giovedì 3 gennaio 2013

EMERGENZA RIFIUTI A ROMA: LA PROTESTA CONTRO LA DISCARICA PROVVISORIA A MONTI DELL’ORTACCIO


EMERGENZA RIFIUTI A ROMA: LA PROTESTA CONTRO LA DISCARICA PROVVISORIA A MONTI DELL’ORTACCIO
di Francesca Mancuso
Emergenza rifiuti a Roma. L'anno 2013 non è iniziato proprio al meglio per gli abitanti della Valle Galeria, che già dal 28 dicembre protestano contro l'ipotesi di realizzare una discarica provvisoria che possa sopperire a Malagrotta, avanzata dal commissario all'emergenza Sottile.
Gli abitanti dell'area che va da Massimina a Ponte Galeria sono chiaramente contro la nascita della discarica, seppur provvisoria, a Monti dell’Ortaccio, uno dei due siti al vaglio insieme a Malagrotta. Via Portuense è da giorni teatro di rivolte. Una protesta spontanea, nata quando i comitati hanno appreso la notizia che il commissario Sottile stava rivalutando l'ipotesti Monti dell'Ortaccio. Blocco del traffico, deviazioni dei bus del trasporto urbano e gente in strada per dire No per l'ennesima volta all'apertura di una nuova discarica, a due passi da Malagrotta.
Situazioni di tensione si sono create anche ieri, quando due persone, un uomo e una donna appartenenti al Movimento Cittadini liberi della Valle Galeria hanno accolto il nuovo anno arrampicandosi per protesta su uno traliccio dell'elettricità. I due sono poi tornati a terra per via dell'intervento delle forze dell'ordine, ma non hanno desistito e si sono accampati con tanto di tenda e striscioni del tipo: “Protestiamo il primo dell’anno, protesteremo tutto l’anno”.
Ma una nuova protesta è attesa per sabato 5 gennaio. La manifestazione, organizzata da Zero Waste Lazio, partirà dal piazzale tra Via di Ponte Malnome, Via Della Pisana e Via Ponte Galeria alle 9.30.
Intanto Legambiente Lazio si è già scagliata contro la nuova proroga di Malagrotta e per la scelta del sito provvisorio di Monti dell'Ortaccio. La decisione, dicono dall'associazione, arriva mentre è in corso la procedura di infrazione 2011/4021, avviata dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea e riguardante proprio la discarica di Malagrotta, per questi temi. Ciononostante, lamentano gli ambientalisti romani, il Commissario delegato per il superamento dell’emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma, informa di aver prorogato l’esercizio della discarica di Malagrotta al fine del conferimento del rifiuto intrattato per un periodo di 100 giorni e del rifiuto trattato per un periodo di 180 giorni.
Ma il Ministro dell'Ambiente Clini ieri ha fatto sapere di essere al lavoro per completare le verifiche tecniche e amministrative per l'emanazione del decreto che fisserà le misure urgenti da realizzare entro i prossimi 60 giorni secondo quanto previsto dalla legge di stabilità. Tali misure dovranno assicurare che la gestione del ciclo integrale dei rifiuti di Roma sia organizzata e gestita in conformità alle direttive europee e alle leggi nazionali.
“Il decreto si baserà su raccolta differenziata e recupero di materia ed energia ma punterà anche sul trattamento meccanico biologico, sul recupero della frazione organica e sulla produzione di compost di qualità, utilizzando in via prioritaria gli impianti che esistono nel Lazio e completando le procedure di autorizzazione di quelli da oltre un anno sotto esame delle amministrazioni competenti” ha detto il ministro dell'Ambiente Clini, secondo cui “in questo contesto saranno riconsiderate le autorizzazioni rilasciate dal prefetto Goffredo Sottile per gli impianti di smaltimento di Malagrotta e Monti dell'Ortaccio, e comunque deve essere evitato il conferimento in discarica di rifiuti non trattati”. Non è ancora detta l'ultima parola, dunque.
Occorrerà comunque attendere il 7 gennaio. Per quella data, Clini ha convocato le amministrazioni competenti e le imprese interessate tra cui Ama e Acea per illustrare il contenuto e il cronoprogramma delle azioni stabilite dal decreto.

Cori razzisti a Busto Arsizio Il Milan abbandona il campo


Cori razzisti a Busto Arsizio
Il Milan abbandona il campo

Nell'amichevole contro la Pro Patria

I rossoneri hanno lasciato il terreno di gioco dopo 26 minuti di gioco per gli insulti rivolti a Boateng, Niang, Emanuelson e Muntari. Allegri: "Bisogna smetterla con questi gesti incivili. Torneremo qui per le famiglie e i bambini"
Insulti razzisti, il Milan abbandona il campo
I giocatori del Milan abbandonano il campo per via dei ripetuti insulti razzisti provenienti dagli spalti (Alive)
Busto Arsizio, 3 gennaio 2012 - Non poteva aprirsi peggio il 2013 del calcio italiano. L'ennesima triste pagina del pallone è stata scritta questo pomeriggio a Busto Arsizio dove il Milan aveva programmato un test amichevole contro la Pro Patria.
Il match è durato però appena 26 minuti prima di essere interrotto a causa degli insulti razzisti di una parte dei tifosi locali rivolti a Boateng, Niang e Muntari. I rossoneri hanno così deciso di lasciare il terreno di gioco e il match è stato dunque sospeso.
Parte dei supporter presenti sugli spalti si è dissociato da tali manifestazioni razziste, ma i rossoneri hanno deciso di non rientrare in campo. A spiegare quanto accaduto ci ha pensato il capitano rossonero, Massimo Ambrosini: "Andava dato un segnale. Non si può tollerare una cosa del genere, non si poteva continuare la partita con questo clima anche perché bisogna far capire certe cose. Ci dispiace per la stragrande maggioranza di persone che non ha nulla a che vedere con quanto successo, proprio per questo abbiamo preso l’impegno di tornare prima possibile".
Amaro anche il commento di Allegri: "Siamo dispiaciuti e amareggiati, ma il Milan ha fatto la scelta giusta per rispetto dei nostri calciatori e di tutti gli uomini che hanno un colore diverso della pelle. Bisogna smetterla con questi gesti, l'Italia deve diventare un paese più civile. Ci dispiace soprattutto per le famiglie e i bambini che erano venuti a vederci. A loro abbiamo promesso che torneremo a giocare qui".
IL PATRON DELLA PRO PATRIA: "AMAREGGIATO, MA LA SOCIETA' NON PUO' FARE NULLA" - Pietro Vavassori, patron della Pro Patria, allarga le braccia per quanto successo durante l'amichevole contro il Milan: "Non sono nostri ultrà, non possiamo intervenire sugli spalti, questo è un compito delle forze dell’ordine. Questi signori vanno isolati - ha detto ai microfoni di Sky - ma non sono persone che vediamo allo stadio. Sono amareggiato, non ho parole. Purtroppo le società sono impotenti, non possono fare nulla". Vavassori ha raccontato di aver "sperato fino all’ultimo che i tentativi della dirigenza del Milan andassero a buon fine, ma ha prevalso la solidarietà ai giocatori".
LA NOTA DELLA SOCIETA' ROSSONERA - E' stata una giornata "rovinata da quelli che giustamente il patron bustocco definisce 'quattro fessi'. Busto Arsizio è una cittadina operosa e civile. Su questo non ci piove e non si transige. Il Milan ci tornerà: volentieri e a testa alta. Ma i buu razzisti piccoli piccoli di oggi non potevano rimanere impuniti. A condannarli la vergogna che si deve saper provare quando, a causa di pochi, si sottrae a molti un sereno pomeriggio di sport". Questa la nota del Milan apparsa sul proprio sito internet per commentari i fatti di Busto Arsizio. ''A un certo punto - si legge ancora - tutto il Milan ha detto basta. Chi ha lo stesso colore del cuore di Boateng, Muntari e Niang non ne ha potuto più e a ha deciso che era ora di dare una lezione a quei quattro sprovveduti. Erano in piedi con la loro ignoranza, ma era come se fossero rasoterra. 'Facciamone tesoro di questa esperienza', ha detto giustamente Mister Allegri. 'Torneremo', ha promesso a tutta Busto capitan Ambrosini. E così sia, ma il calcio italiano isoli definitivamente le presenze piccole piccole che infestano i nostri stadi", conclude la nota.

