martedì 31 gennaio 2012

Fingono di ridursi lo stipendio

Fingono di ridursi lo stipendio, sgamato l’ennesimo bluff della Casta


30 gen













27 Votes



Oggi pomeriggio, i quotidiani on line e il tg rilanciano pomposamente la notizia che i deputati si sarebbero ridotti lo stipendio di 1300 euro lordi (700 netti al mese). La notizia in realtà è una bufala perché la busta paga degli onorevoli rimarrà intatta nonostante la decisione dell’ufficio di presidenza della Camera scaturita dopo mesi d polemiche e di annunci con cui si dichiarava di voler riportare le indennità dei parlamentari italiani alle medie europei. A svelare il gioco di prestigio messo in atto dalla Casta per salvare le apparenze ma senza ridursi lo stipendio è il giornalista Franco Bechis: “Il segreto è tutto nelle nuove norme previdenziali dei parlamentari -scrive Bechis- che sono scattate dal primo gennaio scorso. Passando dal sistema retributivo a quello contributivo, i deputati si sarebbero visti lievitare la busta paga di circa 700 euro netti al mese, perchè non è più loro chiesto di versare tutti e due i contributi che versavano prima: uno per il vitalizio (1.006 euro al mese) e uno previdenziale (784,14 euro al mese), oltre alla quota assistenziale (526,66 euro al mese). La riforma delle pensioni avrebbe toccato solo marginalmente i deputati in carica (un anno su 5 di legislatura), che avrebbero recuperato ben più di quello svantaggio con i 700 euro netti in più in busta paga. Se la notizia degli stipendi aumentati fosse uscita, li avrebbero linciati. Così hanno deciso non di tagliarsi lo stipendio, ma di rinunciare a quell’aumento.”



Insomma continuano a prenderci in giro.



M.M.

venerdì 27 gennaio 2012

Intervista al preparatore Piero Fischi




Intervista Audio al preparatore Piero Fischi (con qualche consiglio molto utile)



Pubblicato in: Allenamento Ciclismo, Personallenamento22 commenti

Per un appassionato di ciclismo, conoscere Piero Fischi è davvero una fortuna. E' una grande fonte di conoscenza e di esperienza sul mondo delle due ruote, per cui non smetterei mai di di fargli mille domande. (Nella foto alcune pubblicazioni di Piero sulla mia scrivania)



Ho pensato allora di intervistarlo per tutti noi e gli ho chiesto di raccontarci un po' la sua storia, la sua esperienza, dapprima come ciclista e poi come preparatore.



E soprattutto gli ho chiesto qualche consiglio in più sull'allenamento specifico per il ciclista che oltre a pedalare deve anche lavorare e seguire mille altri impegni.



Mi ha molto stupito sentire un preparatore del suo livello (allena da anni anche ciclisti professionisti) parlare di moderazione, di rispetto del proprio fisico, di equilibrio.





Queste sono le qualità essenziali che secondo me,deve avere un preparatore serio che si interfaccia con un cicloamatore che voglia allenarsi nel modo migliore possibile, ma tenendo conto delle sue specifiche caratteristiche e del suo stile di vita.



Nell'intervista Piero Fischi fa capire che una preparazione corretta non è mirata solo al raggiungimento di determinati obiettivi, ma deve essere pensata a 360° per garantire la massima integrità fisica del proprio corpo per molti anni, senza dimenticare l'aspetto psicologico.



E' per questi motivi che sono rimasto subito molto colpito da questa preparatore, e quando l'ho intervistato, chiacchierare di ciclismo è stato un grande piacere.



Nell'intervista Piero da anche alcune indicazioni in più sul progetto "PersonAllenamento™" di cui ho parlato qualche giorno fa.



A questo proposito,vi posso anticipare che il nuovo portale dedicato ai programmi di allenamento personalizzati "PersonAllenamento™" sarà probabilmente online dalla prossima settimana, ma potremmo per ora gestire solo un numero limitato di ciclisti.



Molto presto vi farò sapere tutti i dettagli.



Nel frattempo ascolta l'intervista cliccando sul tastino con la freccetta "play" oppure se preferisci scarica l'intervista sul tuo computer in formato MP3 cliccando sul link sotto.









Click destro qui per scaricare l'intervista (formato MP3)

giovedì 26 gennaio 2012

Siti file-hosting

MeegaUpload, fake o realtà?




Dopo la chiusura dei vari siti di file-hosting, file-sharing, sul web si è scatenata una vera e propria caccia ai loro successori. Come possiamo ben capire tale passaggio può nascondere varie insidie, in molti si stanno chiedendo quale possa essere il servizio più affidabile e stabile, se Anonyupload o il nuovo MeegaUpload nato in questi giorni o nessuno dei due.



Per quanto riguarda Anonyupload sul sito è possibile registrarsi, ma sconsigliamo tale azione fino a che non verranno fatte ulteriori verifiche, in quanto il sito non è degli Anonymuos e non sappiamo dove i nostri dati possano finire.



Parlando di MeegaUpload viene subito all’occhio



la doppia “e”, che sinceramente, fa presagire che questo nuovo sito possa essere una nuova truffa on-line.



