lunedì 7 dicembre 2015

Gli italiani fumano marijuana pesante, ogm e pericolosa perché priva delle sostanze benefiche.

Gli italiani fumano marijuana pesante, ogm e pericolosa perché priva delle sostanze benefiche. L'inchiesta del mensile Test

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In Occidente gli italiani sono i più affezionati e numerosi consumatori di marijuana: secondo l'Onu uno su sette fuma abitualmente oppure occasionalmente. Ma non sanno di acquistare un'erba che non è naturale né leggera. Anzi. La cannabis comperata dai pusher lungo le strade o nelle piazze dello spaccio e del divertimento - per una canna solitaria o una fumata in compagnia degli amici - , è ormai una varietà che ha spazzato via l'erba tradizionale per lasciare il posto a una sostanza dopata, ogm e prodotto di una industrializzazione criminale che ha stravolto le caratteristiche originarie della pianta.
Il mensile per i consumatori "Test Salvagente" ha sguinzagliato i suoi giornalisti alla ricerca di una bustina di marijuana in sei luoghi differenti, da Roma a Torino fino a Perugia, per poi chiedere l'analisi della sostanza a un laboratorio forense .
Il risultato, in edicola con il numero di dicembre, è stato anticipato giovedì pomeriggio in una conferenza stampa al Senato organizzata dall'intergruppo per la depenalizzazione delle droghe leggere, con un videomessaggio di Roberto Saviano. Ed è un risultato preoccupante: nella maggioranza assoluta dei casi la "maria" recuperata illegalmente - l'unico modo possibile - è simile a una droga pesante. Il tasso di Thc, la sostanza psicotropa tipica della pianta, raggiunge quasi sempre il 10%, quando si attestava intorno al 2-3% fino a 15 anni fa.
La seconda caratteristica impressionante è la quasi totale mancanza del principio terapeutico, il Cannabidiolo, ossia una delle ragioni per le quali la cannabis viene utilizzata in medicina. Anche questo è un effetto della modificazione genetica della pianta e il segno che gli spinelli fumati in Italia, quasi ovunque, a lungo andare possono essere rischiosi per la salute anche se, avverte un medico intervistato, è difficile arrivare a conseguenze davvero letali.
L'articolo cita il parere di Oscar Ghizzoni, ex ufficiale dei Ris che ha analizzato la marijuana acquistata per l'inchiesta presso i laboratori Csf:
“Anche questo dato è estremamente indicativo di come la genetica applicata a queste coltivazioni, abbia fatto passi da gigante per selezionare piante che contengano solo il principio attivo commercialmente utile”. A scapito, va detto, degli effetti terapeutici riconosciuti alla Cannabis: da quelli antiossidanti a quelli antiinfettivi e perfino antitumorali. Le conseguenze della diminuzione drastica di cannabidiolo, tra l’altro, rendono ancora più pericolosa un’erba ad alto contenuto di Thc come questa, dato che proprio il componente naturale riduceva gli effetti collaterali della sostanza drogante su frequenza cardiaca, respirazione e temperatura corporea.
Le piazze prese di mira dalla rivista Test sono sei: Roma Termini, il quartiere Pigneto di Roma, Perugia, Monza, Milano e Torino. Soltanto nel caso di Monza, garantiscono i ricercatori del Csf, la marijuana è apparsa anche scientificamente simile a quella che normalmente i consumatori acquistavano negli anni '90 e nei primi 2000.
Gli altri campioni presentano le stesse caratteristiche: sono ogm, contengono un tasso elevato di Thc, pochissimo Cannabidiolo ma nessuna traccia di materiali tossici come ammoniaca, pesticidi, lacca per capelli e metalli pesanti. Il motivo è chiaro: le piante predilette dalle organizzazioni criminali sono state selezionate proprio per resistere ai parassiti e non hanno bisogno di essere mescolate a sostanze estranee per garantire la "forza" dell'erba. Una marijuana che non può essere scelta dai consumatori ma che viene imposta dalle reti illegali che la commerciano.
Per i parlamentari che hanno promosso un disegno di legge bipartisan (C. 3328) per la depenalizzazione delle droghe leggere, come i primi firmatari Luigi Manconi (Pd) e Benedetto della Vedova (Gruppo Misto), l'inchiesta della rivista "Test" non è altro che la conferma di come il proibizionismo abbia sostanzialmente fallito.
“Legalizzare vuol dire aprire a un mercato legale che contrasti quello illegale” ha spiegato Della Vedova, ricordando che il ddl approda in commissione al Senato proprio in queste ore e conta su un ampio gruppo interparlamentare: 220 firmatari alla Camera e 70 in Senato. Manconi invece sottolinea che “la cannabis diventa tanto più pericolosa quanto più è illegale”. All'appuntamento erano presenti anche Alberto Airola (M5S), Rita Bernardini (Radicali Italiani) e il giornalista Riccardo Iacona.
Roberto Saviano ha inviato un videomessaggio: “Il tema della marijuana non è secondario e riguarda la salute dei consumatori, la coltura e soprattutto l’antimafia. Perché sottrarre denaro alle organizzazioni criminali si può fare semplicemente attraverso la legalizzazione”.
Il disegno di legge per la depenalizzazione della marijuana prevede un radicale cambiamento per l'Italia, dove il 15% fuma cannabis: un consumo di massa, solido e inalterato negli ultimi 50 anni, che l'intergruppo parlamentare vorrebbe sottrarre al narcotraffico permettendo la coltivazione in casa delle piante destinate al consumo privato, la creazione di "cannabis Club" fino a 50 soci e la gestione della rivendita legale di erba da parte dell'Agenzia dei Monopolii. Se il ddl diventasse legge,sarebbe comunque vietato fumare cannabis in pubblico o guidare dopo averla consumata.