martedì 1 gennaio 2013

Botti di Capodanno, 2 morti Il Viminale lancia l'allarme: "Sos petardi inesplosi"


Botti di Capodanno, 2 morti
Il Viminale lancia l'allarme:
"Sos petardi inesplosi"

361 feriti, meno dello scorso anno. Tra i feriti molti bambini

Un uomo di 51 anni ha perso la vita nel Casertano per l'esplosione di un mortaio. Vicino a Benevento è morto un imprenditore edile di 49 anni, colpito alla testa da un razzo
Botti di Capodanno (foto Newpresse)
Botti di Capodanno (foto Newpresse)
Roma, 1 gennaio 2013  - Il bilancio complessivo delle persone coinvolte negli incidenti di fine anno è di due morti e 361 feriti. A renderlo noto è il dipartimento della pubblica sicurezza. Il numero dei feriti appare in forte diminuzione (561 lo scorso anno) ed in calo è anche il numero dei feriti oltre i 40 giorni di prognosi - per lesioni particolarmente gravi e con danni spesso permanenti - che passa dai 35 dello scorso anno ai 29 del 2013. Tra i feriti, 53 hanno meno di 12 anni (erano 76 lo scorso anno) e 39 tra 13 e 18 anni, per un totale di 92 minori a fronte dei 135 complessivi dell’anno scorso.
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Entrambe le vittime si sono registrate in Campania, a San Martino Sannita nel Beneventano e l’altra in provincia di Caserta, entrambe colpite da fuochi di artificio. Per il Viminale, i dati relativi agli incidenti verificatisi nel corso dei festeggiamenti della notte di San Silvestro “evidenziano, ancora una volta, come gli episodi più gravi debbano essere ricondotti all’uso sconsiderato di prodotti pirotecnici illegali”.
Un altro dato che merita di essere sottolineato è quello relativo alla “produzione estemporanea di veri e propri prodotti esplodenti realizzati da soggetti che si improvvisano autentici ‘bombaroli’ rendendo più difficili i controlli ed esponendo se stessi e gli altri a gravissimi pericoli”. Un richiamo forte viene fatto affinché si vigili anche in queste ore per evitare che eventuali botti inesplosi, lasciati incautamente per le vie, vengano maneggiati, specie dai bambini più piccoli.
CASERTA, MUORE PER L'ESPLOSIONE DI UN FUOCO D'ARTIFICIO -  Un uomo di 51 anni, Pasquale Zacchia, è morto per l’esplosione di un fuoco d’artificio. Si trattava di un fuoco professionale, che viene fatto esplodere con un mortaio. L’uomo, titolare di un ristorante, stava provando l’artificio pirotecnico all’esterno del proprio locale, a Pontelatone, nel casertano, intorno alle 18.30, con l’intenzione di vederne l’effetto per decidere se comprarne altri simili.
Gli è scoppiato in faccia, di fronte alla moglie e al figlio di 29 anni. Portato in fin di vita all’ospedale di Caserta, è morto un’ora dopo. Sul posto la polizia, che ha inviato anche la squadra scientifica per capire se il fuoco d’artificio fosse illegale e, nel caso, rintracciare il venditore.
RAZZO UCCIDE UN IMPRENDITORE EDILE DI 49 ANNI A BENEVENTO - C’è un secondo morto in Campania a causa dei botti: si tratta di Antonio Serino, un imprenditore edile di 49 anni originario di Montefusco (Avellino). L’uomo era con i familiari in una villa di San Martino Sannita (Benevento) quando un razzo partito inavvertitamente lo ha colpito al volto.
TRA NAPOLI E PROVINCIA 82 FERITI - Sono 82 tra Napoli e provincia le persone rimaste ferite a causa dell’esplosione dei botti di Capodanno. Nessuno di loro rischia la vita.
Sono dodici i minorenni: il caso più significativo quello di una bimba di Napoli di 6 anni dimessa con una prognosi di venticinque giorni per ferite da scoppio e ustioni multiple, anche agli occhi. Il ferito più piccolo in assoluto è un bambino di 5 anni che ha riportato ustioni al volto per l’esplosione di un petardo. Anche lui è stato dimesso.
Numerosi i feriti che hanno riportato ustioni alle mani e agli occhi ma tutti giudicati guaribili nel giro di pochi giorni. Il numero dei feriti ‘da botti’ è di poco superiore a quello dell’anno scorso (82 rispetto ai 73 del Capodanno 2012 quando però ad aggravare il bilancio ci fu anche un morto nel Napoletano). Non si registrano quest’anno feriti da arma da fuoco.
CAMPANIA, SEQUESTRATE SEI TONNELLATE DI BOTTI - Sei tonnellate di botti di capodanno sono state sequestrate dalla guardia di finanza negli ultimi giorni, nell’ambito dei controlli straordinari in vista del capodanno: 26 le persone denunciate alla procura di Santa Maria Capua Vetere, di cui una arrestata perché sorpresa in flagranza di reato mentre trasportava illegalmente un quantitativo di botti superiore a 850 chilogrammi. I Comuni maggiormente monitorati e dove sono stati effettuati i sequestri più sostanziosi sono stati quelli di Caserta, Aversa, Capua, Succivo, Curti, Santa Maria Capua Vetere, Casal di Principe, Cesa, Gioia Sannitica e Caianello.
ROMA, 30 FERITI - Sono una trentina le persone rimaste ferite a Roma per i botti di capodanno, una decina i casi più gravi. Tra questi, quattro hanno subito gravi danni alle mani. Per un uomo, un romeno, è stata necessaria l’amputazione della mano sinistra. Ad altri tre, italiani, due uomini e una donna, sono state amputate alcune dita: un uomo di Tivoli ne ha perse quattro, mentre la donna, romana, ne ha perse due.
Una quinta persona ha registrato una frattura scomposta a un dito. Ma tra le ferite più gravi si registrano anche ustioni: un uomo è stato condotto al Sant’Eugenio con trauma da scoppio al volto. Nel complesso sono almeno una trentina le persone che hanno fatto ricorso alle cure mediche. Si tratta, spiegano dalla questura, di un bilancio meno grave dell’anno scorso, quando morì un 31enne e una bimba rimase gravemente ferita nell’esplosione di un appartamento nel quartiere di San Basilio.
MILANO, UN BIMBO DI 11 ANNI HA PERSO TRE DITA - Un bambino di 11 anni, di origine nomade ha perso tre dita, ed è rimasto ferito ad altre due, per aver raccolto un petardo inizialmente inesploso, a Milano. Insieme a un uomo colpito da una fucilata a una gamba, non gravemente, a Cinisello Balsamo, sono i due feriti più gravi di cui si ha notizia, al momento, in provincia di Milano, per i botti di Capodanno.
