mercoledì 24 febbraio 2016

LO ZUCCHERO NEI CEREALI STA AVVELENANDO I NOSTRI FIGLI

LO ZUCCHERO NEI CEREALI STA AVVELENANDO I NOSTRI FIGLI: LA TRUFFA DELLA COLAZIONE SANA
di Francesca Biagioli
Soprattutto bambini e ragazzi sono soliti apprezzare molto i cereali per la colazione, ne esistono infatti di tanti formati, colori e gusti per accontentare un po’ tutti. Si uniscono poi a latte o yogurt e il gioco è fatto. Ma si tratta di una colazione davvero sana come le pubblicità vogliono far credere?
Se avete imparato a leggere le etichette sapete già che la risposta è un secco no! Guardando al di là delle accattivanti confezioni e delle foto sopra riportate che fanno pregustare in anticipo le golose colazioni, la realtà che offrono questi prodotti è decisamente un’altra. Concentrandosi infatti sugli ingredienti si vede che i cosiddetti cereali (che del cereale ormai non hanno proprio più nulla) sono davvero troppo ricchi di zuccheri, farine raffinate, oli vegetali (spesso di palma) e aromi. In sostanza non apportano quasi nulla di buono al nostro organismo ma al contrario lo sovraccaricano di sostanze potenzialmente dannose.
Non è un caso che questi prodotti siano finiti già nel mirino di Altroconsumo per il quantitativo davvero eccessivo di zucchero che contengono. Nel 2014 l’associazione ha infatti deciso di segnalare gli spot Kellogg's all'Istituto di autodisciplina pubblicitaria in quanto riportavano notizie tendenziose circa la salubrità delle colazione a base di queste tipologie di “cereali”.
Se da una parte è vero infatti che contengono minerali utili come il ferro o vitamine (da ricordare però che si tratta di sostanze addizionate, a questo punto meglio prendere un integratore se necessario) dall’altro hanno talmente tanto zucchero che non possono essere affatto considerate sane alternative per la colazione. Una colazione equilibrata, infatti, dovrebbe evitare grossi quantitativi di zucchero che tendono ad alzare la glicemia per poi farla scendere repentinamente creando nel nostro organismo degli scompensi.
Ma andiamo a vedere nello specifico le etichette di alcuni tra i più noti e utilizzati cereali per la colazione.
MIEL POPS
Per 100 grammi:
Proteine: 8 g
Carboidrati: 76 g
di cui zuccheri: 34 g
Grassi: 3 g
Circa un terzo di una colazione a base di questi cereali è sostanzialmente zucchero! Normale avere un piccolo di insulina nel sangue e un conseguente crollo a metà mattina che porta con sé sensazione di stanchezza e nuovo desiderio di mangiare.
CORN FLAKES
100 grammi di Corn Flakes Kellogs contengono:
Proteine: 8 g
Carboidrati: 84 g
di cui zuccheri: 10 g
amido: 76 g
Grassi: 0,4 g
Rispetto al primo caso qui ci sono molti meno zuccheri ma purtroppo l'amido ha un alto indice glicemico. In particolare i Corn Flakes hanno un indice glicemico stimato in 80 (considerate che il glucosio puro è 100!). Ciò significa che aumentano la glicemia con effetti molto simili a quelli dello zucchero.
SPECIAL K
Forse almeno gli Special K saranno più sani? Per 100 grammi:
Proteine: 14 g
Carboidrati: 76 g
di cui zuccheri: 17 g
amido: 59 g
Grassi: 1,5 g
Ovviamente no, c’è un po’ meno amido ma più zucchero di quanto contengano i normali Corn Flakes. Non c’è proprio nulla di più sano in questo prodotto dunque.
ALL BRAN - bastoncini
Per 100 grammi:
Proteine: 14 g
Carboidrati: 48 g
di cui zuccheri: 17 g
Grassi: 3,5 g
Questi cereali sono apprezzati in particolare per la ricchezza di fibre che oltre ad aiutare l’intestino sono utili anche a tenere a bada la glicemia. Il problema però è che per nascondere il sapore amaro delle fibre e rendere gradevole il prodotto si aggiunge molto zucchero. Neanche in questo caso quindi si tratta di una valida scelta per chi è in cerca di una colazione sana.
Continuiamo quindi a consigliarvi, come abbiamo sempre fatto, di lasciare questi prodotti sugli scaffali del supermercato scegliendo invece delle colazioni davvero sane fatte di frutta fresca (anche sotto forma di estratti) o secca, cereali integrali in fiocchi, semi, oli vegetali di qualità, ecc. QUI trovate alcune sane alternative per iniziare bene la giornata!

