martedì 22 maggio 2012

Giornata mondiale contro l'omofobia

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Giornata Mondiale contro l’Omofobia: l’Italia resta a guardare?

17 maggio 2012 Marco Grigis Immagini Action Aid

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I simboli dell'amore omosessuale. 26

CondividiSi celebra oggi la Giornata Mondiale contro l’Omofobia e la Transfobia, evento che si ripete ogni 17 maggio dal 2007 per volontà dell’Unione Europea. Un momento importante per la salvaguardia dei diritti e dei doveri della comunità LGBT, sempre più di frequente vittima di soprusi, dal bullismo alla violenza fisica.



Una giornata particolarmente sentita in questo 2012, proprio perché con forza la questione gay è entrata nell’agenda politica di molti governi, non ultimo quello statunitense con le dichiarazioni del Presidente Barack Obama, che si è detto favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ma mentre il dibattito si accende in tutto il mondo occidentale, con la stessa Europa che ha chiesto agli stati membri di creare delle norme ad hoc affinché sia garantita l’uguaglianza formale di tutti i cittadini senza discriminazioni religiose, politiche o di orientamento sessuale, l’Italia rimane a guardare.



Galleria

Le parole di Barack Obama hanno avuto di certo eco anche sullo Stivale, ma la politica sembra essere poco propensa a prendere sul serio la questione. In particolare, ha stupito l’opinione pubblica – generando fitte polemiche – la posizione di chiusura da parte del PD, con i dubbi espressi dal leader Pier Luigi Bersani, salvatosi oggi in corner con delle dichiarazioni anti-discriminazione, e dall’ex segretario Dario Franceschini. Quest’ultimo, in una recente intervista, ha sottolineato come i matrimoni gay siano in contrasto con la Costituzione, che specifica come le nozze siano fra un “uomo” e una “donna”. In realtà, la Costituzione Italiana non fa alcun riferimento al sesso dei coniugi, così come palese dall’Articolo 29:



«La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.»



Semmai, il pomo della discordia potrebbe ruotare attorno a quella “società naturale” da cui nasce una vera e propria bagarre interpretativa con la contrapposizione accesa di due schieramenti. I più conservatori, come i partiti di destra, sottolineano come “naturale” indichi un rapporto sessuale eterosessuale in senso stretto, ovvero la penetrazione vera e propria atta alla riproduzione. I fautori del matrimonio omosessuale, invece, sostengono come la parola indichi la spontaneità del nucleo sociale che si viene a creare, ovvero una società che si autogenera fra i coniugi con il supporto reciproco, senza imposizioni dall’alto. Un’interpretazione, quest’ultima, supportata anche dalla sociologia, che già dagli anni ’70 considera la famiglia non come l’unione sessuale di due individui ai fini della riproduzione, bensì un nucleo spontaneo di persone unito da un legame di parentela, aiuto, supporto, ospitalità e servizio reciproco nell’ambiente domestico.



La questione omosessuale non si esplica, tuttavia, soltanto nel tema del matrimonio. Ormai quotidiane sono le notizie di violenze, pestaggi e abusi dentro e fuori dai confini dello Stivale, con un aumento preoccupante dei suicidi fra gli adolescenti perché vittime indifese del bullismo. Lo dimostra Thomas Hammarberg, commissario europeo per i diritti dell’uomo, che proprio di recente ha pubblicato il primo studio comparato sulle condizioni della comunità LGBT nei 47 stati del Consiglio d’Europa. Una ricerca che ha dimostrato come “l’odio contro gli individui LGBT negli ultimi anni è aumentato in molti paesi”, con un triste primato dell’Italia che per ben due volte ha rigettato la legge anti-omofobia proposta da Anna Paola Concia. In definitiva, il mondo occidentale sembra evolversi, l’Italia come al solito rimane a guardare. D’altronde, l’Italia è pur sempre la nazione in cui si litiga per la parola “profilattico” utilizzata in Rai, un terreno poco fertile per stimolare discussioni pregne su argomenti più seri, quali appunto l’omofobia.