Il 118 ha eseguito circa 880 interventi nel turno tra le 21 di ieri, ultimo dell’anno, e stamani alle 7. Un numero leggermente superiore a quelli, nello stesso lasso di tempo, dell’anno passato. I due casi più gravi, entrambi con un deceduto, riguardano un incidente stradale avvenuto in Tangenziale Est e uno nei pressi della stazione Centrale, quest’ultimo tra un tram e una vettura.
A Paderno Dugnano (Milano), inoltre, un uomo è rimasto ferito al volto per un petardo che gli è esploso in faccia. Le sue condizioni al momento non sono note ma non si troverebbe in pericolo di vita.
GENOVA, BIMBO USTIONATO ALLA SCHIENA - Un bambino di nove anni è rimasto ustionato alla schiena nella notte, poco dopo le 2, a causa dei fuochi d’artificio che stava lanciando insieme ad alcuni adulti e altri bambini per festeggiare il Capodanno. Il drammatico fatto si è verificato in via Leone Vetrano, nella delegazione di Cornigliano. Il bambino, in condizioni non gravi, è stato trasportato all’ospedale pediatrico Gaslini dove è stato trattenuto in osservazione. E’ questo il fatto più grave registrato a Genova nella notte in conseguenza ai festeggiamenti per l’inizio del 2013. Bilancio dunque positivo, anche se i vigili del fuoco, a Genova e nel Tigullio, hanno registrato 48 interventi per incendi vari, di cui quattro più gravi.
SAVONA, 23ENNE FERITO ALL'OCCHIO -  Un ragazzo di 23 anni, residente a Varazze nel levante savonese, è rimasto seriamente ferito la notte scorsa a seguito dell’esplosione di un petardo per i festeggiamenti del Capodanno. Il giovane, che ha riportato una grave lesione ad un occhio ed ustioni alla mano destra ed al volto, è stato ricoverato in prognosi riservata all’ospedale San Paolo di Savona.
LIVORNO, RISCHIA DI PERDERE UN OCCHIO - Un uomo di 49 anni originario di Riparbella (Pisa) rischia di perdere un occhio dopo aver acceso un petardo che gli è esploso in volto. L’incidente è accaduto poco dopo la mezzanotte nelle campagne di Riparbella. Il 49enne è stato prima trasportato d’urgenza all’ospedale di Cecina (Livorno) con un’ambulanza del 118 e poi, dopo aver subito un arresto cardiocircolatorio, i medici hanno deciso il suo trasferimento nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Livorno.
FIRENZE, 21ENNE IN PROGNOSI RISERVATA - Un 21enne fiorentino è ricoverato in prognosi riservata a causa dell’esplosione di un petardo. Sette i feriti a Firenze.
PORDENONE, VOLEVA STAPPARE CON LA SCIABOLA: AMPUTATA FALANGE - Stappa a mezzanotte la bottiglia di spumante utilizzando una sciabola, come usanza tra i grandi sommelier e si amputa la prima falange di un dito. E’ accaduto la notte scorsa a Caneva, in provincia di Pordenone. Protagonista della vicenda è un uomo che ha tentato il ‘’numero’’ che fanno, appunto, sommelier e camerieri di tagliare con un colpo secco il collo della bottiglia con un potente colpo di una specifica e piccola sciabola. L’uomo è stato immediatamente soccorso e portato all’ospedale di Pordenone dove si trova ricoverato nel rapporto di ortopedia. Le sue condizioni non sono gravi.
FOGGIA, UN UOMO PERDE L'USO DELLA MANO - Un uomo ha perso l’uso di una mano per lo scoppio di un petardo poco dopo la mezzanotte di ieri a San Severo, nel Foggiano. L’uomo è stato ricoverato inizialmente con prognosi riservata nell’ospedale di San Severo ma poi, viste le sue condizioni, è stato trasferito nell’ospedale di san Giovanni Rotondo (Foggia). In totale sono una decina i feriti in provincia di Foggia, mentre nel capoluogo dauno i vigili del fuoco sono intervenuti in diverse zone perché, a causa dello scoppio di petardi, avevano preso fuoco cumuli di rifiuti che giacciono in strada da giorni per l’emergenza determinata dal fallimento della società di raccolta.
TARANTO, 8 FERITI, TRA CUI PICCOLO DI 6 ANNI - E’ di otto feriti, tra cui un bambino di 6 anni, che ha riportato lesioni all’occhio destro, il bilancio degli infortunati per l’eplosione di petardi a Taranto e in provincia. Nessuno è in condizioni gravi. Ieri gli agenti della Squadra di Polizia Amministrativa della Questura di Taranto hanno individuato a Ginosa (Ta) un deposito, di proprietà di un commerciante del luogo, con 483 kg di materiale esplodente di IV e V categoria, pericoloso per la pubblica incolumità. Sono intervenuti gli artificieri della Polizia di Stato che hanno distrutto la merce. Il commerciante è stato denunciato.
CATANIA, 9 FERITI - Sono nove, tre delle quali con la prognosi riservata, le persone medicate negli ospedali di Catania per ferite da ‘botti’ per i festeggiamenti del Capodanno. I più gravi sono ricoverati nel reparto di Oculistica del Policlinico per schegge negli occhi. Altri due feriti sono stati medicati al pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele e quattro a quello del Garibaldi.
PALERMO, FERITI MOLTI RAGAZZINI - Sono 16 a Palermo le persone che hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche per ustioni ed escoriazioni provocate dai botti di Capodanno. Sono quasi tutti ragazzi di età compresa tra 10 e 16 anni - tranne due adulti - che hanno riportato lievi ferite curabili da 4 a 30 giorni.
BASILICATA, DUE FERITI - In Basilicata la notte di Capodanno è trascorsa nel segno della tradizione, tra cenoni in famiglia, veglioni e feste in piazza, e con un bilancio di due feriti lievi per i ‘’botti’’. Il 118 ha segnalato numerosi casi di ubriachezza.
 SAN COSTANTINO CALABRO (VIBO VALENTIA), ROMENO FERITO DA PROIETTILE VAGANTE - Un cittadino romeno di 26 anni è rimasto ferito gravemente da un colpo di fucile vagante durante i festeggiamenti di Capodanno. L’uomo, poco dopo la mezzanotte, è stato raggiunto al fianco sinistro dal colpo di fucile sparato da altre persone che stava festeggiando l’arrivo del nuovo anno. La vittima è stata soccorsa ed accompagnata nell’ospedale di Vibo Valentia dove i sanitari si sono riservati la prognosi. Sull’accaduto indagato i carabinieri.
REGGIO EMILIA: SPARA IN CORTILE, UN FERITO  - A Poviglio, in provincia di Reggio Emilia, un 63enne artigiano è rimasto ferito: l’uomo ha sparato un colpo di fucile in cortile per festeggiare il capodanno ma il colpo gli è esploso in mano. Con la mano destra ferita, è stato portato dal 118 all’ospedale civile. L’arma risulta regolarmente denunciata. I carabinieri però hanno denunciato l’uomo per il reato di esplosioni pericolose.