Le 8 cose da sapere sul disegno di legge:
  • 1. Il Possesso
    Alamy
    Si stabilisce il principio della detenzione lecita di una certa quantità di cannabis per uso ricreativo – 5 grammi innalzabili a 15 grammi in privato domicilio – non sottoposta ad alcuna autorizzazione, né ad alcuna comunicazione a enti o autorità pubbliche. Rimane comunque illecito e punibile il piccolo spaccio di cannabis, anche per quantità inferiori ai 5 grammi. È inoltre consentita la detenzione di cannabis per uso terapeutico entro i limiti contenuti nella prescrizione medica, anche al di sopra dei limiti previsti per l’uso ricreativo.
  • 2. L'Autocoltivazione
    AP
    É possibile coltivare piante di cannabis, fino a un massimo di 5 di sesso femminile, in forma sia individuale, che associata. È altresì consentita la detenzione del prodotto ottenuto dalle piante coltivate. Per la coltivazione personale è sufficiente inviare una comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente per territorio e non è necessaria alcuna autorizzazione. I dati trasmessi sono inseriti tra i “dati sensibili” del Codice Privacy (opinioni politiche, tendenze sessuali, stato di salute…), e non possono essere né acquisiti, né diffusi per finalità diverse da quelle previste dalla procedura di comunicazione.
  • 4. La Vendita
    AP
    È istituito il regime di monopolio per la coltivazione delle piante di cannabis, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita al dettaglio. Per queste attività sono autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli anche soggetti privati. Sono escluse esplicitamente dal regime di monopolio la coltivazione in forma personale e associata della cannabis, la coltivazione per la produzione di farmaci, nonché la coltivazione della canapa esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali. Per le attività soggette a monopolio sono previsti principi (tracciabilità del processo produttivo, divieto di importazione e esportazione di piante di cannabis e prodotti derivati, autorizzazione per la vendita al dettaglio solo in esercizi dedicati esclusivamente a tale attività, vigilanza del Ministero della salute sulle tipologie e le caratteristiche dei prodotti ammessi in commercio e sulle modalità di confezionamento, ecc. ecc.), la cui attuazione è delegata a tre decreti ministeriali. La violazione delle norme del monopolio comporta, in ogni caso, l’applicazione delle norme di contrasto alla produzione e al traffico illecito di droga.
  • 3. I cannabis social club
    AP
    Per la coltivazione in forma associata, è necessario costituire una associazione senza fini di lucro, sul modello deicannabis social club spagnoli, cui possono associarsi solo persone maggiorenni e residenti in Italia, in numero non superiore a cinquanta. Ciascun cannabis social club può coltivare fino a 5 piante di cannabis per ogni associato. È possibile iniziare a coltivare decorsi trenta giorni dall’invio della comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente per territorio. Anche in questo caso le comunicazioni sono protette dalle norme previste per i “dati sensibili” dal Codice Privacy.
  • 5. Per curarsi meglio
    Getty Images
    Sono previste norme per semplificare la modalità di individuazione delle aree per la coltivazione di cannabis destinata a preparazioni medicinali e delle aziende farmaceutiche autorizzate a produrle, in modo da soddisfare il fabbisogno nazionale. Sono inoltre semplificate le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci contenenti cannabis. L’obiettivo è quello di migliorare una situazione, come quella attuale, in cui il diritto a curarsi con i derivati della cannabis è formalmente previsto, ma sostanzialmente impedito da vincoli burocratici, sia per l’approvvigionamento delle materie prime per la produzione nazionale, sia per la concreta messa a disposizione dei preparati per i malati.
  • 6. Fuori, no!
    AGF
    Si stabilisce un principio generale di divieto di fumo di marijuana e hashish in luoghi pubblici, aperti al pubblico e negli ambienti di lavoro, pubblici e privati. Sarà possibile fumare solo in spazi privati, sia al chiuso, che all’aperto.
  • 7. Se fumi, non guidi
    AGF
    Come per l’alcol, la legalizzazione della cannabis non comporta l’attenuazione delle norme e delle sanzioni previste dal Codice della strada per la guida in stato di alterazione psico-fisica. Nel caso della cannabis, rimane aperta comunque la questione relativa alle tecniche di verifica della positività al tetroidrocannabinolo che attestino un’alterazione effettivamente in atto, come per gli alcolici, e non solo un consumo precedente che abbia esaurito il cosiddetto effetto “drogante”.
  • 8. Prevenzione
    Shutterstock / Amnarj Tanongrattana
    I proventi derivanti per lo Stato dalla legalizzazione del mercato della cannabis sono destinati per il 5% del totale annuo al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga. Inoltre, i proventi delle sanzioni amministrative relative alla violazione dei limiti e delle modalità previste per la coltivazione/detenzione di cannabis, sono interamente destinati ad interventi informativi, educativi, preventivi, curativi e riabilitativi, realizzati dalle istituzioni scolastiche e sanitarie e rivolti a consumatori di droghe e tossicodipendenti.

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