lunedì 11 agosto 2014

UNA PISCINA A TUTTI I COSTI

UNA PISCINA A TUTTI I COSTI, QUATTRO VIOLAZIONI DI SIGILLI IN TRE MESI. ABUSIVISMO REITERATO SULLA SCOGLIERA DI QUARTO CALDO A SAN FELICE CIRCEO

di Rita Cammarone

Bancarotta fraudolenta a Roma, abusivismo edilizio al Circeo. Un’altra tegola giudiziaria sulla famiglia Capriotti.
Piscina e chalet
Un peso da 140 tonnellate, piscina a forma di barca, che rischia di franare a mare e uno chalet in legno canadese da favola immerso nella macchia mediterranea. In tutto nella mancanza di autorizzazioni e nella violazione continua dei vincoli integrali del Parco Nazionale del Circeo. Sono queste le dimensioni dell’abusivismo edilizio, reiterato, scoperto dagli agenti della Guardia Forestale dello Stato sul promontorio, nella bellissima residenza di via Grotta delle Capre di proprietà della madre di Angelo e Roberto Capriotti, arrestati giovedì scorso insieme al padre Enzo, per una bancarotta fraudolenta da 15 milioni di euro.
Quattro violazioni di sigilli
La piscina era stata sequestrata lo scorso 19 marzo. Poi la signora Teresa M., denunciata insieme al realizzatore dell’opera, L. M. di Mirano (Venezia) che lavora a Fiumicino presso i cantieri navali, e a due operi polacchi, ha chiesto il dissequestro alla Procura per il ripristino di una precedente cisterna. Solo che il dissequestro non sarebbe servito a riportare la legalità all’interno della villa ma a proseguire i lavori per finire la piscina per l’estate. Sono i primi giorni di giugno quando i forestali della stazione di Sabaudia, diretta dall’ispettore Benedetto Rubeis, tornano in via Grotta delle Capre: davanti ai lori occhi non trovano nessuna cisterna; ad una cinquantina di metri dalla scogliera c’è la piscina sequestrata a marzo, dalla lunghezza di 14 metri, che inizia a prendere la forma di uno scafo interrato. Scattano i sigilli. Il 25 giugno nuovo sopralluogo della Forestale: violazione dei sigilli e continuazione dei lavori abusivi in zona sottoposta a vincolo, con conseguente danno ambientale. La segnalazione alla procura è d’obbligo. Deferiti di nuovo Teresa M, L. M., nel frattempo nominato custode giudiziario della piscina, e gli operai stranieri. Stessa scena, stesse conclusioni nelle “visite” del 14 e 23 luglio e del 4 agosto. Quattro deferimenti per violazione di sigilli a carico della stessa proprietaria, del custode, degli operai, due polacchi e un rumeno.
Una costruzione pericolosa
A loro carico anche una segnalazione, effettuata sia al Comune di San Felice Circeo che alla Procura sulla potenziale pericolosità della piscina: una stazza da 140 tonnellate realizzata, non solo abusivamente, ma senza alcun progetto, su un pendio a pochi passi dalla scogliera piuttosto frequentata. I forestali hanno espresso preoccupazioni per la tenuta del costone, zona a tutela integrale, sottoposta a vincoli idrogeologici e sismici. Insomma, una piscina abusiva e pericolosa per la pubblica incolumità.
Sequestro bis per lo chalet

Nel corso dei ripetuti sopralluoghi gli agenti della Guardia Forestale si sono accorti che lo chalet in legno canadese, sequestrato nel 2010, è stato ultimato e reso abitabile con tanto di mobili all’interno. Un piccolo e grazioso gioiello nel giardino della villa. Tutto rigorosamente abusivo. All’epoca del primo sequestro erano stati denunciati sempre la signora Teresa M, in qualità di proprietaria, e il figlio Angelo, che risultò acquirente del prefabbricato in un noto esercizio di Latina. Angelo Capriotti all’epoca fu nominato custode giudiziario della piccola struttura. Ora, già agli arresti per bancarotta, è stato denunciato anche per violazione dei sigilli insieme alla madre. Alla Guardia Forestale non è rimasto altro da fare che apporre nuovi sigilli anche allo chalet. I componenti della famiglia Capriotti sono noti imprenditori operanti nel settore edile, in ambito nazionale e internazionale, anche attraverso rilevanti commesse pubbliche. Si spera che almeno nella realizzazione di queste ultime siano stati più accorti almeno in termini di sicurezza dell’ultima opera, la piscina, realizzata all’interno della loro proprietà, o meglio della società finanziaria, che concede mutui e prestiti, a cui è intestato il tutto.