ARSENICO E VECCHI MERLETTI: “LA BEFFA DI FINE ANNO”


ARSENICO E VECCHI MERLETTI: “LA BEFFA DI FINE ANNO”
del Comitato cittadino acqua pubblica di Aprilia
Potevano chiudere l'anno in silenzio, oppure chiedendo scusa ai cittadini per tutti i disagi che hanno dovuto sopportare nell'anno, invece i vertici di Acqualatina hanno convocato l'ennesima conferenza stampa pubblicitaria per confondere le acque e dire al mondo che hanno risolto il problema arsenico nei tempi dovuti.
La solita operazione di marketing nella peggiore tradizione delle società commerciali.
Altro che tutto concluso entro l'anno! È evidente che i lavori più importanti come la nuova condotta per collegare le sorgenti di Ninfa a Cisterna ed il dearsenizzatore alla centrale di Aprilia devono ancora essere realizzati, e dal 1° gennaio devono solo sperare che l'arsenico decida da solo di rimanere nei limiti di legge.
Acqualatina dice che è impegnata a risolvere il problema arsenico fin dal 2004, ma i fatti dicono che finché ha potuto godere delle deroghe europee ha fatto ben poco. Gli investimenti ed i rimedi sono stati adottati efficacemente solo negli ultimi due anni, a dimostrare che in ben 9 anni di gestione non hanno avuto a cuore la salute dei cittadini se non di fronte al pericolo di multe e denunce penali.
Molto invece ha fatto l'azione pressante della libera stampa e dei comitati che autonomamente hanno tenuto sotto controllo la questione arsenico denunciando tempestivamente ritardi ed inadempienze.
La società ha anche potuto contare sull'aiuto degli enti pubblici che avrebbero dovuto controllarla e sanzionarla e che invece hanno pasticciato soluzioni di salvaguardia per il gestore mettendo in secondo piano la salute pubblica.
Né un richiamo per inadempienza contrattuale, né una multa, né una penale applicata, né una riduzione tariffaria. Nulla di tutto ciò, anche se ricorrevano e ricorrono tutte le condizioni.
Ecco in quale contesto Acqualatina può continuare a sopravvivere spendendo i soldi degli utenti più per curare la sua immagine che l'acqua da erogare.
Inoltre per aver agito in ritardo ci si è affidati alla costosissima tecnologia dei dearsenizzatori che è una soluzione tampone e non ottimale, mentre si sarebbero potute trovare fonti alternative di approvvigionamento.
Resta poi da verificare (sperando che questa volta l'ASL faccia bene il suo dovere...) se l'acqua trattata non finisca per essere anche un'acqua di qualità più povera.
Ultima domanda: come viene smaltita l'acqua carica di arsenico che viene rilasciata dagli impianti di dearsenizzazione?

L'anno che verrà? Eccolo nell'oroscopo del 2013: ok Scorpione, Pesci, Gemelli


L'anno che verrà? Eccolo
nell'oroscopo del 2013:
ok Scorpione, Pesci, Gemelli

Segno per segno, i segreti degli astri per l'anno che sta iniziando

Le stelle, che non stanno solo a guardare, illuminano l’arrivo di questo nuovo anno che naviga placidamente nell’elemento Acqua, portato dalla corrente di un’intensa creatività che aprirà nuove strade per il futuro
Un gruppo di scolarette indiane compone il numero 2013 (Ap)
Un gruppo di scolarette indiane compone il numero 2013 (Ap)
SPERARE nella fine del mondo? Certo che no! Ma attendere con tante buone speranze il 2013, questo sì! E le stelle, che non stanno solo a guardare, illuminano l’arrivo di questo nuovo anno che naviga placidamente nell’elemento Acqua, portato dalla corrente di un’intensa creatività che aprirà nuove strade per il futuro. Coinvolta ne sarà anche l’economia, dove l’estate spianerà la strada a miglioramenti, moderati, ma qualcosa comincerà a muoversi, permettendo qualche deroga alla ferrea regola del rigore. Per il resto, cinque le parole chiave di questo attesissimo 2013.
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INTRAPRENDENZA, che si tradurrà in ingegno innovatore delle imprese e in coraggiose iniziative da parte dei governi per una nuova economia.
CORRETTEZZA, con Saturno in Scorpione che proverà a mettere ordine nello spregiudicato mondo della finanza, imponendo regole più ferree.
PARTECIPAZIONE. Sarà uno dei leitmotiv del 2013, almeno fino ad agosto: partecipazione dell’opinione pubblica in termini di comunicazione, di diffusione delle notizie e del pensiero, di interscambio sociale.
E POI EMOZIONI. Nettuno in Pesci farà vibrare il mondo di sentimenti romantici, vagamente retró, immersi in uno stato d’animo di generosa solidarietà.
INFINE SPIRITUALITÀ, che arriverà dritta al cuore della società, condizionandone atmosfere e stili di vita. Nella seconda parte dell’anno Giove in Cancro farà infatti da spalla a Nettuno nel promuovere una visione dell’esistenza più in armonia con la natura e tra gli esseri umani.
Quali i segni sul podio? Scorpione, Pesci e Gemelli, ma con qualche buona notizia, qua e là, anche per tutti gli altri segni.

NAPOLITANO AI GIOVANI: "INDIGNATEVI MA REAGITE E PARTECIPATE"


NAPOLITANO AI GIOVANI: "INDIGNATEVI MA REAGITE E PARTECIPATE"

L'ultimo discorso di fine anno di Giorgio Napolitano è durato 22 minuti. Il presidente ha toccato tutti i temi - dall'Europa ai sacrifici necessari per ridurre il debito pubblico, dalla disoccupazione all'immigrazione, dalla situazione nelle carceri alle violenze domestiche, al diritto dei figli di immigrati nati in Italia di essere cittadini italiani, ai nuovi movimenti politici con un accenno in finale anche a Monti - ma ha alzato il tono in particolare quando ha parlato dei giovani e di quella che ha definito in tutto e per tutto la "questione sociale". Ai giovani che sono la vera forza del paese un invito: è importante che tra i giovani si manifesti insieme con la polemica e l'indignazione anche "la voglia di reagire, la volontà di partecipare a un moto di cambiamento". Bisogna offrir loro, ha proseguito Napolitano, delle opportunità "attraverso politiche pubbliche di istruzione e formazione rispondenti alle tendenze e alle esigenze di un più avanzato sviluppo economico e civile". Poi la situazione economica e le ricadute sociali della crisi che non è ancora passata anche se si assiste ad un "ritorno di fiducia nell'Italia". Il capo dello stato ha parlato degli appelli accorati che riceve:"Ricevo lettere da persone che mi dicono dell'impossibilità di vivere con una pensione minima dell'Inps, o del calvario della vana ricerca di un lavoro se ci si ritrova disoccupato a 40 anni". "Al di là delle situazioni più pesanti e dei casi estremi dobbiamo parlare non più di 'disagio sociale', ma come in altri momenti storici, di una vera e propria 'questione sociale' da porre al centro dell'attenzione e dell'azione pubblica". Le forze politiche sono dunque chiamate ad affrontare con "responsabilità e impegno" i nodi di una crisi che ha fortemente influito sulla realtà sociale del Paese. La parte finale del discorso è stata tutta rivolta alla politica in vista delle elezioni: grande rammarico per la mancata riforma elettorale, un appello perche' i nomi in lista siano di qualità e un endorsement per i nuovi movimenti politici. "L’afflusso attraverso tutti i canali, preesistenti e nuovi, di energie finora non rivoltesi all’impegno politico - ha detto Napolitano - può risultare vitale per rinnovare e arricchire la nostra democrazia, dare prestigio e incisività alla rappresentanza parlamentare". Quanto a Mario Monti, ha compiuto "una libera scelta di iniziativa programmatica e di impegno politico". "Egli non poteva candidarsi al Parlamento facendone già parte come senatore a vita. Poteva, e l’ha fatto – non è il primo caso nella nostra storia recente – patrocinare, dopo aver presieduto un governo tecnico, una nuova entità politico-elettorale, che prenderà parte alla competizione al pari degli altri schieramenti. D’altronde - ha concluso - non c’è nel nostro ordinamento costituzionale l’elezione diretta del primo ministro, del capo del governo". Il discorso del presidente della Repubblica è stato apprezzato da Monti, Bersani e Berlusconi - una volta tanto d'accordo - e criticato da Lega e Idv.

