lunedì 7 dicembre 2015

Ce l’abbiamo fatta!

Cari, incredibili avaaziani, 

Ce l’abbiamo fatta! Anche se non abbiamo potuto marciare a Parigi, la Marcia Globale per il Clima ha battuto ogni record diventando la più grande mobilitazione per il clima della storia: da Sydney a San Paolo passando per tutto il mondo, siamo stati 785mila, con oltre 2300 eventi in 175 Paesi. Tutti uniti in un’unica voce per un futuro pulito al 100%, per salvare tutto ciò che amiamo. Siamo sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo e a Parigi si sente già, fortissimo, l’impatto della marcia. 

È quasi impossibile descrivere la forza, la bellezza e l’umanità che ieri in mille forme diverse abbiamo fatto fiorire in questo nostro mondo. Ma queste foto possono dare un’idea: 

Londra, Regno Unito
Questo è il movimento che il nostro Pianeta stava aspettando. In tanti Paesi, dal Bangladesh all’Irlanda, ci sono state le più grandi manifestazioni di sempre per il clima. 120mila persone in Australia, 100mila in India. A Sana’a, in Yemen, la marcia è andata avanti nonostante le bombe che continuano a cadere! 

In senso orario da in alto a sinistra: Melbourne, Helsinki, Berlino, Amsterdam, Bogotá, Jakarta

In Francia sono state annullate manifestazioni che prevedevano fino a 500mila persone, ma non ci siamo persi d’animo: in pochi giorni gli avaaziani hanno raccolto migliaia di scarpe e ieri mattina le hanno portate a Parigi, a Place de la République. Tra quelle scarpe, simbolicamente posizionate all’ingresso del vertice sul clima, c’erano anche quelle del Papa e del segretario generale dell’Onu: 


In ogni Paese, i più importanti giornali, televisioni e siti web di informazione hanno le nostre marce in prima pagina, dal New York Times ad Al Jazeera

L'inviato di Papa Francesco ha detto: "Il Papa è vicino con lo spirito alle centinaia di migliaia di partecipanti, ai poveri e a tutti quelli che vogliono giustizia e un clima sicuro.”

Oggi, nell’aprire i lavori della conferenza, di fronte a tutti i capi di Stato del mondo, il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon ha sottolineato: “I popoli del mondo sono in marcia. Sono scesi per le strade, nelle città e nei villaggi in tutto il mondo, in una mobilitazione di massa per il cambiamento… Si aspettano che ognuno di voi sia all’altezza della sfida. Ce lo chiede la Storia.”

Christina Figueres, la direttrice dei negoziati ONU sul clima, ci ha voluto ringraziare e ha annunciato:“Stiamo lavorando con Avaaz per installare grandi schermi dentro la conferenza e far sentire le vostre voci. Il vostro sostegno per un accordo ambizioso contro il cambiamento climatico arriverà forte e chiaro a tutti i delegati.’’ 

Clicca qui per vedere alcune delle foto più belle e leggere i messaggi di chi ha marciato

Oggi ha finalmente inizio la conferenza sul clima. Sono anni che i nostri politici ci dicono: “Dimostrateci che alla gente interessa il cambiamento climatico, e noi agiremo di conseguenza”. Questo fine settimana gli abbiamo dimostrato che il mondo intero vuole il 100% di energia pulita. E in questo esatto momento, davanti ai loro occhi, sta scorrendo il video delle nostre marce che gli ripete questa richiesta. Non possono non vederci. E non potranno ignorarci: siamo già qui, il team di Avaaz è al lavoro dentro ai negoziati e ogni volta che qualcuno nelle prossime due settimane cercherà di ostacolare l’accordo saremo pronti a intervenire. 

Questo fine settimana, il nostro movimento ha raggiunto un nuovo livello. Nelle prossime due settimane continueremo a lottare per questo obiettivo, per tenere vivo il nostro sogno e scuotere questa conferenza, fin quando non otterremo l’accordo che serve per salvare il nostro futuro. 

Con infinita gratitudine e determinazione, 

Emma, Alice, Luis, Ricken, Ben, Mais, Dan e tutto il team di Avaaz 

P.S. Clicca qui per leggere l'editoriale del fondatore di Avaaz Ricken Patel sul Guardian (in inglese) su quello che questo momento significa, un test per l’umanità.

Migliaia di avaaziani hanno mandato bellissime foto e video dalle marce in tutto il mondo. Durante le prossime due settimane, verranno proiettate su un maxi-schermo al vertice di Parigi: tutti i negoziatori e i capi di Stato le vedranno ogni volta che entreranno e usciranno dal summit.

