venerdì 15 luglio 2016

Dallas. È la strage di uomini in divisa più grave della storia d'America.

La notizia del giorno

Il presidente Usa: “Attacco feroce, premeditato e orribile”

Gli agenti colpiti dall'alto durante una manifestazione contro la polizia per l'uccisione, ieri, di 2 afroamericani. Morto il sospetto che minacciava "bombe in città", 3 fermati. "Non ci sarebbero legami con terrorismo". È la strage di uomini in divisa più grave della storia d'America. Obama: “Violenza non giustificata”. Le immagini della notte di terrore e i precedenti



Cinque agenti di polizia sono stati uccisi a Dallas colpiti da tre, forse quattro cecchini. Il commando è entrato in azione mentre si stava svolgendo una marcia per protestare contro l'uccisione di due afroamericani per mano delle forze dell'ordine. Undici agenti sono stati colpiti. Tre sono rimasti gravemente feriti, ai quali si aggiunge una donna, ferita alla gamba per fare da scudo al figlio. Tre i fermati. Uno dei sospetti, deceduto, sarebbe morto a seguito di un’esplosione di un ordigno. Questo il bilancio del più grave attacco contro uomini in divisa che la storia americana ricordi. "Siamo inorriditi -  dice Barack Obama - la violenza contro le forze dell'ordine non può mai essere giustificata. Si è trattato di un atto deprecabile".
Non si conosce il movente
Non è ancora chiaro il movente dell’agguato. Una cosa è certa, il commando entrato in azione ha usato armi ad alta precisione e, come sottolinea il capo della polizia di Dallas, aveva come obiettivo gli agenti. Il movimento Black Lives Matter (Le vite dei neri contano) prende però le distanze dalla strage e sottolinea che l'organizzazione, impegnata a contrastare la brutalità dei metodi della polizia contro gli afroamericani, si batte per la dignità, la giustizia e la libertà. Non l'omicidio".
Tre fermi, un quarto ucciso
Al momento sono state fermate tre persone. Il quarto metro del commando, invece, sarebbe rimasto ucciso in seguito ad uno scontro con le forze di polizia e non si sarebbe suicidato, come affermato in un primo momento. Secondo le prime ricostruzioni, infatti, l’uomo si sarebbe barricato all’interno di un garage, da cui avrebbe poi aperto il fuoco contro gli agenti, affermando che "ci sono bombe, sia nel garage che tra le strade al centro”. Immediato l’intervento degli agenti, che hanno usato dell’esplosivo nel tentativo di farlo uscire allo scoperto. Forse l’uomo era quello che aveva sparato al poliziotto a distanza ravvicinata. Nella perquisizione successiva, Fbi e artificieri hanno rinvenuto due pacchi sospetti, me nessun ordigno.
Cecchini in azione
La protesta a Dallas, durante la quale sono entrati in azione i cecchini, era una delle tante manifestazioni organizzate in varie città del Paese dopo la morte di due afroamericani, uccisi da poliziotti, in Louisiana e Minnesota. Proteste che si sono svolte ovunque in modo pacifico fino a quando a Dallas killer hanno sparato da tetti di edifici mirando alle forze dell'ordine.
Il capo della polizia: "Un'imboscata"
Il capo della polizia, apparso in conferenza stampa con il sindaco di Dallas, il democratico Mike Rawlings, non ha dubbi: "Volevano ferire o uccidere il maggior numero di poliziotti", per cui hanno preparato un'imboscata e alcuni agenti sono stati raggiunti dagli spari alle spalle.
Le parole di Obama
“È’ stato un attacco feroce, calcolato e orribile. La violenza contro le forze dell'ordine non può mai essere giustificata”. Parla così il presidente Usa Barack Obama, a proposito degli agenti uccisi a Dallas durante una manifestazione della comunità afroamericana. Obama, a Varsavia per il vertice Nato, ha detto di essere stato aggiornato costantemente dal suo staff e aver parlato con il sindaco di Dallas, Mike Rawlings, a cui ha offerto tutta la sua "solidarietà di fronte a questa tremenda tragedia". "Al sindaco di Dallas ho detto - ha aggiunto - che, parlando a nome di ogni singolo cittadino americano, siamo inorriditi". "Come nazione dobbiamo esprimere gratitudine e  dare il massimo sostegno alla polizia, non solo oggi", ha detto ancora il presidente americano.