Maldini: 'Niente politica con Berlusconi'


Maldini: 'Niente politica con Berlusconi'

Paolo Maldini saluta dagli spalti di San Siro
29 dicembre alle 17:00
Intervista a 360 gradi all'ex capitano rossonero. "Io escluso, ma indipendente". Il rapporto con Berlusconi, il disinteresse per la politica, le valutazioni sulla fase attuale del calcio italiano e sul momento della squadra della sua vita.
Maldini, l'esilio di una bandiera: "Che amarezza il Milan senza magia".
La casa di Paolo Maldini non è lontana dallo stadio della sua vita: quando c'è la partita, il frastuono delle auto e delle moto dirette a San Siro si può sentire un po' ovattato, se si porge l'orecchio alla processione pagana, che sfiora inconsapevole la tana dell'eroe di un tempo ancora molto vicino. Oggi non è giorno di partita e nemmeno di scuola e di lavoro. Nel salone bianco, dove non c'è traccia ostentata del fresco passato di uno dei più grandi campioni del calcio italiano, l'imprenditore Maldini ne parla con amore intatto e senza malinconia, mentre i figli Christian e Daniel s'affacciano a salutare. E' quello che appare: un uomo di 44 anni, realizzato e soddisfatto di se stesso e della propria famiglia, un ex calciatore famoso che non ha bisogno del calcio per vivere. E' assai più probabile che il calcio italiano, in crisi tecnica e etica, abbia bisogno di lui. Invece, tre anni e mezzo dopo Fiorentina-Milan del 31 maggio 2009, il suo passo d'addio, continua lo spreco di un fuoriclasse che gli altri ci invidiano anche per l'intelligenza e l'immagine.

NIENTE POLITICA 
Maldini, è vero che lei si candiderà per le elezioni politiche nel partito di Berlusconi?

"Io parlo poco, da quando ho smesso di giocare, e in quelle poche occasioni spero di essere chiaro. Eppure ogni tanto escono notizie false. Non è assolutamente vero. Non ho mai ricevuto proposte. Berlusconi, dal 2009 a oggi,
cioè dalla mia ultima partita a San Siro, l'ho visto soltanto alla festa dei suoi 25 anni di presidenza. Poi non l'ho mai più sentito. Inoltre, anzi soprattutto, entrare in politica non è una mia aspirazione".

Il calcio ai calciatori e la politica ai politici. 
"Ma no, i calciatori sono uomini come gli altri, e magari possono essere particolarmente sensibili a certe problematiche. Solo che a me la politica non interessa".

Alcuni suoi ex compagni, come Kaladze in Georgia, Shevchenko in Ucraina e Weah in Liberia, sono diventati politici.
"Ma loro rappresentano dei simboli, nei rispettivi paesi, paesi con situazioni particolari. L'Italia è, o dovrebbe essere, un paese con una democrazia un pochino più solida".

Lei, invece, è certamente un simbolo del Milan. E' soltanto perché Berlusconi non l'ha più chiamata che lei non è ancora entrato nel club?
"No. E' perché il Milan, giustamente, fa le sue politiche: le decidono il presidente e la dirigenza ed è normale che sia così".

Però sono già passati 3 anni e mezzo dal suo ritiro: in questo modo non rischia ormai un futuro lontano dal calcio?
"Sì, ma la cosa non mi spaventa. Ho fatto così tanto, nel calcio, che nulla mi toglierà mai quello che c'è stato per 31 anni, da quando cominciai nel settore giovanile del Milan. Il "rischio" di restare fuori dal mondo del calcio, oggettivamente, esiste. Io ho avuto un passato e un legame così forte col Milan che è difficile immaginarmi dentro un'altra realtà, anche europea: le possibilità si assottigliano".

Elenchiamole.
"Con una premessa indispensabile, però. Io non mi sto offrendo al Milan. Io faccio l'imprenditore nel settore immobiliare, ho iniziato quando ancora giocavo e ho ormai un'attività avviata, fuori dal calcio. Se però parliamo di calcio e di quale ruolo potrei avere nel calcio, io rispondo alle domande".

Allenatore?
"Mai preso in considerazione, perché ho visto mio padre e la vita da nomade che faceva. Non fa per me. E poi, se uno fa l'allenatore, deve aprire a tutte le possibilità, come ha fatto legittimamente Leonardo: non può pensare di allenare solo il Milan. Perciò, visto che io non penso di potere lavorare in un altro club italiano, le possibilità che io alleni sono pari allo zero. E in un altro paese poco di più".

Rimane l'incarico dirigenziale.
"Non mi piace la politica, quindi dovrebbe essere qualcosa di legato al calcio in senso stretto".

Cioè?
"Io posso portare la mia conoscenza calcistica: la valutazione dei calciatori e un'esperienza che ho acquisito nella mia lunga carriera. Io credo di avere vissuto tutta l'evoluzione del calcio moderno, quindi sì, potrei fare il dirigente. Nel calcio non è che abbondi la gente competente al 100%. C'è chi si è inventato il lavoro, ma non sempre trovi chi sa di tattica, di calciatori, di psicologia calcistica. Gli anni da capitano del Milan, dal '97 in poi, mi sono serviti tanto. L'ho fatto anche in Nazionale, dal '94 al 2002, ma è stato diverso: in Nazionale gestisci l'evento, nel club la quotidianità. E impari tantissimo".

La Figc, la Fifa o l'Uefa?
"Non ci ho mai pensato sul serio. Un ruolo tanto per averlo o un incarico di rappresentanza non mi interessano".

UNA RISORSA SPRECATA
Intanto lei è una risorsa inutilizzata: non si sente uno spreco?
"Bisogna vedere se io vengo visto come una risorsa o come un problema. Vuole che le dica che cosa mi dà veramente fastidio?".