lunedì 4 agosto 2014

Bach Soccer, altre due squadre terracinesi in Serie A

Bach Soccer, altre due squadre terracinesi in Serie A

imageTerracina torna dalle Finali di Serie B di beach soccer di Montalto di Castro con altre due squadre promosse nella massima serie. Il Centro Storico e Le Fischiere, sotto l’egida dell’Asd Amici dello Sport di Francesco Cascarini, si piazzano al primo posto dei rispettivi gironi, conquistando il diritto di iscriversi alla prossima Serie A.
Il Centro Storico, dopo aver vinto la 7a edizione del Torneo dei Quartieri, non si ferma e vince anche le due partite del girone finale della Serie B. Nella prima gara, i ragazzi di Pietro Rossi hanno battuto la compagine veneta dei Lions Chioggia per 7-3. Sugli scudi il cannoniere Giancana, che con le sue tre marcature ha spianato la strada ai biancocelesti verso una facile vittoria.
A mettere al sicuro il primo posto del girone è stata la seconda vittoria, ottenuta dopo una partita equilibratissima contro la formazione campana dell’Adip Napoli. Due a zero il risultato finale con reti di Paolo Mauti e del solito Giancana.
L’altra squadra terracinese impegnata nelle finali, Le Fischiere, ha avuto la meglio nella prima giornata sui salentini dell’Acas Bahia Salve. Dopo l’iniziale rete di Daniele Morini, Nocella e le tre reti di Azzoli hanno permesso alla squadra di Mister Iacovacci di ottenere i primi tre punti e mettere di fatto in ghiaccio la qualificazione, considerato che il 5-1 finale metteva al riparo Le Fischiere da eventuali sorprese legate alla differenza reti.
Seconda giornata che iniziava nel migliore dei modi per Le Fischiere. Azzoli sbloccava il risultato con un tiro libero da distanza ravvicinata e Nocella con un destro da fuori area portava a due le reti dei ragazzi in maglia amaranto. Ma la Vis Vomero rientrava prepotentemente in partita e costringeva Le Fischiere a giocarsi la partita ai calci di rigore, peraltro inutili ai fini della classifica finale.
La partita veniva vinta dai ragazzi campani, ma il primo posto de Le Fischiere non era in discussione, quindi la festa di Altobelli e compagni poteva cominciare.
Obiettivo raggiunto in pieno per il presidentissimo Francesco Cascarini che è riuscito nell’impresa di portare due squadre nella massima serie di beach soccer. Risultato che conferma i progressi fatti dall’Associazione Amici dello Sport, che negli anni si è rivelata una vera e propria fucina di talenti per questa disciplina. Le basi per la prossima stagione sono state gettate, Terracina è pronta a vivere un’altra estate da assoluta protagonista.

