sabato 22 giugno 2013

L’USCITA DAL CAPITALISMO
di Bruno Amoroso*
intervista a Bruno Amoroso a cura della rivista AltreStorie
Fonte: rivista AltreStorie
D. L’attuale crisi è qualcosa che si poteva prevedere, oppure si è trattato di un evento i cui fattori molteplici globali lo hanno reso in qualche modo imprevedibile e conseguentemente incontrastabile? Quanto è fondata l’accusa rivolta agli economisti in genere di non aver lanciato l’allarme tempestivamente su quanto si stava preparando?
R. «La crisi finanziaria, la più grande ondata di crimine finanziario organizzato della storia umana, secondo le parole di James K. Galbraith, è stata preparata nel corso di tre decenni durante i quali la globalizzazione ha avuto il tempo di organizzarsi dispiegando tutti i suoi effetti con l’imposizione del “pensiero unico” fino al “potere unico” dell’ultimo decennio. Tra gli economisti, e non solo, è prevalsa la corsa a farsi “consiglieri del principe” sostituendo e riscrivendo i libri di testo sotto dettatura del pensiero neoliberista. Tuttavia, le analisi critiche per comprendere quanto è accaduto non sono mancate: dai contributi premonitori di James K. Galbraith, “Lo Stato Predatore”, a quelli di Paul Krugman e Joseph E. Stiglitz. In Italia le persone e i movimenti che potevano denunciare e interpretare queste tendenze hanno scelto la via opportunistica dell’”inserimento” e dell’”integrazione”, trasformando il piano di apartheid globale della globalizzazione in un’opportunità per arricchirsi nel “villaggio globale”, e interpretando i fenomeni reali della “destabilizzazione politica” e “marginalizzazione economica” come “globalizzazione dal basso” e “globalizzazione del welfare”. Si è cioè pensato di poter predicare il pacifismo portando la guerra altrove, di combattere la speculazione e il crimine “tassandoli” per ricavarne parte del dividendo, di poter costruire la “città ideale” dentro le nicchie di un contesto in sfacelo».
D. Si sente spesso sostenere che quella che stiamo vivendo rappresenti non una delle tante crisi cicliche vissute in passato, ma una crisi “sistemica o strutturale”, che può essere superata solo adottando soluzioni estranee al contesto al cui interno è maturata. È d’accordo con questa interpretazione e se sì quali azioni si sentirebbe di proporre?
R. «La crisi attuale è una crisi economica e sociale provocata dal successo della nuova struttura del processo di accumulazione capitalistico, che si è dato a partire dagli anni Settanta con la globalizzazione. Il cuore del processo è la finanza, cioè la trasfigurazione da un sistema basato sul profitto capitalistico a quello basato sull’esproprio dei redditi e la rapina delle ricchezze materiali e intellettuali. La crisi in corso non ha nulla di ciclico, diversamente dalle crisi economiche del capitalismo industriale, e troverà il suo punto di approdo in un potere assoluto coincidente con l’impoverimento di gran parte dei cittadini. Per questo l’uscita dagli effetti della crisi può avvenire solo con l’uscita dal capitalismo che oggi è quello della speculazione finanziaria e della rapina di Stato».
D. Quale ruolo hanno giocato i mercati finanziari nella costruzione dell’attuale situazione economica? In che misura sono stati causa della crisi e potrebbero contribuire a sanarla?
