venerdì 8 gennaio 2016

Parigi, spari davanti a commissariato: un uomo ucciso.

Parigi, spari davanti a commissariato: un uomo ucciso. “Marocchino di 20 anni. Addosso disegno con bandiera Isis”

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Mondo
L'uomo, pregiudicato, indossava una finta cintura esplosiva ed era armato di coltello. Si è avvicinato alla stazione di polizia al grido di Allah Akhbar ed è stato freddato. Le immagini del corpo a terra postate su Twitter
A un anno esatto dall’attentato al settimanale satirico Charlie Hebdo e quasi due mesi dopo la strage del13 novembre, Parigi torna a dover affrontare la minaccia del terrorismo. Un uomo, “un marocchino di 20 anni” pregiudicato, ha cercato di assalire il commissariato del quartiere della Goutte d’or (diciottessimo arrondissement) della capitale al grido di “Allah Akhbar” e “ha tentato di colpire un agente schierato a protezione del commissariato con diversi colpi di coltello”. A quel punto il poliziotto gli ha sparato e lo ha ucciso. Indossava una finta cintura esplosiva, era armato di coltello e aveva un pezzo di carta con disegnata la bandiera dell’Isis. Sul suo corpo è stata ritrovata anche una rivendicazione manoscritta in arabo, nella quale si parlava di un “atto per vendicare i morti in Siria” e giurava fedeltà all’autoproclamato califfo dell’Isis, Al-Baghdadi. Di fatto, già poco dopo la sparatoria, Rocco Contento, sindacalista della polizia che sul posto aveva detto che “il terrorista ha agito secondo le modalità impartite dallo Stato Islamico“. Secondo quanto emerge da fonti vicine agli inquirenti citate dalla tv Btfm, era un pregiudicato, noto alla polizia per essere stato arrestato dopo un furto commesso nel 2013 a Sainte-Maxime, nel dipartimento del Var. All’epoca si era detto senza fissa dimora e il suo nome potrebbe essere Alì.
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La dinamica – Intorno alle 12, come ha riferito il portavoce del ministero dell’Interno, ha cercato di entrare nella struttura al grido di “Allah akbar” (“Allah è grande”). Freddato da tre colpi di pistola prima che potesse usare la mannaia o l’esplosivo, non aveva documenti, ma gli inquirenti hanno raccolto il suo cellulare, utile alle indagini, e l’hanno comunque identificato. Nel 2013, secondo la tv Bfmtv, l’uomo era stato fermato per furto a Sainte-Maxime, nel dipartimento del Var. L’identificazione è avvenuta attraverso le impronte digitali, prese al momento del fermo per furto, quando l’uomo si era detto senza fissa dimora.
L’attacco ha scatenato il panico nel quartiere di Barbès, a due passi della basilica del Sacro Cuore diMontmarte, dove vivono numerosi immigrati africani. Alunni e maestri di due scuole della vicina rue de la Goutte-d’Or sono rimasti barricati fino a quando l’allarme è rientrato, con un robottino-artificiere che si avvicinava al cadavere di Alì per scongiurare un’eventuale esplosione ritardata. Il portavoce del ministero dell’Interno, che da subito si era mostrato cauto limitandosi a dire che l’uomo indossava “un dispositivo che potrebbe essere una cintura esplosiva“, ha spiegato che “secondo le prime informazioni che ci sono state riferite, l’uomo avrebbe agito da solo”.
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A diffondere per prima le immagini della sparatoria è stata la giornalista del New York Times Anna Polonyi su Twitter. In una di queste si vede il cadavere del sospetto ispezionato da un robot per verificare la presenza di esplosivo. Sul posto sono intervenuti gli artificieri. L’intero quartiere è stato chiuso dalle forze dell’ordine e due scuole sono state messe sotto protezione.

