domenica 27 dicembre 2015

Sanremo 2016, Carlo Conti svela i nomi dei 'big'

Sanremo 2016, Carlo Conti svela i nomi dei 'big'
1 / 21 Deborah Iurato (Ansa)
2 / 21 Giovanni Caccamo (Ansa)
3 / 21 Alessio Bernabei (Ansa)
4 / 21 Enrico Ruggeri (Ansa)
5 / 21 Arisa (Ansa)
6 / 21 Noemi (Ansa)
7 / 21 Rocco Hunt (Ansa)
8 / 21 Dear Jack (Olycom)
9 / 21 Gaetano Curreri degli Stadio (Ansa)
10 / 21 Lorenzo Fragola (Lapresse)
11 / 21 Annalisa (Ansa)
12 / 21 Irene Fornaciari (Ansa)
13 / 21 Neffa (Ansa)
14 / 21 Zero Assoluto (Ansa)
15 / 21 Dolcenera (Ansa)
16 / 21 Clementino (Ansa)
17 / 21 Patty Pravo (Ansa)
18 / 21 Valerio Scanu (Ansa)
19 / 21 Morgan con Bluvertigo (Ansa)
20 / 21 Francesca Michielin (Ansa)
21 / 21 Elio e le Storie Tese (Ansa)

Alle elezioni regionali la destra non supera i ballottaggi.

 Psicosi Isis, maestro denuncia falsa aggressione. Città si blocca

Alle elezioni regionali la destra non supera i ballottaggi. Marine Le Pen attacca: «Contro di noi intimidazioni». Sette regioni per i conservatori, sei ai socialisti. A Parigi, un insegnante ha raccontato di "esser stato accoltellato da un uomo, inneggiante l'Isis", per poi ammettere: "Ho inventato tutto"


A Parigi torna la paura, ma questa volta è per una bufala. Un maestro di una scuola materna di Aubervilliers, banlieue della capitale francese, ha raccontato di esser stato aggredito questa mattina da un uomo con il viso coperto che fuggendo, avrebbe urlato: «È per l’Isis, è un avvertimento, non è che l’inizio». Un episodio che ha di nuovo gettato nel terrore la Francia ma che poi si è rivelato completamente falso. Nel pomeriggio, la Procura, dopo l'interrogatorio
della presunta vittima dell'aggressione, ha infatti annunciato che l'uomo ha confessato di aver inventato tutto e di essersi procurato da solo le ferite con delle forbici e un taglierino che teneva in classe. Ma ormai era scattato il sistema di sicurezza, con il rafforzamento del presidio e la zona completamente blindata.
Erano state rafforzate misure sicurezza
Sul posto, dopo la denuncia dell'insegnante, era andato anche il ministro dell’Educazione, Najat Vallaud-Belkacem che aveva annunciato: «Continueremo a rafforzare le misure di sicurezza in un momento in cui, sì, il mondo della scuola si sente minacciato». L'inchiesta, affidata alla sezione anti-terrorismo della procura di Parigi, ha scoperto il falso e poi ha sottoposto l'uomo ad un nuovo interrogatorio per capire i motivi che l'hanno spinto a simulare l'aggressione.

