martedì 22 maggio 2012




Come combattere la ritenzione idrica

21 maggio 2012 Vania Russo Guida al condominio

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Donna che controlla la propria cellulite. 0

CondividiLa ritenzione idrica è uno dei problemi più comuni tra le donne e molto spesso è indipendente dal peso. Si tratta infatti di un ristagno nei tessuti che provoca gli antiestetici cuscinetti di cellulite e gonfiore su gambe e glutei. La causa molto spesso risiede nello stress, in una vita troppo frenetica ma allo stesso tempo sedentaria che causa la degenerazione dei tessuti.



Come combattere la ritenzione idrica? La strategia d’attacco deve essere mirata su più fronti, da quello nutrizionale con la giusta attenzione ai cibi che possono favorire il drenaggio a quello più estetico con una serie di massaggi localizzati e l’aiuto di essenze e oli naturali.



La mattina è il momento in cui l’organismo è maggiormente predisposto a recepire ogni tipo di sostanza, ecco perché è utile iniziare la giornata con un decotto di barbe di mais (in erboristeria) dolcificato con miele d’arancio da gustare con gallette di riso con malto di riso o orzo.



A pranzo e cena prediligere i cibi freschi. Un tipico menu facilmente digeribile e contenente sostanze rigeneranti per i tessuti è composto da un piatto di pasta con pomodoro fresco e basilico o pesto. E per secondo una insalata mista o verdure grigliate. Al posto del caffè scegliere una tisana al limone ricca di vitamina C.



La regola dei due spuntini giornalieri a metà mattina e metà pomeriggio vale anche nella strategia anti-ritenzione idrica. L’aceto di mele può essere una valida alternativa al tè mentre la frutta deve essere sempre fresca e di stagione, ottime le fragole al limone dall’effetto drenante e disintossicante.



Per completare il programma e ottenere i migliori risultati ecco una serie di massaggi stimolanti in grado di riattivare la circolazione e sgonfiare proprio lì dove si accumulano i liquidi e le tossine. Meglio ancora se effettuati prima di coricarsi così da espletare il loro effetto benefico durante il sonno.



L’olio essenziale di melissa scioglie l’ansia, che è una delle principali cause della comparsa della cellulite, e predispone a un buon riposo notturno. Se ne possono diffondere 10 gocce nell’aria della camera da letto, prima di dormire. Se abbinato all’olio di arancio amaro, svolge un’azione snellente molto forte.



L’arancio infatti è in grado di bruciare il grasso sottocutaneo, ridona tono e vigore ai tessuti e una pelle più liscia. Diluire 15 gocce di olio essenziale di arancio amaro in 50 ml di olio di jojoba. Conservare in una bottiglietta di vetro scuro e massaggiarne poche gocce sulle zone critiche.



La sera è anche il momento migliore per togliersi lo stress di dosso grazie a un buon pediluvio da effettuare con piccioli di ciliegio alternati a maggiorana. Per un effetto drenante e sgonfiante immediato, alternare l’ammollo in acqua calda con docciature fredde soprattutto sulle caviglie e risalendo fino all’inguine.



Fonte: obiettivo benessere.



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lunedì 21 maggio 2012

Il rispetto delle regole

Questa “Amaca” di Michele Serra me l’ero persa: me l’hanno fatta ritrovare. Centratissima, spietata:” Zapping casuale (e fulminante) domenica sera. Su Rai tre, Gherardo Colombo sostiene che il vero problema del nostro Paese non è giudiziario, è culturale: la maggioranza degli italiani non capisce a che cosa servono le regole, e fino a che non lo capirà anche il più equo dei sistemi giudiziari potrà fare ben poco. Su Raidue, in quel preciso momento, Fabio Capello, uno dei più stimati allenatori italiani, a domanda risponde che Luciano Moggi è stato un eccellente dirigente sportivo (il giovane Andrea Agnelli, pochi giorni prima, aveva detto: il migliore di tutti). Neanche mezza parola sul processo per frode sportiva, sulle schede telefoniche estere regalate agli arbitri, sull’intera, complicata ma ineludibile vicenda che chiamiamo Calciopoli.Capello ha risposto, indirettamente, a Gherardo Colombo. Confermandone la tesi. Moggi è stato “il migliore di tutti” perché ha vinto moltissimo, non importa con quali mezzi, né trasmettendo quali valori al suo gruppo di lavoro. Le ombre etiche e le macchie giudiziarie sono considerate irrilevanti perché irrilevante, in fin dei conti, è il rispetto delle regole.