Polizia e afroamericani, uno scontro sanguinoso
La manifestazione di Dallas è l’ennesima protesta della comunità afroamericana contro la polizia, accusata di utilizzare metodi eccessivamente violenti se non addirittura di ricorrere troppo spesso alle armi nei confronti dei cittadini di colore. Nemmeno 48 ore fa, infatti, altri due afroamericani erano stati uccisi dalla polizia statunitense. L’ultimo episodio in Minnesota. Secondo i media, la vittima, Philand Castile, 32 anni, era in auto con una donna e un bimbo quando è stato fermato da una volante. Ai poliziotti ha detto di aver con sé un'arma con regolare licenza. Ma al momento di prendere il portafoglio, uno o più agenti gli hanno sparato. ad inchiodare l'agente ci sarebbe un video pubblicato su Facebook e al vaglio degli inquirenti. Martedì mattina, invece, aveva scandalizzato l’opinione pubblica la morte di un altro afroamericano, Alton Sterling, morto dopo essere stato buttato a terra da due poliziotti bianchi a Baton  Rouge, in Louisiana. Ma dalla celebre marcia di Selma ad oggi, sono numerosi i casi di morti dovuti alla violenza delle forze dell’ordine.
-Uno dei casi più tristemente noti, quello di Rodney King, tassista di colore che il 3 marzo 1991 venne fermato e picchiato brutalmente da 4 agenti a Los Angeles. Il pestaggio venne ripreso da un videoamatore e diffuso da tutte le tv nazionali. La giuria prosciolse i poliziotti al processo nel 1992, scatenando la rivolta della comunità afroamericana di Los Angeles. Per diversi giorni, la metropoli fu un campo di battaglia con saccheggi, omicidi a sfondo razziale e missioni punitive.
-Nel 2012 il 18enne Ramarley Graham è stato ucciso da un poliziotto mentre era a casa, nel Bronx, disarmato. L'agente è stato prima incriminato ma una seconda giuria ha respinto le accuse contro di lui.
-Sempre nel 2012 c'è stato l'omicidio di Trayvon Martin, 17enne ucciso in Florida dalla guardia George Zimmerman, insospettito dal ragazzo che indossava una felpa con il cappuccio.
-La nuova ondata di proteste nasce nell'agosto 2014 quando il 18enne Michael Brown viene ucciso a Ferguson, nel Missouri. Disarmato e sospettato di un furto, è stato colpito da diversi proiettili sparati dall'agente Darren Wilson.
-Gli ultimi casi in ordine di tempo sono la morte di Rumain Brisbon, ucciso da un poliziotto bianco a Phoenix, Arizona, e quella del 12enne Tamir Rice a Cleveland, ammazzato mentre giocava in giardino con una pistola finta.
-L'altro caso che ha provocato l'indignazione dell'America è la morte di Eric Garner a New York, soffocato dall'agente Daniel Pantaleo durante l'arresto. Anche qui il Grand Jury ha deciso di non incriminare il poliziotto.
Migliaia di morti senza giustizia
Il Wall Street Journal ha realizzato un’inchiesta in cui ha contattato 105 polizie locali scoprendo che dal 2007 al 2012 quei dipartimenti hanno registrato 1825 morti violente provocate dai propri agenti, cioè 365 morti all’anno. Ma i dipartimenti americani sono più di 800, quindi il numero reale è molto più alto. Secondo il Washington Post, la cifra ogni anno oscillerebbe tra 500 e 1000 americani uccisi dalla polizia, includendo i casi legittimi e non. La ricerca del WSJ ha fatto anche emergere che nei registri dell'Fbi non c'è traccia di almeno altri 550 omicidi commessi da agenti in servizio. Non sono stati schedati, quindi è come se non fossero mai accaduti.