Front National sconfitto ai ballottaggi
Sul fronte politico in Francia è il day-after le elezioni regionali. Il Front National di Marine Le Pen, dopo l’exploit del primo turno, non ha ottenuto nessuna regione. Un risultato che premia il "Fronte repubblicano" voluto da socialisti per fermare l'estrema destra, ma che rappresenta per Marine Le Pen, pur sconfitta, un punto di partenza importante per le elezioni presidenziali che si svolgeranno nel 2017, tanto che di fronte ai sostenitori oggi ha rilanciato: «Nelle prossime settimane riuniremo tutti i francesi che vogliono partecipare all’opera di riconsolidamento della nostra Patria, una volta tutti insieme non ci fermerà nessuno». Il risultato finale parla però di sette regioni per i conservatori di Nicolas Sarkozy, che soffrono però al loro interno di divisioni tra correnti, e sei regioni (compresa la Corsica, vinta grazie all'alleanza con gli indipendentisti) ai socialisti di Francois Hollande.
Marine Le Pen sconfitta di oltre 15 punti
Marine Le Pen esce quindi sconfitta anche nella regione nella quale era candidata, il Nord Pas de Calais Picardie, dove ha vinto il suo avversario, Xavier Bertrand dei Republicains, con il 57,70% dei voti contro il 42,30%.  Xavier Bertrand ha subito preso la parola nel suo quartier generale per ringraziare chi lo ha votato, anche «gli elettori di sinistra che hanno fatto sbarramento» contro l'estrema destra. «Non è una mia vittoria, non è una vittoria politica, è la vittoria della gente», ha detto. Sconfitta anche per Marion Le Pen, la nipote della leader del Fn, che nel Paca, la regione Provence-Alpes-Cote d'Azur, ha perso contro il candidato conservatore, Christian Estrosi 53,5% contro il 46,5%.
«Contro di noi manipolazioni»
Duro il commento a caldo della Le Pen: «Voglio esprimere la mia gratitudine ai più di 6 milioni di francesi» che hanno votato Fn e «hanno saputo rifiutare le intimidazioni e le manipolazioni»  ha detto la leader del Front National. «Ora la divisione non è più tra destra e sinistra ma tra i mondialisti e i patrioti. Viva la Francia, Viva la Repubblica!» ha concluso. Sconfitta per il FN anche nella triangolare del Grand Est, la regione Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena, dove il candidato dei repubblicani Philippe Richert ha conquistato il primo posto con il 47% delle preferenze contro il 36% del candidato lepenista Florian Philippot, considerato l’ideologo del movimento. Meno del 16% per Jean-Pierre Masseret, il terzo incomodo dei socialisti che rifiutò l'ordine di scuderia di ritirarsi dalla corsa per favorire la vittoria della destra moderata.
Vittoria per Manuel Valls
A gauche, nel silenzio assoluto osservato dal presidente Francois Hollande in questa settimana, il grande vincitore appare il primo ministro Manuel Valls, che si è esposto in prima persona gridando addirittura al rischio di «guerra civile» nel caso di vittoria del Front National. Valls ha preso la parola dopo i risultati per rendere omaggio all'appello «chiarissimo, netto, coraggioso, quello della sinistra, che ha sbarrato la strada all'estrema destra che stasera non conquista nessuna regione». Tuttavia, il premier ha subito avvertito che non è proprio il caso di rilassarsi: «Nessun sollievo, nessun trionfalismo, nessun messaggio di vittoria», poiché «il pericolo dell'estrema destra non è eliminato. Dobbiamo dimostrare - ha concluso - che siamo capaci di restituire la voglia di votare 'per' e non unicamente 'contro'».
Divisioni nel partito di Sarkozy
I Republicains di Nicolas Sarkozy, appaiono spaccati e alla vigilia di una resa dei conti decisiva. Già da oggi la strada dell'ex presidente sarà tutta in salita. Ha salutato «l'unità della famiglia dei Repubblicani» e l'unione con il centro, esortando a non dimenticare «l'avvertimento» dei francesi. Ma la sua politica tutta rivolta verso il terreno dell'estrema destra e la fortissima opposizione interna lo rendono ogni giorno più debole. Ad Alain Juppé e Francois Fillon, avversari di sempre, si aggiunge Nathalie Kosciusko-Morizet, che aveva votato contro il no di Sarkozy al Fronte repubblicano: «Se gli elettori lo avessero seguito - ha detto stasera - i nostri candidati nel nord e nel sud sarebbero stati battuti».

Spagna, Popolari primi ma senza maggioranza

 Spagna, Popolari primi ma senza maggioranza

Vince il premier Rajoy, ma ha solo 123 seggi: “Cercherò accordi”. Podemos e socialisti: "Nessun governo con lui"


