giovedì 29 novembre 2012

Duello Tv, Renzi: "Avanti con persone nuove". Bersani: "Basta coi personalismi"


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Duello Tv, Renzi: "Avanti con persone nuove". Bersani: "Basta coi personalismi"a

Un confronto teso ma leale, quello svoltosi mercoledì sera su Rai1 tra i due candidati delle primarie del centrosinistra, Pierluigi Bersani e Matteo Renzi. Molti gli argomenti toccati prima della stretta di mano finale: lavoro, scuola, politica estera, rinnovamento della classe dirigente, immigrazione. E due messaggi conclusivi diversi. Matteo Renzi, che deve recuperare 9 punti in vista del ballottaggio di domenica, si toglie la giacca e, in maniche di camicia, e va all'attacco per quasi tutti i 100 minuti del match televisivo. Ma lo schema del sindaco per archiviare i "2547 giorni" dei governi dell'Unione non piace a Bersani, convinto di interpretare lui la voglia di cambiamento e che "promesse, il personalismo e la comunicazione esagerata è il passato, non il nuovo". Alla fine, i due candidati alla premiership del centrosinistra si sono abbracciati. Ma durante il confronto, condotto dalla giornalista Rai Monica Maggioni, la tensione si è avvertita in vari momenti. Così come le distanze su alcuni temi, a partire da Equitalia.
Primo scontro su Equitalia - Il sindaco attacca definendo un errore aver messo "le ganasce di Equitalia agli artigiani". "Equitalia, chiarisco a Matteo, non l'abbiamo inventata noi" replica il segretario. "Non ho detto - è la controreplica di Renzi - che l'abbiamo inventata noi ma che su quello non siamo stati all'altezza". "Sei stato - è stato l'affondo del sindaco al segretario Pd - 2.547 giorni al governo e dico questo perché è necessario fare un passo avanti". "Nessuno è perfetto", ha chiosato il segretario. Renzi ha attaccato anche sul fronte della lotta all'evasione fiscale che, a suo avviso, dovrebbe passare anche dall'"andare a prendere i soldi in Svizzera se ci sono". Duro Bersani: "Se c'è gente che preferisce il passerotto al tacchino sul piatto - ha attaccato con la prima delle sue proverbiali metafore - va bene ma io voglio dire che sul condono non sono d'accordo". E Renzi sdrammatizza con una battuta: "per fare il leader bisogna saper fare le metafore...".
Servono Stati Uniti Ue - Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, nella sfida tv, sono d'accordo sulla necessità della creazione degli Stati Uniti d'Europa. "In Europa vado a dire - sostiene il sindaco - che io sono per gli Stati Uniti d'Europa perché questo ha senso per i miei figli. Sogno un'Europa che intervenga su politica estera, una Bce che faccia davvero il suo lavoro. Non è un problema personale se io ho l'autorevolezza per dire questo, qua è in ballo l'Italia. Voglio mettere a posto il debito pubblico non perché me lo chiede la Merkel ma per i miei figli". "Ci rendiamo conto che - afferma Bersani - l'Europa è diventato un problema per il mondo, che l'austerità da soli non ci porta da nessuna parte e che siamo tutti sullo stesso treno. I progressisti hanno una piattaforma che mette al centro l'Europa, corregge gli errori della finanza e favorisce politiche di investimento. E certo rilanciamo il tema degli Stati Uniti di Europa, non è un'utopia ma altrimenti c'è il disastro".
Evasione fiscale - "Si paga molto perché non si paga tutti, per umanità mandiamo l'ambulanza a chi non paga le tasse. Bisogna fare la Maastricht della fedeltà fiscale come in altri paesi europei. O decidiamo di combattere l'evasione o facciamo finta, dobbiamo abituarci a usare meno il contante. E poi serve la tracciabilità dei movimenti bancari, le agenzie del fisco più amichevoli con chi paga le tasse. Bisogna attaccare a livello europeo e internazionale i paradisi fiscali". Sono le ricette indicate da Bersani nella sfida tv per combattere l'evasione fiscale. " Bersani ha ribadito la possibilità di una patrimoniale parlando di un "giro di solidarietà fiscale" per rimettere in moto i consumi. E ancora qualcosa sul fronte dei prezzi e delle tariffe. Infine misure per gli investimenti dei comuni e sul lavoro con "un po' di credito per le piccole imprese". Secondo Renzi bisogna "rimettere in tasca i soldi al ceto medio"."Parto da una serie di misure immediate: nel nostro programma ci sono 100 euro netti al mese a chi guadagna meno di 2mila euro al mese; rafforzare il sistema dei Comuni che fanno da gabellieri per lo Stato". 
