno della Cgil. Sempre riferendosi al ddl stabilità, Camusso ha spiegato che "ci sono cose di un cinismo insuperabile, come il taglio sulla legge 104 (quella sui permessi per l'assistenza ai disabili, ndr).

“RIFINANZIARE LA CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA”. Il leader della Cgil ha sollecitato il governo a "rifinanziare la cassa integrazione in deroga", soprattutto alla luce delle dichiarazioni del ministro del Welfare, Elsa Fornero, che ieri ha annunciato "un taglio delle risorse" per questo ammortizzatore. Camusso ha spiegato che "questo istituto non lo si può considerare a morire, ma ce ne è uno straordinario bisogno nel 2012 e nel 2013".

mercoledì 3 ottobre 2012

Lavoro. Detassare il reddito fisso e rilanciare gli investimenti


Lavoro. Detassare il reddito fisso e rilanciare gli investimenti



Lavoro. Detassare il reddito fisso e rilanciare gli investimenti
ROMA - Il tasso di disoccupazione si conferma sul livello record raggiunto a giugno-luglio, il più alto dal 2004, ovvero dall’inizio delle serie storiche mensili rilevate dall’Istat.

Si tratta della semplice e drammatica conferma di quanto denunciamo da anni, senza che nessuno si sia mai deciso ad affrontarla con determinazione.
La continua ed inarrestabile contrazione dei consumi, che nel 2012 secondo le indagini condotte dall’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori raggiungerà il -5% (con una diminuzione complessiva della spesa delle famiglie di oltre 35,5 miliardi di Euro) non farà altro che peggiorare tale situazione.
Un altro aspetto che si fa di giorno in giorno sempre più preoccupante, inoltre, è la caduta dei consumi sul lato della qualità. Un duro colpo non solo per le condizioni di vita delle famiglie, ma anche e soprattutto per l’economia nazionale che, sul piano della competitività con gli altri Paesi, deve puntare sempre di più sulla qualità dei prodotti.
In uno scenario come quello in cui ci troviamo è invece inevitabile la contrazione della produzione e, quindi, l’aumento della disoccupazione.
Quello che non è ancora sufficientemente chiaro è che, in questo modo, non si fa altro che alimentare ulteriormente la perdita di potere di acquisto delle famiglie, aggravando le condizioni economiche del Paese intero.
Per questo è fondamentale ed improrogabile che il Governo si decida ad intervenire su due fronti:
-       quello del rilancio della domanda interna, attraverso una detassazione per le famiglie a reddito fisso a partire dalla tredicesima mensilità;
-       quello della crescita, avviando un deciso rilancio degli investimento per lo sviluppo e la ricerca, fondamentali anche sul versante dell’occupazione, soprattutto quella giovanile.
I fondi per intervenire su tali versanti dovranno essere ricercati soprattutto attraverso una seria e determinata lotta all’evasione fiscale ed un immediato intervento contro sprechi ed illeciti, anche e soprattutto a livello istituzionale.

domenica 16 settembre 2012

«Economia e finanza siano legate all'etica»


«Economia e finanza siano legate all'etica»