Dopo 40 anni di stabilità politica garantita da un sistema bipolare Pp-Psoe, la Spagna del “nuovo”, con l'irruzione in parlamento di decine di deputati di Podemos e di Ciudadanos, rischia di entrare in una fase di forti turbolenze politiche dopo le elezioni legislative, vinte ma senza maggioranza dal premier popolare uscente Mariano Rajoy, che si è detto pronto a governare di nuovo.
Psoe e Podemos sbarrano a Rajoy
Nel frammentato panorama politico del dopo-voto, i partiti spagnoli hanno avviato le manovre sulla designazione del nuovo capo del governo. I partiti di sinistra, il Psoe e Podemos, hanno già sbarrato il passo al Partito popolare di Mariano Rajoy, prima forza politica con il 28%. La vittoria dei Popolari rischia di infrangersi sulla mancanza di alleanze chiare. Per ora l'unico dato certo è la preoccupazione dei mercati. Il premier conservatore uscente, Rajoy, ha confermato che vuole cercare di formare un governo, ma il Pp può contare su solo 123 deputati, ben lontano dalla maggioranza assoluta (176). Né è andata meglio al suo tradizionale avversario, il Psoe, che ha lasciato sul terreno 1,6 milioni di voti, ottenuto 90 deputati ed ora si vede tallonato da vicino da Podemos che debutta in Parlamento con 69 deputati e 5,2 milioni di elettori, appena due anni dopo la sua nascita.
Il no ai popolari di Podemos e socialisti
Il possibile alleato del PP, i liberali di Ciudadanos, hanno ottenuto il quarto posto ma con solo 40 deputati, il che fa escludere l'ipotesi di un governo di coalizione di centrodestra. «Sarà necessario parlare molto, dialogare di più, arrivare a intese e accordi», ha preconizzato Rajoy. Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha già detto che non consentirà ai Popolari di formare il nuovo governo: «Non ci sono dubbi... Podemos non permetterà né attivamente né passivamente al Pp di governare». Anche il socialista, Cesar Luena, ha detto che voterà "no" all'investitura di Rajoy, interpretando il voto come una richiesta di cambiamento. Il "numero uno" degli ex Indignados ha annunciato anche che comincerà a breve un giro di consultazioni per verificare la possibilità di accordi con altre forze politiche.
Le reazioni internazionali
«La situazione è tale che possiamo felicitarci col popolo spagnolo per l'alto tasso di partecipazione ma a parte ciò non vedo bene con chi ci si possa congratulare in questa situazione»: ha sintetizzato la situazione la viceportavoce del governo tedesco, Christiane Wirtz, quando le è stato chiesto se il cancelliere, Angela Merkel, si fosse già congratulato con i vincitori del voto. Inviando una missiva al premier uscente, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha auspicato la formazione di «un governo stabile». Nel clima di incertezza politica, il premier Matteo Renzi ha colto lo spunto del frammentato Parlamento spagnolo per lodare la riforma elettorale italiana: «Benedetto l'Italicum» che offre «un vincitore chiaro», ha commentato. E poi ha aggiunto: «La Spagna di oggi sembra l'Italia di ieri».

Fifa: 8 anni di squalifica per Blatter e Platini

 Fifa: 8 anni di squalifica per Blatter e Platini

Sospesi dagli incarichi per un "pagamento di 2 milioni". Blatter annuncia ricorso: "Triste per calcio”. Platini: "Una farsa"