Per molti italiani, anche di livello (Capello lo è), le regole sono considerate, infondo, l’ultima risorsa dei deboli e degli invidiosi. (da La Repubblica del 7 febbraio).



Lucio Dalla


Il manager di Dalla conferma: «Il testamento non esiste»

di Deborah DiraniCronologia articolo5 marzo 2012

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Argomenti: Musica
Fondazione Carisbo
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Bruno Sconocchia
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Benedetto Zacchiroli
Jole Faccani

..Storia dell'articoloChiudi Questo articolo è stato pubblicato il 05 marzo 2012 alle ore 13:39.



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Murales in onore di Lucio Dalla, realizzato dal writer Raffo su muro a Napoli (Olycom)

«Pensa che disastro se morissi adesso che non ho fatto testamento». Rideva Lucio Dalla poco tempo fa, parlando con un suo ex collaboratore di cosa sarebbe successo se fosse morto all'improvviso. Era scaramantico Dalla: sulla sua bara c'era un cornetto rosso, arrivato apposta da Napoli. Forse anche per questa sua caratteristica, forse perché si sentiva in forze e pieno di vita, o forse perché per lui la morte era solo l'inizio del secondo tempo: il testamento non c'è.



Lucio Dalla è morto lasciando dietro di sé un patrimonio che è impossibile stimare ma di cui si presume l'enorme valore. Solo la superficie immobiliare di via D'Azeglio 15, dove abitava: quattro piani e un seminterrato per tremila metri quadrati (di quella casa diceva orgoglioso «incomincia in Piazza Maggiore»). E poi terreni in provincia di Catania, altri in Puglia, la casa alle isole Tremiti (regalo, pare, degli abitanti dell'isola alla mamma del cantautore data in cambio dei suoi servizi di sarta, ma questa del dono forse è leggenda: la casa dove aveva anche uno studio di registrazione, no). I diritti d'autore, di cui è impossibile stabilire il valore economico perché coperti dalla privacy. E poi le opere d'arte che comperava da appssionato di arte moderna e contemporanea: Aspertini, Berruti, Kounellis, Paladino e, pare, un Klimt. Un museo di cui il cantautore andava orgoglioso e che forse avrebbe voluto allargare: giusto pochi giorni fa si era incontrato con il presidente della Fondazione Carisbo, Fabio Roversi Monaco: per avere consigli sulle opere, ma anche, probabilmente, per confrontarsi sulla realizzazione del suo ultimo progetto: la Fondazione Dalla.



fotoCon Morandi e De Gregori, l'ultimo Dalla











La carriera di Dalla





L'ultimo saluto a Lucio Dalla



videoMorto Lucio Dalla, l'esibizione a Sanremo 2012









L'anno che verrà





Lucio Dalla - Caruso



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Lucio Dalla, oggi il grande saluto di Bologna. Sulla bara un cornetto, una rosa e una sigaretta



Il legale di Dalla: «Del testamento si parlerà da lunedì. Una fondazione per Bologna a nome di Lucio»



Vedi tutti » Ed è proprio sulla Fondazione, a cui Lucio e i suoi più stretti collaboratori stavano lavorando già da qualche tempo, che è catalizzata l'attenzione. «Per quanto ci riguarda - spiegano dalla PhD, la società del suo manager Bruno Sconocchia - la Fondazione si deve fare e si farà. Del testamento non sappiamo niente, ma la volontà di Lucio era la Fondazione e noi a questo lavoreremo». Conferme circa il proseguimento dei lavori in questo senso lo dà anche Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale del Pd e amico fraterno di Lucio Dalla: «Sì, Lucio voleva quella findazione: non era solo un progetto campato in aria. Per quanto mi risulta, anche se ora è tutto troppo recente e il dolore è ancora fresco, la Fondazione Dalla si farà».