L'AFFONDO. Duro intervento del patriarca di Venezia. E il mondo cooperativo chiede più spazio
Moraglia: «Certe operazioni bancarie sono state concepite soltanto come gioco d'azzardo e non come strumento per il bene comune»
16/09/2012
Zoom Foto
Il patriarca Moraglia inaugura lo sportello giovani di Cattolica
Come uscire dalla crisi? Solo con un'etica orientata al bene comune. Tale da ricreare un tessuto connettivo solidale della società. E di sollevare dalle difficoltà i poveri e i più deboli. Già, perché «taluni esponenti del mondo economico e finanziario s'illudevano di passare da investimento a investimento, da speculazione a speculazione, da facile guadagno a facile guadagno, nella convinzione che si sarebbe passati dal poco al molto e al tutto, ma così non è stato perché, così, non poteva essere. Soprattutto, non doveva essere». Non usa mezze misure il patriarca di Venezia Francesco Moraglia nel delineare le origini e le dinamiche della crisi economica scatenatasi quattro anni fa. Come rimediare? Monsignor Moragli è altrettanto preciso: «Soltanto una finanza, un'economia e un profitto legati all'etica possono garantire la centralità dell'uomo. L'uomo, infatti, dev'essere il fine tanto della finanza, quanto dell'economia e del profitto». È QUESTA la via maestra individuata dalla «Dottrina sociale come leva del cambiamento», tema del convegno all'interno del Festival, dove Moraglia ha svolto un'analisi della crisi e messo l'accento sulla sottovalutazione della gravità del fenomeno da parte di tanti operatori e analisti economici e anche di politici. Non fa sconti, il patriarca, di fronte a circa 250 persone, presenti il vescovo Giuseppe Zenti, il presidente di Cattolica Assicurazioni Paolo Bedoni e il deputato Savino Pezzotta. «Siamo di fronte a un momento storico che richiede un ripensamento strutturale», ammonisce. «Serve una riflessione a 360 gradi dell'economia, ormai sempre più globalizzata, una riconsiderazione del rapporto fra finanza ed economia, del lavoro, della produttività d'impresa, del profitto che non può essere a favore di alcuni e contro altri». MONSIGNOR Moraglia denuncia quindi la sottovalutazione delle cause della crisi, anche da parte di «una società incapace di garantire il lavoro alle differenti fasce attive della popolazione e, ancora, di una politica che ha le soluzioni pronte a ogni problema, quando è all'opposizione, ma se è chiamata a governare balbetta e va in confusione su ogni questione, anche di piccola entità». E l'allusione va soprattutto ai frequenti proclami circa una distribuzione arbitraria e ingiusta della ricchezza e del reddito». E qui entra anche il tema di una «globalizzazione che non ha ancora trovato una vera governance, ossia una guida capace di garantire i diritti di tutti e non di una parte, o di qualche festa, o della parte più forte». Al convegno, moderato da Claudio Gentili, direttore della rivista «La Società» e portavoce del Festival, Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse, individua nel «pluralismo delle idee e nella ricerca di nuove soluzioni» la strada da seguire per uscire dalla crisi e opporsi al pensiero unico che ha generato un certo sviluppo. E Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative Emilia Romagna, pone nella riforma del «welfare, con particolare attenzione agli ultimi».

lunedì 10 settembre 2012

Economia senza operai


Il commento|Economia senza operai

E’ un peccato che non abbia invece sentito il bisogno
di interloquire con il messaggio a pagamento della Cgil barese che gli chiedeva di incontrare i lavoratori

