martedì 12 agosto 2014

Palazzo Braschi a privati, i grillini di Terracina gridano allo scandalo

Palazzo Braschi a privati, i grillini di Terracina gridano allo scandalo

Palazzo Braschi
Palazzo Braschi
E’ stata convocata per l’11 agosto alle 10,30 la II Commissione Consiliare “Bilancio e Programmazione” presso palazzo Tescola, in cui verrà approfondita la Proposta di Delibera già programmata in Consiglio Comunale, con la massima urgenza, martedi mattina alle 10,00…
All’ ordine del giorno è la “concessione d’uso, a titolo oneroso, a soggetti privati di immobile indisponibile appartenente dell’Ente denominato Palazzo Braschi – Atto di indirizzo.”
Probabilmente contando sulla distrazione “per ferie” dei propri concittadini, Procaccini and company che fanno? Visto il dissesto, nell’ambito della valorizzazione e/o dismissione degli immobili appartenenti al patrimonio comunale disponibile e considerato che in data 22 Aprile 2014 la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici I.ME.L.S.S. ne richiedeva la concessione in uso, la Giunta comunale pensa bene di AFFITTARE quello che è un “compendio immobiliare di notevole interesse storico ed artistico e tutelato per legge e non rientrante tra quelli censiti nel patrimonio disponibile dell’Ente e quindi inalienabile”.
Noi aggiungiamo: fortunatamente “inalienabile”, perchè altrimenti ce l’avrebbero messo in VENDITA!!! Chiaramente nell’ottica di quella  seria e competente  progettualità di rivalutazione storico-culturale della nostra città tanto decantata dall’assessore Perroni!
Ciò sarà reso possibile grazie al  trasferimento degli uffici pubblici, tuttora ubicati nel Palazzo Braschi, presso l’Ufficio Direzionale Pubblico nell’ambito territoriale del Calcatore e, udite udite, al fatto che parte del compendio del palazzo è stato dichiarato agibile con certificato di agibilità per uffici comunali.
Era forse destinato a ciò il finanziamento pubblico regionale ottenuto per i lavori di Palazzo Braschi? Quale il progetto e la destinazione d’uso presentati?
E ancora… pensate sia possibile ora cambiare le carte in tavola?
Noi non lo crediamo!Allora perchè non lasciar i propri cittadini su una questione così importante per la vita culturale della nostra città? Forse perchè le proposte potrebbero non convergere con gli interessi dell’Amministrazione? Forse perchè tra i suggerimenti ci potrebbero essere  quelli più ovvi della Casa della Cultura e di un possibile spazio anche per il Centro Anziani del Centro Storico?
E perchè non si procede con un  bando pubblico per l’affidamento, così come avvenuto per la Torre degli Acso?
Inoltre, la dichiarata intenzione dell’Amministrazione “di finalizzare l’utilizzo del compendio immobiliare sopracitato, per lo svolgimento di attività accademiche di alta formazione universitaria e ricerca, attraverso procedimenti di evidenza pubblica ed affidamento in concessione onerosa a soggetto istituzionalmente riconosciuto ed in possesso dei requisiti di legge, che preveda interventi mirati all’adeguamento, alla valorizzazione e conservazione ed alla fruizione pubblica dell’immobile attraverso interventi volti al recupero delle peculiarità storico-artistiche dello stesso, già a suo tempo sottoposto ad intervento di restauro e a rischio di degrado” ci appare davvero in contraddizione con quanto predisposto dalla proposta di delibera.
Da parte nostra, ci saranno ulteriori approfondimenti ed, eventualmente, le necessarie iniziative volte a tutelare gli interessi dei Cittadini!

Brucia un capannone dell’azienda agricola dell’assessore Ricci.

Brucia un capannone dell’azienda agricola dell’assessore Ricci. Il secondo incendio in pochi anni


vigili del fuocoSembra essere di matrice dolosa l’incendio divampato ieri nell’azienda agricola sulla Migliara 41 di proprietà dell’assessore regionale all’Agricoltura, Sonia Ricci, il secondo nel giro di pochi anni.
A bruciare uno dei capannoni dell’azienda che è situata vicino a Borgo Faiti. Le forze dell’ordine sono intervenute insieme ai vigili del fuoco per stabilire le origini del rogo. Sono in corso accertamenti per stabilire con esattezza l’origine del rogo.

