lunedì 7 dicembre 2015

Le persone disordinate sono dei geni produttivi.

Le persone disordinate sono dei geni produttivi. Lo dice la scienza

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MESSY BEDROOM
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By Caithlin Pena
Da bambini ci hanno insegnato che una stanza disordinata equivale a una mente disordinata. Non avevamo scelta: o mettevamo a posto o eravamo in castigo.
Lo confesso, sono un po' maniaca della pulizia ma solo perché sono allergica alla polvere. Inoltre, mi piace mettere a posto perché ho la sfortuna di dimenticare dove lascio le cose. Allo stesso tempo, però, non ho molta pazienza a pulire e rassettare quando non ce n'è il bisogno, il che bastava a cacciarmi nei guai per colpa della mia "stanza in disordine".
John Haltiwanger di Elite Daily sostiene che le persone disordinate sono ingiustamente accusate di essere pigre. Uno spazio di lavoro caotico, secondo lui, non equivale a una mente caotica.
"Viviamo in un mondo prevedibile governato da formule ... La società cerca costantemente di mantenere l'ordine, in tutte le sue sfaccettature", sostiene, "ma non è che una mera illusione".
Per questo, se siete persone disordinate e vi imbattete in disapprovazione e sguardi critici, ecco tre motivi per i quali va bene essere disordinati.
1. Non temete lo status quo
Haltiwanger sostiene che essere precisi e ordinati può essere necessario se non addirittura bello. In ogni caso, le persone dovrebbero apprendere ad abbracciare il caos, perché nulla rimane pulito e in ordine per sempre. Tutto torna inesorabilmente al disordine originale.
"Le persone disordinate l'hanno capito e non permettono a oggetti o convenzioni di dettare legge nelle loro vite".
2. Trovate l'ispirazione nel vostro casino
Sapevate che tante persone di successo sono disordinate? Roald Dahl, J.K. Rowling e perfino il grande genio Albert Einstein.
In A perfect mess: the hidden benefits of Disorder ("Il caos perfetto: i benefici segreti del disordine", ndt), gli autori Eric Abrahmson e David H. Freedman sostengono che "su una scrivania disordinata, i lavori più importanti e urgenti tendono a essere più vicini e a portata di mano, al contrario dei lavori secondari che normalmente sono sepolti sul fondo o sul lato opposto. Tutto ciò ha un senso".
Allo stesso modo, una ricerca condotta da Kathleen Vohs, della Carlson School of Management dell'Università del Minnesota, ha rivelato che un ambiente disordinato stimola la creatività.
"Gli ambienti disordinati incoraggiano la ricerca delle novità lontano dai soliti paradigmi, il che può portare a nuove intuizioni," sostiene, "al contrario, gli ambienti ordinati favoriscono un modo di pensare convenzionale e stimolano l'aderenza agli schemi esistenti."
3. Siete coraggiosi e spontanei.
"Seguono la corrente invece di nuotarci contro", ha affermato Haltiwanger.
Anziché preoccuparsi di dettagli insignificanti, le persone disordinate tendono ad avere una visione d'insieme. Preferiscono investire il tempo a disposizione nel portare avanti compiti importanti piuttosto che preoccuparsi di cose minori. Secondo Haltiwanger, questo li rende più avventurosi e disposti a sperimentare, al contrario delle persone ordinate.
Non c'è niente di sbagliato nell'essere ordinati, così come non c'è niente di sbagliato nell'essere disordinati. Permettente al vostro caos di ispirarvi e preoccupatevi di mettere a posto in un secondo momento. Ricordate, però, che è fondamentale mantenere l'equilibrio tra l'ordine e il caos.
"Una vita disordinata è una vita semplice e bella, ed è per questo che può far nascere tante menti brillanti ed innovative", conclude Haltiwanger.