L'Atlantide d'Egitto riemersa dalle acque finalmente si mostra al pubblico

L'Atlantide d'Egitto riemersa dalle acque finalmente si mostra al pubblico: i tesori saranno esposti al British Museum (FOTO)

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La chiamano l'Atlantide d'Egitto. Una città sommersa nell'acqua che sta per essere riportata alla luce dopo 1000 anni. Statue gigantesche, gioielli, stele coperte di geroglifici saranno esposti il prossimo anno al British Museum. Questi tesori, come riporta il DailyMail, appartengonoalle città di Heracleion e Canopo, costruite sul terreno del delta del Nilo e ora sepolte sotto tre metri di limo.
I testi antichi registrano l'esistenza degli insediamenti, che erano la porta d'ingresso in Egitto prima di Alessandria. Ma i due centri di scambio sono stati persi - letteralmente - nel tempo sotto le sabbie fino alla riscoperta avvenuta nel 1996. I sommozzatori hanno impiegato quasi due decenni per riportare questo tesoro alla luce. La collezione ora conta una stele in cui è incisa in geroglifici una dichiarazione reale del faraone Nectanebo I e una statua di gigante di Hapy, dio egizio personificazione delle inondazioni del Nilo.
La mostra, denominata Sunken Cities: Egypt's Lost World, si svolgerà da maggio a novembre del prossimo anno. Essa combinerà elementi provenienti dagli archivi del Museo con gli oggetti in prestito speciale da parte delle autorità egiziane, che raramente lasciano che i manufatti lascino il loro Paese. Circa 300 oggetti saranno messi in mostra, la maggior parte dei quali sono stati estratti dalle rovine sommerse. La mostra si concentrerà sulla mescolanza delle culture nelle città del delta del Nilo, in particolare l'interazione tra l'Egitto e la Grecia antica.
Franck Goddio, il presidente dell' European Institutue of Underwater Archaeology e co-curatore della mostra, ha detto: "La mia squadra ed io, così come la Fondazione Hilti, siamo felici che la mostra con le scoperte archeologiche delle nostre spedizioni subacque al largo della costa d'Egitto sarà esposta al British Museum. Ci permette di condividere con il pubblico i risultati di anni di lavoro presso le città sommerse e il fascino di mondi e civiltà antiche".
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    ©Franck Goddio/Hilti Foundation, photo: Christoph Gerigk
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Matteo Orfini al circolo Balduina: "Il Pd deve aprirsi a chi non fa parte del Pd".

Matteo Orfini al circolo Balduina: "Il Pd deve aprirsi a chi non fa parte del Pd". I militanti: "Non contiamo più niente nel partito"

