lunedì 12 novembre 2012

COSTI RINNOVABILI IN BOLLETTA: LA PROPOSTA DI TOGNI FA DISCUTERE


COSTI RINNOVABILI IN BOLLETTA: LA PROPOSTA DI TOGNI FA DISCUTERE
di G. C.
Rinnovabili e costo alto delle bollette. Qualche giorno fa abbiamo parlato della proposta di Simone Togni, presidente di ANEV - Associazione Nazionale Energia del Vento - per eliminare i costi delle rinnovabili dalla bolletta energetica. Mentre l’Italia grazie alla Strategia Energetica Nazionale (SEN) prova a dare seguito agli obiettivi fissati dall’UE in merito alle energie rinnovabili per il 2020, impegnandosi non solo a raggiungere l’obiettivo del 30% di energia pulita, ma a superarlo, raggiungendo il 38%, c’è chi si preoccupa di quali conseguenze i costi degli incentivi alle rinnovabili potrebbero avere sulla bolletta energetica. Simone Togni ha proposto, così, l’eliminazione del costo delle rinnovabili sulla bolletta energetica e la sostituzione, quindi, degli incentivi, attuale fonte di sostegno per le imprese di energia pulita, con agevolazioni di altro tipo, quali leva fiscale e conto capitale.
Ma cosa pensa il mondo dell’energia della proposta di eliminare i costi delle rinnovabili dalla bolletta energetica e della conseguente necessità di trovare nuove forme di sostegno alle imprese? Ecoseven.net lo ha chiesto ad alcuni esperti di energia verde.
La proposta di Simone Togni di eliminare i costi delle rinnovabili dalla bolletta energetica piace ad Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, il quale ha commentato: “La prosposta di Togni è sicuramente utile e va nella direzione giusta. È necessario inventarsi nuovi sistemi di incentivazione che promuovano le rinnovabili e non blocchino lo sviluppo delle stesse. Quanto fatto dal governo Monti con i decreti sulle fonti d’energia rinnovabili, infatti, ha fermato l’avanzare delle energie verdi. È utile ragionare in modo nuovo”.
Ragionare in modo nuovo e trovare altri mezzi di sostentamento alle energie pulite è anche il parere di Andrea Barbabella, esperto di rinnovabili presso la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Barbabella ha affermato infatti che “la revisione degli incentivi è una cosa dovuta e necessaria. È ragionevole pensare a un meccanismo che possa portare l’Italia a rinunciare gradualmente agli incentivi, ma è vero che bisogna aprire un dialogo tra imprese e istituzioni per decidere quale sia la strada giusta da intraprendere. Abbandonare gli incentivi, sostegno sulla produzione, a favore del conto capitale ha i suoi pro e i suoi contro, che dovrebbero essere analizzati attentamente. Certo è che la strada del conto capitale è stata già tentata in passato, con scarsi risultati. La ricerca di un nuovo modo di agevolazione per gli operatori delle rinnovabili deve portare alla creazione di un meccanismo stabile, che non pregiudichi lo sviluppo delle energie pulite”.
Ecoseven.net, in merito alla proposta di Simone Togni sulle rinnovabili, ha voluto sentire anche il parere di Gaetano Benedetto, dirigente storico del WWF Italia, una delle associazioni ambientaliste più importanti del mondo. Gaetano Benedetto si mostra propenso verso la ricerca di un meccanismo che possa “eliminare il sostegno pubblico alle rinnovabili, dal momento che c’è stata un’evoluzione del mercato rapida che ha causato una grande diminuzione dei costi delle tecnologie delle energie pulite”, ma sostiene anche che sia “necessario distinguere il modo di erogazione degli stessi incentivi”. Mentre, infatti, per le grandi imprese le altre forme di agevolazione, alternative agli incentivi potrebbero essere utili, per le “famiglie e le piccole e medie imprese, complice la crisi economica, gli incentivi sono utili per uno sviluppo delle rinnovabili. Il meccanismo di agevolazione deve essere analizzato e applicato in base alle imprese”.
Completamente scettico verso la proposta di Simone Togni è Federico Rendina, giornalista del Sole 24 Ore, specializzato in green economy, il quale ha affermato che “la proposta di Togni si presta a due obiezioni. La prima riguarda la convinzione che la ricerca di canali di finanziamento alternativi, come quelli delineati, possa produrre comunque un alleggerimento dell’onere a carico del cittadino. Qualunque sia la soluzione non è immaginabile, se prendiamo per buona una delle leggi fondamentali dell’aritmetica, che a invarianza globale del valore dell’incentivo il finanziamento dello stesso sia meno oneroso. Trasferire gli oneri dalla componente A3 delle bollette a strumenti di sgravio fiscale creerebbe infatti un pari disavanzo nel saldo tra entrate fiscali e spesa corrente. Disavanzo che andrebbe comunque coperto, si immagina, con interventi di aggravio fiscale di pari entità. Se poi tale disavanzo fosse coperto con un generico ricorso alla fiscalità generale (questa la seconda obiezione) tale trasferimento di oneri dalla bolletta elettrica rischierebbe immancabilmente di accrescere il tasso di iniquità di tutto ciò, considerando l’entità dell’evasione e dell’elusione fiscale che caratterizza il nostro Paese. Perché, detto in maniera più rudimentale, se la bolletta la pagano tutti coloro che consumano energia, le tasse non le pagano in maniera equa tutti coloro che ‘usano’ a vario titolo il nostro Paese”. Nonostante lo scetticismo, Rendina comunque ammette che “il problema certamente esiste. L’onere in bolletta dei finanziamenti alle energie verdi ha raggiunto proporzioni ingestibili. Gli sforzi e le proposte come quelle di Togni sono apprezzabili. Forse bisognerebbe pensare a un mix di interventi di parziale correzione che eviti però soluzioni che finirebbero per creare altri scompensi ugualmente evidenti”.
Pensiero simile a quello di Rendina è quello di Carlo Stagnaro, direttore Energia e Ambiente dell’Istituto Bruno Leoni, esperto in rinnovabili e sviluppo della green economy. In merito alla proposta di Simone Togni, di eliminare i costi delle rinnovabili dalla bolletta energetica, Stagnaro ha evidenziato le proprie perplessità, commentando che “in principio sgravare la bolletta dei costi diretti di incentivazione delle fonti rinnovabili è un obiettivo condivisibile perché farebbe convergere i prezzi italiani dell'energia elettrica con quelli europei, riducendo il gap di competitività. Il problema della proposta di Simone Togni - che comunque è positiva perché si inserisce nell'ambito di una riflessione critica sul modo in cui abbiamo gestito il dossier negli ultimi anni - è duplice. In primo luogo, se il peso dei sussidi si sposta dalla bolletta alla fiscalità (o simili), rimanendo invariato, l'effetto netto è sostanzialmente neutrale. Nel senso che può esserci una diversa distribuzione dell'onere, ma mediamente ciascun cittadino italiano paga tanto quanto. Secondariamente, gli incentivi italiani, oltre ad essere stati sovradimensionati, sono anche stati costruiti in modo tale da inibire ogni forma di competizione tra fonti rinnovabili: perché questo accada l'incentivo non deve essere calibrato sulle singole tecnologie, ma deve essere proporzionale al beneficio ambientale. Se non si fa questo cambiamento di paradigma qualunque riforma rischia di avere una mera conseguenza gattopardesca”.

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