Prego.
"Parliamo del Milan, perché io ho avuto la fortuna di partecipare a 25 anni splendidi. Beh, quando sono arrivato, io ho trovato già una grande base per costruire una grande squadra: grandi calciatori e grandi persone. Berlusconi è arrivato e ci ha insegnato a pensare in grande. Certo, con gli investimenti, perché comprava i migliori. Ma lui ci ha messo la mentalità nuova, soprattutto: Sacchi e l'idea che il club dovesse diventare un modello per il tipo di gioco, per le vittorie. Insomma, si è creato veramente qualcosa di magico, grazie alla personalità di chi già c'era e di chi è arrivato".

Poi?
"Poi, a poco a poco, questo si è perso e il Milan si è trasformato, da squadra magica, in una squadra assolutamente normale. E sa perché? Perché - a differenza di tanti grandi club europei con un passato simile, tipo Real, Barcellona e Bayern, dove chi ha scritto la storia della squadra è andato a lavorare lì per trasmettere ai giovani quello che aveva imparato - nel Milan la società stessa ha smesso di trasmettere quel messaggio, al di là degli investimenti. All'interno del Milan attuale non c'è nessuno, tra quelli che ne hanno fatto la storia, ad avere un ruolo non marginale".

Il paragone è col Bayern?
"Esatto, ma non solo. Guardi la storia del Bayern e del Real e i ruoli che hanno avuto nel tempo Beckenbauer, Hoeness, Rummenigge, Butragueño, Gallego, Valdano. Anche ai nuovi che arrivano, questa guida e questa magia sono più facili da trasmettere attraverso chi l'ha provata e anche creata. Il Milan è sempre stato una grande squadra, anche ai tempi di mio padre. Ma la grande magia c'è stata per 25 anni. Poi s'è persa".

E' un processo irreversibile?
"Valutare la programmazione di questo Milan è difficile. In estate sono andati via 12 giocatori di grande personalità e non mettere in conto un inizio di stagione complicato mi sembra non programmare il futuro e aspettare il mercato invernale. Dove di affari veri, in genere, se ne fanno pochi".

Galliani, però, ha spiegato spesso che era tutto previsto e che questo è l'anno 1.
"Io vedo sinceramente poca programmazione. Magari mi sbaglierò, ma certe scelte di giocatori, anche se a parametro zero, sono lontane dall'idea di un programma studiato".

Berlusconi ha appena parlato di una nuova politica, basata solo sugli Under 22.
"Quelli davvero bravi costano dai 20 milioni in su e non ce ne sono tanti. Abbassare il monte ingaggi e ringiovanire la rosa è fondamentale, d'accordo. Ma la valutazione dei giocatori non so da chi venga, visto che Braida fa sempre meno quel lavoro".

Ci si affida sempre a un procuratore di riferimento, come Raiola. 
"E' la logica degli ultimi anni. Le racconto una cosa. Gli ultimi due allenatori hanno cercato di portarmi dentro. Leonardo mi voleva a Milanello: "Anche senza fare niente - mi diceva - solo con la tua presenza". Ma io gli risposi che non aveva senso presentarmi a Milanello senza un ruolo".

Lei avrebbe fatto il direttore sportivo?
"Galliani, in presenza di Leo, mi disse che il ds è una figura non esiste più e che il Milan era a posto in quel ruolo. A me sembra invece che ci sia carenza".

LA CHIAMATA DI ALLEGRI
E Allegri?
"Allegri, l'anno scorso, mi disse che aveva bisogno di qualcuno che controllasse anche lui: "Paolo, chi mi dice se ho sbagliato qualcosa anche tatticamente e nella gestione dello spogliatoio, che ricade solo su di me?". Gli serviva uno che avesse la personalità per parlare con i giocatori importanti - con Ibra, con Boateng, con altri - in modo autorevole. E lui pensava che io, col mio passato, potessi farlo".

Può raccontare i dettagli di quella proposta?
"Max mi chiamò quando ero in vacanza negli States, dicendomi appunto che mi voleva parlare, perché aveva bisogno di me per gestire il gruppo. Ci siamo visti, ci siamo sentiti al telefono e io lo avvisai che questo avrebbe potuto rappresentare un problema per lui. Allegri mi disse che aveva parlato con la società e che sembrava tutto ok. Poco dopo, via sms, mi scrisse che mi avrebbe chiamato entro pochi giorni. Era l'ottobre del 2011, non l'ho più sentito. Io non ho mai cercato nessuno, lo ripeto. E' stato sempre il contrario".

Qual è oggi il suo sentimento verso il Milan?
"Mi capita di ripensare al passato. Eravamo coscienti del nostro ruolo. I giocatori facevano i giocatori, i dirigenti i dirigenti. Ognuno si prendeva le proprie responsabilità, senza ingerenze. C'era talmente tanta conoscenza della materia calcio a livello globale... Solo uno stupido non assorbe nozioni dal lavoro che fa e noi eravamo proprio una squadra".

La sensazione comune è che Galliani non la voglia.
"Può darsi. E' il dirigente che ha vinto di più ed è anche legittimo che faccia le sue scelte e si scelga i collaboratori in cui crede. Ma vorrei sfatare la diceria che io sarei uno della famiglia. Non è vero: non mi vogliono così spasmodicamente".

Quindi il sentimento è di delusione?
"Direi di amarezza, e non solo mia. Amarezza perché tutto quello che si è creato insieme si è dissolto. E' la stessa sensazione di molti miei ex compagni. Non è scontato che si crei la magia che noi abbiamo vissuto. Ecco, io, vorrei restituire, tutto qui. Ho dato più di qualsiasi altro nella storia del Milan, ho giocato più partite di tutti. Ma sento che quello che ho ricevuto è ancora di più. Sento un debito di riconoscenza".

Ne ha mai parlato con Berlusconi?
"Lo dissi al presidente prima di smettere. L'aspetto economico non è una leva che può fare effetto su di me. Il lavoro di ognuno di noi va pagato nella giusta maniera, ma non è quello a decidere. E neanche può contare lo stare sotto i riflettori: io ho avuto anche troppa sovraesposizione mediatica, per il mio carattere schivo. Piuttosto, la soddisfazione di fare qualcosa di travolgente, di passionale, non ha prezzo: soprattutto verso un club che mi ha dato tutto ciò che ho appena detto".

Eppure quella dell'eterno ex campione sembrerebbe una bella condizione.
"Io ho avuto la fortuna dell'indipendenza di lavoro e di pensiero e me la tengo, quindi dico ciò che penso. E penso che molti calciatori abbiano tante cose da dire e da fare. Il calciatore, secondo me, dovrebbe avere più coscienza del proprio ruolo. E' difficile cambiare le cose, finché uno non le vuole cambiare veramente. Serve un po' più di coraggio, nella vita. Prendiamo, ad esempio, la questione delle frange violente del tifo".

Allude al suo dissidio con gli ultrà?
"Io fui contestato, nella mia ultima partita a San Siro, perché sono sempre stato indipendente e non mi sono mai piegato a quel tipo di logica. Le società, nei rapporti con i violenti, devono essere più coraggiose. Stadi vecchi e petardi: non è questa la mia idea del calcio del futuro".

Se la Figc le proponesse un incarico su questo tema?
"Indipendentemente da me, questo potrebbe essere un ruolo quasi federale. Ma c'è voglia di cambiare? La legge sugli stadi è ancora nel cassetto, dopo tre anni".