R. «I mercati finanziari sono le “fabbriche” che hanno sostituito quelle del fordismo industriale, la culla della rapina e dell’esproprio. Questo percorso di “finanziarizzazione” delle economie capitalistiche inizia negli anni Ottanta con la modifica della legge bancaria negli Stati uniti, ai tempi di Reagan, poi negli anni Novanta con l’introduzione di nuove regole per la finanza che hanno consentito la produzione dei derivati e titoli tossici, con Clinton, il tutto con il consolidarsi di un potere unico finanziario-militare illustrato ampiamente da James K. Galbraith. L’Europa ha seguito per imitazione le stesse politiche con le “direttive europee”, passivamente recepite anche in Italia, che hanno introdotto la banca “universale” e la liberalizzazione dei mercati finanziari. In Italia questo percorso è stato segnato dalla biografia di Mario Draghi, che bene illustra i conflitti d’interessi e le collusioni tra mondo politico e poteri finanziari. Negli anni Ottanta è direttore per l’Italia della Banca Mondiale, negli anni Novanta diventa direttore generale al Tesoro e privatizza il sistema bancario, introduce il Testo Unico del 1993 sulle banche che recepisce tutte le direttive europee, comprese quelle ben note sui derivati speculativi. Poi lascia la mano per andare a dirigere la Goldman Sachs e contribuire così a mettere a punto la “grande truffa” che esplode nel 2008, di cui non era a conoscenza come responsabile della sorveglianza in quanto governatore della Banca d’Italia. Nel mentre la “sinistra” è distratta dalla difesa dell’”autonomia” della Banca d’Italia, dalla denuncia sul conflitto d’interessi di Berlusconi contro il quale, in ogni caso, non fa nulla».
D. Che ruolo potrebbe rivestire l’Unione Europea in questo particolare passaggio storico-economico? L’euro può offrire uno scudo contro la crisi?
R. «L’euro doveva essere lo scudo, ma la sua gestione è stata affidata a chi ha messo in moto la crisi, inutile ripetere i nomi delle persone e organizzazioni, ed è quindi divenuto la camicia di forza che impedisce agli Stati e alla stessa UE di reagire e di difendersi. Il ruolo dell’Europa è possibile se negli Stati nazionali si manifestano forze popolari che si facciano carico di riprendere il percorso di “pace” e “cooperazione” che fu alla base dell’idea di Europa nel primo dopoguerra, e poi fatto deragliare prima dalla “guerra fredda” e successivamente, negli anni Novanta, dalla scelta di fare del progetto europeo un piano di “competitività” e di “guerra”. Una ricostruzione dell’Europa a partire dai popoli e dagli Stati deve assumere una forma confederale tra le quattro grandi meso-regioni europee (Paesi nordici, Europea centrale, Europa mediterranea, e Europa occidentale). Uscire dal guscio asfissiante del dominio dell’Europa occidentale e dell’alleanza atlantica è la premessa per queste nuove politiche».
D. Una delle affermazioni ricorrenti è che bisogna tagliare la spesa pubblica per creare le condizioni di base utili a contrastare e superare la crisi. Quanto è condivisibile una simile posizione? L’attuale crisi economica costringerà a sacrificare l’attuale modello di Stato sociale?
R. «La spesa pubblica non c’entra con la crisi e invece di guardare al deficit dello Stato e al debito estero si dovrebbe guardare all’occupazione e al deficit della bilancia dei pagamenti come ho spiegato nel mio libro “L’Europa oltre l’euro”. La spesa pubblica aumenta in situazioni di crisi in ragione degli stabilizzatori automatici che hanno il compito di evitare forti conseguenze sociali, ed è per questo che Keynes raccomandava al governo: “Occupatevi dell’occupazione e questa si prenderà cura del bilancio dello Stato”. Chi vuole gli stabilizzatori sociali, cioè il welfare, non intende risolvere la crisi ma scaricarne i costi in modo irresponsabile sui cittadini più deboli e i lavoratori, cioè sul 99% delle persone».
D. Cosa ha comportato e cosa comporterà per l’Europa lo spostamento del baricentro mondiale fuori dall’Occidente industrializzato?
