martedì 24 novembre 2015

LA FRANCIA IN OSTAGGIO

LA FRANCIA IN OSTAGGIO
di Thierry Meyssan
Traduzione a cura di Doriana Mascolo
Da 5 anni i francesi sentono parlare di guerre lontane, senza capire di cosa si tratta. La stampa li ha informati dell’impegno del loro esercito in Libia, ma mai della presenza di soldati francesi nel Vicino Oriente. I miei articoli su questo sono molto letti, ma percepiti come bizzarrie orientali. Nonostante la mia storia personale, è chic qualificarmi come “estremista” o “complottista” e notare che i miei articoli sono pubblicati su siti Internet di dubbio orientamento, compresi autentici estremisti e complottisti. Però nessuno trova niente da ridire su quanto scrivo. Ma nemmeno si dà retta ai miei avvertimenti sulle alleanze concluse dalla Francia.
Improvvisamente la verità ignorata viene a galla.
La Francia è stata attaccata venerdì 13 da diversi commando, che hanno assassinato almeno 130 persone in 5 luoghi diversi di Parigi. Lo stato di allerta è stato proclamato per 12 giorni su tutto il territorio e potrebbe essere prolungato dal Parlamento.
Non ci sono legami diretti con la faccenda Charlie Hebdo
La stampa francese interpreta questo atto di guerra legandolo all’attentato contro Charlie H. anche se i modi operativi sono del tutto differenti. In gennaio si trattava di uccidere persone precise, mentre qui si tratta di uccidere con un attacco coordinato molte persone a caso.
Oggi si sa che il redattore capo di Charlie H. aveva appena ricevuto un dono di 200.000 euro dal Vicino Oriente per portare avanti la sua campagna antimusulmana (1); che gli assassini erano legati ai servizi di informazione francesi (2); che l’origine delle loro armi è coperta dal segreto della difesa (3). Ho già mostrato che questo attentato non era un’operazione islamista (4), che era stato oggetto di un recupero di Stato immediato (5), e che questo recupero aveva trovato eco in una popolazione ostile alla Repubblica (6)– un’idea che è stata sviluppata brillantemente dal demografo Todd qualche mese dopo (7).
Se torniamo alla guerra che si è allargata a Parigi, ciò sorprende in Europa occidentale. Non si può paragonarla agli attentati a Madrid del 2004. In Spagna non c’erano né tiratori né kamikaze, ma 10 bombe in quattro luoghi distinti (8). Il tipo di scenario che ha avuto luogo in Francia è paragonabile al rischio quotidiano di numerose popolazioni del “Medio Oriente allargato” dopo il 2001. Troviamo eventi paragonabili anche altrove, come i tre giorni di attacchi in sei luoghi distinti a Bombay nel 2008 (9).
Anche se gli assalitori sono musulmani e hanno gridato Allah Akbar uccidendo i passanti, non c’è nessun legame tra questi attacchi, l’islam e un’eventuale guerra di civiltà. Così questi commando avevano l’ordine di uccidere a caso, senza interessarsi della religione delle loro vittime. Allo stesso modo è assurdo mettere al primo posto il movente di Daesh contro la Francia – anche se non c’è dubbio sulla sua implicazione in questi attacchi –. Se si trattava di vendetta avrebbero colpito a Mosca.
La Francia è uno Stato terrorista almeno dal 2011
La lettura di questi eventi è confusa, perché dietro i gruppi non statali si nascondono sempre gli Stati sponsor. Negli anni ’70 il venezuelano Ilich Ramirez Sanchez detto Carlos o lo Sciacallo si era messo con convinzione al servizio della causa palestinese e della rivoluzione col sostegno discreto dell’URSS. Negli anni ’80 l’esempio di Carlos è stato ripreso da mercenari al servizio del miglior offerente, come Sabri al Banna detto Abu Nidal, che fece attentati per conto della Libia e della Siria, ma anche di Israele. Oggi c’è una nebulosa del terrorismo e delle attività segrete che coinvolge molti Stati.
Per principio gli Stati negano sempre la loro partecipazione a atti di terrorismo. Tuttavia il ministro degli Affari Esteri Fabius dichiarò nel dicembre 2012, all’epoca della conferenza degli Amici della Siria a Marrakesh, che Al Nosa, ramo siriano di Al Qaeda, faceva un buon lavoro (10).