Aggiornamento tariffario servizio idrico, undici sindaci denunciano: “Conferenza illegittima”

Aggiornamento tariffario servizio idrico, undici sindaci denunciano: “Conferenza illegittima”

bicchiera acquaIn data odierna si è tenuta una conferenza dei sindaci in formato ridotto (solo 13 Sindaci su 38 hanno partecipato al voto finale) che aveva come unico punto all’ordine del giorno l’aggiornamento tariffario del servizio idrico. La seduta è stata convocata con modalità del tutto illegittime. La Presidenza e un ristretto numero di Sindaci, tuttavia, non hanno voluto sentire ragioni, anzi, hanno tentato goffamente di sanare con un atto ancor più illegittimo le procedure di convocazione.
Per tali motivi, pur riservandoci di opporci in tutte le sedi opportune, abbiamo deciso di non partecipare alla votazione di una seduta di fatto inesistente, pur facendo una serie puntuale e articolata di obiezioni nel merito del deliberato. In sostanza, una ristrettissima parte dei Sindaci dell’ATO (soltanto 11) hanno votato a favore di una deliberazione che scarica 44 milioni di euro sulle tasche dei cittadini, in termini di aumenti tariffari. Non solo, con lo stesso atto non hanno restituito alle comunità locali circa 46 milioni di euro.
Acqualatina, con quest’ultimo atto, dimostra di essere sempre di più una voragine senza fondo, con i conti totalmente fuori controllo, che sistematicamente vengono coperti scaricando sui Comuni e sugli utenti i disastri di più di un decennio di mala gestione.
I Sindaci o i rappresentanti dei Comuni di Aprilia, Bassiano, Cisterna, Formia, Lenola, Maenza, Pontinia, Priverno, Roccagorga, Roccasecca dei Volsci, Sezze

San Felice, violazione dei sigilli “da record”

San Felice, violazione dei sigilli “da record” a Quarto Caldo: la gallery

forestale stato slidePrima c’era solo la buca ora la piscina vista mare è stata ultimata. Siamo a San Felice Circeo, nella rinomata località Quarto Caldo in via Grotta delle Capre dove gli uomini del Corpo Forestale di Sabaudia sono tornati nuovamente per constatare all’interno di una villa la quarta violazione dei sigilli rispetto il sequestro dello scavo di una piscina avvenuto mesi fa. Nel corso del primo sopralluogo avvenuto a marzo, era stata deferita all’autorità giudiziaria M.T., classe ’41 di Roma proprietaria della villa che poi successivamente aveva chiesto in Procura l’autorizzazione per il ripristino dei luoghi. Ma poi è accaduto altro. I forestali coordinati dal vicequestore Lopez sono tornati sul posto lo scorso 25 giugno, il 14 luglio, il 23 luglio ed in ultimo il 4 agosto constatando non solo la violazione dei sigilli ma anche il progressivo completamento della piscina. Stiamo parlando di circa 14 metri di piscina per 140 tonnellate a pochi metri da una scogliera. Per questo è stata nuovamente deferita la proprietaria ed anche il custode giudiziario nonchè gli operai.

Grave incidente sull’Appia a Terracina: morta una donna

Grave incidente sull’Appia a Terracina: morta una donna

incidente terracinaAGGIORNAMENTO ore 14.33 -E’ morta all’ospedale Goretti di Latina a causa delle ferite riportate, la donna di settantotto anni, Rosa Sperlonga, rimasta ferita questa mattina in un grave incidente stradale.
AGGIORNAMENTO ore 12 – Erano da poco trascorse le 8 di stamattina quando l’Appia al chilometro 98 e 100 è stata teatro di un terribile incidente tra un furgoncino che trasportava mozzarelle e una Fiat 600 a bordo della quale si trovava una coppia di 70enni. Lo scontro ha causato conseguenze più serie alla coppia. La donna è stata sbalzata fuori dal finestrino e data la gravità delle sue condizioni è stata elitrasportata all’ospedale “Goretti” di Latina in codice rosso, mentre il marito è stato portato in ambulanza al “Fiorini” di Terracina con un politrauma.
Sul posto sono accorsi i carabinieri, i vigili del fuoco e i vigili urbani, oltre ai sanitari del 118.

lunedì 11 agosto 2014

Cadono ancora le teste ma il muro di omertà rimane intatto.

Cadono ancora le teste ma il muro di omertà rimane intatto.

Le dimissioni di Walter Di Pinto da Presidente dell'Azienda Speciale arrivate la scorsa settimana contribuiscono ad infittire le maglie già opache intorno alla gestione amministrativa dell'ente strumentale del Comune.
Le motivazioni date, relative a presunte incompatibilità con altri incarichi di lavoro, risultano per lo più generiche di fronte alla tempistica dei fatti e alle vicende che si sono susseguite in capo all'azienda negli ultimi tempi.