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Se il Partito Democratico vuole vincere le prossime elezioni a Roma deve aprirsi a chi non fa parte del Partito Democratico. Anche a costo di mettere in discussione un pezzo della sua identità. Il presidente del Pd Matteo Orfini, parlando al circolo della Balduina, detta la linea che dovrà portare i dem dritti al voto in primavera, una volta chiusa la gestione commissariale del prefetto Tronca. La campagna elettorale è aperta. Nella sede Pd del XIV municipio la vicenda Marino è oramai alle spalle. I militanti, quei pochi che nei loro interventi menzionano l'ex sindaco cacciato dal Campidoglio dal suo stesso partito, non si lasciando andare a nostalgie. E anzi si mostrano tendenzialmente d'accordo con la linea assunta dal commissario Orfini.
L'interrogativo è il progetto politico. Perché quella che si apre è la campagna elettorale più difficile per i democratici di Roma da quando è nato il Pd. "Ci sono persone - dice un'iscritta al circolo - che in campagna elettorale ci dicono tante belle cose ma poi una volta elette fanno l'esatto opposto. Io oggi non so cosa sia il Pd e dove vuole andare". Chiusa l'esperienza Marino, restano sul tavolo diverse incognite: "E' stato permesso ad alcuni personaggi di far parte delle liste elettorali: come hanno fatto a non vedere certe cose? - chiede un militante - Dobbiamo evitare che un domani vengano ripetuti gli stessi errori, ma nel Pd non c'è una riflessione su questo punto".
Di certo il Pd sta vivendo un "periodo travagliato", per usare le parole del commissario Pd del XIV Municipio Angelo Argento. C'è urgenza di chiarimenti. Su due fronti: prima di tutto sulle responsabilità politiche nell'inchiesta Mafia Capitale: "Una vicenda che è emblematica: l'inchiesta ci ha colto di sorpresa. E i cittadini ce ne chiederanno conto in campagna elettorale", dice il consigliere municipale Julian Colabello.
orfini
Ma c'è anche il capitolo della militanza, la fuga dai circoli con il calo degli iscritti in alcuni casi anche vistoso. Quale ruolo hanno oggi i militanti nelle decisioni che il Partito Democratico assume? "E' sbagliato affrontare il tema del rilancio del Pd nell'ottica del 'vogliamoci bene' - dice Francesca - Noi iscritti non siamo coinvolti per niente, non contiamo più nulla. I nostri iscritti alla Balduina sono calati del 50 per cento ('un po' di meno' la corregge il segretario di sezione), mentre vediamo tante persone che ci hanno dato il loro voto pur non essendosi mai iscritte al Pd. Diciamoci la verità: molti ci votano perché non vedono alternative".
Il modello del Pd romano non ha funzionato. "Ci stiamo raccontando tante belle parole ma intanto la gente ci sta lasciando - dice Sandra - E ora siamo oramai a ridosso delle elezioni. Questa discussione andava fatta illo tempore, ora pare che Renzi sia già convinto di perdere Roma. Io sono una portatrice d'acqua, voglio aiutare il Pd in questo compito, ma bisogna lavorare in maniera organizzata: invece nei circoli vedo molta disorganizzazione".
Ma che quel modello vada cambiato ne è convinto anche il commissario Orfini: "Noi abbiamo un problema enorme, qui come in tutta Italia, di un partito che non è in grado di rappresentare neanche i suoi elettori. Abbiamo una comunità di iscritti diversa dalla comunità dei nostri votanti". Due comunità che vanno unite, ricongiunte, anche a costo di mettere in discussione un pezzo di del nostro modo di essere, sostiene Orfini. "Molti giovani ci votano ma non si iscrivono al Pd. E questo riguarda tante categorie sociali e geografiche che trovano le modalità interne al Pd respingenti e per questo non ci frequentano, e ci evitano in alcuni casi".
Per Orfini la soluzione sta in una mutazione del Partito Democratico nel suo rapporto con l'esterno. "In un film di qualche anno fa, The Village, c'era una comunità chiusa che pensava che oltre le barriere non ci fosse nulla o ci fossero mostri. Ecco noi abbiamo finito per essere questa roba qui, discutiamo solo tra noi, replicando il dibattito nazionale nei circoli".
Nuove "interlocuzioni", questo serve al Pd. "Se vogliamo competere alle prossime elezioni - dice Orfini - abbiamo bisogno di un partito che sappia includere ed aprirsi a chi in questo partito non c'è ancora ma potrebbe entrarci. Non dobbiamo guardare solo ai nostri equilibri interni, dobbiamo aprire a persone in carne e ossa, pezzi di società, esperienze: questa deve essere la stella polare del lavoro dei prossimi mesi".
Il presidente del Pd però non si riferisce ad esponenti politici, quando parla di nuovi ingressi. "Parlo del mondo dell'associazionismo - spiega ad HuffPost - parlo del mondo della cultura, parlo di esperienze di qualità, non di mettere dentro la qualunque". Se anche il candidato sindaco possa arrivare da questi mondi, esterni al Pd, però è presto per dirlo. "Ne riparliamo a gennaio, manca poco".
Un militante tira in ballo la convention di Francesco Rutelli all'auditorium Roma Eventi, dove c'erano un po' tutti (da Fassina a Marchini, da Gabrielli a esponenti di Forza Italia e Ncd, e dove "il Pd si è presentato in massa. Ma così si rifà l'errore del passato: quello di istituire un comitato elettorale permanente senza mettere al centro i temi". "Ritengo positiva l'iniziativa di Rutelli - replica Orfini - ma il Pd non deve fare quello: non deve prendere in affitto una sala convegni per far parlare esponenti della società. Deve prima costruire un progetto attorno al quale far emergere esperienze anche esterne al Pd". Quanto a Marchini, in passato corteggiato dalla sinistra, Orfini è lapidario: "I romani lo hanno già giudicato alle passate elezioni".

Matteo Orfini al circolo Balduina: "Il Pd deve aprirsi a chi non fa parte del Pd". I militanti: "Non contiamo più niente nel partito"

