È suo il nome che ha fatto più scalpore nella maxi inchiesta diReggio Emilia. Quello dell’allora capogruppo in Provincia del Popolo della libertà, Giuseppe Pagliani entra nell’inchiesta della Dda di Bologna a inizio 2012. Non è un momento facile per gli uomini delle ‘ndrine. A mettere i bastoni fra le ruote all’economia della malavita è arrivata Antonella De Miro, che sforna interdittive antimafia dopo che nel 2010, assieme all’allora presidente della Provincia Sonia Masini del Pd, ha firmato un protocollo contro le aziende in odore di ’ndrangheta. Le misure del prefetto fanno parlare e mettono in difficoltà gli affari degli affiliati all’associazione smantellata.
Il 21 febbraio 2012 in una telefonata intercettata dai Carabinieri di Reggio Emilia, Nicolino Sarcone e Alfonso Diletto, considerati dai pm due tra i promotori dell’associazione parlano di come la stampa stia facendo i loro nomi proprio a causa di quelle interdittive. Secondo gli inquirenti è questa la goccia che fa traboccare il vaso. Bisogna passare al contrattacco e per farlo Sarcone non ha dubbi: serve una sponda politica per l’associazione ’ndranghetista. Tramite questa bisogna fare passare l’idea nell’opinione pubblica che le misure della prefettura altro non siano che un attacco politico della sinistra, delle cooperative rosse in particolare, contro i numerosi calabresi in provincia. In un momento di crisi edilizia in atto le coop – è questa la tesi confezionata dalle ’ndrine – vogliono screditare la comunità cutrese facendola passare per mafiosa.
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Sarcone e Alfonso Paolini, un altro degli arrestati, chiamano Giuseppe Pagliani. Paolini gli spiega che i suoi sodali vorrebbero incontrarlo: “Io ho una cosa per te e per noi… ci dobbiamo vedere urgentemente… ”, spiega Paolini all’esponente del Pdl. Il 24 febbraio ancora al cellulare con il politico Pdl, Paolini si sfoga: “Perché i giornali non possono sempre attaccare… cose che non esistono… così organizziamo una serata… noi con quelli”. Pagliani sembra d’accordo: “Perfetto… dobbiamo assolutamente tenerli… ”. Paolini spiega di credere in lui: “Perché loro vogliono fare un’altra lista… gli ho detto: no! lasciate perdere! ci appoggiamo qua a Giuseppe… questi qua veramente… Giuseppe ti dico sono gente che… i voti ti porteranno in cielo”. Il primo incontro di persona tra Pagliani e i membri della associazione è il 2 marzo 2012. Sembra dare buoni frutti, tanto che per il 21 marzo 2012 viene organizzata una cena al ristorante “Gli antichi sapori” di Reggio Emilia. Alla serata partecipano Giuseppe Pagliani, Nicolino e Gianluigi Sarcone, Alfonso Diletto, Alfonso Paolini e Giuseppe Iaquinta (padre del calciatore). Poi ci sono altri avvocati e autotrasportatori.
Alla fine della cena Pagliani parla con la sua fidanzata al telefono, intercettato: “Mi hanno raccontato – spiega riferendosi ai suoi commensali – le testimonianze pazzesche su tangenti che le cooperative si facevano dare da loro per raccogliere dei lavori”, dice il politico. “Ho saputo più cose stasera che in dieci anni di racconti sull’edilizia reggiana! Perché questi sono la memoria dell’edilizia degli ultimi 30 anni!” Poi Pagliani spiega: “Cioè è difficile trovare un edificio dove non ci siano stati un po’ di cutresi a costruirlo!”.
Il politico Pdl racconta poi alla fidanzata cosa si è deciso: “Non vogliono usare altre linee, vogliono usare il partito, proprio il Pdl per andare contro la Masini, contro la sinistra, anche per la discriminazione. Dice: Fino a ieri noi gli portavamo lavoro, eravamo la ricchezza di Reggio. Con tutto quello che ne concerne. Oggi ci hanno buttati a terra via come se fossimo dei preservativi usati”. Poi Pagliani conclude riferendosi alla Masini: “Adesso gli faccio una cura come dio comanda! Adesso le faccio una curetta giusta”.
Il patto tra Pagliani e l’associazione a delinquere secondo il Gip entra subito in azione visto che in quelle settimane Paolini aiuta Pagliani a raccogliere delle firme per una lista nel paesino di Campegine. Quando poi la notizia di quella cena con persone in odore di mafia esce sui giornali e fa scalpore, Pagliani, con interviste e lettere alla stampa e interventi in trasmissioni televisive, cercherà di fare passare l’idea di essersi trovato lì come un invitato (“egli è pienamente coinvolto nel progetto relativo alla riunione”, spiega invece il Gip). E cercherà di spostare ancora una volta l’attenzione sul suo chiodo fisso: le coop rosse. Proprio, secondo il gip, come si era deciso nei due incontri con Sarcone e soci. Pagliani, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e difeso dall’avvocato Romano Corsi, venerdì 30 gennario sarà sentito in carcere a Parma dal gip per l’interrogatorio di garanzia.
Pagliani, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e difeso dagli avvocati Romano Corsi Alessandro Sivelli, il 30 gennaio è stato sentito in carcere dal Gip di Parma (delegato da quello di Bologna) per l’interrogatorio di garanzia. “Pagliani – ha spiegato Corsi a ilfattoquotidiano.it – contesta l’accusa e rivendica la propria estraneità ai fatti contestati. Si ripromette di parlare approfonditamente e diffusamente davanti al pubblico ministero che dovrebbe interrogarlo a breve”.