Onu e Palestina - "Non si possono avere titubanze a dare alla Palestina un ruolo da osservatore nell'Onu, ha detto Bersani. "E noi dobbiamo votare sì altrimenti avrà sempre ragione Hamas e non Abu Mazen". Se non si risolve il problema israelo-palestinese, "se non riusciremo a trovare per questi due popoli qualcosa di positivo, non si risolve nulla" nello scacchiere mediorientale. "Qui ci sono due popoli - uno insicuro, uno umiliato - che non si parlano. L'Italia e l'Europa devono allora incoraggiare le forze moderate" e "puntare sull'evoluzione del processo democratico". "Non sono d'accordo sul fatto che la centralità di tutto sia il conflitto Israelo-Palestinese: il problema è l'Iran, ha risposto Renzi,  e se non raccogliamo il grido di dolore dei ragazzi di quel Paese, se non risolviamo lì non risolviamo nemmeno la questione tra Israele e Palestina, e un'Europa degna di questo nome non deve lasciare solo gli Stati Uniti" di fronte a questo.
La sfida sull'industria - Nuovo botta e risposta tra Bersani e Renzi sull'eredita dei governi del centrosinistra nella politica industriale. "Nessuno è perfetto - afferma il leader Pd replicando ad osservazioni di Renzi - per l'amore di Dio ma non mettiamo insieme tutti gli ultimi 20 anni e i nostri governi con quelli di destra. Noi rispetto alla politica industriale abbiamo fatto parecchie cose". "Certo - ribatte Renzi - Berlusconi ha deluso tutti ma noi non abbiamo capito la strategia per i nostri figli". Il segretario Pd a questo punto taglia corto: "Discutiamo un altro momento, davanti ad una birra..."."Su questi temi abbiamo qualcosa da farci perdonare". Renzi è andato all'attacco, tra l'altro, all'attacco anche sulla questione Ilva sottolineando che "si è lasciato fare alla famiglia Riva quello che ha fatto"."Bisogna occuparsene delle imprese perché se non ce se ne occupa...Se sei azionista pubblico, ad esempio, chiediti se è il caso di vendere Ansaldo Energia, se la Fiat ce la fa da sola o deve arrivare qualcun altro, sulla siderurgia bisogna rimettere a posto un sistema prezioso per il paese. Bisogna tornare a fare mente locale su cose basiche del sistema industriale, il saper fare italiano va portato verso nuove frontiere tecnologiche", controribattuto Bersani. 
Il finanziamento pubblico -  Nuovo duello tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi sui costi della politica. "Bisogna studiare un tetto ai cumuli dei vitalizi e delle pensioni. Bisogna partire dalla politica ma non è inammissibile che grande manager prende buona uscita da 20 milioni di euro". E' la posizione di Pier Luigi Bersani sui tagli alla casta, aggiungendo che "non siamo contrari al finanziamento pubblico". Punto su cui Renzi non è d'accordo: "Non basta dire dimezziamo il finanziamento pubblico, bisogna abolirlo, a Sposetti bisogna dire che è ora di dire stop all'aumento dei finanziamenti ai partiti e che tutte le spese dei partiti devono essere messe con fatture on line. Al Comune di Firenze c'è scritto come il sindaco spende i soldi". E Bersani chiede la sua quarta replica: "Son d'accordo con Matteo sulla trasparenza ma la democrazia è stata inventata in Grecia e decisero che in democrazia la politica va sostenuta pubblicamente, così non è una tirannide. Non mi rassegno all'idea che la politica la facciano solo i ricchi". E Renzi: "Passar da pericle a Fiorito ce ne passa...".
Il conflitto di interessi - "Il non aver fatto il conflitto di interessi con il centrosinistra al governo "è la dimostrazione più drammatica che abbiamo fallito", insieme alla caduta del governo Prodi con Mastella che tolse la fiducia, ha attaccato Renzi. "Dobbiamo dire che nei primi 100 giorni si fa", aggiunge. Non aver affrontato il problema del conflitto di interessi "è stato un limite ma bisogna capire bene" dove si deve andare a intervenire: "ci vuole una legge sull'incompatibilità e l'antitrust", ha spiegato il segretario del Pd. Bersani ha ricordato di aver fatto una battaglia su questo punto all'epoca. Bersani ha sottolineato comunque che "non aver fatto un antitrust serio sulle comunicazioni è stato un limite". Bersani ha poi citato il caso dell'Inghilterra dove "non c'è il conflitto di interessi ma non ci si mette le dita nel naso; se l'avessimo fatta la storia del Paese avrebbe avuto qualche curva in meno". "D'accordo con il segretario - ha detto Renzi - sul fatto che non ci mettono le mani nel naso e sull'antitrust". "Ma non giriamo intorno al problema - ha concluso - non aver fatto il conflitto di interessi è la dimostrazione più drammatica che abbiamo fallito".