Fonti: L’Unione Sarda, Agi, Espresso



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Book festival 2012

Il Terracina Book Festival 2012 presentato al Salone del libro di Torino


DettagliCategoria: Eventi e Spettacoli Pubblicato Domenica, 20 Maggio 2012 16:23 Scritto da Redazione online .TEMI

Terracina .La terza edizione del Terracina Book Festival parte da Torino. In occasione della più grande manifestazione italiana dedicata ai libri e tenutasi al Lingotto dal 10 al 14 maggio, la Ecco Fatto! e la Prospettiva Editrice hanno presentato la kermesse letteraria davanti ad un vasto pubblico dando alcune anticipazioni. «Innanzitutto - spiega il presidente della Ecco Fatto! Massimo Lerose - le date: quest'anno il festival terracinese ci sarà a metà settembre, da venerdì 14 a domenica 16 e avrà luogo in piazza Municipio». Questa però non è l'unica novità. «Dopo il successo raccolto nei primi due anni e grazie alla collaborazione con il Comune di Terracina - spiega Andrea Giannasi di Prospettiva - il TBF cresce sempre di più. Da quest'anno il festival approfondirà i temi del giornalismo pur conservando l'attenzione alla narrativa e alla poesia». Il programma è ancora in fase di definizione ma si muoverà certamente attorno ad alcuni punti fermi come il concorso per racconti, la sfida "Poeti a duello" e le più recenti pubblicazioni degli autori locali. «Nel 2011 - spiega Simone Di Biasio, nuovo acquisto nel poker degli organizzatori - è nata la collaborazione con il dipartimento comunicazione de La Sapienza, il che rende ancor più prestigioso l'evento. Quanto alla sezione poesia è già assicurata la presenza di uno dei più grandi poeti italiani contemporanei: Davide Rondoni». «Puntiamo ad avere almeno un paio di nomi forti - conclude Irene Chinappi, responsabile della comunicazione per la Ecco Fatto e il TBF - e vi anticipo l'uscita di uno spot che vede la partecipazione di alcuni tra i più grandi personaggi dello spettacolo. Lo slogan di quest'anno è «Il cielo è...Terzo Terracina Book Festival» e agli intervistati abbiamo proprio chiesto di dirci, a bruciapelo, com'è, per loro, il cielo. Tra questi hanno risposto: Vittorio Sgarbi, Luciana Littizzetto, Fabio Volo, Nanni Moretti, Piero Chiambretti, Carlo Verdone, Dario Vergassola e Flavio Insinna. Il resto lo scoprirete presto sul canale youtube eccofatto22, sulla pagina Facebook "Terracina Book Festival 2012" e su Twitter @eccofatto oppure cercando #TBF12».



A fine maggio infine uscirà il bando per il concorso "Si scrive Terracina" per racconti brevi ambientati nella città del festival. La premiazione avverrà domenica 16 settembre. I racconti migliori che hanno partecipato all'edizione 2011 saranno raccolti nell'antologia "Si scrive Terracina" pubblicata da Prospettiva.





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Dieta dimagrante normoproteica

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Dieta dimagrante normoproteica, come farla?

20 maggio 2012 Vania Russo Action Aid

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Alimenti base della dieta normoproteica 0

CondividiLa dieta dimagrante normoproteica si basa su un menu giornaliero da 1550 calorie ed è adatta a tutte le donne che vogliono perdere peso in maniera definitiva e senza rinunciare al gusto di un buon piatto di pasta. Spesso le diete si basano su un taglio drastico dei carboidrati per avere un risultato immediato in termini di perdita di chili, ma poi a lungo andare non appena vengono reintrodotti nell’alimentazione il peso perduto si riacquista.



La dieta dimagrante normoproteica invece si basa su un apporto equilibrato di proteine (17%), grassi (26%) e anche carboidrati (57%). In questo modo si riesce a buttare giù il peso di troppo con risultati duraturi e mantenendosi in salute seguendo i dettami della nostra tipica dieta mediterranea, riconosciuta universalmente come la più sana.



Ecco come farla. La colazione è il momento in cui concentrare le riserve di energia attraverso i carboidrati presenti nei cereali, il latte scremato o in alternativa lo yogurt magro, che apportano la giusta dose di calcio e caffè o tè. Il pranzo e la cena prevedono un menu abbastanza libero purché si rispettino alcune regole di base.