Portogallo in paradiso.

Sport Breaking News

Portogallo in paradiso. È campione d’Europa

CR7 in barella, ma in panchina è l’arma in più. Per lui un mese di stop. F1, Hamilton a -1 da Rosberg. Wimbledon, trionfano Murray e la Williams

Finisce così, tinto di verde e rosso l’Europeo 2016. Il Portogallo di Santos, con una sola vittoria nei tempi regolamentari, porta a casa il trofeo battendo i padroni di casa. Il gol al 109’ di Eder gela il sangue dei Bleus. Lui, il giocatore più inaspettato, fa calare il sipario su un europeo che lascia immagini indelebili nella memoria degli appassionati: dalla favola islandese e il loro Haka, al coro irlandese per Will Grigg. E poi lo spettacolo: la rovesciata di Shaqiri contro la Polonia, il protagonismo di Bale che trascina il Galles in semifinale e, ovviamente, il cuore azzurro di un’amatissima Nazionale senza fenomeni. Intanto, sul lato motori, a Silverstone il britannico Hamilton vince per la 4a volta davanti al proprio pubblico.

La sorpresa Eder, le lacrime di Ronaldo
Non sapremo mai come sarebbe finita questa partita con Cristiano Ronaldo in campo. Da una parte resta il rammarico per aver assistito a una finale monca, impoverita dall'uscita del giocatore più importante tra tutti quelli scesi in campo. Dispiacere colmato dalla storia nella storia: quella di Eder, l'anti eroe, il personaggio meno atteso, l'uomo che ha regalato al Portogallo il primo titolo di campione d'Europa. Ci sono voluti 110 minuti per sbloccare una gara combattutta, su ogni pallone, un match che ha premiato la squadra di Fernando Santos, supportata da un CR7 in veste di capitano non giocatore, tornato in campo all'inizio dei supplementari e seduto in panchina con il ginocchio infortunato pronto a incitare i compagni fino al 120'. Scelte della vigilia confermate per entrambi gli allenatori con Deschamps pronto a dare fiducia ancora ad Umtiti in difesa al posto di Rami. Dopo 6' gara condizionata dall'infortunio di Ronaldo (fallo di Payet). Il portoghese è rimasto in campo fino al 24' ma non è praticamente più esistito in campo. Dopo lo choc per l’abbandono forzato di CR7, il Portogallo ha puntato su linee strette cercando di limitare le incursioni francesi e mostrando qualche difficoltà a contenere un Sissoko scatenato. Nel secondo tempo Deschamps ha giocato la carta Coman per Payet probabilmente condizionato e scosso dal fallo che ha messo fuori causa Ronaldo. Ma nel momento di massima spinta della Francia il Portogallo non ha mollato. Secondo tempo da brividi, con Sissoko che tira una fucilata da fuori area sventata dalle mani di Rui Patricio. Nei minuti di recupero il palo su tiro di Gignac salva il Portogallo. Inevitabile la prosecuzione ai supplementari. Ed è lì che si accendono i riflettori su Eder. Il gigante alto più di un metro e novanta, che con il nostro connazionale condivide solo il nome, ma di certo non il destino in questo europeo. Lui, che non ha nemmeno la fama di bomber, prosegue la tradizione dei centravanti di sfondamento tenendo palloni e facendo a sportellate in mezzo al campo. Ma fuori dai tempi regolamentari per lui si accendono i riflettori. Nel primo “extratime” è proprio Eder a spaventare la Francia intera con un colpo di testa da distanza ravvicinata. Lloris respinge, e i francesi tirano un sospiro di sollievo.

Nel finale, Ronaldo scatenato (dalla panchina)
Nel secondo supplementare i portoghesi hanno un’altra occasione d’oro: calcio di punizione dai 25 metri, la conclusione di Guerreiro colpisce la traversa facendo rischiare un infarto a Deschamps. Ma neanche un minuto più tardi i francesi assistono attoniti all’azione personale di Eder: il portoghese stringe il campo e calcia con il destro un tiro preciso e velenoso che non lascia scampo a Lloris. Choc per i francesi, e Cristiano Ronaldo infortunato in panchina si scatena. Scalpita, salta e carica i compagni, assumendo il ruolo de facto di secondo allenatore. Il quarto uomo non osa dirgli nulla. Deschamps nel finale prova a giocare la carta Martial. Ma senza risultati. Alla fine CR7 può alzare il trofeo di campioni d'Europa. Il Portogallo trionfa ad Euro2016. Guarda la photogallery della festa

CR7, il punto sull’infortunio
Resterà fuori almeno quattro settimane Cristiano Ronaldo, a causa della distorsione al ginocchio rimediata nella finale di Euro 2016 contro la Francia. Secondo quanto anticipato dal quotidiano spagnolo "Marca", il capitano del Portogallo ha riportato una lesione di primo grado al legamento laterale interno del ginocchio sinistro, in seguito al colpo subito dal francese Payet. Se venisse confermato il mese di stop, Cristiano Ronaldo non potrà essere in campo il 9 agosto nella prima gara della nuova stagione Real Madrid-Siviglia, valida per la Supercoppa Europea.