L'Isis spinge a destra la Francia

L'Isis spinge a destra la Francia

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LE PEN
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Chissà se Al Baghdadi ha lo stesso vezzo che portava Bin Laden a seguire continuamente le notizie dall'Occidente sulle grandi all news internazionali. Nel caso, il Califfo è stato lì a seguire dal suo spartano buen retiro, magari su France24 internazionale , i risultati delle elezioni francesi?
Di sicuro Il Califfo non ha brindato; ma di soddisfazione in quel di Siria deve essercene stata: la affermazione della destra nelle urne europee è una delle conseguenze che Al Baghdadi aveva previsto ed auspicato nei suoi piani di destabilizzazione e conquista dell'Europa. Come riporta Maurizo Molinari nel suo ultimo libro "Jihad", il dominus dell'Isis nei suoi recenti discorsi ha più volte illustrato fra le tante conseguenze positive degli attacchi all'Europa, l'ascesa dei partiti di estrema destra nelle urne. Ascesa che creerebbe , nelle previsioni dell'Isis, condizioni di intolleranza tali in Occidente da radicalizzare un numero sempre maggiore di giovani mussulmani.
Che sia dotato o meno, il Califfo, di tale gusto per la politica europea, le elezioni regionali francesi hanno di sicuro segnato un marcato spostamento a destra della Francia. Sommando la vittoria del Fronte Nazionale, che è diventato di colpo il primo partito di Francia con il 29,5%, al risultato dei Républicains di Nicolas Sarkozy con il 27% , la destra raccoglie intorno a sé più della metà dell'elettorato - per altro con una congrua partecipazione dei votanti. Per I socialisti non c'è crollo, il 23 per cento è leggermente al di sopra delle attese; ma quella piccola oscillazione rimanda a un encefalogramma politico praticamente piatto a fronte del terremoto terroristico che ha squarciato la Francia.
Non c'è bisogno di molte altre parole per commentare questi risultati. Si, va bene: va fatta la distinzione fra Le Pen e Sarkozy. Ok, va bene: ora sarà necessario discutere di quanto questa destra non sia esattamente razzista , xenofoba, bensì identitaria, nazionale, risposta di rassicurazione agli smarriti cittadini anche della sinistra che non si sentono più rassicurati dai loro leader. Eccetera. Faremo tutte queste discussioni e anche altre .
Ma al netto di tutte le chiacchiere, il risultato francese, al primo appuntamento con le urne dopo l'offensiva terrorista in Europa, assegna uno spostamento netto del pendolo politico a destra della Francia. E indica una direzione che potrebbe essere presa da tutta la lunga prossima stagione elettorale che si apre in Europa e in America - in Spagna fra due domeniche, quelle amministrative in Italia fra sei mesi , e poi le presidenziali in Usa nel 2016 e in Francia nel 2017, per citarne solo alcune.
Per tornare a al Baghdadi, noi non sappiamo cosa davvero pensa il Califfo. Ma non c'è dubbio che il suo assalto ha già devastato gli equilibri occidentali. La Guerra , o il suo rifiuto, ha già rapito la politica che conoscevamo. E a dispetto degli sforzi di queste ultime settimane di fare i conti con questa Guerra, dalla rottura nel Labour in Inghilterra all' Hollande guerriero, ad oggi a pagarne i conti è la sinistra. In attesa dei nuovi appuntamenti con le urne.

Elezioni Francia. Desistere o lottare?

Elezioni Francia. Desistere o lottare? Il ciclone Marine manda in tilt socialisti e repubblicani