La sentenza è arrivata. Joseph Blatter e Michel Platini sono stati squalificati per otto anni da tutte le attività legate al calcio, in seguito ad un'indagine della Commissione Etica della Fifa che conferma le accuse di corruzione. Le sanzioni entreranno in vigore immediatamente. A 79 anni, Blatter conclude malamente la sua lunga carriera di amministratore del calcio mondiale a capo della Presidenza della Fifa. Lo svizzero aveva già annunciato la sua intenzione di dimettersi prima delle elezioni presidenziali del prossimo febbraio. Stessa sorte per il sessantenne presidente dell’Uefa Platini, che a sua volta non potrà candidarsi alla presidenza della Fifa. La Commissione etica, infatti, non ha giudicato convincenti le spiegazioni dei due imputati, sulla vicenda del pagamento di due milioni di franchi svizzeri versati da Blatter a Platini nel 2011, per una consulenza svolta fra il 1998 e il 2002. La Commissione ha anche condannato il primo al pagamento di un'ammenda di 50mila franchi svizzeri e il secondo di 80mila.
Le parole di Blatter
«Sono triste per il calcio e per la Fifa» queste le prime parole di Sepp Blatter dopo la squalifica. «Sono stato trattato come un punching-ball» - ha detto il presidente uscente della Federcalcio mondiale, che in conferenza stampa ha anche annunciato: «Andremo in appello». E ha aggiunto: «Mi sento tradito dalla Fifa, il Comitato Etico nega l'evidenza e cerca di costruire qualcosa che non è vero, il tribunale deve dimostrare qualcosa che non è vero, che quindi non può essere dimostrato. E, se non può essere dimostrato, allora io sono colpevole...» spiega con amarezza.«Ho intenzione di continuare a combattere e ricorrerò in appello a Fifa, Tas e alla giustizia sportiva. Se i Mondiali fossero stati assegnati agli Usa invece che a un Paese europeo, tutto questo non sarebbe mai successo», continua Blatter. «Sono un uomo di principi e questi principi continuano a esserci. Mai prendere soldi che non sono meritati, pagare i debiti. Adesso mi dicono che io ho provato a comprare attraverso Platini i voti per l'elezione».
Platini: «È solo una messinscena, verdetto già scritto 4 mesi fa»
«È una farsa, una messa in scena per macchiare la mia reputazione». Parole dure quelle con cui Michel Platini, in una nota, ha commentato la squalifica. «Nessuna novità, il verdetto era stato scritto quattro mesi fa. Per questo non sono sorpreso. La procedura adottata nei miei confronti dalla Commissione Etica della Fifa è una messinscena allestita per infangarmi con accuse che conosco bene e che oggi smentisco nella loro legittimità e credibilità. Sono convinto che la mia sorte fosse già stata decisa prima dell'udienza del 18 dicembre e che questo verdetto non sia altro che una copertura patetica della volontà di eliminarmi dal mondo del calcio». Le Roi ha poi aggiunto: «Oltre al ricorso presso il Tas, sono deciso a seguire le vie legali in sede civile per ottenere il risarcimento di tutti i danni sofferti per troppo tempo a causa di questo procedimento. E andrò fino in fondo. Nella vita, come nell'esercizio del mio mandato, il mio comportamento è stato sempre irreprensibile e sono in pace con la mia coscienza».

Classifica del Sole 24 ore sulle province dove si vive meglio e peggio.

La notizia del giorno

Quarta Firenze. Roma 16esima, precede Genova e Torino

Classifica del Sole 24 ore sulle province dove si vive meglio e peggio. Bolzano torna in vetta, a sorpresa Milano si piazza al secondo posto. Rimini la più divertente. Male il sud. E nel cuore dell’Europa un muro invisibile. Il viaggio di Sky Tg24 a Flensburg