Certo è che mancando un testamento come continuano a confermare amici del cantautore che lo conoscevano molto bene, sarà necessario un gentleman agreement tra i diretti eredi, tra cui il cugino Andrea Faccani, uno dei figli dei cinque frateli di Jole Faccani, la madre di Dalla.



Ma se questo auspicato gentleman agreement non ci sarà, sono in molti a scommettere su una guerra all'ultimo centesimo. E proprio per questo fiorire di parenti (domenica a ridosso del funerale una cugina del cantatutore ha dichiarato di averlo visto nascere in casa il 4 marzo di 69 anni prima) si complica la situazione del compagno degli ultimi 8 anni di vita di Lucio Dalla: Marco Alemanno. «Fosse stata una donna - dice a denti stretti un amico comune dei due - il problema si sarebbe posto in maniera diversa. Così sarà difficile che qualcuno gli riconosca un legame e un diritto all'eredità». L'amore, la vicinanza, il sostegno, senza un testamento non bastano. Ma probabilmente, in queste ore a Marco Alemanno, pietrificato dal dolore della perdita del compagno, non è il diritto ad ereditare a togliere la pace e il sonno.



Povera Terracina

POVERA TERRACINA, AL PEGGIO NON C’E’ MAI FINE












Questo indecente ed avvilente balletto, a cui stiamo purtroppo tutti assistendo nostro malgrado, dimostra tutto il pressappochismo, l’approssimazione, il vivere al momento, senza un’idea di sviluppo e di progettualità nel disegnare o pensare il futuro della nostra città da parte dell’intera maggioranza che governa la città.







Non è la prima volta, nonostante che siano solo pochi mesi da quando si è eletto il nuovo Consiglio Comunale, che l’attività amministrativa è bloccata dalle lacerazioni interne alla maggioranza dovute alla loro ansia di occupare poltrone. Basta vedere quanto accaduto per l’assegnazione delle presidenze delle commissioni consiliari, dove gli ultimi aggiustamenti sono di non meno di due mesi fa.







Il nostro Sindaco, che avrà pure fatto il Consigliere Comunale in passato, avrà pure fatto l’addetto stampa di un Ministro della Repubblica Italiana, avrà anche portato una truppa di ministri a Terracina per sostenerlo in campagna elettorale, avrà anche difeso la porta dei gloriosi tigrotti del Terracina calcio, ma quello che emerge dalle vicende che stiamo vivendo è che egli quale contrattualista nei confronti del Senatore Forte ha mostrato tutta la corda e la sua incapacità a reggere il confronto.







La consiliatura che stiamo vivendo è caratterizzata di SPOT, di slogan, di promesse, di apparizioni ovunque e comunque, di atti di arroganza continui in Consiglio Comunale per nascondere l’incapacità di non riuscire a mantenere il confronto con l’opposizione e con S E L in Particolare. Per questo basta vedere cosa è accaduto: Si porta continuamente all’ODG del Consiglio Comunale il punto sulle interrogazioni, ma interrogazioni in consiglio non se ne portano. E’ dal 22 Luglio scorso che stiamo aspettando che portino in consiglio l’interrogazione sul comportamento dell’ex presidente del Consiglio Comunale Patrizio Avelli, per aver nascosto al precedente Consiglio Comunale l’ordinanza della Corte dei Conti, ma benché più volte sollecitati non rispondono. Non vogliono discutere in Consiglio Comunale le mozioni presentate dalla minoranza e da S E L in particolare, e quando le portano non partecipano al dibattito e votano contro, anche quando le contraddizioni sono palesi, marcate e macroscopiche, come il regalo di decine di migliaia di EURO al mese che si stanno gentilmente erogando alla Servizi Industriali, sotto forma di sgravi contributivi a scapito delle pesanti bollette che pagano tutti i cittadini e le attività commerciali.