R. «Significa che l’Europa deve ripensarsi e ritrovare il suo spirito di pace e di cooperazione con le nuove aree mondiali emergenti, lasciandosi alle spalle i vecchi mercati ricchi dell’Occidente. Insistere sul modello della guerra e della competitività significa condannarsi al suicidio e alla marginalità sia verso l’Occidente che verso l’Oriente. La cooperazione con le nuove aree in crescita non si ottiene con la competitività ma con rapporti diretti e di cooperazione tra Stati, cioè sullo scambio reale di capacità e di beni e con la messa in comune delle risorse disponibili».
D. Nel dibattito pubblico spesso si attribuisce la colpa dell’attuale stato di cose, almeno in Italia, a una classe dirigente incolta, poco lungimirante e fautrice di ripetute scelte sbagliate. Condivide questa posizione e se sì come ritiene si possano conciliare fra loro due ambiti apparentemente così distanti quali istanza politica e azione tecnico-scientifica?
R. «La classe dirigente politica e imprenditoriale che abbiamo è quella che è sopravvissuta alla guerra condotta contro il sistema italiano dagli anni Cinquanta in poi dagli Stati Uniti, Francia e Germania, e che continua oggi. Questa guerra è stata vinta finora prima con l’eliminazione fisica dei personaggi scomodi (Mattei, Olivetti ecc.), poi con la distruzione del sistema politico italiano negli anni Novanta e ancora oggi. La corruzione, esistente è la causa di questi sviluppi e di come, attraverso i fiumi di denaro riversati sui politici e sulle istituzioni, se ne è ottenuto il silenzio e la collusione alla realizzazione dei piani di costruzione del consenso su un progetto italiano ed europeo squilibrato. La reazione popolare degli ultimi anni, e espressa dalle ultime elezioni, dimostra che il limite della sopportazione è stato raggiunto, ma anche il fallimento di questi piani di destabilizzazione politica e di marginalizzazione economica del Paese».
D. Fra gli effetti della lunga crisi che stiamo vivendo vi è anche l’aumento considerevole di giovani senza lavoro, costretti a vivere in condizioni di precarietà e a fare i conti con un futuro dai contorni molto incerti. In che modo tutto ciò potrà influire sulla nostra futura società?
R. «A chi avanzava riserve critiche sulle forme dell’integrazione europea si rispondeva che queste volevano far “sprofondare” l’Italia nel Mediterraneo. Ebbene, è proprio l’adesione acritica alle strategie della globalizzazione e dell’UE che sta facendo sprofondare l’Italia nel “sottosviluppo”. Ma l’Italia è un Paese forte e le reazioni sociali e politiche che si annunciano lo dimostrano. Il successo di questa tendenza è anche la sola speranza offerta ai nostri giovani».
D. Dal suo punto di vista quando ritiene si possa immaginare un’inversione di tendenza dell’attuale dinamica recessiva? E quando ciò dovesse accadere, passato il peggio, che insegnamenti potremmo e dovremmo trarne da quanto accaduto?
R. «Questa crisi si fermerà quando i 4/5 della popolazione saranno ridotti in condizioni di povertà e marginalizzazione. Un percorso avviato ma che richiede tempo. La “ripresa” sarà una stabilizzazione e istituzionalizzazione della povertà e della dipendenza politica del Paese dai centri finanziari. Che questo possa avvenire in forma “pacifica” è da dimostrare. La vera ripresa ci può essere solo se il 99% degli esclusi riprende il controllo sulla macchina del potere politico ed economico. Le forme in cui questo avverrà, se avverrà, non saranno indolori per le vecchie classi dirigenti e per questo si oppongono con tutti gli strumenti a disposizione. La forza obiettiva di questo cambiamento dipende dal fatto che l’alternativa a una vera ripresa è lo scenario dell’implosione dell’Europa sul modello jugoslavo, a noi ben noto. La preferenza per una soluzione, anche europea, negoziata e con un cambio di indirizzo dovrebbe apparire ovvia e di buon senso, oltre che più giusta. Ma raramente l’equità e la giustizia prevalgono sugli interessi costituiti».

