sabato 26 luglio 2014

TERRACINA, QUANDO REGNANO LE BUCHE

TERRACINA, QUANDO REGNANO LE BUCHE
In questi giorni d'estate, a Terracina, il tempo è cambiato repentinamente: a splendide mattinate di sole e brezza hanno fatto spesso seguito pomeriggi piovosi e temporaleschi. Che il meteo instabile comprometta le vacanze di migliaia di turisti e le attività degli stabilimenti balneari è ormai pacifico. Ma l'attenzione dei residenti non si focalizza solo sull'aspetto turistico ed economico: a tener banco è spesso la condizione in cui la pioggia lascia le strade della città.
Al termine di ogni scroscio (tanto violento quanto repentino e di breve durata), lo scenario che si presenta a chi percorre le vie in auto o in moto è simile a quello che si riscontra dopo un bombardamento: a farla da padrone sono loro, il terrore di ogni automobilista, le peggiori nemiche di pneumatici, cerchioni e sospensioni. Le buche.
Proprio così. Basta un temporale e sulle nostre strade l'asfalto si frantuma e forma crateri pericolosissimi per tutti i tipi di veicoli, e potenzialmente letali per l'incolumità fisica delle persone che li occupano. Danni ingenti, di cui sarebbe responsabile l'amministrazione pubblica, ma per cui è difficile, lungo e costoso ottenere rimborsi. "Il problema" dichiara una nota dell'associazione Bitume Asfalto Strade, "sta nella scarsa manutenzione stradale, che al posto di essere programmata, insegue le emergenze. Basti pensare che nel 2013, in Italia, sono stati usati solo 22 milioni di tonnellate di conglomerato asfaltico, contro i 43-44 milioni di tonnellate utilizzati negli anni pre-crisi, intorno al 2006-2007". Inoltre, sempre secondo l'associazione, "abbandonare il manto stradale a se stesso è estremamente antieconomico nel lungo termine: se si rinnova periodicamente lo strato superficiale di asfalto, a intervalli di 8-12 anni a seconda delle percorrenze, la spesa è limitatissima. Se invece si lasciano deteriorare anche gli strati inferiori, il costo per il ripristino può essere anche venti volte superiore".
Viene suggerita una ricetta molto semplice: "Prima di intervenire, bisogna capire da cosa dipende il dissesto. Se per esempio si formano quelle crepe ramificate che noi chiamiamo 'a pelle di coccodrillo', significa che c'è stato un cedimento nel sottofondo, spesso dovuto a scavi in città. In quel caso, coprire con uno strato d'asfalto non risolve il problema. In ogni caso, se una strada è fatta bene, le buche non si devono proprio formare", conclude la nota.

Un discorso valido per quelle strade come via Badino, che sono frequente oggetto di crepe, allagamenti e in qualche caso anche voragini. Per non parlare della via Appia Antica (dalle parti in cui bordeggia la ferrovia) che, non avendo più un fondo duro e stabile, cambia radicalmente aspetto in caso di scrosci di pioggia particolarmente violenti, trasformando l'antico basolato stradale (di cui è visibile solo una minima parte) in un autentico pantano, dove i mezzi utilizzati dai residenti per spostarsi da e verso il centro rimangono spesso bloccati, con notevoli disagi per la circolazione.

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