E guardate l’imboscata tenuta all’Azienda Speciale, come si può sperare che un’azienda interamente partecipata dal Comune possa essere amministrata bene quando l’Assessore responsabile aspira ad esserne il Direttore Generale, in presenza di un direttore che è li in quanto vincitrice di un pubblico concorso?







La doppiezza dell’Assessore Alla che da una parte, esattamente nella commissione consiliare ai servizi sociali, approva il piano programma dell’Azienda Speciale con i relativi impegni finanziari, e poi va in Giunta ed approva un trasferimento che non copre per ben 1.200.000 Euro il piano programma. Lascia che l’azienda Speciale dopo aver chiuso il 2010 in cui il Comune deve trasferire ad essa ancora 1.276.000 Euro, continui ad applicare lo stesso piano programma accumulando così altri crediti nei confronti del Comune e poi a consuntivo si comunica all’azienda Speciale che non gli danno i trasferimenti.







E’ chiaro che tutto questo è stato appositamente voluto e si ci è adoperati affinché si mettesse in crisi l’azienda Speciale, della quale noi siamo sempre stati critici, questo sia chiaro a scanso di equivoci.







Ma tutto questo congiurare, tramare a fini personali, con il solo obiettivo di accaparrarsi un posto da oltre centomila Euro l’anno di stipendio, ha fatto si che non è minimamente sfiorato alla testa di nessuno che li ci sono cento famiglie che da quel lavoro ricavano un minimo di reddito con cui sostengono le spese delle proprie famiglie. Che c’è l’orfanotrofio Gregorio Antonelli che tra l’istituzione e l’Azienda Speciale vanta un credito nei confronti del Comune di oltre 500.000 Euro e che eroga un servizio essenziale a favore di BAMBINI, ripeto BAMBINI che sono stati meno fortunati di altri e che senza quel servizio gravi sarebbero le ricadute nei loro confronti. Che ci sono persone disagiate, indigenti che hanno bisogno di assistenza in modo continuativo, famiglie che devono ricevere sussidi, contributi per i fitti delle loro abitazioni altrimenti vengono sfrattate. E della liquidazione coatta decisa dal Ministero del Tesoro della coop sociale Insieme perché a causa del mancato pagamento delle spettanze non è riuscita a pagare i propri debiti, con la conseguente richiesta alle famiglie, da parte del liquidatore di una richiesta di restituzione di migliaia di Euro.







Quante altre aziende sono destinate a saltare?







No tutto questo non solo non fa parte del dibattito politico, ma vengono assunti quali ostaggi sulla cui pelle devono essere strumentalmente portate avanti delle battaglie per l’affermazione della destinazione di una due poltrone da centinaia di migliaia di Euro all’anno di stipendio. Si è voluto andare appositamente in fretta e furia alla gestione fallimentare degli arenili e del Tempio di Giove, perché più si accumulavano fallimenti e più era facile far fuori il Direttore dell’Azienda Speciale perché bisognava liberarsi di quella persona ed appropriarsi di quello stipendio, cioè riportarlo all’interno della logica spartitoria e di lottizzazione dei posti.







Ho letto l’accorato appello della Dottoressa Francesca Gallinaro contro la chiusura dell’Azienda Speciale, deve anch’essa, però, fare un mea culpa e riconoscere i suoi errori. Come poteva pensare di andare avanti con il Comune che non erogava i trasferimenti? Come pensava di coprire i debiti che man mano si andavano accumulando? Con le assicurazioni degli amici politici del PDL? Non pensa di aver aspettato troppo tempo o che magari ora è troppo tardi per iniziare a ribellarsi? Ha capito ora che le battaglie fatte in passato da S E L erano anticipatrici di una situazione che solo adesso è venuta alla luce del sole?