La notizia, una «breve», come si dice in gergo giornalistico, è a pagina sedici del «Sole-24 ore» di sabato e racconta che un’azienda di Bari, la Mermec, definita una multinazionale tascabile, ha vinto l’appalto per impiantare un congegno futurista, attraverso un raggio laser e un sistema hi-tech, che controlla i binari mentre i treni sono in movimento nella metropolitana di Londra, la più antica del mondo, battendo una concorrenza internazionale spietata. Forse ha pensato a questa impresa pugliese il premier Mario Monti quando l’altro giorno ha tessuto l’elogio del Sud che produce e lavora. E’ un peccato che non abbia invece sentito il bisogno di interloquire con il messaggio a pagamento della Cgil barese che, sulle colonne dei quotidiani, gli chiedeva di incontrare i lavoratori per discutere le numerose situazioni di crisi. Chi non ama Monti, non è il caso di chi scrive, potrà leggere in questo contrasto la durezza spietata dei tecnici che badano ai numeri e al prodotto e poco alle persone. Un segno dei tempi.
C’è persino chi, penso allo storico Piero Bevilacqua, ha descritto questi tempi come dominati «da una visione capovolta del mondo, per cui sembra che le merci si producano da sole, e che sia sufficiente dare loro la libertà di spostarsi per accrescerne il numero e la potenza, (rivelando) sotto quale gigantesco asservimento giace oggi il lavoro umano». Non credo sia il caso di Monti. Il premier si trova in queste settimane di fronte a problemi giganteschi e all’emergere della questione-lavoro sia in rapporto al tema della disoccupazione crescente sia di fronte a casi di crisi industriali assai simbolici come l’Ilva di Taranto e le miniere sarde. Non si può dire, onestamente, che questi dossier siano trascurati dal governo e in particolare da alcuni suoi ministri, fra cui Fabrizio Barca sceso con il premier a Bari per l’avvio della Fiera del Levante. Tuttavia nel discorso del presidente, che pure conteneva accenti nuovi sul Sud, manca un soggetto fondamentale. Monti ha parlato il linguaggio della verità soprattutto quando ha detto ai meridionali che la famosa crescita non è la parte terminale di un tubo alimentato dal continuo, ininterrotto e incontrollato flusso di denaro pubblico. Il soggetto che manca nel ragionamento del premier è quello citato nel manifesto-appello della Cgil. Non sono fra quelli che ha mai taciuto critiche al sindacato, ai suoi ritardi, ai suoi errori, anche al suo conservatorismo. Tuttavia l’appello a Monti contiene però un ragionamento di primaria importanza. Non penso solo all’elenco davvero impressionante delle situazioni di crisi. Penso al tema di fondo, che si potrebbe tradurre in questi termini: in nome di chi si governa? Finora abbiamo letto diverse risposte, penso solo a quelle nobili, cioè che si governa in nome di un’economia sana, di una paese che deve tornare a crescere, di una competizione internazionale da non sottovalutare.
Penso invece che bisogna governare per le persone e per il lavoro. Viviamo in un mondo, che viene descritto come dominato da economie nuove dove si addensano i lavori, anche quelli brutti, sporchi e cattivi, che coabita con un altro dove si fanno attività che non degenerano in lavoro, come diceva il mio amico sociologo Enzo Persichella, in cui si consuma, e spesso ormai ci si danna la vita, perché ci sono meno risorse. Spariscono sia i concetti di umanità, come lamenta Jacques Attali nel suo ultimo bellissimo libro («Domani chi governerà il mondo?», Fazi editore) in cui ricorda che la nostra storia è ormai la storia del mondo, sia spariscono le persone concrete come soggetti viventi che producono, consumano, godono (se così si può dire). E’ proprio uno strano caso che il lavoro abbia perso la sua centralità nel dibattito pubblico proprio quando invece torna ad essere fondamentale nell’economia reale non solo dei paesi in cui si produce più acciaio che a Taranto ma anche nella città dove è nato mio padre come nelle miniere sarde. Il lavoro, punto e basta. Che vuol dire buon lavoro, ben pagato, ma che vuol dire soprattutto immaginare una società in cui «le merci, e i servizi, non si producono da sole». Ecco perché Monti dovrebbe ascoltare l’appello della Cgil. Non si può immaginare economia e impresa se non si immagina il lavoro. Lasciate perdere i falsi cantori della modernità che mettono assieme fondamentalismo economico, teorie salvifiche della politica e, spesso, dottinarismo religioso. La vera modernità, oggi, è tornare a parlare di lavoro e di società.

martedì 26 giugno 2012

Crollano le vendite


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Crollano le vendite: -6,8% su base annua. E' il dato peggiore da gennaio 2001