Furbetti del cartellino, scatole in testa anti-telecamere


Cronaca

Furbetti del cartellino, scatole in testa anti-telecamere

Lo stratagemma pensato da alcuni dipendenti del Comune di Boscotrecase (Na). 30 indagati per oltre 200 episodi di assenteismo

Oltre 200 episodi di assenteismo, 30 indagati e 23 dipendenti del Comune di Boscotrecase, Comune di circa 11mila abitanti in provincia di Napoli, accusati di essere "furbetti" del cartellino. Uno di loro ha cercato di manomettere la telecamera e, nel dubbio di non esserci riuscito, pur di non rendersi riconoscibile ha strisciato due badge coprendosi addirittura la testa con una scatola di cartone. È quanto hanno scoperto i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata che stamattina hanno dato esecuzione a 23 misure cautelari.

Incastrati dalle telecamere
I “furbetti” sono accusati a vario titolo di truffa aggravata ai danni dello stato e di false attestazioni in servizio. Le telecamere nascoste dagli investigatori hanno documentato comportamenti truffaldini come "passare" il badge anche per colleghi assenti o "passare" e andar via per affari privati. Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Torre Annunziata e i 200 episodi di assenteismo si sono registrati in poche settimane.  

 
Il sindaco: «Dovrei chiudere il Comune»
Il giovane sindaco Pietro Carotenuto (PD), in carica da poche settimane, dice pensando ai 30 su circa 45 dipendenti indagati: «Guardando l’ordinanza notificata dai Carabinieri stamattina ho proprio pensato “Dovrei chiudere il Comune”, perché in alcuni uffici sono stati coinvolti tutti i dipendenti. Oggi sono chiusi gli uffici Stato civile, Anagrafe, un Protocollo su due, Ambiente, Politiche sociali, Ragioneria per assenza del Capo. Stamattina dovevamo fare un’autorizzazione per un funerale e non è stato possibile farlo». Quanto ai provvedimenti, i “furbetti” sono tutti sospesi per 12 mesi, in 3 per sei mesi. Oggi l’appuntamento con il prefetto di Napoli.

Mafia: è morto Provenzano, il boss dei boss


In primo piano

Mafia: è morto Provenzano, il boss dei boss

Malato da tempo, si è spento all'ospedale San Paolo di Milano. Detenuto dopo una latitanza di 43 anni. Vietati i funerali pubblici

È morto il boss Bernardo Provenzano. 83 anni, malato da tempo, indicato come il capo di Cosa nostra, venne arrestato dopo una latitanza di 43 anni l'11 aprile del 2006 in una masseria di Corleone, a poca distanza dall'abitazione dei suoi familiari. E subito dopo aver appreso della morte di Provenzano, il Questore di Palermo Guido Longo ha annunciato: «Vieterò i funerali pubblici».

Il decesso all'ospedale San Paolo di Milano
Il capomafia era detenuto al regime di 41 bis nell'ospedale San Paolo di Milano dal 9 aprile 2014 ed era arrivato lì dal centro clinico degli istituti penitenziari di Parma. Tutti i processi in cui era ancora imputato, tra cui quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, erano stati sospesi perché il boss, sottoposto a pù perizie mediche, era stato ritenuto incapace di partecipare. Moglie e figli gli avevano fatto visita il 10 luglio.

 
L'ultima diagnosi: "Decadimento cognitivo"
Grave stato di decadimento cognitivo, lunghi periodi di sonno, rare parole di senso compiuto, eloquio assolutamente incomprensibile, quadro neurologico in progressivo, anche se lento, peggioramento: è l'ultima diagnosi che i medici dell'ospedale hanno depositato. Nelle loro conclusioni i medici dichiaravano il paziente "incompatibile con il regime carcerario", aggiungendo che "l'assistenza che gli serve è garantita solo in una struttura sanitaria di lungodegenza". Come precisa Roberto Piscitello, direttore generale dei detenuti e del trattamento del Ministero della Giustizia: «Le condizioni di Bernardo Provenzano si sono aggravate ulteriormente venerdì scorso a causa di un'infezione polmonare. Provenzano è entrato in coma irreversibile lo stesso giorno. I sanitari dell'ospedale di Milano, d'accordo con il Dap, hanno avvertito immediatamente i familiari che sono arrivati e hanno potuto usufruire di un incontro col loro congiunto».
Il legale: «Per me è morto 4 anni fa»
Da anni l'avvocato del boss, Rosalba Di Gregorio, aveva chiesto senza successo, la revoca del regime carcerario duro e la sospensione dell'esecuzione della pena per il suo assistito, proprio in virtù delle sue condizioni di salute. «Provenzano per me è morto quattro anni fa - commenta oggi Di Gregorio - dopo la caduta nel carcere di Parma e l'intervento che ha subito. Da allora il 41 bis è stato applicato ai parenti e non a lui, visto che non era più in grado di intendere e volere e di parlare da tempo».