Ecco lo schema settimanale: 90 grammi di pane o pasta o riso o orzo o farro o farina di mais o semola oppure 300 grammi di patate o gnocchi di patate a scelta. 1 secondo a rotazione tra 100 grammi di carne 3 volte a settimana, 120 grammi di pesce 3 volte a settimana, 100 grammi di formaggio fresco (o 50 grammi di stagionato o erborinato) 3 volte a settimana, 50 grammi di salumi sgrassati o magri (tipo bresaola, speck, prosciutto) 2 volte a settimana, 50 grammi di legumi secchi 2 volte a settimana e 2 uova 1 volta a settimana.



A questi che sono gli alimenti base attraverso cui fare il pieno di proteine, carboidrati e lipidi vanno aggiunte giornalmente frutta e verdura a piacere. Per quanto riguarda i condimenti, si devono tenere presenti le seguenti dosi giornaliere: 3 cucchiaini di miele o zucchero; 5 cucchiaini di olio extra vergine di oliva, 30 grammi di cracker o biscotti secchi o 50 grammi di pane.



Almeno per il primo mese sono banditi i dolci, mentre una volta a settimana è possibile concedersi una pizza margherita o con verdure e sostituire i cracker o biscotti secchi con un buon bicchiere di vino o birra o un bicchierino di superalcolico.



Fonte: Starbene.



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Come combattere la ritenzione idrica

21 maggio 2012 Vania Russo Guida al condominio

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Donna che controlla la propria cellulite. 0

CondividiLa ritenzione idrica è uno dei problemi più comuni tra le donne e molto spesso è indipendente dal peso. Si tratta infatti di un ristagno nei tessuti che provoca gli antiestetici cuscinetti di cellulite e gonfiore su gambe e glutei. La causa molto spesso risiede nello stress, in una vita troppo frenetica ma allo stesso tempo sedentaria che causa la degenerazione dei tessuti.



Come combattere la ritenzione idrica? La strategia d’attacco deve essere mirata su più fronti, da quello nutrizionale con la giusta attenzione ai cibi che possono favorire il drenaggio a quello più estetico con una serie di massaggi localizzati e l’aiuto di essenze e oli naturali.



La mattina è il momento in cui l’organismo è maggiormente predisposto a recepire ogni tipo di sostanza, ecco perché è utile iniziare la giornata con un decotto di barbe di mais (in erboristeria) dolcificato con miele d’arancio da gustare con gallette di riso con malto di riso o orzo.



A pranzo e cena prediligere i cibi freschi. Un tipico menu facilmente digeribile e contenente sostanze rigeneranti per i tessuti è composto da un piatto di pasta con pomodoro fresco e basilico o pesto. E per secondo una insalata mista o verdure grigliate. Al posto del caffè scegliere una tisana al limone ricca di vitamina C.



La regola dei due spuntini giornalieri a metà mattina e metà pomeriggio vale anche nella strategia anti-ritenzione idrica. L’aceto di mele può essere una valida alternativa al tè mentre la frutta deve essere sempre fresca e di stagione, ottime le fragole al limone dall’effetto drenante e disintossicante.



Per completare il programma e ottenere i migliori risultati ecco una serie di massaggi stimolanti in grado di riattivare la circolazione e sgonfiare proprio lì dove si accumulano i liquidi e le tossine. Meglio ancora se effettuati prima di coricarsi così da espletare il loro effetto benefico durante il sonno.



L’olio essenziale di melissa scioglie l’ansia, che è una delle principali cause della comparsa della cellulite, e predispone a un buon riposo notturno. Se ne possono diffondere 10 gocce nell’aria della camera da letto, prima di dormire. Se abbinato all’olio di arancio amaro, svolge un’azione snellente molto forte.



L’arancio infatti è in grado di bruciare il grasso sottocutaneo, ridona tono e vigore ai tessuti e una pelle più liscia. Diluire 15 gocce di olio essenziale di arancio amaro in 50 ml di olio di jojoba. Conservare in una bottiglietta di vetro scuro e massaggiarne poche gocce sulle zone critiche.