* Bruno Amoroso, presidente del Centro Studi Federico Caffè e collaboratore di Comune-info, è stato uno degli allievi del noto economista Federico Caffè (nel libro «La stanza rossa», per Città aperta, traccia il significato dell’avventura intellettuale e umana dell’amico e maestro). Docente presso l’Università di Roskilde (Danimarca) e quella di Hanoi (Vietnam), Amoroso è tra i promotori dell’Università del Bene Comune ed è autore di numerosi articoli e libri (tra cui «Europa e Mediterraneo. Le sfide del futuro» per Dedalo edizioni; l’ultima pubblicazione è «L’Europa oltre l’Euro», edita da Castelvecchi). Altri articoli di Amoroso sono QUI.

Allarme Corte dei Conti: "Pressione fiscale al 53%" Catricalà: "Recuperare l'evasione del canone Rai"

Allarme Corte dei Conti:
"Pressione fiscale al 53%"
Catricalà: "Recuperare
l'evasione del canone Rai"

Audizione alla Camera del presidente della Corte dei Conti. "L’economia sommersa ha dimensioni rilevanti, fino al 18% del Pil. Peggio di noi solo la Grecia". Fico, presidente della Vigilanza Rai: "Non vogliamo svendere l'azienda. Piuttosto io dico di tagliare gli F35"
Una ragioniera lavora ad un modello 730 nell'ufficio di un commercialista (Ansa)
Una ragioniera lavora ad un modello 730 nell'ufficio di un commercialista (Ansa)

Roma, 19 giugno 2013 - “Non si può pensare di offuscare con dichiarazioni il lavoro svolto insieme” mettendo “a repentaglio quello che fanno i colleghi”. Lo ha detto l’esponente del M5S e presidente della commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico che sottolinea: “Non  un fatto di diritto di critica o di opinione, ma non vedo perche’ bisogna uscire fuori e parlare contro quello che si è fatto insieme. Questo non ha nulla a che vedere con il pluralismo ma con un concetto che ha a che fare con valori piu’ alti come la lealta’”. “Davvero non conosco movimento - ha aggiunto - dove democraticamente si discute come il nostro”.
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Poi Fico ha sottolineato il suo pensiero sulla Rai: “In questo momento vendere la Rai significa svenderla e la Rai non si svende. Non si può vendere neanche un canale senza una legge seria sul conflitto di interessi e sull’antitrust”. ‘’Ho letto di stime secondo cui la vendita della Rai garantirebbe due miliardi allo Stato, ma non e’ neanche la meta’ dei soldi che abbiamo programmato di spendere per gli F35: un’assurdita’. Andrei piuttosto a tagliare gli F35 e a finanziare la Rai’’.
Fico ha annunciato che la commissione di Vigilanza Rai terrà le sue prime due audizioni congiunte martedi’ prossimo alle 20.30. Ad essere ascoltati saranno la presidente della Rai Annamaria Tarantola e il direttore generale. “Sarà data massima trasparenza alla commissione, massima visibilità alla audizione” che verrà trasmessa dal canale satellitare della Rai, sul circuito chiuso e sulla web tv. L’audizione proseguira’ fino alle 23 e se necessario verra’ aggiornata. “Ho chiesto all’ufficio di presidenza di procedere alla composizione della sottocommissione permanente di accesso”. E’ uno spazio che deve essere “assolutamente utilizzato. Ci sono gia’ molte richieste”. La formazione di questa commissione “non puo’ essere trascinata nel tempo ma va compiuta entro fine giugno”, ha aggiunto.
CORTE DEI CONTI, ALLARME EVASIONE FISCALE - La pressione fiscale effettiva "si è impennata fino al 53%",  dieci punti oltre quella "apparente". Il dato è stato fornito dal presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampolino, in audizione presso le commissione Finanze e Bilancio della Camera. "L’evasione fiscale continua a essere per il nostro paese un problema molto grave", ha spiegato, sottolineando che il fenomeno è "tra le cause delle difficoltà del sistema produttivo, dell’elevato costo del lavoro, dello squilibrio dei conti pubblici, del malessere sociale esistente". Giampaolino ha aggiunto che ci sono "divisioni su un tema come quello del contrasto all’evasione" e che la strategia di contrasto è caratterizzata da "andamento ondivaghi e contraddittori". Per sua natura, ha inoltre affermato, questo tema "dovrebbe costituire elemento di piena condivisione e concordanza".
"PEGGIO DI NOI SOLO LA GRECIA" - La Corte dei Conti, poi, sottolinea come l’economia sommersa "ha dimensioni rilevanti, fino al 18% del Pil, e colloca il nostro paese al secondo posto nella graduatoria internazionale guidata dalla Grecia". Giampaolino ha aggiunto che per quanto riguarda l’Iva resta elevata la "propensione a non dichiarare" con una sottrazione di imposta nel 2011 pari a 46 miliardi di euro. "Molto grave", ha poi affermato, resta anche l’evasione dell’Irap. Per i due tributi "il vuoto di gettito creato dall’evasione stimato dall’Agenzia delle entrate - ha concluso il presidente della Corte dei conti - ammonterebbe nel solo 2011 a 50 miliardi".
1 CONTROLLO OGNI 20 ANNI - Inoltre, a fronte di un universo di quasi 5 milioni di contribuenti che svolgono attività produttive ‘indipendenti’ e come tali a maggior rischio di evasione , il numero dei controlli approfonditi che l’Agenzia delle Entrate con l’ausilio della Gdf riesce a mettere in campo annualmente difficilmente supera i 200.000 dato che equivale ad una possibilità di controllo ogni 20 anni di attività".
CANONE RAI - Intanto il viceministro per lo sviluppo economico Antonio Catricalà è intervenuto in merito al canone Rai. "E’ all’esito del contratto di servizio. La nostra idea è di recuperare l’evasione - ha detto -. Il contratto di servizio è già scaduto, siamo in ritardo faremo mini consultazioni, sentiremo forse anche le parti sociali". Catricalà ha inoltre puntualizzato di non aver "mai parlato di vendita della Rai o cessione della concessione del servizio pubblico". "La legge attuale prevede che la concessione scada a maggio 2016. Dobbiamo pensare allo scenario immediatamente successivo", ha continuato il viceministro. "E’ necessario immaginare una consultazione pubblica di grande profilo. Non puo’ essere una scelta fatta nelle segrete stanze del ministero o della Rai - ha continuato Catricalà-. Naturalmente restano salve tutte le competenze delle commissioni parlamentari competenti, prima di tutto quella di Vigilanza". Il viceministro ha poi precisato che "sarà comunque una scelta del Parlamento e non del governo su come si attiva di nuovo la concessione e di conseguenza la convenzione. Bisogna preparare il terreno, bisogna aver fatto un’istruttoria completa e che tutti quelli che si possono esprimere, si siamo espressi".