L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO E LE MORTI PREMATURE IN ITALIA

L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO E LE MORTI PREMATURE IN ITALIA
In questi giorni l’attenzione dell’opinione pubblica è richiamata dagli elevati livelli di inquinamento atmosferico nella Pianura Padana e in molti centri urbani del resto d’Italia. Lo smog non è solo un problema ambientale: danneggia fortemente la salute: 84.400 è il numero annuale delle morti premature in Italia stimato dall’Agenzia ambientale europea (59.500 per Pm 2.5, 3.300 per l’ozono, 21.600 per il biossido di azoto), mentre l’iniziativa Apheko, ricerca su 10 città (inclusa Roma), ha stimato che vivere vicino a strade trafficate sia responsabile del 15-30% di casi di asma (età: 0-17 anni) e di cardiopatia ischemia e di broncopneumopatia cronica ostruttiva (età: oltre 65 anni).
L’allarme è stato ribadito nei giorni scorsi da Giovanni Viegi, direttore dell’Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare (IBIM) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Palermo e docente di Effetti dell’inquinamento sulla salute nel corso di Laurea in Scienze Ambientali dell’Università di Pisa. Il ricercatore spiega che l’epidemiologia ambientale nell’ultimo mezzo secolo ha disegnato e condotto migliaia di studi sulla popolazione, evidenziando che l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio certo per malattie cardio-respiratorie.
“L’inquinamento atmosferico è associato a mortalità per malattie cardio-respiratorie, tumore al polmone, ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie (compresa la polmonite) e per asma, incidenza e riacutizzazione di asma, rinite allergica, sintomi respiratori (tosse, espettorato, respiro sibilante, difficoltà di respiro), riduzione della funzione respiratoria - spiega Giovanni Viegi - inoltre, causa un incremento dell’assenteismo lavorativo e scolastico, nonché la necessità di aumentare le dosi di broncodilatatori nei pazienti con patologia ostruttiva cronica. Determina quindi enormi costi socio-economici”.
Sono poi passati 10 anni da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha emanato le sue linee guida per il particolato atmosferico (Pm), l’ozono (O3), il biossido di azoto (NO2), l’anidride solforosa. Tali limiti, con l’eccezione di quello per l’ossido di azoto, sono molto più restrittivi di quelli ammessi dall’Unione Europea.
“La conseguenza è descritta nel Rapporto dell’Agenzia ambientale europea (Air quality in Europe - 2015 report), pubblicato agli inizi di dicembre in concomitanza con l’avvio della Conferenza sul clima Cop21 di Parigi. Vi è una variazione enorme tra le stime delle percentuali di esposizione della popolazione europea agli inquinanti - dice Viegi - ad esempio per le particelle inalabili (Pm10), secondo i limiti UE il 17-30% è esposto contro il 61-83% secondo i limiti OMS”.
Gli analoghi valori “per le particelle fini (Pm2.5) sono 9-14% e 87-93%, e quelli per l’ozono (inquinante tipicamente estivo) sono 14-15% e 97-98%, rispettivamente”. Le mappe presenti nel Rapporto “mostrano che la Pianura Padana e alcune grandi città italiane sono tra le zone europee più inquinate - ricorda il ricercatore - il Rapporto stima anche il numero annuale delle morti premature (cioè avvenute prima dell’età aspettata, corrispondente all’aspettativa di vita per un tale Paese, specifica per sesso) in Italia: 59.500 per Pm2.5, 3.300 per O3, 21.600 per NO2”.