ALLARME ROSSO NUCLEARE

ALLARME ROSSO NUCLEARE
di Manlio Dinucci
«Noi abbiamo bombe nucleari»: lo ha dichiarato il 19 febbraio a Russia Today l’analista politico saudita Daham al-Anzi, di fatto portavoce di Riyadh, ripetendolo su un altro canale arabo. L’Arabia Saudita aveva già dichiarato (The Independent, 30 marzo 2015) l’intenzione di acquistare armi nucleari dal Pakistan (che non aderisce al Trattato di non-proliferazione), di cui finanzia il 60% del programma nucleare militare. Ora, tramite al-Anzi, fa sapere che ha cominciato ad acquistarle due anni fa. Naturalmente, secondo Riyadh, per fronteggiare la «minaccia iraniana» in Yemen, Iraq e Siria, dove «la Russia aiuta Assad». Ossia, dove la Russia aiuta il governo siriano a liberare il paese dall’ISIS e altre formazioni terroriste, finanziate e armate dall’Arabia Saudita nel quadro della strategia USA/NATO.
Riyadh possiede oltre 250 cacciabombardieri a duplice capacità convenzionale e nucleare, forniti dagli USA e dalle potenze europee. Dal 2012 l’Arabia Saudita fa parte della «NATO Eurofighter and Tornado Management Agency», l’agenzia NATO che gestisce i caccia europei Eurofighter e Tornado, dei quali Riyadh ha acquistato dalla Gran Bretagna un numero doppio rispetto a quello dell’intera Royal Air Force. Nello stesso quadro rientra l’imminente maxi-contratto da 8 miliardi di euro – merito della ministra Pinotti, efficiente piazzista di armi – per la fornitura al Kuwait (alleato dell’Arabia Saudita) di 28 caccia Eurofighter Typhoon, costruiti dal consorzio di cui fa parte Finmeccanica insieme a industrie di Gran Bretagna, Germania e Spagna. È la più grande commessa mai ottenuta da Finmeccanica, nelle cui casse entrerà la metà degli 8 miliardi. Garantita con un finanziamento di 4 miliardi da un pool di banche, tra cui UniCredit e Intesa San-paolo, e dalla SACE del gruppo Cassa Depositi e Prestiti.
Si accelera così la riconversione armata di Finmeccanica, con risultati esaltanti per chi si arricchisce con la guerra: nel 2015 il titolo Finmeccanica ha registrato in borsa una crescita di valore del 67%. In barba al «Trattato sul commercio di armamenti», ratificato dal Parlamento nel 2013, in cui si stabilisce che «nessuno Stato Parte autorizzerà il trasferimento di armi qualora sia a conoscenza che le armi possano essere utilizzate per attacchi diretti a obiettivi o a soggetti civili, o per altri crimini di guerra». Alla denuncia che bombe fornite dall’Italia vengono usate dalle forze aeree saudite e kuwaitiane facendo strage di civili nello Yemen, la ministra Pinotti risponde: «Non facciamo diventare gli Stati che sono nostri alleati nella battaglia contro l’ISIS, i nemici, sarebbe un errore molto grave».
Sarebbe soprattutto un «errore» far sapere chi sono i «nostri alleati» sauditi e kuwaitiani: monarchie assolute dove il potere è concentrato nelle mani del sovrano e della sua cerchia familiare, dove partiti e sindacati sono proibiti; dove i lavoratori immigrati (10 milioni in Arabia Saudita, circa la metà della forza lavoro; 2 milioni su 2,9 milioni di abitanti in Kuwait) vivono in condizioni di supersfruttamento e schiavitù, dove chi rivendica i più elementari diritti umani viene impiccato o decapitato.
In queste mani l’Italia «democratica» mette cacciabombardieri capaci di trasportare bombe nucleari, sapendo che l’Arabia Saudita già le possiede e che possono essere usate anche dal Kuwait.
Alla «Conferenza di diritto internazionale umanitario», la ministra Pinotti, dopo aver sottolineato l’importanza di «rispettare le norme del diritto internazionale», ha concluso che «l’Italia, in ciò, è Paese enormemente credibile e rispettato».