Nessun elemento di chiarezza è pervenuto dall'ultima riunione della Commissione Servizi Sociali tenutasi lunedì mattina. Si sperava almeno in qualche elemento conoscitivo in più anche sulla situazione finanziaria dell'azienda, ma in concreto non è emerso praticamente nulla soprattutto sullo stato dell'arte dei bilanci.

Nonostante le ormai infinite richieste affinché lo si porti in Commissione Bilancio o Servizi Sociali, del Bilancio Consuntivo dell'Azienda Speciale non se ne ha traccia.

Eppure quel bilancio è stato approvato da mesi; siamo nell'imminenza della discussione sul bilancio preventivo 2014 del Comune e oltre a non conoscere il consuntivo 2013 dell'Azienda, non abbiamo neanche quello preventivo per il 2014. Logica elementare vuole che il Comune può prevedere i trasferimenti necessari all'azienda se il previsionale dell'azienda è già nella disponibilità del Consiglio Comunale. Chi si inventa altro è semplicemente un cialtrone.

Comunque qualche vaga idea sul perché i documenti non vengono fuori noi di SEL ce l'abbiamo: forse che i conti non tornano?

In effetti sono passati quasi due anni da quando il Sindaco promise che avrebbe ripristinato al più presto l'assistenza domiciliare. 
In pratica non se n'è fatto nulla.

Forse perché con tutte le scelte scellerate da lui fatte, i soldi necessari a chi ha veramente bisogno sono stati bruciati facendo gestire in modo dissennato e fallimentare all'Azienda Speciale la manutenzione dei cimiteri di via Anxur e di Borgo Hermada?
A questo proposito sono stati assegnati all'azienda 104.000 Euro l'anno quando in precedenza per gli stessi lavori il Comune aveva indetto una gara d'appalto al costo di 224.000 Euro l'anno. Veramente un bell'affare.

Forse perché il bilancio sta letteralmente sprofondando con la gestione del parcheggio di Stella Polare?
Ricordiamo che con un ridicolo studio di fattibilità si è previsto di incassare per il solo periodo che va dal 1 Aprile al 31 Dicembre 2014 ben 406.651 Euro, a fronte del fatto che per l'intero anno 2013 sull'intero territorio Comunale si sono incassati 750.000 Euro e che nel periodo 1 Maggio al 31 Ottobre 2013 si sono ricavati dal parcheggio di Via Stella Polare soli 23.020,10 Euro.

Intanto rimangono inascolate le molte sollecitazioni di chiarimento in merito al problema della verifica della corretta applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per tutti i dipendenti e la quantificazione degli eventuali arretrati dovuti agli stessi.

Inoltre non si riesce a sapere se l'Azienda Speciale è in regola con i versamenti dei contributi ai propri dipendenti.

E allora, invece di venire in commissione a parlare ipocritamente di generico problema sullo stato di sofferenza del personale, si dica in modo chiaro quali sono i problemi concreti e si dimostri come si intende risolverli.
Certo, se i dipendenti verificano che la loro posizione contributiva è ferma al 30 Giugno 2010, qualche forte ragione di malessere è più che giustificata.

La realtà è che a qualsiasi richiesta di chiarimento gli amministratori dell'Azienda non rispondono. Eppure i mezzi per farlo ci sono. L'unica certezza infatti è che la dirigenza è arrivata a costare circa il 15% di tutti i trasferimenti che il Comune destina all'Azienda Speciale. E forse si sta intascando pure il premio di risultato per la realizzazione del programma sulla trasparenza. Una trasparenza a dir poco opaca.
E allora se provate un briciolo di rispetto per i cittadini vediamo se nel giro di una settimana siete capaci di tirare fuori uno straccio di documento.

Carissimi Direttrice Amici, Assessore Tintari, Consigliere Golfieri, Presidente Zappone, se i documenti sono pronti siamo disposti a venirli a visionare anche il giorno di Ferragosto.
Venire a raccontarci a chiacchiere, come avete fatto nell'ultima commissione, che tutto è in ordine senza mostrarci le carte ma solo perché lo dite voi, convinti che voi siete voi e gli altri non contano niente, allora vi diciamo che è tempo perso. 
Noi continueremo a denunciare la scandalosa persistenza del muro di gomma che si erge intorno all'Azienda Speciale.