In Italia, negli ultimi 25 anni sono stati condotti molti studi epidemiologici per valutare gli effetti dell’inquinamento atmosferico nei centri abitati da parte di istituzioni sanitarie, università e CNR. I risultati pubblicati sia su riviste scientifiche sia sul web sono stati concordanti con quelli degli studi condotti in altri Paesi, evidenziando la pericolosità dell''inquinamento atmosferico per la salute umana. Oltre alla partecipazione italiana a studi quali Aphea ed Escape, tra i principali studi condotti in Italia vanno citati: Misa-1, Misa-2, studio OMS delle 13 città italiane, EpiAir ed EpiAir2.
Tali studi, utilizzando statistiche sanitarie di routine e dati di monitoraggio ambientale hanno messo in relazione gli eventi sanitari acuti (mortalità, ricoveri ospedalieri) con i livelli di concentrazione degli inquinanti gassosi e particolati, oltre a contribuire agli studi succitati, hanno contribuito allo studio Sidria e condotto le indagini sui campioni di popolazione generale del Delta del Po e di Pisa e sul campione di adolescenti di Palermo, confermando gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico con questionari, spirometrie e test allergologici.
Quali possono le misure di contrasto? Secondo Viegi “la letteratura scientifica negli ultimi anni ha mostrato l’efficacia della chiusura dei centri urbani per circa due settimane al traffico privato (da 11 a 41% di riduzione di eventi asmatici acuti durante le Olimpiadi estive di Atlanta 1996 e di Pechino 2008) e l’efficacia della riduzione cronica dei livelli di concentrazione di NO2, Pm2.5 e Pm10 sui sintomi e la funzione respiratoria (indagini Sapaldia e Scarpol in Svizzera), nonché l’efficacia del bando all’uso di carbone per riscaldamento a Dublino nel 1990 (riduzione del 15% di mortalità per cause respiratorie nei sei anni successivi). Negli Stati Uniti è stato stimato che ogni decremento di 10 microgrammi/metro cubo di Pm2.5 è associato ad un aumento di 7 mesi nell’aspettativa di vita”.
Lo Stato della California ha mostrato che, con politiche adeguate di controllo delle emissioni, tra il 1994 e il 2011 è stato possibile ottenere riduzioni tra il 15 e il 54% nelle emissioni di NOx, Pm2.5 e Pm10, a fronte di un incremento del 38% del traffico veicolare e del 30% della popolazione - segnala il ricercatore Ibim Cnr – e l’OMS nel Piano di Azione 2013-2020 contro le malattie non comunicabili (le quattro principali sono: malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie croniche, diabete) ha invitato i governi ad agire per l’abbattimento dei principali fattori di rischio evitabili, tra cui l’inquinamento atmosferico.
“Per perseguire tali obiettivi, sono importanti i partenariati tra OMS, governi, istituzioni di ricerca, società scientifiche, associazioni di pazienti", ha detto Viegi. "Una tra le più attive è la Global Alliance Against Chronic Respiratory Diseases (GARD), di cui il CNR è co-fondatore: in Italia è coordinata dal Dipartimento di Prevenzione del Ministero della Salute. È inoltre essenziale investire adeguati fondi nel supporto della ricerca scientifica nel campo delle relazioni ambiente-salute”.