Naturalmente non volendo accusare nessuno prima del dovuto, attendiamo risvolti, ma sconsigliamo a chiunque volesse registrarsi ai siti sopra citati di attendere ulteriori notizie al riguardo, per non incappare in truffe dove i vostri dati potrebbero finire nelle mani sbagliate.



Stay Tuned!

Libertà di stampa

Libertà di stampa: l'Italia precipita al 61esimo posto. L'Fnsi: "Pesa ancora il conflitto d'interessi"

di Antonella Loi
Sessantunesimo posto al mondo per libertà di stampa. Dopo gli anni bui del conflitto d'interessi, l'oscurità continua a non diradarsi e lavorare al servizio dell'informazione libera in Italia rimane una chimera. Il rapporto annuale stilato da "Reporter senza frontiere" dice che il nostro Paese abbandona il 49esimo posto raggiunto nel 2010 e precipita quest'anno di dodici posizioni alle spalle della Guyana, poco prima di Repubblica Centrafricana, del Lesotho, della Sierra Leone, del Tonga e del Mozambico.
Giornalisti sotto minaccia - Tra le motivazioni che il "Press freedom index 2011-2012" indica a fondamento del poco lusinghiero giudizio, c'è il fatto che "una dozzina di giornalisti si trovano sotto protezione della polizia". E tra questi ricodiamo Roberto Saviano, ma anche il 29enne Giovanni Tizian, collaboratore della Gazzetta di Modena, messo sotto tutela dopo le minacce ricevute per i suoi articoli sulle infiltrazioni mafiose nel Nord Italia. Ma non è tutto qui. Perché se il nostro Paese "ha voltato pagina dopo diversi anni di conflitto d'interesse con le dimissioni di Silvio Berlusconi", scrive ancora l'organizzazione no profit nel suo rapporto, "il posizionamento reca ancora il suo marchio, in particolar modo tramite un tentativo di introdurre una legge bavaglio e uno di introdurre filtri a Internet senza consultare la giustizia, entrambi bocciati però per un soffio". Appare come un giudizio di merito non tanto su quanto si è cercato di fare nel recente passato ma - si legge tra le righe - su quanto potrebbe ancora accadere in futuro. Perché i presupposti ci sono ancora tutti.
Siddi: la criminalità problema prima di tutto sociale - Se per Franco Siddi, segretario generale della Federazione nazionale della stampa, "il giudizio deve essere sereno evitando di cadere nella propaganda negativa per l'Italia", è vero che la visione degli analisti internazionali è ancora minata da "tanti anni di oggettiva invadenza, soprattutto politica, a causa del più grande conflitto di interessi che si sia mai visto nel mondo occidentale". Ed è per questo vengono puniti i tentativi andati a male di imbavagliare la stampa con la legge sulle intercettazioni e il web. Oltre questo c'è però un dato pesante: i 12 giornalisti sotto scorta sono una realtà. "I reporter minacciati sono un criterio di indagine per Reporter senza frontiere - sostiene Siddi - ma non esprimono un problema meramente dell'informazione, piuttosto è un problema sociale che interferisce più ancora sullo stato di legalità del Paese".
Precarietà - Pacifico il riverbero sull'attività dei giornalisti costretti ad agire sotto minaccia e spesso senza garanzie contrattuali. Come nel caso già citato di Tizian, che da precario cercava la verità, come abbiamo visto, rischiando la vita. "Quanto più un giornalista è debole nella sua organizzazione e nella disciplina del lavoro dal punto di vista contrattuale tanto più diventa vulnerabile o individuabile come obiettivo sul quale esercitare pressioni o atti inconsulti. E' un caso paradigmatico - dice -: il giornalista precario è debole tante volte".
Concentrazioni - Tastare il polso dell'informazione in Italia è però ben più complesso. Al di là delle valutazioni che soggiaciono alle classifiche internazionali, sulla libertà sancita dall'articolo 21 della Costituzione, pesa la concentrazione degli organi stampa in poche mani. Ma questo "è piuttosto frutto della globalizzazione e accade anche in Francia e in Inghilterra con concentrazione di diversi organi in un'unica proprietà e concentrazione della raccolta pubblicitaria", spiega ancora il giornalista. Di pari passo va la commistione tra attività editoriali e interessi economici di altra natura. "Questo limite alla libertà d'informazione c'è sempre stato, gli editori puri si contano sulle dita di una mano", nonostante l'Italia abbia più di 200 testate quotidiane registrate.
Finanziamento pubblico - Ma allora, in un mercato sempre più globalizzato dove i grandi gruppi editoriali cannibalizzano i piccoli organi di stampa che senso ha il finanziamento pubblico all'editoria? E in un'Italia da sessantunesimo posto significa garanzia di pluralismo o un'ulteriore tegola sulla libertà di informazione? "Se il finanziamento viene concesso seguendo criteri chiari e misure imparziali e sulla base di una programmazione pluriennale, aiuta le testate non commericiali ma di idee, come i giornali politici o di orientamento culturale, ad esistere e raggiungere il pubblico", dice il segretario. Tutto questo però a patto che si tratti di "un intervento di garanzia". E sotto questo aspetto, per Siddi "condiziona di più la pubblicità istituzionale che il finanziamento pubblico diretto ai giornali finanziati ".