IL CALCIO AI CALCIATORI 
Anche da spettatore, lo si avverte parlandole, lei segue il calcio con lo stesso amore di quando giocava.
"Io per questo sport provo eterna gratitudine, il mio è un amore passionale. A me piace andare allo stadio. Quest'anno ho visto Juve-Chelsea anche per vedere lo stadio nuovo della Juve. E ho trovato una squadra che gioca un calcio moderno in uno stadio moderno. L'Italia si butta addosso anche colpe che non ha. La Juve è di livello europeo, è una tra le prime 5-6 come tipo di gioco. Per il resto, in Italia, provo una tristezza enorme per gli stadi vuoti: il paragone con la Germania è avvilente. Negli ultimi anni San Siro è spesso una desolazione. Almeno, però, hanno rifatto il campo".

Era il suo incubo personale: lo verniciavano per farlo sembrare bello e lei s'infuriava.
"Già. Era pericoloso per noi e nocivo per lo spettacolo. Il mio rimpianto è che abbiano risolto il problema quando io ho smesso. Ma quanto tempo è dovuto passare! E c'è voluta una figuraccia a livello europeo, perché il Barcellona si è lamentato del terreno. Io vedo dal vivo anche altri sport e mi sono convinto che gli stadi siano una priorità".

Allude agli stadi americani?
"Alludo alla Germania, dove il Mondiale 2006 ha cambiato tutto, e agli sport americani, al basket e al baseball, che pure non sono i miei sporti. Vado a New York a vedere i Knicks o gli Yankees ed è uno spettacolo, nel rispetto dello spettatore. Noi siamo il paese del turismo, ma ce lo siamo dimenticati. Dopo Italia '90 siamo tornati indietro: non abbiamo sfruttato l'occasione. Siamo vecchi".

Anche tra i dirigenti?
"Alla cerimonia della Hall of Fame ho incontrato Albertini, che fa il vicepresidente federale. Con Tommasi, presidente dell'Aic, è l'unica faccia nuova del calcio negli ultimi 25 anni. Ho grande rispetto per chi è lì da 30 anni ed è una persona perbene. Ma un trentacinquenne vede le cose diversamente da un settantenne. Il calcio, come tutte le cose al mondo, cambia".

Il suo slogan è: più calciatori nel governo del calcio?
"A me sembra che si debba aprire la mente, guardando anche gli altri sport che generano grandi introiti. Non ci si può consegnare al dio denaro. Nessuno sport può reggere 11 mesi ai massimi livelli, tra Nazionale, coppe e campionato. Se vuoi vincere, devi salvaguardare [e1] la salute dell'atleta e lo spettacolo. Nella Nba ci sono tre mesi di vacanza".

La moviola in campo?
"Sul fuorigioco discusso fermare la partita può creare complicazioni, perché sulla stessa azione si possono avere 3 o 4 opinioni discordanti. Ma per il gol fantasma è assurdo dire no a priori alla tecnologia, se dà reali vantaggi. In una partita di tennis tutti ormai siamo contenti che ci sia una macchina che dice se la pallina è fuori o dentro. Nessuno tornerebbe agli anni Settanta, quando il tennista cancellava il segno".

L'evoluzione del calcio è stata anche tecnica?
"No. Io vedo un sacco di squadre che attaccano, ma una notevole carenza difensiva. Oggi la cosa più difficile è difendersi. Ormai i terzini non sono più difensori, i centrali a volte sono ex centrocampisti e si lavora poco sotto l'aspetto difensivo. C'è una sola squadra sulla quale non so dare un giudizio da questo punto di vista, perché è atipica in tutto, anche nel difendersi. Ma i numeri dicono che anche in questo il Barcellona è unico".

La rivoluzione del Barça farà la storia, come quelle dell'Ajax di Michels e del Milan di Sacchi?
"Sicuramente. E' un piacere vedere giocare il Barcellona. E' una squadra di calciatori educati, con grandissime doti tecniche. E poi è l'elogio della democrazia del calcio. A parte un paio, il Barça è composto di giocatori di 1,65 o giù di lì, che però non fanno vedere il pallone agli avversari".

Messi vale Maradona?
"E' della stessa categoria. Gioca sempre, con un rendimento sempre altissimo, è giovane e farà ancora in tempo a vincere con l'Argentina, come Maradona. Per me è sicuramente più forte di Cristiano Ronaldo, tanto più che io sono abituato a vedere anche l'uomo, non solo il calciatore: Messi, per come si comporta in campo, è un esempio per i ragazzi".

Il livello della serie A, nel frattempo, è sceso.
"Il record del Milan, quello delle 56 partite senza sconfitte, vale di più, perché arrivò nel periodo delle cosiddette sette sorelle: il Parma vinceva la Coppa Uefa, la Lazio la Coppa delle coppe e in Europa tutte le italiane arrivavano fino in fondo. Ora la Juve vince a mani basse ed è l'unica che può fare qualcosa anche in Champions".

C'entra la crisi?
"Sì, ma l'Inter tutto sommato ha fatto bene lo stesso, mentre mi ha deluso un po' il Napoli: credo che potesse puntare a qualcosa in più. La crisi è importante, però la politica ha una grossa influenza sullo stato del calcio italiano. Me ne accorsi quando partecipai alla presentazione della candidatura a Euro 2016. Quella era una scelta esclusivamente politica. Ma l'Italia non ha voglia di pensare al rinnovamento, anche se la legge sugli stadi non peserebbe sulle casse dello Stato e, anzi, potrebbe dare qualcosa al calcio italiano".

Il suo ex collega Platini, da presidente dell'Uefa, fa abbastanza per il calcio? 
"All'inizio non ero d'accordo con lui su tante cose. Poi in tante altre mi è piaciuto. Ha dimostrato che un ex calciatore con la testa, in un mondo molto politico come quello dell'Uefa, può dare idee innovative. Il fair-play finanziario è importante. Si gareggia ad armi impari: ci sono squadre con 500 milioni di debiti e altre no, ci sono le spagnole che godono di una tassazione inferiore".

IL TALENTO DI EL SHAARAWY
Intanto i club italiani puntano finalmente sui giovani. 
"Secondo me è una scelta del tutto casuale e non programmata, almeno non da tutti. Ma può essere un gran bene: avete visto De Sciglio nel Milan? Probabilmente, qualche anno fa, non avrebbe trovato posto".

E' il suo erede, dicono.
"I paragoni si faranno sempre, ma non fanno mai bene a chi sta arrivando. Deve continuare così. E' assolutamente lineare: fa tutto bene in maniera semplice. Anche quando è entrato nel derby, e non era affatto facile, ha impressionato per la semplicità nel gioco. Mi sembra un ragazzo equilibrato: trovarsi a quell'età titolare nel Milan si può pagare, perché si sente troppo la pressione, se non si è equilibrati. Un altro terzino di talento era Santon, all'Inter: credo che giocare all'estero gli faccia bene".

La grande scuola difensiva italiana si sta esaurendo?
"Non è solo un problema dell'Italia. Nelle giovanili c'è poca specializzazione nel ruolo. Nel mondo, ormai, solo Thiago Silva è l'unico che può cambiare una partita. Probabilmente imparare a correre dietro l'avversario è molto più duro che attaccare e meno gratificante".