Terracina, iniziato l’iter per la rimozione del comandante Pecchia

Terracina, iniziato l’iter per la rimozione del comandante Pecchia

vincenzo-pecchia-250x186Talmente nell’aria da accadere sul serio: il sindaco Nicola Procaccini ha firmato il ‘game over’ per il comandante della polizia municipale Vincenzo Pecchia  facendogli recapitare venerdì sera l’avvio dell’iter che porterà alla sua rimozione dal posto che occupa da 12 anni. Pecchia sarà destinato ad altro incarico, spostato dal ruolo che occupa dopo aver vinto un concorso per capo della polizia locale.
Il casus belli la valutazione negativa che l’Organismo indipendente di valutazione di recente ha espresso sull’operato del comandante Pecchia relativo per l’anno 2013, dopo quelle positive degli anni precedenti. Un anno che ha visto i vigili urbani alle prese con la cronica carenza di organico, ma questa non è una novità dell’ultimo anno, e soprattutto con una serie di indagini particolarmente delicate che hanno fatto parlare parecchio. Indagini delegate dalla Procura di Latina, come anche quelle più recenti, per esempio la realizzazione del McDonald’s a Terracina. Ma c’è anche quella, tuttora in corso, sulla piscina comunale e quella, di concerto con capitaneria di porto e forestale, sui lidi, comunali e privati. Di nuovo le spiagge, dunque.
Vincenzo Pecchia è pronto a confrontarsi con i propri avvocati per capire come meglio muoversi nella delicata vicenda. Non aveva escluso una denuncia anche penale.
Nicola Procaccini
Nicola Procaccini
Il 2013 è stato anche l’anno del furto nella casa di Anagni del comandante, quando ignoti lasciarono soldi e gioielli che erano a portata di mano e rubarono soltanto la pistola di ordinanza con il caricatore carico. Pistola fatta ritrovare un paio di mesi dopo per strada, a Casal di Principe. Un episodio che in molti, Pecchia in primis, hanno letto come un chiaro atto intimidatorio.
***ARTICOLO CORRELATO***(Terracina, il comandante tra indagini e rischio rimozione. Intanto la pistola rubata ricompare a Casal di Principe-30 luglio)

sabato 2 agosto 2014

I Vigili del Fuoco di Terracina hanno finalmente una “casa”

I Vigili del Fuoco di Terracina hanno finalmente una “casa”: concesso il comodato d’uso dell’ex Bertani

vigili del fuoco slidePasso importante per la realizzazione della caserma dei Vigili del Fuoco di Terracina. Nella giornata di oggi, infatti, è stato stipulato tra Ada Nasti, dirigente del Dipartimento Finanziario – Settore Patrimonio del Comune di Terracina e Cristina D’Angelo, comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Latina, su delega del direttore centrale delle Risorse Logistiche del C.N. Vigili del Fuoco, Dante Pellicano, il contratto con cui il Comune di Terracina ha concesso in comodato d’uso gratuito al Ministero dell’ Interno – Dipartimento Vigili del Fuoco, Soccorso Pubblico e Difesa Civile – l’immobile di sua proprietà, sito in Terracina, Via Appia (sito ex Bertani) affinchè venga utilizzato per la realizazione della Caserma dei Vigili del Fuoco.
La durata del contrattoè stata stabilita dalla data del 1 settembre 2014 e avrà la durata di 99 anni rinnovabili.
Il Dipartimento Vigili del Fuoco ha già provveduto a bandire la gara per la progettazione esecutiva della sede, la cui planimetria è stata già individuata con il Comando Provinciale Vigili del Fuoco di Latina.

venerdì 1 agosto 2014

Lettera cons. Marzullo

Egr. Dott. Avv. Walter Di Pinto
Sede

e p. c. ALL’A.N.A.C. Autorità Nazionale
Anti Corruzione per la valutazione e la
trasparenza nella Pubblica Amministrazione
Sede
e p.c. Alla Procura della Repubblica di Latina
Sede
e p.c. A sua Eccellenza il Prefetto di Latina
Sede
e p. c. Al locale Comando della Guardia di Finanza
Sede
e p. c. Al Ministero degli Interni Sezione Enti Locali Sede
e p. c. On. Nazzareno Pilozzi Sede

Egr. Presidente,

di seguito alla Sua del 16.07 u.s., ritengo opportuno fare alcune precisazioni circa le osservazioni da Lei svolte salvo prima fare delle premesse.

In primo luogo, sul perché questa mia risposta venga inoltrata anche ad altri soggetti istituzionali.
Come noto, le istituzioni su indicate sono state coinvolte dal sottoscritto già alla fine dello scorso mese di giugno in merito alle problematiche relative alle mancate risposte che l'Azienda Speciale non forniva alle mie numerose richieste di accesso agli atti ed ai contenuti che in esse venivano riscontrati.
Una iniziativa, tra l’altro, ampiamente pubblicizzata sulla stampa locale, che è stata anche oggetto di una lettera, inviata al Sindaco ed al Presidente del Consiglio Comunale in data 12 Maggio 2014, da sua Eccellenza il Prefetto di Latina in cui chiedeva di fornirgli ogni utile elemento di informazione in merito a quanto in precedenza da me rappresentato.