Pensioni - "La riforma Fornero è giusta a parte gli esodati. Ma non si può rimettere in discussione perché non si arrabbia solo l'Europa ma le nuove generazioni. Certo non dobbiamo fare le cose del 2007: con lo scalone abbiamo sbagliato, è una riforma che è costata 9 miliardi e che abbiamo fatto per dare soddisfazione alla sinistra radicale. E' per questo che io chiedo la rottamazione della classe dirigente del passato". Così il sindaco di Firenze torna ad attaccare i governi del centrosinistra, stavolta sul tema della riforma Damiano. "Io sono contrario agli scaloni" per il sistema pensionistico "e se ci avessero dato ragione e avessimo pensato a uscite più flessibili (con chi esce prima che prende meno e chi dopo prende di più), ora non saremmo" a questa situazione. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani durante la sfida tv con Renzi. "Costa di più? Sì, ma ora abbiamo il problema degli esodati che non è un ammennicolo. Queste sono cose che costeranno miliardi perché non possiamo lasciare la gente per tre anni senza salario, pensioni, senza niente...". Anche per questo, ha aggiunto Bersani, "io non posso ritenere chiusa la questione delle pensioni finché non è risolta la questione degli esodati. Non c'è niente da stravolgere e so benissimo che bisogna tenere il sistema in equilibrio e in sicurezza", ha concluso.
La questione delle alleanze -  Il tema caldo è quello delle alleanze. Renzi mette in guardia il segretario sulla frammentazione e sul fatto che è "circondato da gente che vuol star dentro solo per lucrare". Il sindaco va giù duro auspicando, a proposito anche di programmi, che non accada che "vinciamo e tra due anni ci rimandano a casa un'altra volta perché c'é il problema dell'agenda Monti". Le primarie, evidenzia "servono anche a questo". Ma "sei sicuro - attacca - che le anime vadano tutte insieme? Perché la nostra preoccupazione è finire come l'Unione nel 2008". Una frase alla quale Bersani replica con durezza: "Attenzione - va all'attacco - a non usare l'argomento dell'avversario". Bersani ricorda che all'epoca "c'erano 12 partiti: non c'era il Pd che è il primo partito del Paese e noi garantiamo all'Europa che siamo in grado di governare, questo non va messo in dubbio. "Se qui non vogliamo ne l'Udc né Vendola, ricordo che l'ultima volta che abbiamo voluto fare tutto da soli ha vinto Berlusconi. Bisogna essere umili e aprirsi". "Non dovremmo fare l'accordo con Casini: Vendola dice che vuole sentire profumo di sinistra, questo è profumo di inciucio", ha replicato Matteo Renzi. 
Le liberalizzazioni - Le liberalizzazioni targate Bersani "sono un passo avanti" ed il "paradosso che vedo è che le abbiamo fatte prima noi di loro (il centrodestra, ndr). La sinistra insomma ha fatto due parti in commedia". Matteo Renzi affronta così il tema delle riforme del mercato introdotto da una sostenitrice in collegamento con la sfida in Tv. Una puntualizzazione, che ha visto il sindaco di Firenze puntare il dito su quelle che ancora non brillano, a cui ha replicato Bersani precisando da subito che "le liberalizzazioni sono di sinistra perché danno regole precise al mercato". Alla domanda e all'offerta di maggior coraggio avanzata dal 'rottamatore', poi, Bersani assicura: "se vinco le farò e riguarderanno tante cose della vita comune della gente (farmaci, carburanti, assicurazioni, telefonia...), ma attenzione: dobbiamo vincere bene perché queste sono battaglie difficili".