«PER NON MORIRE DI SMOG BISOGNA FARE SCELTE DRASTICHE»

«PER NON MORIRE DI SMOG BISOGNA FARE SCELTE DRASTICHE»
Lo dice da tantissimo tempo e lo ribadisce oggi, a fronte di livelli di inquinamento fuori controllo. Il meteorologo Luca Lombroso è per «scelte drastiche da subito».
Gli enti locali affrontano l'emergenza bloccando per un giorno, due giorni, sette giorni le auto e sollecitando i cittadini ad abbassare il riscaldamento. Per il resto si muove poco altro. Come interpreta queste misure? Quale ritiene sia il ruolo di inceneritori, emissioni industriali, emissioni da traffico veicolare al di fuori dei centri cittadini?
«L’inquinamento urbano ed anche extraurbano (non dimentichiamo che l’aria non ha confini e che in piccoli borghi di campagna l’aria non è poi così migliore che in città) dipende principalmente dal traffico e dagli impianti di riscaldamenti domestici, quindi dalla produzione di energia elettrica da fonti fossili. In parte dipende anche dalle pratiche agricole intensive e per circa il 3% dal ciclo dei rifiuti. Ci sono tante ragioni per abolire gli inceneritori, ma riguardo lo smog il primo settore dove intervenire, con provvedimenti drastici, preventivi e non curativi, è il traffico. Non dimentichiamo che l’auto non solo inquina ma anche uccide; il mio istruttore di guida mi diceva che l’auto è un’arma impropria e la patente un vero porto d’armi! E la soluzione non è sostituire le auto con auto meno inquinanti, ma ridurre drasticamente il traffico, anche le auto più moderne inquinano, serve una mobilità diversa, dolce e sostenibile. Poi un altro settore fondamentale di intervento è l’edilizia residenziale, commerciale e di servizi. Gli edifici costruiti fino a pochi anni fa sono dei veri colabrodo energetici e fonti di inquinamento. Vanno aboliti ovviamente gli sprechi, a partire dai negozi con le porte aperte d’inverno col soffio caldo e d’estate con quello freddo, ma non è solo questione di sprechi ma soprattutto di efficienza energetica. E oggi abbiamo tutti i mezzi per costruire, e ristrutturare, edifici rendendoli meno energivori. I provvedimenti attuati non sono inutili, ma insufficienti e tardivi. Non è possibile aspettare un mese di alta pressione per limitare il traffico, va fatto ai primi sintomi di alta pressione, e non solo in città ma anche nelle autostrade».
Intanto sui tg (ma solo a volte, per non preoccupare troppo gli spettatori) passano le immagini delle tragedie estemporanee, le alluvioni, i tornado, ma anche le temperature eccezionali e le siccità che stanno distruggendo intere aree del mondo. Dunque: inquinamento fuori controllo, misure inefficaci per modificare la situazione, cambiamenti climatici in atto, devastazioni. Dove sta il filo rosso che permette di leggere, se è possibile, questi accadimenti come legati tra loro?
«Colgo la domanda per chiarire due cose. La prima riguarda la Cina. Prima di criticare lo smog altrui, pensiamo a risolvere il problema a casa nostra! Peraltro in Cina non avviene altro che quello che succedeva in occidente, si pensi allo “smog di Londra” nel dicembre 1952, ma anche all’inquinamento che causava le piogge acide e altri problemi in Italia, Germania ed Europa fino agli anni 1980. Ora la situazione da noi è relativamente migliorata, questo è vero, ma non certo in modo sufficiente. Inoltre è migliorata in modo immorale. Nel senso che abbiamo spostato le produzioni più inquinanti appunto in Cina e in genere nei Paesi poveri, che producono, in fin dei conti, per soddisfare i nostri bisogni (superflui) di consumi a basso costo e per uso e getta. Riguardo gli eventi estremi che fanno notizia in questi giorni, essi dipendono dai gas serra, che non sono inquinanti diretti mentre lo smog dipende dall’inquinamento vero e proprio. C’è da dire però che agire per limitare i gas serra ha benefici enormi anche sull’inquinamento urbano, mentre non è del tutto vero il contrario. Nel senso che anche se rendiamo perfetta (cosa impossibile fisicamente) una combustione, eliminando ossidi di azoto, benzene, polveri fini, ecc., dalla combustione di prodotti petroliferi (e ancor più di carbone e anche del gas “naturale”, termine fuorviante e per nulla ecologico) si sprigionerà sempre CO2».
È reduce da Cop21. Quale il primo pensiero quando guarda fuori dalla finestra di casa e vede la cappa di smog della Pianura Padana?
«Che siamo un esempio di superamento dei limiti; i politici danno la colpa dello smog al fattore geografico e alle condizioni meteo. Ma il primo è un dato oggettivo su cui nulla possiamo fare, altro che spianare il passo del Turchino come proponeva un concorrente di Portobello. Il secondo, il fattore meteo, un aspetto contingente, una concausa che agisce sulla vera causa. Lo sviluppo della Pianura Padana non è compatibile coi limiti fisici della nostra area. Così scarichiamo i problemi, sotto forma di smog e cambiamenti climatici, sulle categorie più deboli, su altri popoli e su altre generazioni. Quanto meno fermiamoci, non dobbiamo accentuare questa situazione costruendo nuove autostrade, nuovi inceneritori e cementificando».
Qual è il primo pensiero, e non solo, quando pensa alle scelte dell'attuale governo in tema di politiche ambientali?
«Contraddittorio. A fronte di segnali nella giusta direzione, si pensi in Emilia Romagna al PAIR, Piano Aria Integrato Regionale, o alla promozione delle fonti rinnovabili che comunque ha portato a buoni risultati (fino al 40% di elettricità da fonti rinnovabili la scorsa estate nelle giornate più soleggiate e ventose), si continua a pensare a nuove autostrade e perfino a ricerche petrolifere in zone altamente antropizzate o in mare».
Stiamo attraversando o no una situazione di emergenza assoluta dalla quale non si sa come uscirà, se vivi o morti? E se sì, di quale leva c'è bisogno per "sollevare" il mondo? Come svegliarci?
«Il risultato di Parigi COP 21 è incoraggiante come segnale, insufficiente come azioni. Delle azioni mancanti, dicono le Nazioni Unite, devono farsi carico i livelli subnazionali, regioni, città, imprese e società civile. Si può fare molto, lavorando insieme e da subito. Comunque difficilmente, ritengo, rispetteremo l’obiettivo, ambizioso, di limitare il riscaldamento globale entro 2° C al 2100, praticamente impossibile stare entro i 2° C. Dunque dovremo convivere con un mondo diverso».