In secondo luogo, sulla sua conoscenza dei fatti.
Come sa, i contenuti dell'esposto inviato al Prefetto di Latina, risultano a Lei già noti in quanto oggetto di una chiacchierata intercorsa tra noi ed il Presidente del Consiglio Comunale in occasione dei funerali del geometra comunale, Roberto Della Fornace.
In quella sede, le feci presente che riscontravo un problema, ovvero, che da parte sua e dalla Direzione dell'Azienda Speciale, non mi venivano fornite le risposte a seguito delle mie richieste di accesso agli atti.
Di contro, Lei, affermava che eventualmente le veniva nascosta la corrispondenza, e mi rispose che le mie richieste non le erano mai state recapitate ma che si sarebbe immediatamente attivato affinché si facesse rimedio a tale mancanza.
Ed allora, concordammo che io mi sarei fatto sollecitatore del Presidente del Consiglio Comunale, inviandogli tutte le copie delle richieste inevase che riguardavano l’Azienda Speciale, tra l’altro già risalenti dal mese di Novembre 2013, mentre il Presidente del Consiglio Comunale, rigirandole a sua volta a Lei, l’avrebbe sollecitata affinché mi venisse fornito adeguato riscontro.

Conseguentemente, mi sono fatto parte diligente e con lettera protocollata l’11 Febbraio 2014, ho provveduto a sollecitare il Presidente del Consiglio Comunale allegando al mio sollecito anche tutte le lettere rimaste inevase ed in seguito, lo stesso Presidente del Consiglio Comunale, con lettera del 14 Febbraio 2014, le ha girato la mia corrispondenza con apposita istanza di dare sollecito riscontro ai quesiti formulati.
Infine, sempre sulla scorta di questo accordo, dalla data del funerale in poi, ho provveduto a depositare presso il protocollo dell’Azienda Speciale le successive richieste di accesso, in più copie e con accanto al nome di ogni destinatario indicato con apposita freccetta.

Ma con mio profondo rammarico, devo evidenziarLe che tutto ciò, non ha sortito il risultato sperato. Infatti, non mi è ancora arrivata alcuna risposta alle diverse richieste di accesso e ciò, sia riguardo alle istanze avanzate nei mesi precedenti al nostro accordo e sia a quelle inoltrate successivamente a questo.

Ma veniamo al merito delle sue argomentazioni.

Rispetto alla sua premessa, mi duole veramente farle notare come l’art. 43, co. 2 del Testo Unico degli Enti Locali, stabilisca che i “Consiglieri Comunali e Provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente del Comune e della Provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del loro mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi specificatamente determinati dalla legge.

Quindi, mi sembra di comprendere dal testo legislativo, il quale viene confermato anche da una copiosa giurisprudenza in merito, che è facoltà di un Consigliere comunale quello di esercitare le proprie richieste di accesso agli atti, senza fornire adeguata motivazione sui motivi della richiesta, purché istanze attinenti all’esercizio del proprio mandato e col solo limite della segretezza nei casi espressamente stabiliti dalla legge (Cons. di Stato, Sez. V, del 06.12.1999, n. 2046; Cons. di Stato, sez. V, del 23.09.2010, n. 7083; T.a.r. Lecce, Sez. II., del 19.12.2013, n. 2601; T.a.r. Salerno, Sez. I, del 04.04.2014, n. 680; T.a.r. Salerno, Sez. II, del 04.06.2013, n. 1234).
Quindi, vi sarà o meno il segreto d’ufficio come dice Lei, certo è che il sottoscritto ha il diritto di prenderne visione e voi l’obbligo di rispondere alle sue richieste salvo decidere diversamente nel senso di una preventiva censura, al quanto illegittima e di cui vi trovereste a risponderne innanzi all’autorità giudiziaria!
Pertanto, su tale assunto, ritengo indispensabile, sin da ora, che Lei prenda posizione nei confronti dei suoi uffici affinché questi si adoperino, entro breve tempo, a fornirmi tutte le risposte dovute anche se le stesse risultino essere inviate comunque con notevole ritardo.