Il governo e i primi tre provvedimenti - Matteo Renzi, se vincerà le primarie e le elezioni, farà un governo che sarà "l'Unione al contrario che è arrivato a 101 persone, per me bastano 10 ministri". Pier Luigi Bersani farà un governo di "20 ministri, metà uomini e donne e con un rinnovamento generazionale molto netto anche se non prima di esperienza".  "Una l'ho già detta: un ragazzo o una ragazza figlia di immigrati che studia qui è italiana; una norma secca sull'anti-corruzione e l'anti-mafia; qualcosa sulla piccola impresa ma lascerei anche qualche sorpresa per il primo giorno: governare è anche sorprendere un po'". Lo ha detto Pierluigi Bersani, replicando a chi gli chiedeva quali sarebbero i suoi primi tre provvedimenti se fosse al governo durante la sfida tv. Renzi ha detto che i suoi primi tre provvedimenti sarebbero tutti e tre sul lavoro: ridurre le norme a "59-60 articoli"; un intervento per la sburocratizzazione e, inoltre "un piano di innovazione per il digitale"
Unioni omosessuali e femminicidi - Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi concordano sulla necessità di riconoscere i diritti alle coppie omosessuali. "Nei primi 100 giorni davvero - sostiene Renzi - serva la civil partnership inglese, uguali diritti per coppie dello stesso sesso, in passato abbiamo perduto un'occasione su omofobia e diritti civili". Pier Luigi Bersani evita la polemica e assicura "le unioni civili secondo la legge tedesca, che Casini sia d'accordo o meno e una legge contro l'omofobia". Una "vergogna", uno "scandalo". Così i due sfidanti alle primarie del centrosinistra, Renzi e Bersani parlano della violenza sulle donne. il segretario Pd ricorda di aver firmato da poco una proposta di legge che ridefinisce le pene prevede formazione ed educazione, tutele alle donne e sostegno ai centri antiviolenza. "Da lì possiamo partire", spiega. D'accordo anche il sindaco di Firenze che poi si appella ai media per "chiamare le cose con il loro nome" e non definire più i femminicidi "delitti passionali" ma omicidi.
L'appello finale di Renzi - "Chiedo di andare a votare a chi non è riuscito domenica scorsa, noi siamo partiti in modo strano contro tutto e tutti, mi hanno dipinto come un mostro, se lo conosci lo eviti ma anche nelle regioni rosse chi ci conosce ci ha votato. Per noi la politica deve scaldare i cuori e non solo ricordare che cosa hanno fatto quelli di 30 anni prima ma pensare ai bambini". E' l'appello finale di Matteo Renzi nella sfida tv. "Ci siamo messi in gioco - dice - convinti che il Pd non possa essere Pci 2.0, la stessa cosa per 20 anni cambiando solo querce e ulivi. Ci sono due modi: o dire vabbé stiamo a vedere, come fanno molti della mia generazione, o giocarsi tutto. Il ballottaggio è più di una finale: è scegliere per il cambiamento, io sogno un'Italia che torni a dare del tu alla speranza. Agli italiani dico: se vi va di cambiare andate a votare, se vi va di credere nel domani provate a credere nelle primarie del centrosinistra"
L'appello finale di Bersani - "Serve un cambiamento e io lo posso offrire. Le promesse, il personalismo, la comunicazione esagerata è il passato non è il nuovo. Il nuovo è guardare la gente all'altezza degli occhi e cercare di mettersi al loro servizio". E' questo il messaggio centrale dell'appello finale del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che ha chiuso la sfida in tv con Matteo Renzi. Cavalcano la domanda di rinnovamento, Bersani assicura di "sentire questa esigenza" ricordando che "ovunque io sia andato, in qualsiasi posto sia stato ho sempre cercato di cambiare le cose e credo - ha detto - di poter raccogliere questo sentimento nelle cose da fare e nel rinnovamento delle persone". Bersani, per spiegare con quale spirito intenda mettersi al servizio del paese ha voluto raccontare quanto accadutogli ieri durante la visita ai dipendenti dell'Istituto Dermatologico dell'Immacolata ("che si trova in una situazione fallimentare, da 4 mesi non prendono lo stipendio"): "all' uscita una bambina di nome Lucrezia di 4 anni mi fa: 'io per Natale voglio una bambola rossa e lo stipendio di mamma'. Ecco, io cercherò di guardare il mondo e l' Italia da quel punto di vista lì, della gente più in difficoltà, più debole".
La cosa che unisce Renzi a Bersani? - La politica "che è una cosa bella, è la risposta - se fatta bene - ai problemi, è entusiasmo". Ma li divide, secondo il sindaco di Firenze, "l'idea del futuro. Io non vedo un futuro con le stesse persone che accompagnano Bersani e che non hanno scritto una pagina di futuro". "Renzi ed io siamo uniti dalla passione politica, ma ci divide l'idea di rinnovamento: io voglio che la ruota giri, ma non prendendo a calci l'esperienza. All'esperienza bisogna chiedere una mano a farla girare e io lo farò". Così il segretario del Pd, risponde su cosa lo avvicina e cosa lo divide al suo sfidante alle primarie.

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