domenica 3 luglio 2016

Calcio d'inizio in solitario e addio a rigore ed espulsione insieme: le nuove regole

Calcio d'inizio in solitario e addio a rigore ed espulsione insieme: le nuove regole

Nell'Europeo e in Coppa America applicate le modifiche al regolamento di gioco. Meno rigidità sul fallo di mano e si recupera tutto il tempo perso

Calcio d'inizio in solitario e addio a rigore ed espulsione insieme: le nuove regole
Redazione Tiscali
Nolito si porta a centrocampo poggia il pallone al centro, attende il fischio dell'arbitro e senza attendere l'arrivo di un compagno calcia la palla verso la propria difesa. A molti telespettatori non è sfuggito l' "errore" dello spagnolo nella sfida con l'Italia, ma non si tratta di una violazione del regolamento del calciatore e di una disattenzione da parte dell'arbitro. E' una delle nuove regole che hanno avuto il loro battesimo nelle due principali competizioni calcistiche di questo giugno 2016: gli Europei in Francia e la Coppa America del Centenario vinta dal Cile negli Stati Uniti.

Al fischio d'inizio il pallone dev'essere semplicemente calciato

Quindi cambia il modo di battere il calcio d'inizio (regola numero 8). Il pallone non dovrà più muoversi ed essere calciato in avanti, ma basterà che venga calciato e chiaramente mosso. Non servirà più che un giocatore riceva il pallone calciato in avanti da un compagno, ma basterà un solo uomo posizionato al centro del campo per passare la sfera direttamente all’indietro.

Addio a rigore ed espulsione insieme

Importante cambiamento per ciò che riguarda la tanto contestata norma del fallo da rigore punito con il tiro dagli undici metri e l'espulsione. Concesso il penalty, scatterà solo l'ammonizione per il difensore o il portiere che ha commesso il fallo. Il cartellino rosso rimane però se il giocatore impedisce la possibilità di giocare il pallone e ancora o se il fallo prevede di per sé l'espulsione.

Meno rigidità sul fallo di mano

Scompare il cartellino giallo automatico per un fallo di mano che interrompe un passaggio tra due giocatori avversari.

Si recupera tutto il tempo perso

In caso di infortunio e conseguente interruzione del gioco, l'arbitro dovrà far recuperare tutto il tempo perso (eventuale intervento dello staff medico o qualora i calciatori si fermino per bere).

Calcio di punizione diretto per falli su compagni e giocatori in panchina

I falli commessi non nei confronti degli avversari ma delle altre componenti (compagni di squadra, panchinari, arbitri) da ora puniti con un calcio di punizione diretto e non più indiretto.