Tragedia in Puglia


La notizia del giorno

Delrio in Aula: "Sistema blocco telefonico è a rischio"

Il giorno dopo la tragedia in Puglia, si indaga sulle cause dello scontro. Sotto accusa la mancanza di blocchi automatici sulla tratta. Recuperate le scatole nere. Ministro dei Trasporti: “Governo stanzierà 1,8 miliardi”. Aperto un fascicolo a carico di ignoti per omicidio plurimo colposo e disastro ferroviario. Prefetto di Andria: “23 salme ricomposte, 27 i reclamati“. Iniziato l’iter del riconoscimento. Tensione fra i parenti: “Fateci entrare”


Una tragedia terribile e forse evitabile. 24 ore dopo il drammatico scontro fra i due treni nella tratta fra Corato e Andria adesso è il momento delle indagini. Mentre i soccorritori proseguono senza sosta nella speranza di poter ritrovare ancora qualche ferito incastrato fra le lamiere dei due convogli, si sarebbe arrestato a 23 morti il bilancio dello scontro. Morto anche uno dei macchinisti, l'altro è in gravi condizioni. Un numero ancora in definizione, sia per la presenza di ferite, 4 in gravissime condizioni, sia per la dinamica dell'incidente, che rende difficile la ricostruzione dei corpi delle vittime. Ed il governatore della Puglia Michele Emiliano ha corretto verso il basso il precedente bilancio della strage, che parlava di 27 vittime. «Le vittime sono 23 - ha detto il governatore pugliese, specificando che - abbiamo una salma che non viene rivendicata da nessuno». "Tutti i famigliari che hanno denunciato uno scomparso - è stato poi spiegato - hanno avuto il corrispettivo identificativo". I feriti dello scontro sono invece 51, di cui 24 sono ancora ricoverati, otto dei quali in prognosi riservata. Si indaga per omicidio colposo plurimo mentre sono state recuperate le due scatole nere.
Le ricerche nella notte
Sono andati avanti per tutta la notte i lavori attorno ai resti dei convogli, in un tratto in cui la ferrovia è a binario unico. Una cinquantina di vigili del fuoco, assieme agli altri soccorritori, hanno continuato a tagliare e spostare le lamiere contorte dei due convogli alla ricerca di eventuali dispersi: un lavoro, ha spiegato il comandante dei vigili del fuoco di Bari Curzio, ancora lungo.
Si indaga sulle cause
Intanto si indaga sulle cause del drammatico scontro. Secondo unaa prima ricostruzione sembrerebbe che mancassero i sistemi automatici di supervisione della linea, ma ci fosse solo il sistema di segnalazione telefonico. La procura di Trani ha aperto un fascicolo, al momento ancora a carico di ignoti, per disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo. I pm hanno poi intenzione anche indagare sui ritardi nei lavori per il raddoppio della linea. Le indagini
Forse errore umano
E mentre viene stabilito il pool di magistrati che coordinerà le indagini, si fa spazio l'ipotesi di un errore umano, anche se per il momento non si escludono tutte le altre ipotesi, compresa quella del guasto. Intanto emerge un particolare: erano due i treni delle Ferrovie del Nord Barese provenienti da Corato e diretti verso nord e uno di questi due convogli viaggiava con qualche minuto di ritardo: questa circostanza potrebbe aver indotto il capostazione di Andria a dare il via libera al treno fermo in stazione. Il convoglio, circa dieci minuti dopo la partenza da Andria, si è scontrato con il treno proveniente da Corato. Ulteriori dettagli emergeranno dall'esame delle scatole nere. Sono stati inoltre acquisiti i registri delle stazioni di Andria e Corato, i filmati delle telecamere lungo la linea e le comunicazioni telefoniche, trascritte nei fonogramma, tra i capistazione dei due scali.
Il mancato ammodernamento della linea sotto accusa
L'indagine dovrà accertare non solo chi ha sbagliato, ma se chi ha sbagliato è caduto in errore da solo o se è stato indotto in errore da altri. Dovrà poi verificare l'adeguatezza del sistema di controllo rispetto alle norme in vigore, e i tempi del raddoppio della tratta e di ammodernamento del sistema di controllo del traffico. Sotto accusa viene messa la linea unica. E c'è chi punta il dito contro la mancanza di sistemi automatici di supervisione della linea ferroviaria: in quella tratta, infatti, viene ancora usato il cosiddetto 'blocco telefonico', cioè la comunicazione telefonica del via libera sul binario unico. I due convogli erano ultramoderni, uno del 2005 e l'altro del 2009, dotati di sistemi frenanti efficienti. Dal 2008 era previsto il raddoppio del binario, finanziato dallo stanziamento dei fondi europei. Ma di quei fondi si è persa la destinazione ed i ritardi accumulati sono stati tali da dilatare i tempi fino a oggi.
Delrio: “Blocco “telefonico a rischio”
«La sicurezza della tratta coinvolta dall'incidente è regolata tramite consenso telefonico che lascia interamente all'uomo la gestione ed è tra i sistemi meno evoluti e più a rischio di regolazione della circolazione ferroviaria», ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, nella sua informativa alla Camera sullo scontro tra treni in Puglia. In seguito all'incidente intanto il governo ha deciso di stanziare ulteriori 1,8 miliardi di investimenti per le reti regionali non di competenza nazionale.
In Italia il 60% della tratta a binario unico
L’incidente in Puglia riaccende la polemica delle tratte a binario unico, dove in caso di errore, umano o tecnico, lo scontro è quasi inevitabile. In Italia circa il 60% della rete ferroviaria totale è a binario unico, gestita in parte da RFI, società del gruppo pubblico delle Ferrovie dello Stato, e in parte da una trentina di società locali facenti capo o ad una regione o ad aziende private, come nel caso della società che amministra la tratta  Bari-Barletta. Nella rete gestita da RFI-FS oltre 16.000 chilometri sono a binario unico, circa il 55% del totale, ma la tratta è dotata di un costosissimo sistema di blocco automatico che, se due treni si trovano sulla stessa tratta, ferma i convogli senza che vi sia l’intervento del macchinista o del capostazione. Diversa la situazione a livello locale, dove su circa 3.000 chilometri di tratte gestite, il 90% è a binario unico. Sotto accusa, però, non tanto il binario unico, quanto il sistema di comunicazione e sicurezza che, come nel caso pugliese, è affidato ancora al blocco telefonico, ovvero allo scambio di messaggi fra i capistazione.
Le immagini dall'alto
"Come uno schianto aereo", l'ha definito il sindaco di Corato. E le immagini dall'elicottero testimoniano la gravità dell'incidente.

