venerdì 13 novembre 2015

All Blacks Campioni: con gli occhi di chi non sa di Rugby

 All Blacks Campioni: con gli occhi di chi non sa di Rugby

“Ditemi le regole di base”: l’evento più importante dell’anno, da un punto di vista speciale


di Marta Rossi
“SOS: sto andando al Twickenham per la finale dei Mondiali di Rugby, dimmi le regole di base”. Questo l’appello lanciato sabato scorso al più sportivo dei miei amici. “Il pallone puoi passarlo solo indietro e quando un giocatore viene attaccato deve lasciarla; se vedi una mischia otto contro otto, i due team si stanno giocando il possesso palla”. Con questa guida alla “Rugby for dummies”, il 31 ottobre passato ho varcato la soglia del tempio dello sport più anglosassone che ci sia. Un’italiana e romanista, inviata all’evento più importante dell’anno per gli appassionati della palla ovale.
Il trionfo del Commonwealth sul suolo di Sua Maestà
Ci si sente un puntino nell’universo tra gli 82.000 spettatori che la “Cattedrale del Rugby”  è capace di accogliere. Lo spettacolo è impressionante: una festa di colori – in cui spiccano il giallo degli Australiani e nero dei Neozelandesi – e di accenti diversi. L’inglese, infatti, è la lingua ufficiale del match, ma sulle gradinate del Twickenham è radunato l’intero Commonwealth, dal Galles alle Fiji, dall’Inghilterra al Sudafrica, oltre ai supporter delle due finaliste ovviamente. Cosa ancora più incredibile, i tifosi si mescolano allegramente tra gli spalti senza nessuna divisione, fatto che balza subito all’occhio (italiano), abituato agli stadi di calcio con cancelli, barriere e cordoni di sicurezza.
I guerrieri All Blacks
È questo pubblico vibrante e multiculturale che improvvisamente esplode in un boato entusiasta: i trenta giocatori sono scesi in campo, finalmente si comincia. Gli spettatori si alzano rispettosamente in piedi per gli inni nazionali dei due team, ma si capisce benissimo che è un altro il momento che tutti stanno aspettando: la Haka, la danza tradizionale Maori. I quindici Neozelandesi si trasformano per qualche minuto in altrettanti guerrieri aborigeni, usando tutto il loro corpo – occhi strabuzzati, mani battute su petto e bicipiti – per caricarsi e intimorire gli avversari. I Wallabies, soprannome della squadra australiana, assistono in silenzio alla danza; lo stadio invece esulta. Dopo il fischio dell’arbitro la finale ha inizio.
Mastodontici e aggraziati
Non è facile abituarsi al ritmo di gioco del rugby. A differenza del calcio, che si sviluppa più o meno fluidamente e senza troppe interruzioni, mi trovo a seguire un bizzarro mix di azioni concitatissime e di mischie improvvise che inchiodano i giocatori sull’erba del campo. Nel corso della partita, mi colpisce l’incredibile alchimia di agilità e potenza dei giocatori: come se fossero una squadra di nuoto sincronizzato, ma con giusto qualche chilo di massa muscolare in più, questi mastodontici ragazzi sollevano i propri compagni in una sorta di torre umana, per afferrare la palla ovale; subito dopo sono in grado di scattare a grandissima velocità per cercare di fare meta, placcando chiunque cerchi di intralciare la loro corsa. Forti come rinoceronti, agili come gazzelle.
Premiazioni spettacolari
I Kiwi, ovvero i Neozelandesi, dominano la partita, lasciando ai Wallabies solo una piccola speranza di rimonta nel secondo tempo. Dopo un paio di mete messe a segno negli ultimi minuti, il risultato è ormai scritto; lo stadio esulta “All Black! All Blacks!” e con un’efficienza e una rapidità incredibile, poco dopo il fischio finale ha inizio la cerimonia di premiazione. In un tripudio di fuochi d’artificio, nel cielo londinese divenuto rapidamente buio, il capitano Richie McCaw, acclamato semplicemente come “Richie” dai devotissimi fan presenti, alza la coppa di campioni dei Mondiali 2015. Lo stadio esulta e si gode fino all’ultimo metro il giro trionfale degli All Blacks attraverso il campo.
Una civiltà sportiva tutta anglosassone
Poi, con grandissima naturalezza e senza il minimo intoppo, gli 82.000 spettatori si riversano in strada, seguendo le indicazioni per la stazione più vicina; altra scena inconsueta per chi ha in mente i post partita dell’Olimpico e il Lungotevere completamente bloccato dai tifosi. Eppure è così, tra grandi festeggiamenti incredibilmente 'fair e polite', che si è conclusa niente meno che la Rugby World Cup 2015: una questione “in famiglia Commonwealth”, una gioia per gli occhi e un grande esempio di civiltà sportiva. Grande scoperta questa palla ovale.

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