Certo è che andare ad una chiusura o ad una sorta di fallimento pilotato dell’Azienda Speciale nel contesto descritto, è SEMPLICEMENTE DA IRRESPONSABILI. Ma io sono fiducioso e spero che l’intera città vi stia guardando e vi condanni per quanto di male andrete a fare nei confronti di centinaia di famiglie che, o perderanno il posto di lavoro o non saranno assistite.







L’attività amministrativa è paralizzata da queste beghe di bassa lega, il Consiglio Comunale non si convoca da un mese, in quanto non si è in grado, al momento almeno, di garantire quella unità di coalizione da parte della maggioranza, tanto decantata sino ad oggi, e che si è manifestata in passato solo mettendo veti nei confronti delle proposte dell’opposizione.







Ora c’è da capire se la lotta tra singoli Consiglieri Comunali, per l’assunzione di questo figlio o l’altro, a discapito di uno o dell’altro e le conseguenti lacerazioni che sta comportando verranno riassorbite in tempo utile, e cioè prima che arrivi nuovamente in Consiglio Comunale la discussione del bilancio preventivo stabilmente riequilibrato. Questo infatti è al vaglio del Ministero dell’Interno che deve approvarlo, ed il viaggio dei re magi fatto l’altro ieri a Roma presso detto Ministero pare che non ha dato i risultati sperati.







Infatti, come può un bilancio passare liscio al vaglio del Ministero, quando ha carenze macroscopiche ed evidenti e con l’aggravante di essere stati anche rilevati ed evidenziati dal collegio dei sindaci revisori nella loro relazione, i quali dicono:







Il piano triennale di rientro è un colabrodo e va rifatto.







I trasferimenti previsti dal Comune all’Azienda Speciale non corrispondono a quelli messi nel bilancio dell’Azienda stessa, C’è UNA DIFFERENZA DI 1.200.000 Euro circa ed invita il Comune e l’Azienda Speciale a mettersi d’accordo.







Il patto di stabilità prevede un calcolo sull’occupazione in cui vanno inclusi anche i dipendenti delle società partecipate, e nel caso specifico questo non è stato fatto, tanto che da una situazione di esuberi, si passa addirittura ad un piano triennale di assunzioni, senza logica e senza obiettivi di miglioramento della macchina amministrativa, magari sono stati individuati in virtù di titoli di studio o referenze possedute da amici o amici degli amici che sempre amici nostri sono, e che magari stanno aspettando il rispetto degli impegni assunti in campagna elettorale.







Di fronte a questo mare di guai per la città, arriva un’altra velina dell’Assessore Marcuzzi che ci dice che tutto va bene che si stanno facendo opere pubbliche e che tutto fila liscio.







Domandiamo a Marcuzzi, perché non dici alla città che i soldi stanziati dalla Regione per la ristrutturazione del Viale Circe sono sola la metà di quelli necessari e che non si sa quando arriveranno gli altri?







Ma non doveva essere già dallo scorso Novembre pronto lo spostamento del mercato settimanale da Viale Europa?







Perché non dice alla città che quando si sposterà il polo dei trasporti, sia urbano che extra urbano alla stazione, questo avverrà senza integrare la zona di nuove strade e tutto dovrà essere assorbito dalla viabilità e dai parcheggi ora esistenti, con l’aggravante che quella zona, calcatore, ogni giorno che passa va ad essere con maggiore intensità abitativa?







Come può l’attuale sistema viario, già intasato reggere il trasferimento del polo dei trasporti?







Sarebbe ora ed opportuno che qualcuno prendesse seriamente in considerazione l’idea di mandare tutti a casa.







Il Consigliere Comunale



Vittorio Marzullo

Pompieri

Acciughe marinate

Acciughe Marinate


Ricetta inviata da dankan il 22/08/2007



In effetti sarebbe un antipastino molto appetitoso, ma sono talmente buone che a casa mia i miei figli quando arrivano a qualsiasi ora per prima cosa aprono il frigo, e se non le trovano e... le acciugheeeee! dove sonoooo!