Sante o zoccole? La dicotomia dura a morire

Sante o zoccole? La dicotomia dura a morire

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Ex casalinga e blogger
Ci è voluto un po’ prima che me ne rendessi conto. Solo dopo l’ennesimo episodio in cui qualcuno (uomo ovviamente) mi parlava di qualcun’altra (donna ovviamente), ritraendo la protagonista in base ai suoi appetiti sessuali, ho finalmente capito.
Saltando dall’evergreen “se li è passati tutti” al più sofisticato“ha fatto da nave scuola a tutta la squadra di calcio”, passando dal più esplicito “è una zoccola” ai consueti sottesi di moglie fedifraga di marito beone, il glossario per descrivere un certo tipo di donna è succoso quanto un’anguria d’estate.
In qualsiasi salsa di costume la si voglia mettere, si tratti di ragazze giovani o signore di mezza età, una donna sessualmente liberaattira spesso l’ira di quei cagnetti che avrebbero anch’essi voluto addentare l’osso, ma restati a bocca asciutta preferiscono recitare la parte di giudici sovrani.
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Perché, sebbene gli italiani non disdegnino affatto la compagnia di amanti a pagamento con le quali fare di tutto e di più (le statistiche ‘in chiaro’ parlano di due milioni e mezzo all’anno, il 50% dei quali sono sposati) quando si tratta di conoscenti, mogli o ex fidanzate, l’immagine della donna lussuriosa lascia i salvifici moralisti con le viscere in subbuglio. Tanto da mettere in piedi vere e proprie campagne denigratorie ai danni della scostumata impenitente.
Nel 2016 in pieno consumo YouPorn, sono ancora in molti ascandalizzarsi se una donna reale, in carne ed ossa (in qualche modo quelle dello schermo appartengono a un mondo ‘altro’) ha unavita sessuale ricca e alternata e non se ne vergogna. Con buona pace delle Sante Marie Goretti agli arresti domiciliari in attesa dei mariti che, “trattenuti in ufficio”, sostano sugli argini sotto qualche cavalcavia.
Ci sarà sicuramente in platea un nutrito pubblico di uomini che plaude la libertà delle proprie mogli e una longeva felicità sessuale di coppia, per nulla turbati dall’emancipazione femminile. Perché a nessuno piace professarsi bigotto, nemmeno al primo della classe. E’ solo svoltato l’angolo, in presenza di altri pari, davanti ai banconi dei bar che lo sberleffo diventa maligna diceria.
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In un paese così intrinsecamente cattolico come l’Italia non stupisce che nelle molte sfaccettature della vita sociale resista ancora la duplice effigie della Madonna e di Maria Maddalena(il Madonna-whore complex freudiano). Immagini anteposte del concetto di donna: l’una sacra l’altra sacrilega. In un Paese dove il culto della madre è fortemente impresso, non sorprende che gli uomini ricerchino nella compagna doti di conclamata virtù, integerrima madre della propria progenie. E quanto non rientra nel virtuoso disegno viene marchiato a fuoco, sudicio, e come tale oggetto di infamia.
La liberazione sessuale scaduta nella mercificazione della donna in molteplici aspetti della società, dal porno alle pubblicità, dai cartelloni ai programmi televisivi, non ha reso gli uomini più emancipati. E nonostante l’immenso volume di sesso a portata di click dove tutto, anche l’inammissibile, è fruito con leggerezza, leAfroditi dei giorni nostri creano ancora malessere e disagio.
Perché la vera libertà, intesa come purezza di spirito, non è quella del fare ma del pensare.

Fondi investimento, le commissioni che ingannano i clienti e arricchiscono le banche

Fondi investimento, le commissioni che ingannano i clienti e arricchiscono le banche

Fondi investimento, le commissioni che ingannano i clienti e arricchiscono le banche
Economia & Lobby