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Se il Partito Democratico vuole vincere le prossime elezioni a Roma deve aprirsi a chi non fa parte del Partito Democratico. Anche a costo di mettere in discussione un pezzo della sua identità. Il presidente del Pd Matteo Orfini, parlando al circolo della Balduina, detta la linea che dovrà portare i dem dritti al voto in primavera, una volta chiusa la gestione commissariale del prefetto Tronca. La campagna elettorale è aperta. Nella sede Pd del XIV municipio la vicenda Marino è oramai alle spalle. I militanti, quei pochi che nei loro interventi menzionano l'ex sindaco cacciato dal Campidoglio dal suo stesso partito, non si lasciando andare a nostalgie. E anzi si mostrano tendenzialmente d'accordo con la linea assunta dal commissario Orfini.
L'interrogativo è il progetto politico. Perché quella che si apre è la campagna elettorale più difficile per i democratici di Roma da quando è nato il Pd. "Ci sono persone - dice un'iscritta al circolo - che in campagna elettorale ci dicono tante belle cose ma poi una volta elette fanno l'esatto opposto. Io oggi non so cosa sia il Pd e dove vuole andare". Chiusa l'esperienza Marino, restano sul tavolo diverse incognite: "E' stato permesso ad alcuni personaggi di far parte delle liste elettorali: come hanno fatto a non vedere certe cose? - chiede un militante - Dobbiamo evitare che un domani vengano ripetuti gli stessi errori, ma nel Pd non c'è una riflessione su questo punto".
Di certo il Pd sta vivendo un "periodo travagliato", per usare le parole del commissario Pd del XIV Municipio Angelo Argento. C'è urgenza di chiarimenti. Su due fronti: prima di tutto sulle responsabilità politiche nell'inchiesta Mafia Capitale: "Una vicenda che è emblematica: l'inchiesta ci ha colto di sorpresa. E i cittadini ce ne chiederanno conto in campagna elettorale", dice il consigliere municipale Julian Colabello.
orfini
Ma c'è anche il capitolo della militanza, la fuga dai circoli con il calo degli iscritti in alcuni casi anche vistoso. Quale ruolo hanno oggi i militanti nelle decisioni che il Partito Democratico assume? "E' sbagliato affrontare il tema del rilancio del Pd nell'ottica del 'vogliamoci bene' - dice Francesca - Noi iscritti non siamo coinvolti per niente, non contiamo più nulla. I nostri iscritti alla Balduina sono calati del 50 per cento ('un po' di meno' la corregge il segretario di sezione), mentre vediamo tante persone che ci hanno dato il loro voto pur non essendosi mai iscritte al Pd. Diciamoci la verità: molti ci votano perché non vedono alternative".
Il modello del Pd romano non ha funzionato. "Ci stiamo raccontando tante belle parole ma intanto la gente ci sta lasciando - dice Sandra - E ora siamo oramai a ridosso delle elezioni. Questa discussione andava fatta illo tempore, ora pare che Renzi sia già convinto di perdere Roma. Io sono una portatrice d'acqua, voglio aiutare il Pd in questo compito, ma bisogna lavorare in maniera organizzata: invece nei circoli vedo molta disorganizzazione".
Ma che quel modello vada cambiato ne è convinto anche il commissario Orfini: "Noi abbiamo un problema enorme, qui come in tutta Italia, di un partito che non è in grado di rappresentare neanche i suoi elettori. Abbiamo una comunità di iscritti diversa dalla comunità dei nostri votanti". Due comunità che vanno unite, ricongiunte, anche a costo di mettere in discussione un pezzo di del nostro modo di essere, sostiene Orfini. "Molti giovani ci votano ma non si iscrivono al Pd. E questo riguarda tante categorie sociali e geografiche che trovano le modalità interne al Pd respingenti e per questo non ci frequentano, e ci evitano in alcuni casi".
Per Orfini la soluzione sta in una mutazione del Partito Democratico nel suo rapporto con l'esterno. "In un film di qualche anno fa, The Village, c'era una comunità chiusa che pensava che oltre le barriere non ci fosse nulla o ci fossero mostri. Ecco noi abbiamo finito per essere questa roba qui, discutiamo solo tra noi, replicando il dibattito nazionale nei circoli".
Nuove "interlocuzioni", questo serve al Pd. "Se vogliamo competere alle prossime elezioni - dice Orfini - abbiamo bisogno di un partito che sappia includere ed aprirsi a chi in questo partito non c'è ancora ma potrebbe entrarci. Non dobbiamo guardare solo ai nostri equilibri interni, dobbiamo aprire a persone in carne e ossa, pezzi di società, esperienze: questa deve essere la stella polare del lavoro dei prossimi mesi".
Il presidente del Pd però non si riferisce ad esponenti politici, quando parla di nuovi ingressi. "Parlo del mondo dell'associazionismo - spiega ad HuffPost - parlo del mondo della cultura, parlo di esperienze di qualità, non di mettere dentro la qualunque". Se anche il candidato sindaco possa arrivare da questi mondi, esterni al Pd, però è presto per dirlo. "Ne riparliamo a gennaio, manca poco".
Un militante tira in ballo la convention di Francesco Rutelli all'auditorium Roma Eventi, dove c'erano un po' tutti (da Fassina a Marchini, da Gabrielli a esponenti di Forza Italia e Ncd, e dove "il Pd si è presentato in massa. Ma così si rifà l'errore del passato: quello di istituire un comitato elettorale permanente senza mettere al centro i temi". "Ritengo positiva l'iniziativa di Rutelli - replica Orfini - ma il Pd non deve fare quello: non deve prendere in affitto una sala convegni per far parlare esponenti della società. Deve prima costruire un progetto attorno al quale far emergere esperienze anche esterne al Pd". Quanto a Marchini, in passato corteggiato dalla sinistra, Orfini è lapidario: "I romani lo hanno già giudicato alle passate elezioni".