La sera è anche il momento migliore per togliersi lo stress di dosso grazie a un buon pediluvio da effettuare con piccioli di ciliegio alternati a maggiorana. Per un effetto drenante e sgonfiante immediato, alternare l’ammollo in acqua calda con docciature fredde soprattutto sulle caviglie e risalendo fino all’inguine.



Fonte: obiettivo benessere.



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lunedì 21 maggio 2012

Il rispetto delle regole

Questa “Amaca” di Michele Serra me l’ero persa: me l’hanno fatta ritrovare. Centratissima, spietata:” Zapping casuale (e fulminante) domenica sera. Su Rai tre, Gherardo Colombo sostiene che il vero problema del nostro Paese non è giudiziario, è culturale: la maggioranza degli italiani non capisce a che cosa servono le regole, e fino a che non lo capirà anche il più equo dei sistemi giudiziari potrà fare ben poco. Su Raidue, in quel preciso momento, Fabio Capello, uno dei più stimati allenatori italiani, a domanda risponde che Luciano Moggi è stato un eccellente dirigente sportivo (il giovane Andrea Agnelli, pochi giorni prima, aveva detto: il migliore di tutti). Neanche mezza parola sul processo per frode sportiva, sulle schede telefoniche estere regalate agli arbitri, sull’intera, complicata ma ineludibile vicenda che chiamiamo Calciopoli.Capello ha risposto, indirettamente, a Gherardo Colombo. Confermandone la tesi. Moggi è stato “il migliore di tutti” perché ha vinto moltissimo, non importa con quali mezzi, né trasmettendo quali valori al suo gruppo di lavoro. Le ombre etiche e le macchie giudiziarie sono considerate irrilevanti perché irrilevante, in fin dei conti, è il rispetto delle regole.




Per molti italiani, anche di livello (Capello lo è), le regole sono considerate, infondo, l’ultima risorsa dei deboli e degli invidiosi. (da La Repubblica del 7 febbraio).



Lucio Dalla


Il manager di Dalla conferma: «Il testamento non esiste»

di Deborah DiraniCronologia articolo5 marzo 2012

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Argomenti: Musica
Fondazione Carisbo
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Bruno Sconocchia
Aspertini
Berruti
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Benedetto Zacchiroli
Jole Faccani

..Storia dell'articoloChiudi Questo articolo è stato pubblicato il 05 marzo 2012 alle ore 13:39.



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Murales in onore di Lucio Dalla, realizzato dal writer Raffo su muro a Napoli (Olycom)

«Pensa che disastro se morissi adesso che non ho fatto testamento». Rideva Lucio Dalla poco tempo fa, parlando con un suo ex collaboratore di cosa sarebbe successo se fosse morto all'improvviso. Era scaramantico Dalla: sulla sua bara c'era un cornetto rosso, arrivato apposta da Napoli. Forse anche per questa sua caratteristica, forse perché si sentiva in forze e pieno di vita, o forse perché per lui la morte era solo l'inizio del secondo tempo: il testamento non c'è.



Lucio Dalla è morto lasciando dietro di sé un patrimonio che è impossibile stimare ma di cui si presume l'enorme valore. Solo la superficie immobiliare di via D'Azeglio 15, dove abitava: quattro piani e un seminterrato per tremila metri quadrati (di quella casa diceva orgoglioso «incomincia in Piazza Maggiore»). E poi terreni in provincia di Catania, altri in Puglia, la casa alle isole Tremiti (regalo, pare, degli abitanti dell'isola alla mamma del cantautore data in cambio dei suoi servizi di sarta, ma questa del dono forse è leggenda: la casa dove aveva anche uno studio di registrazione, no). I diritti d'autore, di cui è impossibile stabilire il valore economico perché coperti dalla privacy. E poi le opere d'arte che comperava da appssionato di arte moderna e contemporanea: Aspertini, Berruti, Kounellis, Paladino e, pare, un Klimt. Un museo di cui il cantautore andava orgoglioso e che forse avrebbe voluto allargare: giusto pochi giorni fa si era incontrato con il presidente della Fondazione Carisbo, Fabio Roversi Monaco: per avere consigli sulle opere, ma anche, probabilmente, per confrontarsi sulla realizzazione del suo ultimo progetto: la Fondazione Dalla.