Del pari, trovo pretestuose e ridicole anche Le sue affermazioni secondo cui le richieste fatte dal sottoscritto siano tali da intralciare la normale attività dell’azienda.
Sul punto, Le faccio presente, non solo come le richieste avanzate dal sottoscritto risultino, circa una ventina negli ultimi dodici mesi, un numero certamente esiguo che difficilmente può essere ritenuto sufficiente a giustificare l’intralcio degli uffici aziendali, ma anche come la stessa giurisprudenza amministrativa, tra l’altro anche da Lei richiamata, rimetta all’ente e/o ad un’azienda partecipata, il compito di organizzare i propri uffici affinché possano far fronte alle richieste effettuate (T.a.r. Sardegna, Sez. II, del 12.01.2007, n. 29).
Inoltre, per inciso, Le faccio altresì presente come nella relazione del nuovo Collegio dei Revisori dei Conti del Comune (appena insediatosi), sia stato rilevato un aumento dei costi del personale tra il 2012 ed il 2013 la cui unica giustificazione possibile, come lei dovrebbe sapere, non può che essere dovuta solo all’aumento di personale stesso.
Pertanto, ritengo che non può addurmi alcuna giustificazione circa la presunta copiosità delle mie richieste in quanto pure se fossero tali, l’Azienda che Lei presiede dovrebbe comunque organizzarsi per fornirmi una risposta adeguata ed in tempi celeri.

Ma veniamo ora alle richieste nello specifico.

Quanto al primo punto della sua risposta, Lei cita in particolare due sentenze del T.a.r (1762/04 e 29/2007) le quali a suo dire non renderebbero ammissibile la mia richiesta in quanto non adeguatamente specificata nell’oggetto.
Ebbene, noto con piacere, che da tali pronunce ha estrapolato ciò che le ha fatto più comodo ovvero, che non sono ammissibili le domande con indicazione generica nell’oggetto delle richiesta.
Tralasciando che lei coglie un inciso dell’intera motivazione ovvero una delle possibili massime rintracciabili nelle comuni banche dati e riferibili alla medesima pronuncia, Le faccio presente che non mi sembra essere questo il caso in quanto, quella del sottoscritto, risulta essere una domanda specifica, circoscritta ( “Tutti i verbali dei Consigli di Amministrazione dell’Azienda Speciale dal 01.10.2013 al 31.10.2013) e che riguarda atti di facile comprensione, individuazione e reperimento. In tal senso, per una corretta comprensione dei termini della richiesta, la invito a leggersi: T.a.r. Pescara, Sez. I, del 07.05.2012, n. 190; T.a.r. Cagliari, Sez.I, del 16.01.2008, n. 32 dove potrà comprendere che laddove non siano conosciuti gli estremi, debbano essere indicati “almeno gli elementi che consentano l’individuazione dell’oggetto”.

Ma vi è di più. Sempre nelle sentenze da Lei richiamate, si evince un ulteriore conferma di ciò che ho evidenziato in precedenza ossia, che le domande avanzate da un consigliere comunale nell’esercizio delle proprie funzioni non richiedono necessariamente la motivazione bastando, invece, la sola riconducibilità delle stesse all’attività svolta dallo stesso.
Quindi, risulta sufficiente la sola esternazione della propria qualifica a giustificare una richiesta mentre, di contro, non è assolutamente ammessa alcuna censura da parte dell’ente neppure se in difficoltà col personale!
Una principio corretto in quanto, il ruolo del consigliere comunale e/o provinciale, è bene che Lei lo sappia, è differente da quello esercitato da un singolo cittadino poiché riconducibile alla figura di “munus pubblicum”, che gli da il diritto di prendere visione di tutti i provvedimenti e di tutti gli atti emessi dall’ente comunale comprese quelle strutture da esso partecipate e/o ad esso riconducibili (T.a.r. Catanzaro, Sez.II, 29.02.2011, n. 221).