 
La rabbia dei parenti
All'istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari alcuni parenti volevano entrare ma il personale ha chiesto di fare entrare solo due congiunti. "Dobbiamo vedere i nostri cari che sono morti - hanno urlato i parenti spingendo per entrare - dobbiamo stare tutti vicini". A quel punto il personale ha provato a chiudere le porte ma appena una delle ante è stata socchiusa, molte persone hanno urlato "vergogna", e in lacrime hanno detto "non è possibile essere trattati così, abbiamo i nostro morti là dentro". Poco dopo la situazione è tornata alla normalità e le porte sono rimaste aperte. Tra i parenti in attesa anche il cognato della mamma di Francesco Tedone, 19 anni, morto nel violento impatto: "Stava tornando a casa - dice - era andato a trovare un'amica".

Terrore a Nizza: almeno 80 morti

Terrore a Nizza: almeno 80 morti e 18 feriti gravi. Strage sulla Promenade

Terrore a Nizza: almeno 80 morti e 18 feriti gravi. Strage sulla Promenade
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Nizza, strage sulla Promenade des Anglais: camion sulla folla
Almeno 80 morti e un centinaio di feriti, di cui 18 in condizioni gravi. E' questo, per il momento, il tragico bilancio della strage avvenuta questa sera, intorno alle 22.30, a Nizza, sulla Promenade des Anglais. Un camion ha travolto le persone che passeggiavano dopo i fuochi d'artificio per i festeggiamenti per il 14 luglio, per la Presa della Bastiglia, e ha proseguito la sua corsa per centinaia di metri. Si teme un attentato terroristico, visto che sono stati uditi diversi spari che secondo Christian Estrosi, presidente della regione francese di Provenza-Alpi-Costa Azzurra, sarebbero stati sparati dal conducente del camion che si è lanciato sulla folla. L'autista del camion è stato ucciso. In una delle foto diffuse su Twitter, il camion appare crivellato di colpi. Secondo quanto riportato da Le Figaro, all'interno del camion sono stati trovati armi, fucili e granate e la notizia è stata confermata da Estrosi.
La prefettura della regione di Alpes-Maritimes, cioè quella in cui si trova Nizza, ha parlato di attentato e ha chiesto agli abitanti di restare in casa. 
"Si sono sentiti esplodere numerosi spari provenire dall'interno del camion". Questa la testimonianza rilasciata da una persona che si trova a Nizza ai microfoni di SkyTg24. La testimone ha detto di avere sentito gli spari dalla sua casa, che si trova a circa 50 metri dal luogo dell'accaduto.
Una fonte di polizia citata in diretta dall'emittente francese iTele riferisce che un uomo si era trincerato nel ristorante Buffalo a Nizza ed è stato neutralizzato. Al momento si rincorrono notizie non confermate di una presunta presa di ostaggi a Nizza da parte di uomini armati. Il portavoce del ministero dell'Interno francese, Pierre-Henry Brandet, ha però smentito le voci affermando che non è stato preso alcun ostaggio.