Allarme Corte dei Conti:
"Pressione fiscale al 53%"
Catricalà: "Recuperare
l'evasione del canone Rai"

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CORTE DEI CONTI, ALLARME EVASIONE FISCALE - La pressione fiscale effettiva "si è impennata fino al 53%",  dieci punti oltre quella "apparente". Il dato è stato fornito dal presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampolino, in audizione presso le commissione Finanze e Bilancio della Camera. "L’evasione fiscale continua a essere per il nostro paese un problema molto grave", ha spiegato, sottolineando che il fenomeno è "tra le cause delle difficoltà del sistema produttivo, dell’elevato costo del lavoro, dello squilibrio dei conti pubblici, del malessere sociale esistente". Giampaolino ha aggiunto che ci sono "divisioni su un tema come quello del contrasto all’evasione" e che la strategia di contrasto è caratterizzata da "andamento ondivaghi e contraddittori". Per sua natura, ha inoltre affermato, questo tema "dovrebbe costituire elemento di piena condivisione e concordanza".
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1 CONTROLLO OGNI 20 ANNI - Inoltre, a fronte di un universo di quasi 5 milioni di contribuenti che svolgono attività produttive ‘indipendenti’ e come tali a maggior rischio di evasione , il numero dei controlli approfonditi che l’Agenzia delle Entrate con l’ausilio della Gdf riesce a mettere in campo annualmente difficilmente supera i 200.000 dato che equivale ad una possibilità di controllo ogni 20 anni di attività".
CANONE RAI - Intanto il viceministro per lo sviluppo economico Antonio Catricalà è intervenuto in merito al canone Rai. "E’ all’esito del contratto di servizio. La nostra idea è di recuperare l’evasione - ha detto -. Il contratto di servizio è già scaduto, siamo in ritardo faremo mini consultazioni, sentiremo forse anche le parti sociali". Catricalà ha inoltre puntualizzato di non aver "mai parlato di vendita della Rai o cessione della concessione del servizio pubblico". "La legge attuale prevede che la concessione scada a maggio 2016. Dobbiamo pensare allo scenario immediatamente successivo", ha continuato il viceministro. "E’ necessario immaginare una consultazione pubblica di grande profilo. Non puo’ essere una scelta fatta nelle segrete stanze del ministero o della Rai - ha continuato Catricalà-. Naturalmente restano salve tutte le competenze delle commissioni parlamentari competenti, prima di tutto quella di Vigilanza". Il viceministro ha poi precisato che "sarà comunque una scelta del Parlamento e non del governo su come si attiva di nuovo la concessione e di conseguenza la convenzione. Bisogna preparare il terreno, bisogna aver fatto un’istruttoria completa e che tutti quelli che si possono esprimere, si siamo espressi".