Ad aprile le vendite al dettaglio segnano un crollo del 6,8% su base annua, la caduta tocca anche il settore alimentare (-6,1%). Lo rileva l' Istat, aggiungendo che un ribasso tendenziale così forte non si registrava almeno dal gennaio del 2001, ovvero dall'inizio della serie storica. Rispetto a marzo il calo è dell'1,6%. La caduta del 6,1% registrata dalle vendite al dettaglio del comparto alimentare ad aprile (dati grezzi), rispetto allo stesso mese 2011, è la più forte almeno da gennaio 2001. Quindi, come per le vendite totali, anche il settore 'food' segna il ribasso più marcato da oltre 11 anni.
Male anche il dato congiunturale -  In particolare, a confronto con marzo 2012, le vendite diminuiscono dell'1,5% sia per i prodotti alimentari sia per quelli non alimentari (dati destagionalizzati). Tuttavia nella media del trimestre febbraio-aprile l'indice resta comunque positivo, con un aumento congiunturale dello 0,2%. Su base tendenziale, se le vendite di prodotti alimentari diminuiscono del 6,1%, quelle del settore non alimentare scendono addirittura del 7,1%. Nella media dei primi quattro mesi dell'anno, rispetto allo stesso periodo del 2011, la diminuzione è invece dell'1,6%, sempre con riferimento a dati tendenziali grezzi. Guardando alle diverse voci del 'non food', ad aprile variazioni tendenziali negative si registrano in tutti i gruppi, con i ribassi più marcati che riguardano: prodotti farmaceutici (-9,2%), abbigliamento e pellicceria (-8,9%) e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-8,6%).
In crisi i piccoli negozi - Piccoli negozi e botteghe di quartiere ad aprile hanno subito una forte contrazione delle vendite, pari all'8,6% su base annua. L'ente statistico misura così l'andamento del commercio al dettaglio nelle imprese operanti su superfici di dimensione ristretta. Ma è stato un aprile 'nero' pure per la grande distribuzione, che in termini tendenziali ha segnato una flessione del 4,3%. Basti pensare che hanno ceduto perfino i discount alimentari (-3%), che proprio durante la crisi avevano mostrato una buona tenuta.
Coldiretti: 6 su 10 tagliano spesa. Giù carne e frutta -  E` quanto emerge da una analisi della Coldiretti/Swg sulla base dei dati Istat relativi al commercio al dettaglio che evidenziano una caduta del 6,1 per cento del comparto alimentare ad aprile rispetto allo stesso mese 2011 che e' la piu' forte almeno da gennaio 2001. A crollare per la prima volta nel corso dell`anno - sottolinea la Coldiretti - sono anche le vendite nei discount alimentari (-3 per cento) oltre a quelle nella grande distribuzione mentre drammatica è la situazione nei piccoli negozi (-8,7 per cento). Il 59 per cento degli italiani va alla ricerca delle offerte 3 x 2 in misura maggiore rispetto al passato per effetto della crisi che di fatto - sottolinea la Coldiretti - hanno ridotto lo spreco di cibo nel 57 per cento dei casi anche riducendo le dosi acquistate (31 per cento).
Cresce la spesa alternativa - Dalle vendite porta a porta ai gruppi di acquisto solidale (Gas) fino alla spesa a chilometri zero direttamente dal produttore in netta controtendenza rispetto alle difficoltà del dettaglio tradizionale. Secondo una analisi della Coldiretti dalla quale parallelamente agli acquisti a domicilio aumenta anche chi preferisce fare la spesa direttamente dai produttori nelle aziende agricole o nei mercati di campagna amica dove hanno fatto la spesa oltre 9 milioni di italiani in un anno. Una tendenza positiva - sottolinea la Coldiretti - come quella registrata dalla vendita del cibo a domicilio che ha chiuso il 2011 con un aumento del giro d'affari del 3,4 per cento rispetto al 2010, assestandosi oltre 223 milioni di euro. Sono inoltre diventati oltre 800 - conclude la Coldiretti - i gruppi di acquisto solidale (Gas) strutturati presenti lungo tutto il territorio nazionale anche se una maggiore concentrazione si segnala in Lombardia, Toscana, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.
 
26 giugno 2012