Venendo invece al secondo punto, appare anche in questo senso alquanto pretestuosa la giustificazione addotta.
Possiamo sorvolare circa la sua competenza funzionale ma certamente non si può sorvolare sulla questione inerente ai diritti in conflitto.
Come Le ho già spiegato, il consigliere comunale nell’esercizio delle sue funzioni ha la facoltà di accedere a qualsiasi atto inerente all’azione amministrativa laddove, espliciti la sua richiesta in funzione del suo mandato. Ebbene, tale facoltà non è altrimenti restringibile neppure nel caso di dati sensibili in quanto, come stabilito dalla giurisprudenza, lo stesso consigliere soggiace all’unico limite che è quello della segretezza (Cons. di Stato, Sez. V, del 08.09.2011, n. 5053; Cons. di Stato Sez. V, del 29.08.2011, n. 4829).
Pertanto, in ragione delle disposizioni normative e dell’indirizzo giurisprudenziale richiamato, Le chiedo di adoperarsi e/o intercedere affinché gli uffici preposti facciano seguito alla mia richiesta.

Di maggiore perplessità appare invece la risposta fornita al terzo punto.
Innanzitutto, Le faccio presente che a tal proposito non ho scritto a Lei bensì, per ben due volte, alla Segreteria del Consiglio Comunale. Quindi, non riesco a comprendere come faccia Lei a rispondermi se io non l’ho interrogata e soprattutto, come Lei fa ad essere a conoscenza di tale corrispondenza!
Inoltre, in quella lettera non parlo dell’Azienda Speciale bensì, dell’Istituzione “A. Bragazzi”. Lei mi fa riferimento ad un'Ordinanza Sindacale che io già possiedo ed in cui viene stabilita un’assunzione retrodatata di circa tre mesi dell'allora Direttore della “Bragazzi” a cui addirittura viene riconosciuto il passaggio dalle 18 alle 30 ore settimanali ed il tutto, sempre retroattivamente!
Per tale motivo, quindi, ho provveduto a chiedere sia la lettera di assunzione, sia le buste paga del Direttore dell’epoca.

Infine, quanto agli ultimi due punti della Sua lettera, da un lato spero in un riscontro completo e tempestivo specialmente sulla produzione di copia del contratto della Dott.ssa Amici; dall’altro, che si attivi nel più breve tempo possibile a far rispettare all’Azienda le norme di legge in materia di trasparenza che vi obbliga a pubblicare sul sito il regolamento per la trasparenza e contro la corruzione nella Pubblica Amministrazione che non avete ancora provveduto neppure ad elaborare.
Una lacuna grave e che non trova assolutamente giustificazione con la semplice carenza di personale in quanto come già ripetuto in precedenza è compito dell'ufficio predisporre un organizzazione interna adeguata a quelle che sono le esigenze.

Infine, sempre in tal senso, colgo anche l'occasione di farle notare che tra le mie istanze vi è anche quella con cui vi chiedo di sapere se al Direttore dell'Azienda Speciale sia stato corrisposto il premio di risultato. Un fatto non da poco, se si prendono in considerazione i verbali dei Revisori dei Conti comunali, in cui si afferma che, in base alle recenti nuove norme di legge, hanno il diritto a percepire tale premio solo i dirigenti che hanno predisposto e pubblicizzato tale piano sul proprio sito.
Sempre in tal senso, colgo anche l'occasione di chiederLe le copie di tutte le delibere del Consiglio di Amministrazione ( vista l’impossibilità di averne gli estremi) con cui si è deciso, eventualmente, di erogare il premio di risultato al Direttore dell'Azienda Speciale sia per l'anno 2012 sia per quello 2013, e ciò al fine di avere una piena conoscenza dei motivi che lo hanno giustificato.