Tenuto conto delle sue funzioni, Fabius sapeva di non correre rischi giudiziari per il suo sostegno a un’organizzazione classificata come terrorista dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ma faceva correre un bel rischio al suo Paese, gettandolo nel calderone del terrorismo. In effetti la Francia era implicata già almeno dal 2011 al fianco di Al Qaeda. All’epoca il Regno Unito e la Francia si erano unite al progetto americano della “primavera araba”. Si trattava di rovesciare tutti i regimi laici e sostituirli con dittature dei Fratelli Musulmani. Quando Londra e Parigi avevano scoperto questa operazione in corso di realizzazione in Tunisia e in Egitto, erano stati preliminarmente sollecitati per la Libia e la Siria (11). In Libia organizzarono con l’aiuto delle forze speciali italiane il massacro di Bengasi, poi con l’aiuto di Al Qaeda la presa degli arsenali. Posso attestare che quando ero sotto la protezione di Khamis Gheddafi mentre la NATO dava l’assalto alla capitale, l’Hotel Rixos dove risiedevamo venne assaltato da un’unità di Al Qaeda, la brigata di Tripoli, comandata da Mahdi al Harati, al grido Allah Akbar e inquadrata da ufficiali francesi in missione. Lo stesso Mahdi al Harati fu, col suo capo Abdelakim Belhaj, il fondatore del preteso esercito siriano libero, in realtà un gruppo di Al Qaeda sotto la bandiera della colonizzazione francese.
In Siria la presenza di ufficiali francesi che inquadravano gruppi armati quando perpetravano crimini contro l’umanità è largamente attestata.
La Francia ha in seguito fatto un gioco molto complesso e pericoloso. Così nel 2013, cioè un mese dopo il pubblico sostegno di Fabius ad Al Qaeda in Siria, si lanciava in un’operazione nel Mali contro la stessa Al Qaeda, provocando un primo contraccolpo contro i suoi agenti infiltrati in Siria.
Di tutto questo non avete mai sentito parlare. Infatti, benché la Francia abbia delle istituzioni democratiche, la sua politica nel mondo arabo non è mai stata discussa pubblicamente. Al massimo ci si accontentava – in violazione dell’art. 35 della Costituzione – di entrare in guerra contro la Libia e contro la Siria dopo qualche ora di dibattito parlamentare superficiale, senza votare. I parlamentari francesi hanno rinunciato a esercitare il loro mandato di controllare l’esecutivo in materia di politica estera, pensando che si tratta di un campo riservato al presidente, senza conseguenza sulla vita quotidiana. Ciascuno può constatare al contrario oggi che la pace e la sicurezza, uno dei quattro “diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino” del 1789 (art. 2), ne dipendono direttamente. Il peggio deve arrivare.
All’inizio del 2014, quando i falchi liberali USA mettevano a punto il loro piano di trasformazione dell’Emirato Islamico in Iraq e nel Cham (Siria e vicini) in quello che sarebbe diventato Daesh, la Francia e la Turchia avviarono munizioni ad Al Qaeda per combattere lo Stato Islamico, questo punto è attestato da un documento presentato al Consiglio di Sicurezza il 14 luglio 2014 (12). Tuttavia la Francia si unì ancora più strettamente a questa operazione segreta e partecipò alla coalizione internazionale anti-Daesh, di cui ora ognuno sa che, contrariamente al suo nome, non bombardò Daesh ma gli elargì armi per un anno (13). La situazione si evolve ancora dopo la firma dell’accordo 5+1 con l’Iran. Gli Stati Uniti si volsero improvvisamente sul campo contro l’organizzazione terrorista e la respinsero a Hassaké in Siria (14). Ma è solo nell’ottobre 2015, un mese fa, che la Francia ricominciò a combattere Daesh. Non per fermare i suoi massacri, ma per conquistare una parte del territorio che occupa in Siria e in Iraq e installarvi un nuovo Stato coloniale, che verrebbe chiamato “Kurdistan” anche se la sua popolazione curda lì è ampiamente minoritaria (15).
In questa prospettiva la Francia ha inviato la sua portaerei – che non è ancora in zona – per sostenere i marxisti leninisti del partito curdo YPG – ma cosa significa questo riferimento politico quando si progetta di creare uno Stato coloniale? – contro il suo vecchio alleato Daesh. Assistiamo ormai al secondo contraccolpo, non da parte di Al Qaeda in Siria ma da parte di Daesh in Francia, dietro istruzione degli alleati inconfessabili della Francia.
Chi dirige Daesh
Daesh è una creatura artificiale. Non è altro che lo strumento della politica di vari Stati e multinazionali. Le sue principali risorse finanziarie sono il petrolio, le droghe afgane – di cui i francesi non hanno sempre afferrato le implicazioni nel loro Paese – e le antichità del Vicino Oriente. Tutti sono concordi nel notare che il petrolio rubato transita liberamente dalla Turchia, prima di essere venduto in Europa occidentale. Tenuto conto delle quantità, non si può dubitare del sostegno dello Stato turco a Daesh (16).