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SARKOZY E HOLLANDE
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Si allargano le prime crepe nei partiti di Francia ancora frastornati dal ciclone Marine. Sia a destra che a sinistra, non mancano i primi segnali di scollamento in vista del ballottaggio del 13 dicembre. Il tema è quello dei ritiri e degli accordi più o meno espliciti tra socialisti e Republicains per non consegnare il Paese all’ultra destra del Front National. Secondo un sondaggio realizzato dall’istituto Odoxa, la tenuta o meno di questi accordi potrebbe ridisegnare il voto di domenica: il 59% dei francesi, infatti, voterebbe per le liste della destra dei Republicains alleata con il centro UDI-MoDem se si trovasse opposta al Front National (che raccoglierebbe il 41%). Nel caso di triangolari, secondo l'istituto Odoxa, il centrodestra sarebbe al 35%, la sinistra al 34% e il Fn al 31%.
I socialisti del presidente Francois Hollande – che al primo turno si sono fermati al 23% contro il 28% del partito guidato da Le Pen – si stanno dividendo sulla direttiva data ai candidati dal segretario nazionale Jean-Christophe Cambadélis di ritirarsi in alcune regioni chiave per lasciare gli elettori socialisti liberi di votare per i repubblicani al secondo turno e frenare così l'avanzata del Fn. Il ritiro delle liste riguarda le regioni Nord-Pas-de-Calais-Picardie, Provenza-Alpi-Costa Azzurra e – almeno nelle indicazioni di Cambadélis – la grande regione dell'est Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena.
È proprio qui che si è aperto lo scontro. Jean-Pierre Masseret, candidato locale in Alsazia, ha rifiutato di ritirarsi, contravvenendo così al volere del quartier generale socialista. La lista guidata dal socialista Masseret è arrivata al terzo posto in Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena con il 16,11% dei voti, posizionandosi molto al di sotto dei repubblicani (25.83%) e a una distanza siderale dal Front National, che in questa regione ha totalizzato il 36,06% dei voti. Citato da Europe 1, Masseret ha definito “assurda” la richiesta di ritirarsi dal ballottaggio: la strategia della “diga repubblicana” – ha spiegato – “è priva di risultati: quando ci si ritira, il Fn è più forte”. Secca la risposta del segretario nazionale del partito: “È una decisione dell’Ufficio nazionale, Masseret deve rispettarla. Punto”.
Ma l'irriducibile Masseret non cambia idea. "Piuttosto che ritirarmi, si tratta di confrontarsi col Front National", ha detto durante una conferenza stampa a Metz. "È solo rimanendo al nostro posto che potremo far retrocedere il Front National", ha aggiunto l'attuale presidente della regione Lorraine, sottolineando che oggi "abbiamo il dovere di difendere il nostro programma".
Divisioni pesanti si registrano anche nel partito di centrodestra dell'ex presidente Nicolas Sarkozy, che dalle urne è uscito con una media del 26,89%. In questo caso a contraddire pubblicamente la linea dell’ex presidente – “niente ritiri né accordi tattici con la sinistra” – è un pezzo grosso: l’ex primo ministro Jean-Pierre Raffarin. "Quando si è terzi, ci si ritira", ha detto Raffarin. "Abbiamo bisogno di ricostruire la Repubblica […]. La Repubblica si sta sgretolando, è per questo che servono messaggi chiari. Quando uno è terzo (dopo il primo turno) ci si ritira", ha dichiarato Raffarin, con particolare riferimento al candidato dei Republicains Dominique Reynie, che è arrivato soltanto terzo nella macro regione Linguadoca-Rossiglione Midi-Pyrénées.

Gli italiani fumano marijuana pesante, ogm e pericolosa perché priva delle sostanze benefiche.

Gli italiani fumano marijuana pesante, ogm e pericolosa perché priva delle sostanze benefiche. L'inchiesta del mensile Test