In conclusione, spero di essere stato esaustivo nelle mie osservazioni e, pur ribadendo la mia convinzione che sarebbe più corretto per Lei dimettersi, visto le inefficienze di sistema riscontrate nell’Azienda da lei presieduta, dove si palesa addirittura anche la possibilità di non recapito della sua corrispondenza, Le ribadisco ancora una volta la mia volontà di ottenere tutte le risposte dovute, poiché è nel mio diritto ottenerle come, del pari, è nel mio diritto avere conoscenza di tutto il funzionamento dell'Azienda Speciale, nonché degli organi/uffici che la costituiscono e governano.

Tanto Le dovevo, distinti saluti,

Consigliere Comunale

Vittorio Marzullo 

OMICIDIO DEL PRETE, ARRESTATO IL PRESUNTO INTERMEDIARIO

OMICIDIO DEL PRETE, ARRESTATO IL PRESUNTO INTERMEDIARIO TRA MANDANTI ED ESECUTORI. SI TRATTA DI CATALDO PATRUNO DI APRILIA
di Rita Cammarone
Nuova svolta nell’inchiesta sull’omicidio di Vincenzo Del Prete, ucciso la sera del 18 novembre 2013 davanti alla sua abitazione di Borgo Hermada a Terracina. A seguito di delicata attività investigativa la Squadra Mobile di Latina, diretta dal vicequestore Tommaso Niglio, insieme al personale del Commissariato di Polizia di Terracina, diretto dalla dottoressa Rita Cascella, ha eseguito oggi all'alba un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Cataldo Patruno, sessantottenne, noto pregiudicato di Aprilia. Ordinanza richiesta dal sostituto procuratore Gregorio Capasso che sin dall’inizio ha coordinato le indagini ed emessa dal GIP Guido Marcelli.
L'arrestato
Cataldo Patruno, originario di Cerignola (Foggia) noto come il mago delle casseforti, detto “Blindo”, è accusato di concorso in omicidio e porto abusivo di arma. Avrebbe fatto da intermediario tra i mandanti e gli esecutori dell’omicidio del commerciante di Terracina. Ad incastrarlo le prove acquisite attraverso localizzazioni GPS, intercettazioni, tabulati telefonici e testimonianze acquisite porta a porta. A Patruno sarebbe stato chiesto da Roberto Bandiziol, cinquantasettenne di Latina, arrestato a febbraio insieme Marino Cerasoli, quarantanovenne di San Felice Circeo, considerati i mandanti dell’omicidio, di trovare “qualcuno” da sistemare. Gli incontri sarebbero avvenuti a Borgo Faiti. Inizialmente il piano di Cerasoli e di Bandiziol prevedeva soltanto il sequestro a scopo di intimidire la vittima che chiedeva, sempre più insistentemente a Cerasoli, di rientrare delle somme a lui affidate per investimenti. E per questo sarebbero stati disposti a pagare mille euro. Poi invece l’omicidio, davanti all’abitazione del commerciante per mano di quel “qualcuno” ingaggiato proprio, secondo gli inquirenti, da Patruno. Un "lavoretto" da 20.000 euro.
Un’inchiesta senza sbavature
Determinante nelle indagini che hanno portato all'arresto di "Blindo", e degli altri quattro indagati, il contributo della Sezione Omicidi della Squadra Mobile, della Giudiziaria del Commissariato di Terracina, e del Servizio Centrale Operativo (SCO). Un’inchiesta senza sbavature, è stata definita dagli inquirenti. Gli investigatori si sono sempre interfacciati con il sostituto procuratore Capasso e in brevissimo tempo ogni tassello ha preso posizione in un quadro di indizi e prove ritenute molto solide. Le testimonianze porta a porta hanno dato il “la”. L’inchiesta ha preso la strada giusta quando dalla testimonianza di un vicino di casa della vittima si è appreso che in zona, nei giorni precedenti all’omicidio, si era notata un’automobile. Ecco il numero di targa, disse il testimone alla Polizia. Una traccia subito seguita e che portò spedita ad Aprilia e quindi all’arresto di Gianpiero Miglietta, 38 anni, e di Tommy Maida, 41, considerati gli esecutori dell’uccisione di Del Prete. "Per una volta - ha commentato la Cascella - non c'è stata omertà". L’arresto di oggi, che chiude definitamente il cerchio intorno alla vicenda criminale - si sottolinea in una nota stampa della Polizia - è l’ultimo importante risultato conseguito dal questore Alberto Intini, che proprio oggi lascia la guida della Questura di Latina, perché promosso a presidente dell’Osservatorio Nazionale per le Manifestazioni Sportive.
Il movente del debito e i titoli falsi
Gli accertamenti effettuati in quest’ultimo periodo dagli uomini del primo dirigente Rita Cascella hanno consentito di irrobustire le prove già acquisite in precedenza che porterebbero tutte nella stessa direzione: Del Prete era diventato troppo pressante con le sue richieste di denaro e Cerasoli non sarebbe più riuscito a convincerlo che i soldi li avrebbe avuti presto, prestissimo. Il computer di Cerasoli sarebbe stata una risorsa investigativa. È attraverso il suo pc che gli inquirenti hanno ricostruito il carteggio intercorso tra lui e la vittima. Cerasoli avrebbe tentato in tutti i modi di convincere la vittima, che gli aveva affidato 200.000 euro per improbabili investimenti anche nel campo del fotovoltaico, di essere in possesso di titoli validi. In realtà si trattava di titoli obbligazionari brasiliani risultati completamente falsi, come falso era l’assegno di 5 milioni di euro emesso da un istituto di credito canadese, e ancora falso era l’atto giudiziario emesso dalla Procura di Milano per il sequestro di un conto corrente, creato ad hoc per dimostrare che i soldi da restituire ce li aveva ma che era impossibilitato a prenderli.
La pistola ritrovata
Sono andate a buon fine le ricerche effettuate nel canale della Chiesuola l’8 maggio scorso con l’ausilio dei sommozzatori dei Vigili del fuoco. La Squadra Mobile, che ha fatto scandagliare palmo a palmo il corso d’acqua del canale che attraversa la strada delle Congiunte Destre, alla fine ha avuto ragione della pista seguita: la pistola, utilizzata per l’assassinio di del Prete, fatta in quattro pezzi è stata recuperata.
Il falso alibi di Miglietta