IL 2016 SARÀ L’ANNO DEI PONTI

IL 2016 SARÀ L’ANNO DEI PONTI: CON 7 GIORNI DI FERIE SI POTRÀ STARE A CASA UN MESE. ECCO COME

Incominciate fin da subito a tenere d’occhio il calendario perchè il 2016 sarà molto generoso con i lavoratori dipendenti.  Molte festività del prossimo anno cadranno infatti a ridosso dei weekend e programmandosi con un po’ di anticipo si potrà rimanere a casa quasi un mese con solo sette giorni di ferie.
Un esempio concreto lo abbiamo proprio con l’inizio del nuovo anno: Capodannosarà di venerdì mentre l’Epifania di mercoledì. Chiedendo due giorni di ferie,giovedì 7 e venerdì 8, sarà possibile lavorare solo due giorni dei primi diecidell’anno nuovo.
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Bisognerà poi aspettare fino a Pasqua, il 27 marzo, per avere un altro break dal lavoro, occhio però al 25 aprilefesta della Liberazione, che sarà di lunedì.
Potreste addirittura non rimpiangere il 1 maggio domenicale di questo 2016. Nel mese di giugno infatti, la festa della Repubblica cadrà di giovedì: provando a chiedere mercoledì 1 e venerdì 3 potreste quindi ottenere ben cinque giorni di vacanza.
L’estate non presenta purtroppo nessuna coincidenza fortunata. Poco male, perchè in autunno ci saranno otto ipotetici giorni per rimanere a casa. Il 1 novembrefesta di Ognissanti, è un martedì, mentre l’Immacolata8 dicembre, è un giovedì. Cercate di non farvi battere sul tempo dai vostri colleghi è in questo 2016 potrete riposare molto di più.

Schengen sotto pressione dopo il ripristino dei controlli alle frontiere di Svezia e Danimarca.

Schengen sotto pressione dopo il ripristino dei controlli alle frontiere di Svezia e Danimarca. L'Ue convoca una riunione con la Germania