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Watchdog della politica economica italiana
Le banche hanno inventato un modo ingegnoso per nascondere ai clienti le commissioni di entrata in alcuni tipi di fondi comuni. Per il sistema nel suo complesso, si tratta di entrate miliardarie, alle quali non corrisponde alcun beneficio per i risparmiatori. Commissione di collocamento o di uscita.
di Angelo Baglioni* e Alberto Foà* (fonte lavoce.info)
Commissioni di collocamento: attenti al trucco
Vi sarà capitato di andare in banca e di sentirvi dire dal personale addetto alla vendita di prodotti finanziari: “guardi, è appena uscito questo fondo, è molto conveniente: non ha nessuna commissione di ingresso”. Attenzione: spesso l’affermazione nasconde un inganno. È vero infatti che la vecchia commissione di ingresso(o di sottoscrizione) non c’è, ma, molto probabilmente, è statasostituita da un’altra, più subdola, quella di collocamento. Qual è la differenza tra le due? La visibilità. La vecchia commissione era molto chiara. Se si investivano 100 euro, e la commissione d’ingresso applicata era del 3 per cento, la banca toglieva 100 dal conto corrente del cliente e comprava quote di un fondo per un valore di 97: la differenza era appunto la commissione di ingresso.
Adesso il meccanismo è diverso: il valore iniziale delle quote è di 100, ma verrà decurtato di un piccolo ammontare ogni giorno, in modo che alla fine del periodo di durata del fondo, poniamo tre anni, il valore delle quote sia 97 euro. In questo modo, il cliente non vede la commissione nel momento in cui investe, perché viene spalmata su tutto il periodo di investimento. Non la vedrà neanche alla fine dei tre anni, perché, in quel momento, il 3 per cento di riduzione di valore, dovuto alla commissione di collocamento, si confonderà con il risultato della gestione, che potrebbe compensarla oppure aggiungere una ulteriore perdita, ma comunque nasconderà l’informazione relativa al -3 per cento dovuto alla commissione di collocamento.
Se esco dal fondo, pago lo stesso
Perché le banche hanno introdotto questo cambiamento?Anzitutto, per nascondere sotto il tappeto un costo addossato alla clientela. Un cliente sarà più propenso a comprare un prodotto di investimento se ha l’impressione che la detestata commissione di ingresso sia sparita. Non solo: se decidesse di uscire dall’investimento prima della scadenza, la commissione di collocamento diventerebbe una commissione di uscita. Nell’esempio precedente, se l’investitore vendesse le sue quote alla fine del primo anno di detenzione, il loro valore sarebbe ridotto di 1 euro per effetto della commissione di collocamento, ma, in più la società di gestione del fondo, si prenderebbe una commissione di 2 euro, in modo da incassare in totale i suoi 3 euro previsti. È molto facile per il personale della banca dire al cliente: “meglio tenere il fondo fino alla scadenza perché le costerebbe una commissione di uscita del 2 per cento”. In questo modo, il cliente viene incentivato a rimanereancorato al prodotto che ha comprato.
La banca incassa subito
Qualcuno potrebbe pensare che, se la commissione di collocamento viene spalmata su più anni, anche la banca la incassa gradualmente anziché tutta in una volta. E invece non è così. Le banche si sono inventate un trucco contabile per incassare subito la commissione. Nel nostro esempio, la società di gestione che gestisce il fondo incassa 100 euro dal cliente e versa 3 euro alla banca, anticipandole la commissione di collocamento. La Sgr investe i rimanenti 97 euro del cliente nel fondo, quindi il patrimonio effettivamente investito è 97. Poiché il valore contabile delle quote (quello che il cliente vede) è 100, il fondo vanta un credito nei confronti del cliente (tecnicamente un “risconto attivo”, che è quello che il cliente non vede), che gli verrà fatto pagare giorno per giorno, adeguando il valore contabile delle quote al loro valore effettivo (97), fino a che i due valori coincideranno al termine dei tre anni.
Questo complesso meccanismo, oltre a ingannare il cliente, consente alla banca di registrare una entrata di cassa immediata di 3 euro. E così, magicamente, la stessa voce ha un trattamento di competenza per il risparmiatore (in modo da essere meno evidente) e di cassa per la banca (in modo da massimizzarne l’effetto sul conto economico). Con buona pace dei principi contabili. Per dare un’idea delle cifre in gioco, abbiamo preso i bilanci di sette tra le maggiori banche italiane, per le quali abbiamo calcolato le entrate derivanti da commissioni di collocamento titoli, e le abbiamo messe in rapporto al loro utile lordo. Risultato: le commissioni di collocamento superano i 2,5 miliardi, generando quasi un terzo dell’utile e fornendo un sostegno decisivo alla redditività delle nostre banche.
Il trucco, che ha consentito al settore bancario italiano di imbellettare i bilanci del 2015 in misura considerevole, è solo l’ultimo di una lunga serie di prodotti finanziari studiati e collocati dalle banche al solo fine di massimizzare l’incasso di commissioni in modo indolore e immediato (derivati, obbligazioni strutturate e compagnia). Forse, vale la pena avviare una riflessione sulla circostanza che un settore così vitale per l’economia non può fondare la propria esistenza sulla mortificazione dei clienti e dei propri azionisti allo stesso tempo.

Revisori e controllori, in Italia sono 170mila.