Maltrattamenti negli asili, le cause di un’emergenza

Maltrattamenti negli asili, le cause di un’emergenza: tra omertà, lacune nella selezione e scarse tutele

Maltrattamenti negli asili, le cause di un’emergenza: tra omertà, lacune nella selezione e scarse tutele
Società

Nella maggior parte dei casi a denunciare sono i genitori. Molte scuole ignorano una circolare ministeriale del 2006, che permette di sospendere le maestre indagate: gli istituti aspettano che a intervenire sia la magistratura. Sotto accusa la mancanza di paletti nelle assunzioni e la legge sull'interdizione dai pubblici uffici, che in questi casi è a discrezione dei giudici. La politica, però, inizia a muoversi: si fa strada l'ipotesi di test psico attitudinali e di telecamere obbligatorie per legge
“Scotch” disse il bambino, guardando ciò che aveva in mano la maestra. Poi il silenzio. Imposto con la violenza. Tutto intercettato dalla Procura di Milano. Che fece arrestare la donna. Quella voce impaurita il procuratore Pietro Forno la ricorda ancora. E torna in mente quando si affronta il tema. Sono 65 i casi di presuntimaltrattamenti in asili nido o scuole d’infanzia raccontati dallecronache negli ultimi 7 anni. Bambini costretti a mangiare il proprio vomito, lasciati al buio, presi a gomitate, minacciati. Chi denuncia? I genitori nella maggior parte dei casi, ma non sempre. Raramente le scuole. Secondo le associazioni in difesa dell’infanzia, in Italia si fa troppo poco per prevenire gli abusi. In molti nidi e materne non ci sono controlli sulla ‘tenuta emotiva’ dei docenti. Quando si arriva poi a condannare un educatore, l’interdizione dai pubblici uffici è a discrezione del giudice. E anche se viene prevista, dopo qualche anno si può tornare in aula o farsi trasferire. I fatti recenti avvenuti a Pisa e a Pavullo (Modena), ma anche l’inchiesta sulla casa famiglia per disabili di Roma, pongono una serie di interrogativi sulla necessità di denunciare gli abusi e sulle tutele offerte da scuola, sistema giuridico e politica. Si va dalle proposte di test attitudinali per le maestre fino all’utilizzo delle telecamere negli asili.

Papa Francesco e la battaglia contro la Curia romana

Papa Francesco e la battaglia contro la Curia romana

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Vaticanista
Se c’era una cosa odiata dal cardinale Jorge Mario Bergoglio era la Curia romana. Odiata può sembrare un termine troppo forte, eppure per l’allora arcivescovo di Buenos Aires essa era sinonimo di centralismo, a scapito delle periferie della Chiesa cattolica dove batte davvero il cuore pulsante del cattolicesimo, ma soprattutto di potere e mondanità. Una Curia, per Bergoglio divenuto Francesco, “ultima corte d’Europa”, affetta da almeno “15 malattie”, come lo stesso Papa ha impietosamente e pubblicamente diagnosticato. Alla tv messicana Televisa Bergoglio ha raccontato che quando veniva a Roma da cardinale “l’ambiente dei pettegolezzi non mi piaceva. Perciò venivo e me ne andavo subito. Benedetto XVI iniziò il pontificato con una messa la mattina e nel pomeriggio io ero già sull’aereo di ritorno. Ora non mi dispiace. Qui c’è gente molto buona. Il fatto di vivere qui mi aiuta molto”.
papa francesco 675
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Nel documento programmatico del pontificato, l’esortazione apostolica Evangelii gaudium, Francesco ha scritto: “Resta chiaro che Gesù Cristo non ci vuole come principi che guardano in modo sprezzante, ma come uomini e donne del popolo. Questa non è l’opinione di un Papa né un’opzione pastorale tra altre possibili; sono indicazioni della parola di Dio così chiare, dirette ed evidenti che non hanno bisogno di interpretazioni che toglierebbero a esse forza interpellante. Viviamole ‘sine glossa’, – è l’invito del Papa - senza commenti. In tal modo sperimenteremo la gioia missionaria di condividere la vita con il popolo fedele a Dio cercando di accendere il fuoco nel cuore del mondo”.
Una nuova visione del pontificato oggetto dell’analisi degli storici della Chiesa Anna Carfora e Sergio Tanzarella nel volume Il cristiano tra potere e mondanità. 15 malattie secondo Papa Francesco, edito da Il pozzo di giacobbe. “Occorre – scrivono i due studiosi commentando il programma di rinnovamento di Bergoglio – scendere dalla condizione di superiorità che rischia di non farci sentire umani tra gli umani, scendere per vedere come vedono gli altri il mondo; solo scendendo possiamo incontrare gli altri negli occhi. Ma a questa discesa nella condizione comune della umanità che è rimasta sulla terra, che non appartiene ai vertici della società e del mondo, che non possiede una opzione preferenziale per il cielo, che non assiste mangiando pasticcini dalle terrazze alle messe di beatificazione, che non è socia del ‘Circolo della caccia’ o del ‘Nuovo circolo degli scacchi’, deve seguire l’andare incontro rompendo ogni muro e barriera, ogni distanza e giustificazione di distanza, ogni codice di separatezza”.
Ma, come sottolineano ancora i due studiosi e come ha spiegato il Papa numerose volte, più con i suoi eloquenti gesti di carità e accoglienza che con le parole, “andare incontro significa anche toccare, toccare ‘la carne sofferente degli altri’ e non mantenerci ‘a distanza dal nodo del dramma umano’, imparare ad abbracciare le persone”. La terapia che Francesco propone alla Curia e prima ancora a tutta la sua Chiesa, spiegano Carfora e Tanzarella, “è imparare a essere più umani, superando le tentazioni del potere come dominio e la sua divinizzazione e sacralizzazione, le lusinghe di una mondanità spirituale fondata sull’effimero e sul successo camuffati da esigenze ‘di risultati pastorali’, i falsi misticismi che mettono al primo posto le ritualità rispetto al primato della persona e al suo ascolto”.
Prevenire, dunque, prima che curare le malattie di una Curia romana che già San Francesco, nel Duecento, trovò arroccata sui due mali principali che da sempre sporcano il volto della Chiesa:avarizia e lussuria. Ovvero soldi e sesso, dove gli scandali finanziari e la piaga abominevole della pedofilia che anche il cattolicesimo contemporaneo purtroppo conosce troppo bene sono eredi della storia di un’istituzione lunga più di duemila anni che non è mai riuscita a vincere la lotta contro i vizi capitali. Combattimento che non è detto abbia mai voluto seriamente intraprendere. Almeno fino all’arrivo di Francesco sul trono di Pietro.