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Sotto pressione. Gli accordi di Schengen che regolano la libera circolazione di merci e cittadini sul suolo europeo vivono giorni difficili. Ieri Danimarca e Svezia hanno comunicato la loro decisione di ristabilire i controlli alle frontiere in risposta al crescente flusso di migranti. Un atto che non è affatto piaciuto a Berlino: attraverso le parole di Martin Schafer, portavoce del ministero degli Esteri tedesco, la Germania ha denunciato il pericolo di vedere Schengen, considerato un caposaldo della comunità europea, fatto a pezzi da prese di posizioni unilaterali.
L'Ue ha deciso quindi di correre ai ripari: il commissario agli Affari interni e all'immigrazione Dimitris Avramopoulos ha invitato i rappresentanti dei governi di Svezia, Danimarca e Germania per "coordinare al meglio la gestione comune della pressione migratoria" per mercoledì nella capitale belga. Nella formula istituzionale usata dal portavoce dell'esecutivo di Bruxelles Margaritis Schinas emerge tutta la preoccupazione dell'Ue per i provvedimenti presi dai due paesi del nord Europa.
La Germania nell'arco di poche ore ha espresso più volte il suo disappunto. Il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier vede in pericolo la libertà di circolazione in Europa: "Spero di no, ma vedo bene il pericolo", ha risposto a una specifica domanda della Bild, che pubblica oggi una lunga intervista. "In Europa dobbiamo mirare tutti allo stesso scopo", ha aggiunto Steinmeier, "trovare una soluzione europea per il flusso di profughi e proteggere le nostre frontiere esterne dell'Ue".
"Schengen è sotto pressione. Stiamo lavorando per riportare la situazione alla normalità attraverso una serie di misure. Ma nessuno ha la bacchetta magica", ha fatto seguito il portavoce della Commissione Ue Schinas. Per la salvaguardia dell'area di libera circolazione occorre "un efficace controllo delle frontiere esterne".
Alla riunione di domani a Bruxelles sono stati invitati il ministro svedese all'Immigrazione e alla Giustizia, Morgan Johansson, la danese all'immigrazione e integrazione Inger Stojberg e il segretario di Stato agli Affari interni del governo tedesco, Ole Schroeder.
Nel frattempo, la Commissione ha avviato "un esame approfondito" sulle decisioni annunciate ieri dalla Svezia, ovvero l'introduzione di "controlli obbligatori dell'identità" di coloro che entrano nel paese attraverso "tutti i mezzi di trasporto", per verificare se tali decisioni sono coerenti con le norme europee. A una prima valutazione, ha spiegato la portavoce Tove Ernst, sembrano esserci le condizioni di una "minaccia grave alla sicurezza interna" per l'afflusso "senza precedenti" di migranti e richiedenti asilo. Tale condizione è la condizione necessaria per poter derogare al principio della libera circolazione, secondo quanto previsto dall'articolo 23 del codice Schengen.
Sempre secondo una una "prima analisi" di Bruxelles i controlli alle frontiere reintrodotti ieri dalla Danimarca sono invece in linea col codice Schengen. Tuttavia tutte le misure saranno vagliate con maggiore attenzione a Bruxelles.
Le preoccupazioni crescenti hanno trovato nuova linfa anche nelle indiscrezioni pubblicate dal Corriere della Sera secondo le quali anche l'Italia avrebbe pronto un piano per ripristinare i controlli alle frontiere con la Slovenia.
(...) la direzione Immigrazione della polizia ha predisposto un piano di intervento già consegnato al ministro Angelino Alfano. Prevede il ripristino dei controlli ai valichi terrestri e ferroviari con la Slovenia, lasciando invece libera la circolazione per quanto riguarda il traffico aereo. «Una misura straordinaria - chiariscono al Viminale - ma che diventerà operativa qualora dovessero aumentare gli ingressi e soprattutto continuare a mancare quel clima di collaborazione che era stato invece promesso nel corso dell’estate».

Donne molestate a Colonia durante il Capodanno: un caso che sta sconvolgendo la Germania

Donne molestate a Colonia durante il Capodanno: un caso che sta sconvolgendo la Germania