Tra i numerosi dettagli emersi oggi, durante la conferenza stampa organizzata in Questura sull'ultimo arresto relativo all'omicidio del commerciante di Terracina, è stato precisato che l'alibi - inizialmente fornito da Miglietta - è risultato completamente falso. L'uomo aveva vantato agli inquirenti che la sera del delitto si era sentito male e che per questo aveva dovuto ricorrere alle cure mediche presso il pronto soccorso della clinica "Città di Aprilia". In realtà lui in clinica ci aveva mandato un suo amico a lui molto somigliante. Le indagini sul conto di Miglietta, così come su Maida, vanno avanti. Agli inquirenti devono spiegare cosa stavano andando a fare a Monte San Biagio la notte in cui sono stati arrestati.

Il Tar blocca il tempio sikh a Sabaudia

Il Tar blocca il tempio sikh a Sabaudia

SikhAnche il Tar dice no al tempio per i sikh a Sabaudia. A marzo il Comune ha revocato il permesso per compiere lavori in un capannone nella zona artigianale, la vicenda è diventata oggetto d’inchiesta e l’associazione Guardawara Singh Saba ha provato a ottenere la revoca dei provvedimenti comunali che hanno bloccato il cantiere facendo ricorso, ma invano. Il Tribunale amministrativo di Latina ha ora bollato il ricorso come inammissibile.
L’amministrazione comunale, dopo aver dato l’ok per una variante finalizzata alla sistemazione di uno stabile in via Ayrton Senna, ha revocato in autotutela il provvedimento, giustificando l’iniziativa con l’esecuzione di lavori difformi rispetto al progetto e soprattutto la mancata richiesta di nulla osta all’Ente Parco per la variante.
Sulla vicenda sono scattate anche le indagini dei forestali del Nipaf, che hanno portato la Procura della Repubblica ad aprire un’inchiesta a carico del presidente dell’associazione indiana Guardawara e del direttore dei lavori.