La palma della più vivibile ancora una volta va a Bolzano. Nell’annuale classifica del Sole 24 ore sulla qualità della vita nelle provincie italiane emerge una netta spaccatura tra nord e sud. Sul podio, infatti, oltre a Bolzano, c’è Trieste (terza) ma la vera sorpresa è il balzo di Milano al secondo posto. Nella top ten, dunque, quasi tutte piccole province del centro-nord, con l’aggiunta di Olbia. Nella parte bassa invece molti centri del Sud, con Reggio Calabria fanalino di coda, Vibo Valentia penultima, alle spalle di Caserta. Vero e proprio crollo per Ravenna che arriva decima, scivolando di nove posizioni rispetto allo scorso anno che l'aveva vista vittoriosa. Lo studio del quotidiano economico ha preso in considerazione 6 diversi criteri: tenore di vita, affari e lavoro, ordine pubblico, servizi/ambiente/aalute, tempo libero, popolazione per un totale di 36 indicatori, e una classifica di 110 province.
Da Bolzano a Reggio Calabria: top e flop
Nella classifica generale il primo posto va quindi per la quinta volta a Bolzano (dopo 2012, 2010, 2001 e 1995), che eccelle nel tasso di occupazione (71% contro una media del 56%) e nei consumi (2.660 euro per famiglia, 700 in più della media). Bene anche per quanto riguarda per l'indice di vecchiaia, la speranza di vita e nel tempo libero. In coda, Reggio Calabria ha i piazzamenti peggiori per tenore di vita, affari e lavoro-servizi: alta è infatti la quota degli impieghi a rischio (36%), basso il patrimonio familiare medio (193mila euro contro una media di 345mila), la quota di export sul Pil (meno del 2%). Prima per l'indicatore sul tempo libero Rimini.
La sfida tra le grandi città
Sorpresa per il secondo posto di Milano, ottenuto grazie all’indicatore del tenore di vita, dove è capolista e a quelli sul benessere e le opportunità di svago. Tra le grandi città nella top ten Firenze arriva quarta, con un salto di 12 posizioni, merito anche di un ottimo punteggio per quanto riguarda l'indicatore “tempo libero” e "ordine pubblico". Proprio quello che manca a Roma, sedicesima, indietro di 4 posizioni rispetto alla scorso anno. Un piazzamento forse anche insperato visto gli scandali che l'hanno attraversata, ottenuto grazie ad una buona offerta sul tempo libero. Genova si piazza al 41esimo posto, con buoni numeri per i criteri che riguardano la popolazione ma bassi per il resto, Torino 55esima. Male i grandi centri del sud: Napoli e Palermo sono nelle ultime dieci. Il capoluogo campano solo 101esimo, quello siciliano 106esimo: considerato pessimo su servizi e ambiente.
Le sorprese
Tra le soprese, oltre Milano, salta agli occhi l’exploit della provincia di Como che in soli 12 mesi ha scalato ben 33 posizioni, passando da un anonimo 48esimo posto all'ottimo 15esimo attuale. In negativo da registrare il crollo di Reggio Emilia tradizionalmente sempre ai vertici della graduatoria. Quest'anno è precipitata al 26esimo posto, dal quinto del 2014. Anche se il tonfo più significativo da un anno all'altro lo ha fatto la provincia di Pordenone, scesa fino al 60esimo posto, vale a dire 29 posizioni in meno rispetto al 2014.

La vera storia di Santo Stefano, perché si festeggia

La vera storia di Santo Stefano, perché si festeggia
Il ceppo
La tradizione del ceppo di Natale si ripete anno dopo anno in Liguria e in Abruzzo, dove si svolgono rappresentazioni e manifestazioni dedicate al ceppo natalizio da ardere. Questa è ritenuta una delle usanze natalizie più antiche (viene fatta risalire alla Germania del XII secolo): la sera della vigilia, il capofamiglia brucia nel camino di casa un grosso tronco di legno. Un tempo alle ceneri venivano attribuite proprietà magiche e per questo erano conservate fino all'anno successivo.
Santa Lucia
In numerose città italiane, a Santa Lucia viene attribuita più importanza che a Babbo Natale. E' infatti la santa – che secondo la tradizione avrebbe perso la vista e sarebbe accompagnata dall'asinello – a portare i doni ai più piccoli che abitano a Brescia, Bergamo e Mantova. Qui i bambini ricevono i regali di Natale il 13 dicembre anziché il 25. A Bergamo i bimbi lasciano sul tavolo della cucina latte e biscotti per Santa Lucia. Anche a Verona, Trento e Bologna la santa passa nelle case ma lascia soltanto qualche dolce, noccioline e mandarini.
Lanterne e torce
Nel periodo natalizio i piccoli paesi della Toscana diventano teatro della tradizione delle fiaccole. La sera della vigilia vengono intonati canti festosi, ci accendono torce e altissimi falò fatti di rami, alberi e arbusti – detti natalecci – che vengono accesi attorno alle 18 per celebrare la nascita di Gesù bambino.
San Nicolò e i Krampus
In val Gardena (Alto Adige), la sera del 5 dicembre San Nicolò percorre le vie dei paesi accompagnato dagli angeli per distribuire caramelle e dolci. Alla sfilata partecipano anche i Krampus, diavoli spaventosi che vagano schiamazzando per la città in cerca di bambini cattivi.
Il minestrone delle virtù
Le massaie abruzzesi si stanno dilettando in questi giorni nella preparazione del piatto natalizio per antonomasia: “Le virtù”. Il nome si riferisce alle virtù richieste tradizionalmente alla donna di casa. La ricetta canonica prevede l'utilizzo di sette diversi ingredienti come legumi, verdure, numerose varietà di carni e pasta con l'aggiunta di sette chicchi di riso. Affinché il minestrone acquisisca le virtù di bontà, il tutto deve cuocere sette ore. A Lanciano, l'antivigilia di Natale prevede una cena di magro, in cui le portate sono ben 13, numero che corrisponde a Gesù con i dodici apostoli.
Gli zampognari
Strumento tradizionale in Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, la zampogna è suonata nelle vie e nelle piazze delle principali città proprio nel periodo natalizio. Gli zampognari abbandonano temporaneamente il loro lavoro di pastori e suonano motivetti festosi con questo particolare strumento.
I falò
Nelle campagne di Molise e Abruzzo, le notti natalizie sono rischiarate da innumerevoli lumini posti sui davanzali per cancellare le tenebre e rendere più agevole la strada ai pastori diretti al presepe: se la mattina i lumini si mostreranno poco consumati, sarà di buon auspicio.
Il presepe di sabbia
In ogni regione italiana non mancano i presepi, le raffigurazioni della natività che nelle varie località vengono realizzate con materiali differenti. Sulla riviera adriatica si trovano ad esempio i presepi di sabbia, e in particolare a Cesenatico viene proposto il presepe della marineria, con le statue collocate sulle barche del canale.
Tra befane e vasche
Le festività si chiudono con l'Epifania: se a Verona avviene il tradizionale rogo di una sagoma della befana, in alcuni paesi della Sicilia viene posizionata in piazza una vasca ricolma d'acqua nella quale il celebrante immerge due volte una croce e infine la colomba, che rappresenta lo Spirito Santo.