fotoCon Morandi e De Gregori, l'ultimo Dalla











La carriera di Dalla





L'ultimo saluto a Lucio Dalla



videoMorto Lucio Dalla, l'esibizione a Sanremo 2012









L'anno che verrà





Lucio Dalla - Caruso



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articoli correlati4 marzo 2012 «Buon compleanno Lucio»



Lucio Dalla, oggi il grande saluto di Bologna. Sulla bara un cornetto, una rosa e una sigaretta



Il legale di Dalla: «Del testamento si parlerà da lunedì. Una fondazione per Bologna a nome di Lucio»



Vedi tutti » Ed è proprio sulla Fondazione, a cui Lucio e i suoi più stretti collaboratori stavano lavorando già da qualche tempo, che è catalizzata l'attenzione. «Per quanto ci riguarda - spiegano dalla PhD, la società del suo manager Bruno Sconocchia - la Fondazione si deve fare e si farà. Del testamento non sappiamo niente, ma la volontà di Lucio era la Fondazione e noi a questo lavoreremo». Conferme circa il proseguimento dei lavori in questo senso lo dà anche Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale del Pd e amico fraterno di Lucio Dalla: «Sì, Lucio voleva quella findazione: non era solo un progetto campato in aria. Per quanto mi risulta, anche se ora è tutto troppo recente e il dolore è ancora fresco, la Fondazione Dalla si farà».

Certo è che mancando un testamento come continuano a confermare amici del cantautore che lo conoscevano molto bene, sarà necessario un gentleman agreement tra i diretti eredi, tra cui il cugino Andrea Faccani, uno dei figli dei cinque frateli di Jole Faccani, la madre di Dalla.



Ma se questo auspicato gentleman agreement non ci sarà, sono in molti a scommettere su una guerra all'ultimo centesimo. E proprio per questo fiorire di parenti (domenica a ridosso del funerale una cugina del cantatutore ha dichiarato di averlo visto nascere in casa il 4 marzo di 69 anni prima) si complica la situazione del compagno degli ultimi 8 anni di vita di Lucio Dalla: Marco Alemanno. «Fosse stata una donna - dice a denti stretti un amico comune dei due - il problema si sarebbe posto in maniera diversa. Così sarà difficile che qualcuno gli riconosca un legame e un diritto all'eredità». L'amore, la vicinanza, il sostegno, senza un testamento non bastano. Ma probabilmente, in queste ore a Marco Alemanno, pietrificato dal dolore della perdita del compagno, non è il diritto ad ereditare a togliere la pace e il sonno.



Povera Terracina

POVERA TERRACINA, AL PEGGIO NON C’E’ MAI FINE












Questo indecente ed avvilente balletto, a cui stiamo purtroppo tutti assistendo nostro malgrado, dimostra tutto il pressappochismo, l’approssimazione, il vivere al momento, senza un’idea di sviluppo e di progettualità nel disegnare o pensare il futuro della nostra città da parte dell’intera maggioranza che governa la città.







Non è la prima volta, nonostante che siano solo pochi mesi da quando si è eletto il nuovo Consiglio Comunale, che l’attività amministrativa è bloccata dalle lacerazioni interne alla maggioranza dovute alla loro ansia di occupare poltrone. Basta vedere quanto accaduto per l’assegnazione delle presidenze delle commissioni consiliari, dove gli ultimi aggiustamenti sono di non meno di due mesi fa.







Il nostro Sindaco, che avrà pure fatto il Consigliere Comunale in passato, avrà pure fatto l’addetto stampa di un Ministro della Repubblica Italiana, avrà anche portato una truppa di ministri a Terracina per sostenerlo in campagna elettorale, avrà anche difeso la porta dei gloriosi tigrotti del Terracina calcio, ma quello che emerge dalle vicende che stiamo vivendo è che egli quale contrattualista nei confronti del Senatore Forte ha mostrato tutta la corda e la sua incapacità a reggere il confronto.