HOLLANDE: PROLUNGATO DI 3 MESI LO STATO DI EMERGENZA. Lo stato di emergenza in Francia sarà prolungato di tre mesi. Lo ha annunciato il presidente Francois Hollande in un discorso alla nazione spiegando che lo stato di emergenza, che solo ieri aveva annunciato sarebbe cessato il 26 luglio, durerà invece fino a ottobre. Lo stato d'emergenza decretato a seguito degli attentati terroristici del 13 novembre a Parigi. Hollande ha sottolineanto come non si possa negare il carattere terroristico dell'attacco che ha lasciato fra i morti "diversi bambini".  "La Francia - ha aggiunto - è stata colpita nel giorno della festa nazionale, simbolo di libertà, perché i diritti dell'uomo sono negati dai terroristi e la Francia è per forza un loro obiettivo". "La Francia è colpita, afflitta da una nuova tragedia" ma "sarà sempre più forte", "nulla ci farà cedere" e "dobbiamo rafforzare ancora di più le azioni in Siria", ha concluso. 
UN UOMO DI ORIGINI TUNISINEALLA GUIDA DEL CAMION. C'era un 31enne di Nizza di origini tunisine al volante del camion. All'interno del tir è stata trovata la carta d'identità di un uomo di 31 anni e il documento è a nome di un franco-tunisino. Lo riferisce il quotidiano locale Nice Matin. L'uomo era noto alla polizia per reati di piccola entità, mentre non era noto ai servizi. Il conducente è stato abbattuto dagli agenti.
IL LUTTO: CANCELLATO IL CONCERTO DI RIHANNA. Domani le bandiere di Nizza saranno a mezz'asta. Lo ha riferito su Twitter il presidente della regione francese di Provenza-Alpi-Costa Azzurra Christian Estrosi, aggiungendo che sono stati cancellati sia il concerto di Rihanna, programmato per domani sera nello stadio della città Allianz Arena, sia il Jazz Festival che si sarebbe dovuto svolgere dal 16 al 20 luglio.
HOLLANDE RIENTRA A PARIGI. Il presidente francese, François Hollande, è rientrato da Avignone a Parigi e si sta recando direttamente all'unità di crisi che è stata allestita all'Eliseo a seguito dei fatti di Nizza."Il presidente ha parlato con Manuel Valls e Bernard Cazeneuve. Rientra a Parigi e si recherà direttamente a place Beauvau all'unità di crisi", ha riferito l'Eliseo. Resta alla sede del ministero dell'Interno il premier Manuel Valls, che attende l'arrivo all'unità di crisi di place Beauvau del presidente della Repubblica François Hollande .Il ministro dell'Interno francese, Bernard Cazeneuve, ha invece lasciato Parigi per recarsi sul luogo della strage a Nizza.

lunedì 4 luglio 2016

C'è vita oltre la morte: almeno per il Dna.

C'è vita oltre la morte: almeno per il Dna. Lo afferma un microbiologo

Nei topi e nei pesci è stato osservato che alcuni geni continuano a essere attivi per molte ore dopo la morte

Il Dna in certi casi sopravvive alla morte
Il Dna in certi casi sopravvive alla morte
Redazione Tiscali
Nel Dna la vita prosegue dopo la morte almeno per altri quattro giorni: è stato osservato nei topi e nei pesci, nei quali alcuni geni sembrano continuare a essere attivi per molte ore dopo la morte. Sono le conclusioni dello studio del microbiologo Peter Noble, dell'università di Washington a Seattle, per ora pubblicato sul sito BioRxiv, che non richiede la revisione della comunità scientifica, e citato sul sito della rivista Science. La scoperta potrebbe migliorare le tecniche per conservare gli organi destinati ai trapianti.