Revisori e controllori, in Italia sono 170mila. Ma tra tangenti e crac, nel 2015 solo 7 depennati da elenchi dei ministeri

Revisori e controllori, in Italia sono 170mila. Ma tra tangenti e crac, nel 2015 solo 7 depennati da elenchi dei ministeri
Cronaca

Un esercito di avvocati, commercialisti e notai è retribuito per vigilare sulla correttezza dei conti in enti pubblici e privati. Negli elenchi tenuti dai dicasteri dell'Economia e della Giustizia, in un anno solo una manciata di loro è stata "punita" in seguito a condanne e interdizioni. Nonostante i tanti casi di cronaca che evidenziano buchi nella sorveglianza. Il difetto del sistema: sono i controllati a scegliere e retribuire i controllori
L’Italia malata di corruzione campa su un singolare paradosso: insieme a quello del malaffare, detiene anche il record dei “controllori”. Sparsi per lo Stivale ci sono ben 153mila revisori legali e 17mila controllori dei conti degli enti locali, tutti abilitati al ruolo in appositi registri detenuti dal ministero dell’Economia e da quello della Giustizia. Questo non piccolo esercito di commercialisti, avvocati e notai vigila per legge sul rispetto delle procedure e la corretta redazione del bilancio di esercizio delle società pubbliche, ma entra in azione anche nellesrl e nelle società per azioni, dove il controllo può essere attribuito al collegio sindacale solo a condizione che al suo interno ci sia almeno un revisore legale abilitato. Insomma, i controllori sono dappertutto e possono pretendere ogni atto amministrativo e contabile della società che controllano, fino all’ultima fattura. Potrebbero dunque essere l’antidoto naturale a scandali e sprechi prima che si si muova la magistratura o la Corte dei Conti, ma lo fanno davvero?
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Partiamo da un dato. Nel 2015 su 153.816 revisori legali solo sette sono stati cancellati a seguito di condanne o interdizioni dall’apposito registro professionale presso il Ministero dell’Economia e Finanze. Uno ogni 21.428 iscritti, lo 0,0046% del totale. Un numero infinitamente piccolo rispetto agli scandali e alle inchieste degli ultimi anni, dal Mose all’Atac, passando per ExpoMafia Capitale. Dov’erano i controllori? È evidente che le guardie non rincorrono i ladri e a volte si adoperano per coprire anziché scoprire le loro malefatte. Tanto nessuno li controlla, quasi mai qualcuno li punisce.

Arriva la 14esima anche per i pensionati.

Arriva la 14esima anche per i pensionati. Ecco chi ne ha diritto

l beneficio è stato introdotto da un noto decreto legge del 2007 ed ha un ammontare massimo di 504 euro

Arriva la 14esima anche per i pensionati. Ecco chi ne ha diritto
Redazione Tiscali
Per molti pensionati, oltre all'assegno pagato a luglio, arriverà la quattordicesima. Come evidenzia laleggepertutti.it, "si tratta di un importo aggiuntivo che non spetta a tutti coloro che percepiscono la pensione, ma soltanto a chi possiede determinati requisiti. Il beneficio è stato introdotto da un noto decreto legge del 2007 ed ha un ammontare massimo di 504 euro".

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Chi ha diritto

Hanno diritto alla quattordicesima, che varia a seconda degli anni di contributi posseduti e del reddito, i pensionati che possiedono "almeno 64 anni di età compiuti nell’anno": in tal caso "il beneficio spetta in misura proporzionale a seconda del mese in cui è stato raggiunto il requisito di età; ad esempio, se si compiono 64 anni nel mese di luglio, spetteranno 6/12 della quattordicesima, ossia la metà del trattamento".
La quattordicesima spetta a chi ha "un reddito non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo, cioè non superiore a 9.786,86 euro, per la percezione della quattordicesima in misura integrale".

I calcoli da fare

Infine, a chi ha "un reddito non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo più l’importo della quattordicesima stessa, per la percezione parziale del beneficio: nel dettaglio, il reddito non deve superare 10.122,86 euro, per chi ha meno di 15 anni di contributi (18 se lavoratore autonomo); 10.206,86 per chi ne possiede meno di 25 (28 se autonomo) e 10.290,86 euro per chi ne possiede oltre 25 (28 se autonomo)". La quattordicesima non è riconosciuta sulle pensioni di invalidità civile, sulla pensione o assegno sociale, sulle pensioni di guerra e le rendite Inail.