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Le aggressioni di Capodanno a più di 80 donne da parte di un migliaio di uomini ubriachi durante la notte di San Silvestro a Colonia scuotono la Germania, il paese europeo che più si è esposto a favore di migranti e profughi. Angela Merkel ha espresso la sua indignazione per questi vili attentati sessuali, chiedendo una risposta severa dalla legge: "Tutto il possibile deve essere fatto per identificare i colpevoli nel modo più rapido e completo possibile e per punire i colpevoli a prescindere dalla loro origine o dal loro passato", come scrive il quotidiano Spiegel Online.
La vicenda è molto delicata sia per il numero di persone aggredite in una notte di festa sia dal punto di vista politico. Alcuni testimoni riferiscono infatti che tra i molestatori sarebbero stati presenti uomini "dall’aspetto originari di regioni arabe o nordafricane". Proprio per il suo atteggiamento favorevole all'accoglienza dei rifugiati siriani, il sindaco di Colonia Henriette Reker era stata vittima di un’aggressione da parte di un disoccupato tedesco che disse di aver agito per xenofobia.
Le molestie di Capodanno stanno dunque sconvolgendo la Germania. Il timore ora è che la vicenda venga strumentalizzata da gruppi razzisti e dai politici contrari all’accoglienza dei migranti. Il deputato ed ex presidente della Commissione Interni del Bundestag, Wolfgang Bosbach (Cdu), ha chiesto l'intervento del Parlamento: "La commissione per gli affari interni del Bundestag deve discutere degli eventi a Colonia”. Bosbach punta il dito contro la gestione della piazza da parte della polizia: “Sorgono spontanee due domande abbiamo abbastanza forze dell’ordine e come è la cooperazione tra la polizia federale e la polizia regionale?”.
In queste ore intanto è in corso un summit dei vertici della polizia dopo le numerose denunce di molestie sessuali e per stupro. “A Colonia è successo qualcosa di mostruoso” è il commento del sindaco della città tedesca.
Le testimonianze - Vittime e testimoni oculari raccontano di un migliaio di uomini di origine araba e nordafricana che nella zona tra la stazione di Colonia e il duomo, in gruppi di cinque persone, accerchiavano le donne. Alcune hanno raccontato di essere state derubate, altre palpeggiate e molestate. Gli aggressori hanno impaurito non solo le donne presenti in piazza per festeggiare il Capodanno ma anche gli uomini. I presunti molestatori hanno poi cominciato a lanciare razzi e petardi tra la folla, come mostrano numerosi video.
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Alcune testimonianze sono state raccolte dal quotidiano Spiegel Online, una giovane donna ha raccontato l’arrivo nel piazzale della stazione in compagnia del fidanzato: “Poco tempo dopo essere arrivata in piazza avevo già la prima mano sul sedere". Dopo averla palpeggiata, lo sconosciuto si sarebbe dileguato tra la folla per accendere un razzo. “La gente fuggiva perché i petardi esplodevano tra le gambe. Ho chiuso gli occhi fino a quando un mio amico mi ha portata via, lontana della folla", racconta una testimone al quotidiano tedesco.
Cinque persone sono state arrestate sul posto alle prime ore di Capodanno e la polizia si aspetta che il numero di denunce aumenti nei prossimi giorni. Secondo il portale di informazione Koelner Stadt-Anzeiger, i responsabili delle aggressioni sono già noti alla polizia, a causa di frequenti furti che si verificano nella zona intorno alla stazione centrale.
I media locali riportano i timori della polizie che indaga sul fatto che le violenze potrebbero essere state organizzate. I testimoni raccontano di branchi di uomini ubriachi “a caccia” di donne. "Sono attacchi intollerabili, tutti i responsabili devono essere portati davanti alla giustizia", ha scritto il ministro della Giustizia tedesco Heiko Maas in un tweet. Episodi di aggressione alle donne durante la notte di Capodanno sono stati registrati anche in altre città tedesche: ad Amburgo, nella chiassosa via Reeperbhan, nel quartiere a luci rosse di St.Pauli, e a Stoccarda.
Le forze dell’ordine ora sono in allerta per il Carnevale. Il sindaco ha intenzione di predisporre un piano di sicurezza straordinario, dal 4 al 10 febbraio, perché la festa ogni anno richiama oltre un milione di visitatori nella città renana, durante la quale notoriamente si beve molto e ciò potrebbe contribuire a creare nuovi disordini.

domenica 27 dicembre 2015

Sanremo 2016, Carlo Conti svela i nomi dei 'big'

Sanremo 2016, Carlo Conti svela i nomi dei 'big'
1 / 21 Deborah Iurato (Ansa)
2 / 21 Giovanni Caccamo (Ansa)
3 / 21 Alessio Bernabei (Ansa)
4 / 21 Enrico Ruggeri (Ansa)
5 / 21 Arisa (Ansa)
6 / 21 Noemi (Ansa)
7 / 21 Rocco Hunt (Ansa)
8 / 21 Dear Jack (Olycom)
9 / 21 Gaetano Curreri degli Stadio (Ansa)
10 / 21 Lorenzo Fragola (Lapresse)
11 / 21 Annalisa (Ansa)
12 / 21 Irene Fornaciari (Ansa)
13 / 21 Neffa (Ansa)
14 / 21 Zero Assoluto (Ansa)
15 / 21 Dolcenera (Ansa)
16 / 21 Clementino (Ansa)
17 / 21 Patty Pravo (Ansa)
18 / 21 Valerio Scanu (Ansa)
19 / 21 Morgan con Bluvertigo (Ansa)
20 / 21 Francesca Michielin (Ansa)
21 / 21 Elio e le Storie Tese (Ansa)