Non sapere più marcare a uomo non è un limite?
"Io credo piuttosto che, per arrivare al tipo di gioco a zona quasi perfetto del Milan di Sacchi, fossero serviti allenamenti massacranti e ripetitivi, per studiare tutte le varianti: era una fatica inenarrabile. Adesso lo è ancora di più, visto che le regole sono cambiate e le varianti da studiare sono aumentate".

La Nazionale la diverte oppure il gioco di Prandelli, basato sul possesso palla, le sembra un azzardo?
"A me la Nazionale dell'Europeo è piaciuta tantissimo. Chi dice che il calcio italiano è vecchio è servito. Ha dato la dimostrazione di sapersi adattare, in ogni difficoltà, e di avere ancora qualcosa in più, anche a livello di conoscenze, vedi Italia-Germania".

L'Italia ha perso finalmente la fama di patria del catenaccio.
"Questo è un altro luogo comune assurdo. Perché, Lippi era un catenacciaro? E Sacchi? E mio padre stesso, che schierava tre attaccanti?".

Chi è il migliore calciatore italiano, oggi?
"Pirlo è un giocatore unico, Buffon un portiere eccezionale, Barzagli il migliore difensore, De Rossi un grande centrocampista anche se gioca poco. In questo momento mi piace tanto El Shaarawy. Quest'estate, guardando Milan-Chelsea, ho discusso di lui con alcuni amici, perplessi sul suo precampionato. Io vedevo che faceva le due fasi senza problemi, si capivano le sue potenzialità. Ma mi ha sorpreso comunque, per la resistenza e per la capacità di segnare. Spero che rimanga umile: la testa non è un dettaglio, nello sport".

La domanda sorge spontanea: e Balotelli?
"Deve trovare la tranquillità personale. Se no, sarà sempre un'eterna promessa. Gli anni passano, è ora di prendere in mano la propria vita, con responsabilità".

Pato ritroverà se stesso, in Brasile?
"Dissi un anno fa: quando lo vedrò trascinare una squadra non solo con le giocate, ma col carattere, potrò dire che può diventare uno dei primi tre al mondo. Oggi devo sospendere ancora il giudizio".

UN UOMO LIBERO 
Che cosa pensa della politica del Milan e dell'eventualità che Berlusconi, prima o poi, venda il club?
"Penso che l'idea di ringiovanire la squadra sia condivisibile e che la gente sia disposta ad aspettare qualche anno, se vede una progettualità. Però il progetto ci deve essere, non può durare tre mesi. E per vincere, i giovani non bastano, me lo dice l'esperienza. Io credo che si possa fare bene anche con una disponibilità economica limitata. Tanti calciatori verrebbero ancora di corsa al Milan, per quello che è stato nei 25 anni magici di cui parlavo. Questo fascino è una forza, non va sprecato".

Ma questa stagione, ormai, è quasi segnata?
"Il Milan, quest'anno, ha giocato anche bene, come contro la Juve. Ma col Barça, in Champions, poche squadre possono pensare di uscire indenni. E per entrare fra le prime tre in campionato serve quasi un miracolo, un girone di ritorno prodigioso. Vedo più possibile la qualificazione all'Europa League, anche se davanti ci sono tante squadre".

E' vero che lei, durante la sua interminabile avventura rossonera, rischiò di andare al Chelsea e alla Juve?
"Ho incontrato di recente Boniperti e mi ha confermato che la Juve mi voleva. Al Chelsea mi chiamò Vialli nel '96. Però preferii restare al Milan, per venire fuori da un'annata disastrosa. E' stata una scelta giusta. Poi, per l'Arsenal mi chiamò una persona, facendomi un'offerta economica, e ci fu anche una richiesta di Ferguson per il Manchester United e forse un'altra del Real Madrid. La verità è che molto spesso queste richieste coincidevano con annate storte: sarebbe stato probabilmente più semplice accettare. Ma noi del nucleo storico ci prendevamo le nostre responsabilità, preferivamo rimanere e riscattarci sul campo, mettendoci la faccia".

Secondo la stampa francese, il Psg di Ancelotti la voleva, per allenare i difensori.
"Ma se ho appena dato che allenare non m'interessa! Sono stato ospite di Leonardo a Parigi. Ma solo ospite, nessuna proposta".

Da ex capitano: non è che il Milan perda l'identità, cambiando in media un capitano ogni tre partite?
"Colpa degli infortuni e del cambiamento traumatico della squadra l'estate scorsa. Tutto questo dà il senso appunto del grosso cambiamento in atto. Ricordo quando ereditai la fascia da Franco Baresi. Capello chiese chi fosse il nuovo capitano. Anche altri, come Billy Costacurta, ne avevano diritto. Decidemmo nello spogliatoio e io non ebbi problemi a prendermi la responsabilità".

La sua maglia numero 3 è stata ritirata: potrebbero indossarla, in teoria, soltanto i suoi figli Christian, 16 anni, e Daniel, 11, che giocano da terzino e da centravanti-ala nelle giovanili del Milan.
"Non è uno dei miei primi pensieri e spero che non sia il loro. Ci stanno mettendo un sacco di passione e quello deve essere il loro pensiero. Mi posso immaginare il tipo di pressione, che è quello che avevo io, figlio di Cesare capitano del Milan, però addirittura moltiplicato. A me interessa che crescano bene, nello sport, nella scuola, nei rapporti con gli altri".

Studiare e fare sport ad alto livello, in Italia, non è semplice.
"Di sicuro molti ragazzi vengono sradicati e in generale non sempre la scuola ti aiuta. Ricordo che io, che pure ho avuto la fortuna di crescere e studiare a Milano, nella mia città, avevo una professoressa che mi chiamava, apposta, 'il calcista'. Potrebbe servire un'impostazione all'americana, con le scuole e le università in cui chi ha talento nello sport viene trattato come un genio matematico".

Almeno i settori giovanili tutelano il talento? 
"Anche lì è cambiato tutto. Ad ogni partita ci sono i convocati i non convocati, è aumentata la competizione. In questo era più bello ai miei tempi, perché la crescita di un ragazzo passa attraverso periodi più o meno floridi dal punto di vista fisico. Molto spesso, per la competizione enorme di cui parlavo, non si aspetta un ragazzo. Ed è un peccato, perché a quell'età esistono differenze fisiche e ormonali".

Che cosa conta di più, oltre alla tecnica?
"I valori. Uno forma il proprio carattere, ma l'impostazione che ti danno i genitori è fondamentale e più di tutto lo è il senso della lealtà. A volte ti fa prendere una strada più lunga, però alla fine te lo riconoscono tutti. E' la cosa più bella che mi sia successa, da quando ho smesso: questo riconoscimento generale".

Lei ha giocato più minuti di qualunque giocatore ai Mondiali e ha smesso da protagonista a oltre 40 anni: la longevità agonistica ad alto livello è il record che più la inorgoglisce?
"Non ho saltato un minuto, tra Mondiali ed Europei, e soprattutto nel Milan ho giocato più di chiunque altro. Ma a inorgoglirmi è l'indipendenza intellettuale, che mi gusto appieno ormai da una quindicina d'anni. Io non sono assolutamente una persona perfetta, ho fatto le mie esperienze, positive e negative. Ho osservato molto e ho cercato i sbagliare il meno possibile. La mia indipendenza, adesso, non la baratterei proprio con nulla.