domenica 12 maggio 2013

EFFICIENZA IN EDILIZIA, IL GIACIMENTO DA SFRUTTARE DELL’ESISTENTE


EFFICIENZA IN EDILIZIA, IL GIACIMENTO DA SFRUTTARE DELL’ESISTENTE
di Redazione Qualenergia.it
In Italia abbiamo 13,7 milioni di edifici, di cui 12,1 milioni ad uso residenziale. Di questi ben il 76% è stato costruito prima del 1976, quando sono state varate le prime norme per il contenimento del consumo energetico per usi termici negli edifici. Il nostro patrimonio edilizio è un vero e proprio colabrodo energetico, un problema tanto più grave se consideriamo che l'energia che sprechiamo è in gran parte importata. Il risanamento dell'esistente è un enorme giacimento di energia da risparmiare oltre che un’opportunità per rilanciare l'edilizia, tra i settori più duramente colpiti dalla crisi. A impedire di attingere a queste riserve però restano diversi ostacoli. Come rimuoverli? Ne parliamo con Ulrich Klammsteiner vicedirettore dell'Agenzia Casa Clima/Klima Haus Agentur della provincia di Bolzano che oggi a The Innovation Cloud a Milano ha parlato proprio di risanamento energetico del parco edilizio esistente, presentando la certificazione Casa Clima R, pensata proprio per le riqualificazioni energetiche.

DOMANDA. Dottor Klammsteiner, che potenziale c'è nel risanamento del patrimonio edilizio esistente?
RISPOSTA. «Come prestazioni energetiche quasi tutti gli edifici antecedenti agli anni '90 sono in classe G, la più bassa. Il potenziale di risanamento è dunque enorme. Questo sarà il futuro dell'edilizia per i prossimi 10 anni e forse più, alla luce della crisi che ha colpito il mercato del nuovo. Ci sono già tutte le tecniche e le tecnologie per poter intervenire efficacemente, manca forse una diffusione adeguata del know-how e delle skills per farlo».
D. Oltre a questo ci sono altri ostacoli che frenano gli interventi sull'esistente. Quali sono?
R. «Il problema in Italia è che per l'italiano medio la casa ha un valore enorme, che però non si riflette a livello economico: si è costruito troppo e il valore sul mercato è relativamente basso rispetto a quello soggettivo per chi abita la casa. L'altro ostacolo è che non si conoscono le potenzialità del risanamento energetico e in un edificio in multiproprietà questo potenziale si può esprimere a pieno solo se tutti i proprietari fanno interventi in maniera coordinata. Lo Stato dovrebbe fare da esempio: intervenendo negli edifici pubblici, scuole, in primis per far vedere che la riqualificazione energetica funziona. Tra l'altro non occorre a volte nemmeno toccare l'involucro; bastano semplici interventi di manutenzione ordinaria sugli impianti per avere risparmi di oltre il 10%».
D. Può fare qualche esempio di risanamento energetico di successo?
R. «Un esempio classico è l'edificio che era delle Poste a Bolzano e che è stato ceduto alla Provincia proprio per i costi energetici enormi che comportava. Intervenendo si sono ridotti di 10 volte i consumi aumentando nel contempo il volume del 30%. Altro esempio meno noto la casa Glauber, sempre a Bolzano, dove oltre che la performance energetica si è voluto migliorare l'impatto ambientale complessivo, usando materiali il più sostenibili possibile. Sono stati ristrutturati anche diversi masi sotto tutela. Nei 100 comuni della provincia abbiamo certificato la ristrutturazione totale di circa 600 edifici in un anno: un piccolo numero che però se si traslasse a livello nazionale diverrebbe rilevante».
D. Che ruolo ha la nuova certificazione “Casa Clima R” nel promuovere la riqualificazione dell'esistente?
R. «Il valore è quello di dare una linea guida chiara e trasparente da seguire per il tecnico affinché sia certo di effettuare un risanamento di qualità. Con questa qualità si avrà nell'abitazione un comfort termico differente. Questa è anche una delle difficoltà nel comunicare i vantaggi di risanare energeticamente un edificio: pochi capiscono che non è solamente una questione di risparmio economico, bensì anche di migliorare la qualità abitativa. Sarebbe importante che questo messaggio passasse, perché negli interventi di risanamento in genere i tempi di rientro dell'investimento aggiuntivo sono più lunghi che nelle nuove costruzioni».
D. In Italia c'è stata da poco una riforma dei certificati bianchi, mentre le detrazioni del 55% sono confermate solo fino a giugno. Come cambierebbe il sistema degli incentivi per promuovere la riqualificazione energetica dell'esistente?
R. «L'Italia con i certificati bianchi è all'avanguardia nell'incentivare l'efficienza energetica, tuttavia questo sistema funziona molto bene per interventi come il cambio caldaia, mentre per la riqualificazione energetica complessiva si prendono relativamente pochi titoli. La misura ha senso solo per enti piuttosto grandi come comuni o province. Dati i costi e la procedura complessa per ottenerli, infatti, i certificati sono convenienti da usare per finanziare interventi solo se vengono raggruppati. Di sicuro da soli non bastano come strumento e andrebbero inseriti in una strategia complessiva più ampia da adottare non solo a livello provinciale e regionale, ma anche nazionale ed europeo. La Direttiva europea al momento aiuta poco, dato che i diversi patrimoni edilizi nazionali hanno caratteristiche e problemi diversi. Ad esempio, in Italia ci sono molte più case di proprietà e, dunque, edifici in multiproprietà: non si può fare come in Austria e Germania dove il proprietario dell'edificio fa gli interventi e recupera i costi alzando l'affitto degli inquilini».
D. Che tipo di strumenti potrebbero aiutare a superare questo ostacolo?
R. «In provincia di Bolzano ci stiamo pensando da molto. Le soluzioni possibili sono diverse. Ad esempio in Germania esistono strumenti finanziari come il Bausparen, che permette di accantonare i soldi per accedere poi a finanziamenti a tassi convenienti per interventi edilizi. Oppure si pensa a fondi rotativi o a finanziamenti diretti, anche attraverso i fondi europei. In Alto Adige poi abbiamo incentivato la riqualificazione energetica imponendola in caso di ampliamento, tramite il piano casa: questo ha funzionato, dove avendo poco terreno il valore immobiliare è relativamente alto, ma potrebbe essere meno efficace in altre regioni dove si è costruito molto di più».

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