Se poi arriverete a spiegarci, finalmente, come hanno fatto alcune persone reclutate come assistenti scolastici a diventare impiegati amministrativi a tempo indeterminato senza averne i titoli mentre altri sono rimasti strozzati nella soluzione a tempo determinato, offrireste un bell'esempio di onestà verso tutti i cittadini.

Se insisterete a non rispondere sarà lecito per tutti continuare a pensare male.   


Il Coordinatore del Circolo di Sinistra Ecologia e Libertà 
di Terracina
       Giuseppe   De Santis

ITALIA, CEMENTO COAST TO COAST.

ITALIA, CEMENTO COAST TO COAST. WWF: «25 ANNI DI TRASFORMAZIONE DELLE AMATE SPONDE»
Il Dossier “Cemento coast to coast: 25 anni di natura cancellata dalle più pregiate coste italiane”, presentato oggi dal WWF parla della «“Grande Bellezza” che confina col mare in 25 anni cancellata in più parti dal cemento» e, con schede sintetiche e mettendo a confronto foto satellitari, restituisce, l’immagine di un profilo fragile e bellissimo che «Pur mantenendo angoli suggestivi e intatti» è «Martoriato da tante ferite».
Il dossier analizza l’evoluzione della situazione delle regioni costiere, mettendo a confronto i dati di oggi con quelli di 25 anni fa, con il supporto di immagini tratte da Google Earth e il WWF dice che «Il quadro d’insieme è una vera e propria trasformazione metropolitana delle coste italiane». L’associazione ambientalista segnala «312 macro attività umane che hanno sottratto suolo naturale lungo le nostre “amate sponde” per far spuntare dal 1988 a oggi villaggi, residence, centri commerciali, porti, autostrade, dighe e barriere che hanno alterato il profilo e il paesaggio del nostro Paese facendo perdere biodiversità e patrimonio naturale. Un pezzo strutturale della nostra economia è stato così mangiato dal cemento, a scapito di un’offerta turistica balneare (soprattutto in aree di qualità) che coinvolge migliaia di aziende». Le “case history”, illustrate in una fotogallery regione per regione, vanno dalla cava del 2003 della Baia di Sistiana in Friuli, occupata poi da un mega villaggio turistico, alla Darsena di Castellamare di Stabia in Campania, dall’urbanizzazione della foce del Simeto in Abruzzo al porto turistico ampliato e villaggio turistico sulla foce del Basento in Basilicata.
Le regioni con le coste più cementificate sono Sicilia, Sardegna, con 95 e 91 casi rispettivamente di nuove aree costiere invaso da cemento. In Sardegna, dopo il Piano paesistico dell’ex governatore di centrosinistra Renato Soru, che prometteva di correre ai ripari dalla cementificazione selvaggia delle coste, nel 2009 sono stati annullati i vincoli aprendo a nuove edificazioni all’interno dei 300 metri dal mare. Il dossier fa gli esempi di Cardedu, «Con due villaggi turistici e un’urbanizzazione a schiera costruiti in barba al vincolo paesaggistico». In Sicilia a salvarsi sono solo le aree protette e qui il WWF fa l’esempio di Campofelice di Roccella «Dove sorge una vasta area edificata in area vincolata».
Ma è soprattutto la costa adriatica, la più urbanizzata del Mediterraneo, che, dicono al Panda «Rappresenta il 17% delle coste italiane ma dove meno del 30% del waterfront è libero da urbanizzazioni». Eppure, negli anni ’50 quasi 1.000 km sui totali 1.472 del fronte adriatico erano privi di costruzioni ed altre strutture accessorie, un paesaggio costiero oggi inimmaginabile. «Se si escludono le Marche (con solamente il 21% di costa libera) – ricorda il WWF – il Friuli era quasi alla metà, mentre Veneto, Emilia e Abruzzo sfioravano il 70%. Per Molise e Puglia la costa era per oltre l’80% totalmente libera da urbanizzazione. Tra gli anni ’50 e il 2001 la popolazione dei comuni costieri (CM) è aumentata di quasi 770.000 abitanti (poco meno del 28%), mentre, nello stesso periodo, l’aumento di popolazione in Italia è stato del 20%. In particolare in Abruzzo, Molise e Puglia le coperture urbanizzate aumentano da 8 a 10 volte, contro le 5 volte dell’Emilia o le tre volte del Veneto (sempre tenendo conto della presenza di lagune costiere in quest’ultimo caso). Gli interventi di urbanizzazione effettuati sulla costa adriatica italiana negli ultimi 50 anni denunciano una evidente carenza di programmazione e delineano un quadro piuttosto pessimistico in termini di inversione o controllo del fenomeno. I dati più rilevanti che emergono dalla ricerca sono quelli relativi alle dinamiche di crescita di circa il 400% della densità di urbanizzazione nei comuni costieri, ma in particolare del 300% nella fascia costiera dove negli anni ’50 circa i due terzi dei 1.472 km della linea di costa fossero liberi da costruzioni e altre strutture, mentre questo valore si riduce drasticamente a meno di un terzo dopo il 2000 (466 km), con una velocità media di avanzamento delle urbanizzazioni stupefacente, pari a circa 10 chilometri l’anno (poco meno di 30 m al giorno)».