Terremoto in Lunigiana, notte di paura: 11 scosse Gabrielli: "Denunceremo chi procura allarme"

Terremoto in Lunigiana,
notte di paura: 11 scosse
Gabrielli: "Denunceremo
chi procura allarme"

La più alta di magnitudo 3.4. Popolazione nei rifugi della protezione civile e nelle auto

Dopo il terremoto di magnitudo 5,2, e le scosse di assestamento non si sono fermate. Nella notte sono state undici scosse, l’ultima alle 6:37 del mattino.  La popolazione della Lunigiana e della Garfagnana ha dormito fuori casa. Arrivato il capo della Protezione Civile: "L'importante è evitare il panico"
Franco Gabrielli arriva al centro operativo allestito a Fivizzano (Ansa)
Franco Gabrielli arriva al centro operativo allestito a Fivizzano (Ansa)

Roma, 22 giugno 2013 - Continua a tremare la terra nella zona della Lunigiana, in Toscana, dove nel corso della notte ci sono state undici scosse, l’ultima alle 6:37 del mattino. La scossa più forte registrata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) è stata di magnitudo 3.4 alle 3:56, con ipocentro a 10.5 km e ipocentro in prossimità dei Comuni lucchesi di Giuncugnano, Minucciano, Vagli Sotto e Piazza al Serchio, e quello massese di Casola in Lunigiana. Le altre scosse di assestamento, dopo quella di ieri di magnitudo 5.2, sono state registrate tra le 00:21 e le 6:37. (FOTO). Stamattina è arrivato in zona il Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, che ha fatto il punto della situazione e ammonito: "Denunceremo chi procura allarme".
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UNA NOTTE DI PAURA - La paura non ha abbandonato neppure durante la notte la popolazione della Lunigiana e della Garfagnana dopo la forte scossa di terremoto registrata ieri alle 12.33 di magnitudo 5.2. Moltissimi gli abitanti di Fivizzano, Casola in Lunigiana, in provincia di Massa Carrara, e Minucciano (Lucca) che hanno preferito dormire fuori casa: tanti anziani e bambini sono stati ospitati nelle strutture messe a disposizione dalla protezione civile, in particolarte scuole e palestre. Ma tantissime le famiglie che hanno preferito trascorrere la notte in auto, lontani dalle mura delle abitazioni.
ARRIVATO  GABRIELLI - Il capo dipartimento del della Protezione civile, Franco Gabrielli  è arrivato al centro operativo allestito a Fivizzano, in provincia di Massa Carrara, epicentro ieri della violenta scossa (5.2) delle 12,33.  "Stiamo procedendo, a norma di legge, per perseguire penalmente chi procura allarme, chi anche sui siti dà orari di possibili nuove scosse .- ha detto Gabrielli - Sono cose che hanno solo un profilo criminale, per creare preoccupazione nella popolazione’’.
Per Gabrielli il terremoto di magnitudo 5,2, registrato ieri con epicentro a Fivizzano, non è legato alla scossa di 3,5 registrata nella serata di sabato scorso: ‘’Qualcuno ha detto che quella scossa poteva essere premonitrice - ha ricordato Gabrielli - Ma negli ultimi otto anni ci sono stati sul territorio nazionale 635 terremoti simili e dal 1° gennaio ne abbiamo già avuti 35 di magnitudo 3,5 o superiori’ Se avessimo dovuto fare azioni preventive o evacuative avremmo un Paese in continua evacuazione’’.
Per il capo della Protezione è "molto probabile” che le scosse di terremoto in Lunigiana proseguiranno ancora nei prossimi giorni, ma l’importante è evitare il panico, e rassicurare la popolazione. "Nelle prossime ore - ha detto ancora - definiremo la quantità dei danni, anche se non si rilevano particolari criticità. Questo è un territorio preparato, si è fatta nel tempo una buona prevenzione strutturale”.