Ferrari SF16-H

Ferrari SF16-HPronta la sfidante per la stagione 2016

 
Una Ferrari tutta nuova: a partire dal concept progettuale della monoposto fino alla livrea, dove spicca quel bianco che da settimane fa discutere gli appassionati. La Scuderia di Maranello ha tolto i veli alla nuova SF16-H, questo è il nome del progetto 667, sviluppata con il chiaro obiettivo di riportare il Cavallino Rampante alla lotta per il titolo, contro una Mercedes che domina incontrastata da due stagioni.
Come cambia la Rossa. Nessuna celebrazione per pochi intimi: a Maranello hanno scelto di presentare la nuova monoposto 2015 utilizzando il web, quasi a voler dare un messaggio globale ai tifosi che hanno potuto ammirarla in tutto il mondo alla stessa ora. Rispetto alla vettura dello scorso anno, i progettisti del Cavallino hanno voluto invertire la rotta su alcuni aspetti tecnici: dal nuovo schema delle sospensioni, passando per la power unit V6 con un turbocompressore più grande, fino ad arrivare al nuovo look. L'utilizzo del bianco, infatti, oltre all’aspetto puramente visivo, permette anche di avere dei riscontri tecnici, poiché si possono risparmiare alcune centinaia di grammi sulla vettura.
Le livree della storia Ferrari. Quel bianco sulla SF16-H riporta alla mente la mitica 312T, con la quale Niki Lauda vinse il campionato 1975 dopo aver dominato la stagione, con cinque vittorie e nove pole position. Quel colore sulla livrea, però, non è sempre stato così fortunato: basti pensare al 1993, quando la Rossa non riuscì a vincere neanche una gara. Ma in pista, si sa, tutto ciò conta meno di zero.
Rivoluzione tecnica in cinque punti. Se a prima vista ci si concentra solamente sulla livrea, basta guardare bene la monoposto per capire che, in realtà, si tratta di una macchina totalmente nuova. Le aree di intervento principali sono state cinque: avantreno, sospensione anteriore, radiatore, power unit e retrotreno.
Pull-rod addio. Il muso ha un concetto nuovo rispetto all'anno scorso: è ora più alto e consente di gestire meglio i flussi sotto il corpo della vettura. Inoltre, cambia anche lo schema sospensivo: dopo quattro anni, la Ferrari abbandona il pull-rod per passare a un push-rod. Gran lavoro di restyling anche per fiancate e imbocco radiatori, per massimizzare i vantaggi di un ottimale raffreddamento della power unit.
Power unit (e dintorni). Proprio il propulsore è una delle armi nascoste della nuova Ferrari: Matteo Binotto l'ha definito il primo vero step evolutivo, per concezione, rispetto al passato. Il lavoro sulla power unit ha consentito anche una riduzione degli ingombri, che ha permesso al retrotreno di avere una linea filante, ottimizzando anche layout e peso. D.R.