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In Occidente gli italiani sono i più affezionati e numerosi consumatori di marijuana: secondo l'Onu uno su sette fuma abitualmente oppure occasionalmente. Ma non sanno di acquistare un'erba che non è naturale né leggera. Anzi. La cannabis comperata dai pusher lungo le strade o nelle piazze dello spaccio e del divertimento - per una canna solitaria o una fumata in compagnia degli amici - , è ormai una varietà che ha spazzato via l'erba tradizionale per lasciare il posto a una sostanza dopata, ogm e prodotto di una industrializzazione criminale che ha stravolto le caratteristiche originarie della pianta.
Il mensile per i consumatori "Test Salvagente" ha sguinzagliato i suoi giornalisti alla ricerca di una bustina di marijuana in sei luoghi differenti, da Roma a Torino fino a Perugia, per poi chiedere l'analisi della sostanza a un laboratorio forense .
Il risultato, in edicola con il numero di dicembre, è stato anticipato giovedì pomeriggio in una conferenza stampa al Senato organizzata dall'intergruppo per la depenalizzazione delle droghe leggere, con un videomessaggio di Roberto Saviano. Ed è un risultato preoccupante: nella maggioranza assoluta dei casi la "maria" recuperata illegalmente - l'unico modo possibile - è simile a una droga pesante. Il tasso di Thc, la sostanza psicotropa tipica della pianta, raggiunge quasi sempre il 10%, quando si attestava intorno al 2-3% fino a 15 anni fa.
La seconda caratteristica impressionante è la quasi totale mancanza del principio terapeutico, il Cannabidiolo, ossia una delle ragioni per le quali la cannabis viene utilizzata in medicina. Anche questo è un effetto della modificazione genetica della pianta e il segno che gli spinelli fumati in Italia, quasi ovunque, a lungo andare possono essere rischiosi per la salute anche se, avverte un medico intervistato, è difficile arrivare a conseguenze davvero letali.
L'articolo cita il parere di Oscar Ghizzoni, ex ufficiale dei Ris che ha analizzato la marijuana acquistata per l'inchiesta presso i laboratori Csf:
“Anche questo dato è estremamente indicativo di come la genetica applicata a queste coltivazioni, abbia fatto passi da gigante per selezionare piante che contengano solo il principio attivo commercialmente utile”. A scapito, va detto, degli effetti terapeutici riconosciuti alla Cannabis: da quelli antiossidanti a quelli antiinfettivi e perfino antitumorali. Le conseguenze della diminuzione drastica di cannabidiolo, tra l’altro, rendono ancora più pericolosa un’erba ad alto contenuto di Thc come questa, dato che proprio il componente naturale riduceva gli effetti collaterali della sostanza drogante su frequenza cardiaca, respirazione e temperatura corporea.
Le piazze prese di mira dalla rivista Test sono sei: Roma Termini, il quartiere Pigneto di Roma, Perugia, Monza, Milano e Torino. Soltanto nel caso di Monza, garantiscono i ricercatori del Csf, la marijuana è apparsa anche scientificamente simile a quella che normalmente i consumatori acquistavano negli anni '90 e nei primi 2000.
Gli altri campioni presentano le stesse caratteristiche: sono ogm, contengono un tasso elevato di Thc, pochissimo Cannabidiolo ma nessuna traccia di materiali tossici come ammoniaca, pesticidi, lacca per capelli e metalli pesanti. Il motivo è chiaro: le piante predilette dalle organizzazioni criminali sono state selezionate proprio per resistere ai parassiti e non hanno bisogno di essere mescolate a sostanze estranee per garantire la "forza" dell'erba. Una marijuana che non può essere scelta dai consumatori ma che viene imposta dalle reti illegali che la commerciano.
Per i parlamentari che hanno promosso un disegno di legge bipartisan (C. 3328) per la depenalizzazione delle droghe leggere, come i primi firmatari Luigi Manconi (Pd) e Benedetto della Vedova (Gruppo Misto), l'inchiesta della rivista "Test" non è altro che la conferma di come il proibizionismo abbia sostanzialmente fallito.
“Legalizzare vuol dire aprire a un mercato legale che contrasti quello illegale” ha spiegato Della Vedova, ricordando che il ddl approda in commissione al Senato proprio in queste ore e conta su un ampio gruppo interparlamentare: 220 firmatari alla Camera e 70 in Senato. Manconi invece sottolinea che “la cannabis diventa tanto più pericolosa quanto più è illegale”. All'appuntamento erano presenti anche Alberto Airola (M5S), Rita Bernardini (Radicali Italiani) e il giornalista Riccardo Iacona.
Roberto Saviano ha inviato un videomessaggio: “Il tema della marijuana non è secondario e riguarda la salute dei consumatori, la coltura e soprattutto l’antimafia. Perché sottrarre denaro alle organizzazioni criminali si può fare semplicemente attraverso la legalizzazione”.
Il disegno di legge per la depenalizzazione della marijuana prevede un radicale cambiamento per l'Italia, dove il 15% fuma cannabis: un consumo di massa, solido e inalterato negli ultimi 50 anni, che l'intergruppo parlamentare vorrebbe sottrarre al narcotraffico permettendo la coltivazione in casa delle piante destinate al consumo privato, la creazione di "cannabis Club" fino a 50 soci e la gestione della rivendita legale di erba da parte dell'Agenzia dei Monopolii. Se il ddl diventasse legge,sarebbe comunque vietato fumare cannabis in pubblico o guidare dopo averla consumata.
