mercoledì 14 gennaio 2015

Nuovo video shock dell'Isis, il bambino che spara al prigioniero

Nuovo video shock dell'Isis, il bambino che spara al prigioniero

I terroristi dell'Isis hanno superato loro stessi con un nuovo terribile video in cui si vede un ragazzino sui 10 anni che spara ad un prigioniero. Un fermo immagine del filmato è stato pubblicato sul suo account Twitter da Rita Katz, la direttrice del Site. "L'Isis ha raggiunto un nuovo livello di depravazione morale", il commento della Katz.
Felpa nera, pantaloni mimetici, il ragazzino punta la pistola contro qualcuno che non è inquadrato ma si presume che sia a terra vista che l'arma è puntata verso il basso. "L'Isis ha raggiunto un nuovo livello di depravazione morale: usano un bambino per giustiziare i loro prigionieri", il commento della direttrice del Site che ha pubblicato un frame del video.
L'Unicef denuncia: "L'ultima frontiera dei terroristi" - Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, commenta così il video dell'Isis con il bimbo di 10 anni nei panni del giustiziere: "E' l'ultima frontiera di una strategia di utilizzo del web 2.0 per reclutare e utilizzare bambini per i loro scopi terroristici".  "E' la prima volta che si assiste a pratiche così tremende - dice - ora addirittura ledono tutte le norme della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia che vieta l'utilizzo di bambini per scopi militari a qualsiasi livello". "Avevamo già evidenze - aggiunge il portavoce dell'Unicef - che l'Isis usa i bambini quando passa da paese all'altro per esporli a visioni drammatiche di uccisioni. E' il punto finale di atteggiamenti che vedono l'utilizzo di innocenti in maniera così efferata. E' ora di dire basta a questo tipo di pratiche, bisogna proteggere l'infanzia da questo tipo di attività.
Appello alla comunità internazionale - L'Unicef chiede che si ponga il problema dei bambini usati dall'Isis: "Non è più solo il reclutamento e farli inneggiare alla jihad, ora sono addirittura protagonisti dei crimini, denuncia Iacomini. Non c'è più limite alle atrocità". Cosa si può fare? "Nelle zone di guerra bisogna andare a vedere dove si trovano i bambini. Serve un maggiore controllo attraverso le comunità locali e le autorità di governo per mettere sicurezza a centinaia, forse migliaia di bambini prelevati dalle scuole e reclutati come cuochi, portantini, messaggeri e ora addirittura come killer. Occorre proteggere i bambini, e presidiare soprattutto le scuole". Il portavoce in Italia dell'Unicef conclude con un appello a una soluzione del conflitto siriano: "occorre porre con forza il tema della pace, mettere fine a tutto questo, serve una maggiore politica di pace. Ci appelliamo al rispetto della Convenzione sui diritti dell'infanzia, ma in contesti come la Siria o l'Iraq mi rendo conto che è molto complesso".

Nessun commento:

Posta un commento