La consiliatura che stiamo vivendo è caratterizzata di SPOT, di slogan, di promesse, di apparizioni ovunque e comunque, di atti di arroganza continui in Consiglio Comunale per nascondere l’incapacità di non riuscire a mantenere il confronto con l’opposizione e con S E L in Particolare. Per questo basta vedere cosa è accaduto: Si porta continuamente all’ODG del Consiglio Comunale il punto sulle interrogazioni, ma interrogazioni in consiglio non se ne portano. E’ dal 22 Luglio scorso che stiamo aspettando che portino in consiglio l’interrogazione sul comportamento dell’ex presidente del Consiglio Comunale Patrizio Avelli, per aver nascosto al precedente Consiglio Comunale l’ordinanza della Corte dei Conti, ma benché più volte sollecitati non rispondono. Non vogliono discutere in Consiglio Comunale le mozioni presentate dalla minoranza e da S E L in particolare, e quando le portano non partecipano al dibattito e votano contro, anche quando le contraddizioni sono palesi, marcate e macroscopiche, come il regalo di decine di migliaia di EURO al mese che si stanno gentilmente erogando alla Servizi Industriali, sotto forma di sgravi contributivi a scapito delle pesanti bollette che pagano tutti i cittadini e le attività commerciali.







E guardate l’imboscata tenuta all’Azienda Speciale, come si può sperare che un’azienda interamente partecipata dal Comune possa essere amministrata bene quando l’Assessore responsabile aspira ad esserne il Direttore Generale, in presenza di un direttore che è li in quanto vincitrice di un pubblico concorso?







La doppiezza dell’Assessore Alla che da una parte, esattamente nella commissione consiliare ai servizi sociali, approva il piano programma dell’Azienda Speciale con i relativi impegni finanziari, e poi va in Giunta ed approva un trasferimento che non copre per ben 1.200.000 Euro il piano programma. Lascia che l’azienda Speciale dopo aver chiuso il 2010 in cui il Comune deve trasferire ad essa ancora 1.276.000 Euro, continui ad applicare lo stesso piano programma accumulando così altri crediti nei confronti del Comune e poi a consuntivo si comunica all’azienda Speciale che non gli danno i trasferimenti.







E’ chiaro che tutto questo è stato appositamente voluto e si ci è adoperati affinché si mettesse in crisi l’azienda Speciale, della quale noi siamo sempre stati critici, questo sia chiaro a scanso di equivoci.







Ma tutto questo congiurare, tramare a fini personali, con il solo obiettivo di accaparrarsi un posto da oltre centomila Euro l’anno di stipendio, ha fatto si che non è minimamente sfiorato alla testa di nessuno che li ci sono cento famiglie che da quel lavoro ricavano un minimo di reddito con cui sostengono le spese delle proprie famiglie. Che c’è l’orfanotrofio Gregorio Antonelli che tra l’istituzione e l’Azienda Speciale vanta un credito nei confronti del Comune di oltre 500.000 Euro e che eroga un servizio essenziale a favore di BAMBINI, ripeto BAMBINI che sono stati meno fortunati di altri e che senza quel servizio gravi sarebbero le ricadute nei loro confronti. Che ci sono persone disagiate, indigenti che hanno bisogno di assistenza in modo continuativo, famiglie che devono ricevere sussidi, contributi per i fitti delle loro abitazioni altrimenti vengono sfrattate. E della liquidazione coatta decisa dal Ministero del Tesoro della coop sociale Insieme perché a causa del mancato pagamento delle spettanze non è riuscita a pagare i propri debiti, con la conseguente richiesta alle famiglie, da parte del liquidatore di una richiesta di restituzione di migliaia di Euro.







Quante altre aziende sono destinate a saltare?







No tutto questo non solo non fa parte del dibattito politico, ma vengono assunti quali ostaggi sulla cui pelle devono essere strumentalmente portate avanti delle battaglie per l’affermazione della destinazione di una due poltrone da centinaia di migliaia di Euro all’anno di stipendio. Si è voluto andare appositamente in fretta e furia alla gestione fallimentare degli arenili e del Tempio di Giove, perché più si accumulavano fallimenti e più era facile far fuori il Direttore dell’Azienda Speciale perché bisognava liberarsi di quella persona ed appropriarsi di quello stipendio, cioè riportarlo all’interno della logica spartitoria e di lottizzazione dei posti.