Le 8 cose da sapere sul disegno di legge:
  • 1. Il Possesso
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    Si stabilisce il principio della detenzione lecita di una certa quantità di cannabis per uso ricreativo – 5 grammi innalzabili a 15 grammi in privato domicilio – non sottoposta ad alcuna autorizzazione, né ad alcuna comunicazione a enti o autorità pubbliche. Rimane comunque illecito e punibile il piccolo spaccio di cannabis, anche per quantità inferiori ai 5 grammi. È inoltre consentita la detenzione di cannabis per uso terapeutico entro i limiti contenuti nella prescrizione medica, anche al di sopra dei limiti previsti per l’uso ricreativo.
  • 2. L'Autocoltivazione
    AP
    É possibile coltivare piante di cannabis, fino a un massimo di 5 di sesso femminile, in forma sia individuale, che associata. È altresì consentita la detenzione del prodotto ottenuto dalle piante coltivate. Per la coltivazione personale è sufficiente inviare una comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente per territorio e non è necessaria alcuna autorizzazione. I dati trasmessi sono inseriti tra i “dati sensibili” del Codice Privacy (opinioni politiche, tendenze sessuali, stato di salute…), e non possono essere né acquisiti, né diffusi per finalità diverse da quelle previste dalla procedura di comunicazione.
  • 4. La Vendita
    AP
    È istituito il regime di monopolio per la coltivazione delle piante di cannabis, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita al dettaglio. Per queste attività sono autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli anche soggetti privati. Sono escluse esplicitamente dal regime di monopolio la coltivazione in forma personale e associata della cannabis, la coltivazione per la produzione di farmaci, nonché la coltivazione della canapa esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali. Per le attività soggette a monopolio sono previsti principi (tracciabilità del processo produttivo, divieto di importazione e esportazione di piante di cannabis e prodotti derivati, autorizzazione per la vendita al dettaglio solo in esercizi dedicati esclusivamente a tale attività, vigilanza del Ministero della salute sulle tipologie e le caratteristiche dei prodotti ammessi in commercio e sulle modalità di confezionamento, ecc. ecc.), la cui attuazione è delegata a tre decreti ministeriali. La violazione delle norme del monopolio comporta, in ogni caso, l’applicazione delle norme di contrasto alla produzione e al traffico illecito di droga.
  • 3. I cannabis social club
    AP
    Per la coltivazione in forma associata, è necessario costituire una associazione senza fini di lucro, sul modello deicannabis social club spagnoli, cui possono associarsi solo persone maggiorenni e residenti in Italia, in numero non superiore a cinquanta. Ciascun cannabis social club può coltivare fino a 5 piante di cannabis per ogni associato. È possibile iniziare a coltivare decorsi trenta giorni dall’invio della comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente per territorio. Anche in questo caso le comunicazioni sono protette dalle norme previste per i “dati sensibili” dal Codice Privacy.
  • 5. Per curarsi meglio
    Getty Images
    Sono previste norme per semplificare la modalità di individuazione delle aree per la coltivazione di cannabis destinata a preparazioni medicinali e delle aziende farmaceutiche autorizzate a produrle, in modo da soddisfare il fabbisogno nazionale. Sono inoltre semplificate le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci contenenti cannabis. L’obiettivo è quello di migliorare una situazione, come quella attuale, in cui il diritto a curarsi con i derivati della cannabis è formalmente previsto, ma sostanzialmente impedito da vincoli burocratici, sia per l’approvvigionamento delle materie prime per la produzione nazionale, sia per la concreta messa a disposizione dei preparati per i malati.
  • 6. Fuori, no!
    AGF
    Si stabilisce un principio generale di divieto di fumo di marijuana e hashish in luoghi pubblici, aperti al pubblico e negli ambienti di lavoro, pubblici e privati. Sarà possibile fumare solo in spazi privati, sia al chiuso, che all’aperto.
  • 7. Se fumi, non guidi
    AGF
    Come per l’alcol, la legalizzazione della cannabis non comporta l’attenuazione delle norme e delle sanzioni previste dal Codice della strada per la guida in stato di alterazione psico-fisica. Nel caso della cannabis, rimane aperta comunque la questione relativa alle tecniche di verifica della positività al tetroidrocannabinolo che attestino un’alterazione effettivamente in atto, come per gli alcolici, e non solo un consumo precedente che abbia esaurito il cosiddetto effetto “drogante”.
  • 8. Prevenzione
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    I proventi derivanti per lo Stato dalla legalizzazione del mercato della cannabis sono destinati per il 5% del totale annuo al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga. Inoltre, i proventi delle sanzioni amministrative relative alla violazione dei limiti e delle modalità previste per la coltivazione/detenzione di cannabis, sono interamente destinati ad interventi informativi, educativi, preventivi, curativi e riabilitativi, realizzati dalle istituzioni scolastiche e sanitarie e rivolti a consumatori di droghe e tossicodipendenti.