Il cemento non risparmia nemmeno le aree costiere che dovrebbero essere protette: nei 78 Sic o ZPs, inclusi in Rete Natura 2000 e tutelati dalle direttive UE habitat e uccelli, il WWF ha censito 120 interventi “antropici”, compresi darsene e villaggi e conferma quanto già emerso da altri studi: «Dei circa 8.000 chilometri di coste italiane quasi il 10% sono artificiali e alterate dalla presenza di infrastrutture pesanti come porti, strutture edilizie, commerciali ed industriali che rispecchiano l’intensa urbanizzazione di questi territori in continuo aumento e dove si concentra il 30% della popolazione».
Il Panda è preoccupato: «Finora le aree protette costiere si sono rivelate ottimi strumenti per contenere questa pressione e per valorizzare correttamente i territori, ma si tratta di ambiti limitati in un sistema disordinato e non gestito. E a peggiorare le cose, il fatto che di tanta meraviglia non esista un “custode” unico visto che ad oggi nessuno sa chi realmente governi le nostre coste: la gestione è “condivisa” a livelli molto diversi (Stato, Regioni, Enti locali) con una frammentazione di competenze che ha portato spesso a sovrapposizioni, inefficienze, illegalità, e complicazioni gestionali e di controllo. Dalla legge sulla “Protezione delle bellezze naturali” del 1939, all’articolo 9 della Costituzione che tutela il paesaggio, passando per la Convenzione Ramsar sulle zone umide del 1971, senza dimenticare la Convenzione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo e la Convenzione sulla diversità biologica di Rio del 1992, non mancano certo le leggi a tutela delle coste ma nonostante questo non si sa chi le governi».
Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia, evidenzia che «in un quarto di secolo abbiamo cancellato e imprigionato, coprendole di cemento, l’incomparabile bellezza delle nostre dune sabbiose, compromesso irrimediabilmente la macchia mediterranea, i boschi costieri e le aree di riposo e ristoro, come stagni costieri e foci di fiumi, per migratori Non solo bellezza che scompare o natura cancellata, ma una ricchezza economica che sperperiamo e che solo una visione miope e scellerata può consentire. L’attenzione e la cura sono ancora più urgenti, sono scelte obbligate, se pensiamo a quanto impatto avrà il turismo nei prossimi anni sulle nostre coste: 312 milioni di presenze stimate dall’Agenzia Europea per l’Ambiente nelle sole zone costiere del Mediterraneo. Gestione integrata, uso sostenibile e attento, rinaturalizzazione dovranno essere le parole chiave del futuro, magari investendo in un lavoro di recupero e riqualificazione delle nostre coste, speculare a quello invocato da Renzo Piano per le aree periferiche delle grandi città. Se si riuscirà a fare tutto questo tra 10 anni la fotografia dallo spazio sarà meno inclemente e potremo dire di essere riusciti a salvare la nostra “Grande Bellezza” che confina col mare».

Gaetano Benedetto, direttore politiche ambientali del WWF Italia, conclude: «Si pensa che lo scempio delle coste sia legato al passato, agli anni del boom delle seconde case e della grande speculazione edilizia o del raddoppio delle concessioni demaniali del 2000: purtroppo non è così perché l’invasione del cemento non si è mai fermata. Il WWF chiede di invertire la tendenza alla cementificazione attraverso due semplici cose: estendere i vincoli paesaggistici di tutela dai 300 metri ai 1000 metri di battigia e applicare una moratoria di tutte le edificazioni lungo la fascia costiera fino all’applicazione dei nuovi piani paesaggistici, che tra l’altro, dovrebbero essere già vigenti. Non si tratta di un problema solo ambientale: salvare le coste dal cemento vuol dire salvare un pezzo strutturale della nostra economia».