Ho letto l’accorato appello della Dottoressa Francesca Gallinaro contro la chiusura dell’Azienda Speciale, deve anch’essa, però, fare un mea culpa e riconoscere i suoi errori. Come poteva pensare di andare avanti con il Comune che non erogava i trasferimenti? Come pensava di coprire i debiti che man mano si andavano accumulando? Con le assicurazioni degli amici politici del PDL? Non pensa di aver aspettato troppo tempo o che magari ora è troppo tardi per iniziare a ribellarsi? Ha capito ora che le battaglie fatte in passato da S E L erano anticipatrici di una situazione che solo adesso è venuta alla luce del sole?







Certo è che andare ad una chiusura o ad una sorta di fallimento pilotato dell’Azienda Speciale nel contesto descritto, è SEMPLICEMENTE DA IRRESPONSABILI. Ma io sono fiducioso e spero che l’intera città vi stia guardando e vi condanni per quanto di male andrete a fare nei confronti di centinaia di famiglie che, o perderanno il posto di lavoro o non saranno assistite.







L’attività amministrativa è paralizzata da queste beghe di bassa lega, il Consiglio Comunale non si convoca da un mese, in quanto non si è in grado, al momento almeno, di garantire quella unità di coalizione da parte della maggioranza, tanto decantata sino ad oggi, e che si è manifestata in passato solo mettendo veti nei confronti delle proposte dell’opposizione.







Ora c’è da capire se la lotta tra singoli Consiglieri Comunali, per l’assunzione di questo figlio o l’altro, a discapito di uno o dell’altro e le conseguenti lacerazioni che sta comportando verranno riassorbite in tempo utile, e cioè prima che arrivi nuovamente in Consiglio Comunale la discussione del bilancio preventivo stabilmente riequilibrato. Questo infatti è al vaglio del Ministero dell’Interno che deve approvarlo, ed il viaggio dei re magi fatto l’altro ieri a Roma presso detto Ministero pare che non ha dato i risultati sperati.







Infatti, come può un bilancio passare liscio al vaglio del Ministero, quando ha carenze macroscopiche ed evidenti e con l’aggravante di essere stati anche rilevati ed evidenziati dal collegio dei sindaci revisori nella loro relazione, i quali dicono:







Il piano triennale di rientro è un colabrodo e va rifatto.







I trasferimenti previsti dal Comune all’Azienda Speciale non corrispondono a quelli messi nel bilancio dell’Azienda stessa, C’è UNA DIFFERENZA DI 1.200.000 Euro circa ed invita il Comune e l’Azienda Speciale a mettersi d’accordo.







Il patto di stabilità prevede un calcolo sull’occupazione in cui vanno inclusi anche i dipendenti delle società partecipate, e nel caso specifico questo non è stato fatto, tanto che da una situazione di esuberi, si passa addirittura ad un piano triennale di assunzioni, senza logica e senza obiettivi di miglioramento della macchina amministrativa, magari sono stati individuati in virtù di titoli di studio o referenze possedute da amici o amici degli amici che sempre amici nostri sono, e che magari stanno aspettando il rispetto degli impegni assunti in campagna elettorale.







Di fronte a questo mare di guai per la città, arriva un’altra velina dell’Assessore Marcuzzi che ci dice che tutto va bene che si stanno facendo opere pubbliche e che tutto fila liscio.







Domandiamo a Marcuzzi, perché non dici alla città che i soldi stanziati dalla Regione per la ristrutturazione del Viale Circe sono sola la metà di quelli necessari e che non si sa quando arriveranno gli altri?







Ma non doveva essere già dallo scorso Novembre pronto lo spostamento del mercato settimanale da Viale Europa?







Perché non dice alla città che quando si sposterà il polo dei trasporti, sia urbano che extra urbano alla stazione, questo avverrà senza integrare la zona di nuove strade e tutto dovrà essere assorbito dalla viabilità e dai parcheggi ora esistenti, con l’aggravante che quella zona, calcatore, ogni giorno che passa va ad essere con maggiore intensità abitativa?







Come può l’attuale sistema viario, già intasato reggere il trasferimento del polo dei trasporti?







Sarebbe ora ed opportuno che qualcuno prendesse seriamente in considerazione l’idea di mandare tutti a casa.







Il Consigliere Comunale



Vittorio Marzullo