Addio ad Armando Cossutta, il più filosovietico dei comunisti italiani

Addio ad Armando Cossutta, il più filosovietico dei comunisti italiani: aveva 89 anni

Si era iscritto al partito nel 1943 ed aveva partecipato alla resistenza nelle brigate Garibaldi. Rischiò la fucilazione. Nel dopoguerra divenne dirigente del partito.

Redazione Tiscali
E' morto lunedì pomeriggio all'ospedale San Camillo di Roma Armando Cossutta, storico dirigente del Pci. Aveva 89 anni. Cossutta è stato il più filosovietico dei comunisti italiani, fondatore di Rifondazione comunista dopo la trasformazione del Pci e poi del partito dei comunisti italiani. Del Pci Cossutta è stato una delle colonne negli anni in cui il rapporto con Mosca era più forte.
Si era iscritto al partito nel 1943 ed aveva partecipato alla resistenza nelle brigate Garibaldi. Catturato e condannato alla fucilazione, si salvò soltanto perché i militi del plotone d'esecuzione (come racconta nel libro autobiografico Una storia comunista, edito nel 2004 dalla Rizzoli), spararono in aria.

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Nel dopoguerra divenne dirigente del partito. Fu segretario del Pci milanese e lombardo, per entrare poi in Parlamento nel 1972, restandovi fino al 2006. Filosovietico per antonomasia, nel 1981 si oppose strenuamente alla linea revisionista del segretario Berlinguer, il quale aveva affermato che la "spinta propulsiva" della Rivoluzione d'Ottobre si era esaurita, tentando di sganciare il PCI dai suoi rapporti storici con i regimi comunisti del blocco sovietico.
Celebre la sua definizione della linea berlingueriana: "lo strappo". Contrario allo scioglimento del PCI, nel febbraio 1991 fondò, con Sergio Garavini, Lucio Libertini ed altri, il Movimento per la Rifondazione Comunista, che nel dicembre dello stesso anno si unì a Democrazia Proletaria formando il Partito della Rifondazione Comunista, di cui fu presidente.
Ma quando nel 1998 Fausto Bertinotti, allora segretario del partito, ritirò la fiducia al governo Prodi, Cossutta si oppose staccandosi dal partito e fondandone uno nuovo, il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI), con Oliviero Diliberto e Marco Rizzo. Per contrasti con Diliberto lasciò anche questo partito nel 2006, ritirandosi dalla politica attiva. Nell'agosto di quest'anno aveva perso la moglie Emilia, alla quale era legato da oltre 70 anni.