DifficoltàFacile

Ingredienti per 4 porzioni◦1 kg. di acciughe freschissime belle grandi

◦4 cipolle medie (io uso le rosse perché più gustose)

◦olio

◦aceto

◦farina di grano duro o meglio ancora di kamut

PreparazionePulisco le acciughe, levando la testa e le interiora, le lavo, le distendo su di una salvietta e le asciugo delicatamente.



Ora le infarino e le friggo in abbondante olio di semi di arachide e le scolo su carta da cucina.



Pulisco le cipolle, le taglio sottilissime e le faccio dorare in una padella con dell'olio, quando si sono un poco appassite le copro con un bel bicchiere d'aceto bianco e le porto a cottura.



In una terrina distendo a strati le acciughe fritte alternandole a cucchiaiate di puccin di cipolla, olio, aceto, fino a esaurimento degli ingredienti; unisco una foglia di alloro e le copro con un piattino più piccolo della terrina, con un peso sopra (l'aceto deve coprirle bene, eventualmente aggiungerne altro) e porre in frigo.



Più stanno lì più buone diventano!



Sviluppo e Lavoro

Lo sviluppo nasce dal lavoro per il bene comune


di Bruno ForteCronologia articolo20 maggio 2012

Storia dell'articolo

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Questo articolo è stato pubblicato il 20 maggio 2012 alle ore 13:39.

L'ultima modifica è del 20 maggio 2012 alle ore 13:58.

Accedi a My Non nascondo di far fatica a comprendere la contrapposizione che qualcuno intende marcare fra una fase di rigore e una di crescita nell'agenda dell'attuale governo del Paese: ciò che mi sembra chiaro è che nessuna crescita ci potrà essere senza mettere in ordine i conti e garantire solidamente le condizioni dello sviluppo.





È un ragionamento evidente, che ogni sana conduzione familiare accetta e che anche Gesù propone come regola di prudenza e serietà nella vita: «Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro" (Luca 14,28-30)». Rigore e crescita sono l'uno il presupposto dell'altra, e non sarebbe in buona fede chi volesse far credere che il rigore danneggia e l'ottimismo fatuo paga. Detto questo, è non di meno vero che il rigore va contemperato con l'equità, e che la crescita che lo presuppone presenta essa stessa delle condizioni di possibilità, che sono anzitutto etiche e spirituali.





Le ha espresse con incisività Benedetto XVI, parlando domenica scorsa a Sansepolcro, la città nata mille anni fa dall'utopia di far rivivere in terra toscana la santa Gerusalemme: «Oggi vi è particolare bisogno che il servizio della Chiesa al mondo si esprima con fedeli laici illuminati, capaci di operare dentro la città dell'uomo, con la volontà di servire al di là dell'interesse privato, al di là delle visioni di parte. Il bene comune conta di più del bene del singolo, e tocca anche ai cristiani contribuire alla nascita di una nuova etica pubblica. Ce lo ricorda la splendida figura del neo-beato Giuseppe Toniolo. Alla sfiducia verso l'impegno nel politico e nel sociale, i cristiani, specialmente i giovani, sono chiamati a contrapporre l'impegno e l'amore per la responsabilità, animati dalla carità evangelica, che chiede di non rinchiudersi in se stessi, ma di farsi carico degli altri... È necessario ritrovare solide motivazioni per servire il bene dei cittadini».





Pur riferendosi direttamente all'impegno dei laici cristiani nella società, mi sembra che queste parole contengano un messaggio per tutti. In primo luogo esse richiamano come condizione basilare della crescita la presenza della «volontà di servire al di là dell'interesse privato, al di là delle visioni di parte». Il principio su cui si fonda questa condizione è così espresso da Benedetto XVI: «Il bene comune conta di più del bene del singolo». Se il "villaggio globale" è entrato nella grave crisi in cui si trova, è perché questo principio è stato ampiamente disatteso: il castello di carte costruito sulla menzogna di identificare economia virtuale della finanza ed economia reale della produzione e del consumo, ha potuto innalzarsi perché spinto dall'avidità di alcuni che non hanno esitato a sacrificare i risparmi dei piccoli per moltiplicare i propri guadagni.



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