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Le attività post mortem

Quando un organismo vivente muore non sempre le funzioni vitali cessano nello stesso momento e alcuni processi interni possono proseguire per molte ore. In passato, analizzando cellule umane di sangue e fegato di esseri umani dopo la morte, alcuni studi avevano indicato che l'attività di alcuni geni proseguiva. Seguendo questa strada, Nobles è andato alla ricerca della possibile attività post mortem di oltre 1.000 geni in topi e pesci zebra, i pesci più studiati nei laboratori di genetica. Ha scoperto così che centinaia di geni continuano a funzionare dopo il decesso, nei pesci anche dopo ben quattro giorni. Molti dei geni attivi svolgono attività necessarie all'organismo in momenti di emergenza, ma sorprendentemente sono risultati 'accesi' anche geni legati allo sviluppo dell'embrione e che restano silenziosi dopo la nascita, oppure altri che facilitano lo sviluppo di tumori. Questi risultati potrebbero aiutare a capire importanti problematiche legate ai trapianti e rivelarsi anche un ottimo strumento per la medicina legale.

Stretta su ferie, permessi e malattie: scure sugli statali

Stretta su ferie, permessi e malattie: scure sugli statali

I dipendenti pubblici possono essere richiamati mentre sono in vacanza. Ma non solo: ecco cosa cambia

Stretta su ferie, permessi e malattie: scure sugli statali
di Adnkronos
(AdnKronos) - I dipendenti pubblici possono essere richiamati mentre sono in vacanza, previo rimborso del viaggio da parte dell'amministrazione. Ma non solo, come si legge su 'studiocataldi.it'. Ferie e malattia non possono essere utilizzati a ore, per entrare dopo o uscire prima dal lavoro, bensì solo a giornata.

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Le linee guida dall'Aran

La 'stretta', come l'hanno già ribattezzata gli statali arriva dall'Aran, l'agenzia che rappresenta il governo per il pubblico impiego, che ha pubblicato le linee guida in materia su www.aranagenzia.it. Le regole valgono per tutti, dai ministeriali agli insegnanti. Ferie e malattia non sono a ore - Sono 'a giornata' e quindi non frazionabili.

Ritorno "forzato" dalle vacanze 

L'amministrazione può richiamare il lavoratore mentre si trova in villeggiatura "per oggettive e prevalenti necessità organizzative". In tal caso, però, scatta il "risarcimento". Il lavoratore, infatti, "ha diritto al rimborso delle spese documentate di viaggio" chiarisce l'Aran. Se è lecito anche sospendere le ferie per malattia, ma sempre e solo dietro adeguata documentazione, non ci sono disposizioni, legislative o contrattuali, "ostative alla fruizione delle ferie successivamente ad un'assenza per malattia e, quindi, senza la ripresa del servizio" specifica l'Agenzia.

Niente malattia per l'attività sindacale

In ogni caso, il via libera sulle ferie è sempre rimesso al capo. Niente malattia per l'attività sindacale - La stessa appare "incompatibile – sottolinea l'agenzia - con il riposo psico-fisico necessario a una rapida ripresa della prestazione lavorativa". Per cui, occorre ricorrere per chi ne ha necessità a permessi ad hoc.

I permessi legge 104

Salvo specifiche situazioni, non possono essere convertite le ferie già fruite nei tre giorni di permessi per assistenza ai familiari portatori di handicap. A differenza della malattia, inoltre, i permessi ex lege 104 non possono essere presi nel mezzo delle ferie. Su questo punto di recente era intervenuto il ministero del Lavoro, il quale affermava che il datore di lavoro non può mai negare al dipendente i permessi retribuiti richiesti ai sensi della legge 104 per assistere un familiare disabile, neanche durante il periodo di ferie programmate. La fruizione dei permessi, dunque, a detta del ministero sospenderebbe "il godimento delle ferie" che andrebbero ricollocate in un diverso periodo, previo accordo con il datore di lavoro. Rimane ferma, comunque, la possibilità per il datore di verificare che l'assistenza non possa essere differita.