Terremoto in Lunigiana,
notte di paura: 11 scosse
Gabrielli: "Denunceremo
chi procura allarme"

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Dopo il terremoto di magnitudo 5,2, e le scosse di assestamento non si sono fermate. Nella notte sono state undici scosse, l’ultima alle 6:37 del mattino.  La popolazione della Lunigiana e della Garfagnana ha dormito fuori casa. Arrivato il capo della Protezione Civile: "L'importante è evitare il panico"
Franco Gabrielli arriva al centro operativo allestito a Fivizzano (Ansa)
Franco Gabrielli arriva al centro operativo allestito a Fivizzano (Ansa)

Roma, 22 giugno 2013 - Continua a tremare la terra nella zona della Lunigiana, in Toscana, dove nel corso della notte ci sono state undici scosse, l’ultima alle 6:37 del mattino. La scossa più forte registrata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) è stata di magnitudo 3.4 alle 3:56, con ipocentro a 10.5 km e ipocentro in prossimità dei Comuni lucchesi di Giuncugnano, Minucciano, Vagli Sotto e Piazza al Serchio, e quello massese di Casola in Lunigiana. Le altre scosse di assestamento, dopo quella di ieri di magnitudo 5.2, sono state registrate tra le 00:21 e le 6:37. (FOTO). Stamattina è arrivato in zona il Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, che ha fatto il punto della situazione e ammonito: "Denunceremo chi procura allarme".
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UNA NOTTE DI PAURA - La paura non ha abbandonato neppure durante la notte la popolazione della Lunigiana e della Garfagnana dopo la forte scossa di terremoto registrata ieri alle 12.33 di magnitudo 5.2. Moltissimi gli abitanti di Fivizzano, Casola in Lunigiana, in provincia di Massa Carrara, e Minucciano (Lucca) che hanno preferito dormire fuori casa: tanti anziani e bambini sono stati ospitati nelle strutture messe a disposizione dalla protezione civile, in particolarte scuole e palestre. Ma tantissime le famiglie che hanno preferito trascorrere la notte in auto, lontani dalle mura delle abitazioni.
ARRIVATO  GABRIELLI - Il capo dipartimento del della Protezione civile, Franco Gabrielli  è arrivato al centro operativo allestito a Fivizzano, in provincia di Massa Carrara, epicentro ieri della violenta scossa (5.2) delle 12,33.  "Stiamo procedendo, a norma di legge, per perseguire penalmente chi procura allarme, chi anche sui siti dà orari di possibili nuove scosse .- ha detto Gabrielli - Sono cose che hanno solo un profilo criminale, per creare preoccupazione nella popolazione’’.
Per Gabrielli il terremoto di magnitudo 5,2, registrato ieri con epicentro a Fivizzano, non è legato alla scossa di 3,5 registrata nella serata di sabato scorso: ‘’Qualcuno ha detto che quella scossa poteva essere premonitrice - ha ricordato Gabrielli - Ma negli ultimi otto anni ci sono stati sul territorio nazionale 635 terremoti simili e dal 1° gennaio ne abbiamo già avuti 35 di magnitudo 3,5 o superiori’ Se avessimo dovuto fare azioni preventive o evacuative avremmo un Paese in continua evacuazione’’.
Per il capo della Protezione è "molto probabile” che le scosse di terremoto in Lunigiana proseguiranno ancora nei prossimi giorni, ma l’importante è evitare il panico, e rassicurare la popolazione. "Nelle prossime ore - ha detto ancora - definiremo la quantità dei danni, anche se non si rilevano particolari criticità. Questo è un territorio preparato, si è fatta nel tempo una buona prevenzione strutturale”.