Tre settimane fa il portavoce dell’esercito arabo siriano rivelava che 3 aerei, affittati da Turchia, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, trasportavano combattenti di Daesh dalla Siria allo Yemen. Di nuovo non si possono avere dubbi sui legami di questi tre Stati col Daesh, in violazione delle risoluzioni pertinenti del Consiglio di Sicurezza.
Ho spiegato a lungo, dopo la prima conferenza di Ginevra del giugno 2012, che una fazione interna allo Stato americano faceva una sua propria politica, contro quella della Casa Bianca. All’inizio questo complotto era diretto dal capo della CIA e cofondatore di Daesh nel 2007 (the surge) (17) il generale Petraeus, fino al suo arresto manette ai polsi all’indomani della rielezione di Obama. Poi è stata la volta del segretario di Stato H. Clinton, che non ha potuto terminare il suo mandato a causa di uno spiacevole incidente. Infine questa battaglia fu continuata dall’ambasciatore J. Feltman dagli uffici dell’ONU e dal generale J. Allen alla testa della pretesa coalizione anti Daesh. Questo gruppo, parte del “profondo Stato” USA, che non ha smesso di opporsi all’accordo 5+1 con l’Iran e di combattere la Repubblica Araba Siriana, ha dei suoi membri all’interno dell’amministrazione Obama. Soprattutto può contare sull’aiuto delle multinazionali, i cui bilanci sono più importanti di quelli degli Stati e che possono finanziare le loro operazioni segrete. Si tratta in particolare del petroliere Exxon Mobil (vero proprietario del Qatar), dei fondi KKR e dell’esercito privato Academi (ex Blackwater). È per conto degli Stati e di queste multinazionali che la Francia è divenuta un Paese mercenario.
La Francia oggetto di ricatto
L’11 novembre 2015 il primo ministro Manuel Valls assicurava che la Francia è impegnata contro il terrorismo (18).
Il 12 novembre l’Osservatorio nazionale della delinquenza e delle risposte penali – legato al Ministero degli Interni – pubblicava un rapporto secondo cui il terrorismo era divenuto la seconda preoccupazione dei francesi dopo la disoccupazione (19).
La mattina stessa del 13 novembre il ministro degli Interni Cazeneuve presentava a Nanterre un piano di 20 misure per lottare contro il traffico di armi (20).
Evidentemente il governo si aspettava il peggio e questo implica che era in trattativa con coloro che l’hanno attaccato. La Francia si è assunta degli impegni che non ha mantenuto ed è certo vittima di un ricatto da parte di “padroni” che ha tradito. Un’esercitazione che simulava gli attentati è stata condotta la mattina stessa dell’attacco presso il pronto soccorso ospedaliero (21). Una coincidenza che già si era notata in occasione degli attentati dell’11 settembre 2001 a New York e a Washington, di quelli di Madrid dell’11 marzo 2004 e di quelli del 7 luglio 2005 a Londra.
Conclusione provvisoria
I governi francesi successivi hanno annodato alleanze con Stati i cui valori sono opposti a quelli della Repubblica. Si sono progressivamente impegnati a scatenare guerre segrete per essi, invece di ritirarsi. Il presidente Hollande e in particolare il generale B. Puga, il suo ministro degli Esteri Fabius e il suo predecessore Juppé sono oggi oggetto di un ricatto da cui non potranno uscire se non rivelando dove hanno fuorviato il Paese, anche se ciò li espone all’alta Corte di Giustizia.
Il 28 settembre Putin, alla tribuna delle Nazioni Unite, rivolgendosi agli USA e alla Francia esclamava: “vorrei domandare ai responsabili di questa situazione: siete consapevoli di quello che avete fatto? Ma temo che la domanda resterà senza risposta, perché queste persone non hanno rinunciato alla loro politica fondata su una fiducia esagerata in se stessi e sulla convinzione della propria eccezionalità e impunità” (22). Né gli USA né la Francia l’hanno ascoltato. Adesso è troppo tardi.
Da ricordare
- Il governo francese si è allontanato progressivamente dalla legalità internazionale. Perpetra l’assassinio politico e gestisce azioni terroristiche almeno dal 2011.
- Il governo francese ha stretto alleanze contro natura con le dittature petrolifere del Golfo Persico. Collabora con un gruppo di personalità americane e di compagnie multinazionali per sabotare la politica di pace di Obama e Putin.
Il governo francese è entrato in conflitto con questi alleati poco raccomandabili. Uno di questi Stati ha sponsorizzato gli attacchi di Parigi.

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