venerdì 21 giugno 2013

ARRESTATO AFFILIATO DEL CLAN MOCCIA: ERA IN AFFITTO IN UNA VILLA DEL LITORALE A TERRACINA

ARRESTATO AFFILIATO DEL CLAN MOCCIA: ERA IN AFFITTO IN UNA VILLA DEL LITORALE A TERRACINA
di Francesco Avena
Latitante da tre mesi, accusato di essere affiliato al clan camorristico dei Moccia, egemone nel nord di Napoli, aveva preso una villa in affitto per tutta l’estate e stava passando le vacanze sul litorale di Terracina. Ieri mattina i carabinieri hanno fatto irruzione in casa e lo hanno arrestato. A finire in manette Giovanni Castiello, 40 anni, sfuggito alla cattura lo scorso aprile quando i carabinieri arrestarono altre 15 persone nell’ambito dell’operazione «Titano 2». Castiello riuscì a fuggire e da quel momento i carabinieri del Nucleo Provinciale di Caserta lo hanno ricercato senza sosta in Campania e sul litorale pontino. A portare gli investigatori a casa del latitante, raggiunto da un mandato di arresto spiccato dal GIP della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sarebbe stata la cognata: seguendo i movimenti della donna i militari del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, in collaborazione con quelli della Compagnia di Terracina, sono riusciti a individuare la villa in cui il latitante abitava da qualche tempo, all’interno del residence «Lido Azzurro», sulla Pontina. Pare che avesse preso in affitto la villetta a due passi dal mare fino alla fine dell’estate. Ieri è finita la sua latitanza ed è stato rinchiuso nel carcere di Latina. Giovanni Castiello, detto «Giannino», è ritenuto un capozona del clan Moccia, egemone nei territori di Afragola, Casoria e Arzano. È accusato di associazione a delinquere, porto illegale di arma da sparo ed estorsione. «Giannino» è genero di Gennaro Tuccillo, detto «Gennaro zi’ Sant», figura di spicco del clan camorristico dei Moccia. Quando hanno fatto irruzione nella villetta, i carabinieri hanno trovato oltre a Castiello anche la cognata e i tre figli di lei. Al momento della cattura il quarantenne non ha opposto alcun tipo di resistenza ai carabinieri che lo hanno bloccato agevolmente e portato in caserma per le formalità di rito. Dopodiché è stato condotto a sirene spiegate al carcere di Latina.
IL BUEN RETIRO DELLA CAMORRA
di Francesco Avena

Giovanni «Giannino» Castiello è solo l’ultimo dei casi che riguardano presunti affiliati di camorra in vacanza sul litorale terracinese. Il precedente più celebre è quello di Gaetano «moncherino» Marino, crivellato di colpi sul lungomare Circe il 23 agosto scorso. Boss di camorra, al centro di una faida tra clan, Marino da anni trascorreva le sue vacanze a Terracina. La scorsa estate un sicario gli fece l’agguato in strada, in mezzo alla gente, alle 5 del pomeriggio, scaricandogli sul corpo una raffica di colpi di pistola. Ma di personaggi riconducibili alla malavita campana che si rifugiano da queste parti ci sono anche altri precedenti. Esponenti del clan Sacco, Licciardi e Cennamo sono passati da queste parti, si sono rifugiati a Terracina e qui sono stati fermati dalle forze dell’ordine.

CONDIZIONATORI: LE 7 REGOLE PER NON SPRECARE ENERGIA

CONDIZIONATORI: LE 7 REGOLE PER NON SPRECARE ENERGIA
di G. C.
I primi giorni di caldo ed afa hanno fatto già sentire i loro effetti. Nelle grandi città si respirava a fatica, ma anche in campagna l’umidità e il caldo non hanno dato tregua. Le soluzioni per combattere le alte temperature sono sempre le stesse: bere tanto e non uscire nelle ore più calde della giornata.
Ma anche nelle mura domestiche il caldo, talvolta, è irresistibile. L’unica soluzione è ricorrere alla tecnologia: condizionatori e ventilatori saranno amici inseparabili. E così, come ogni estate, il refrigerio avrà un costo non indifferente. Come utilizzare i condizionatori senza sprecare energia? Ecco le sette regole:
1. Se dovessimo ancora comprare un condizionatore d’aria scegliamolo efficiente, ovvero di classe energetica A.
2. Impostiamo il condizionatore in modalità “deumidificazione”: abbassando la percentuale di umidità, la stanza si rinfresca in modo naturale. Questa opzione non richiede una quantità di energia eccessiva
3. Tenete il condizionatore ad una temperatura mite, di 3-4 gradi inferiore alla temperatura esterna
4. Pulire periodicamente i filtri, che se sporchi divorano energia
5. Fare attenzione alle dispersioni di aria fredda. Quando si accende il condizionatore è bene chiudere le finestre
6. Quando il caldo non è eccessivo preferire un ventilatore

7. Non accendere il condizionatore nelle ore notturne.