giovedì 24 luglio 2014

COSTRUTTORI CONTRO L’AUTOSTRADA ROMA-LATINA

COSTRUTTORI CONTRO L’AUTOSTRADA ROMA-LATINA


Costruttori che “scavalcano” gli ambientalisti. Sembra strano eppure è ciò che successo a Roma, dove le maggiori associazioni dei costruttori edili hanno redatto una lettera-appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al governatore della Regione Nicola Zingaretti per dire no alla solita “concessione all’italiana”, sì alla riqualificazione e alla risistemazione della Pontina, trasformandola in una superstrada. E le associazioni dei costruttori sono quelle che nella regione hanno un certo peso come: ANCE Lazio, ACER e ANCE Latina. La Roma-Latina alla quale i costruttori sono contrari avrebbe, il condizionale è d’obbligo, un costo stimato di 2,7 miliardi di euro, con un fine lavori previsto per il marzo 2021 e un contributo pubblico di 800 milioni, dei quali, a oltre 10 anni dall’inserimento nella legge obiettivo del 2001, il CIPE ne ha stanziati solamente 468. Secondo i costruttori il finanziamento deve essere riconvertito e utilizzato per la messa in sicurezza della Roma-Latina che già esiste, ossia la Pontina, un progetto che si potrebbe terminare entro il 2017, con un incremento annuale del valore del mercato regionale dei lavori pubblici per gli anni 2016 e 2017 pari al 20,3% e un aumento biennale dell’occupazione nel settore dell’edilizia di circa il 7%.
«Come sistema dei costruttori noi siamo ovviamente favorevoli al che si faccia una struttura così importante e che si facciano le concessioni, ma nella situazione in cui siamo, con i soldi già messi, con le incertezze sul tracciato e sui collegamenti, l’autostrada non si fará mai, soprattutto nei tempi che sono stati dichiarati, ovvero inizio lavori ad aprile 2015 e fine a dicembre 2021: questo non accadrà, basta vedere le situazioni simili in giro per l’Italia. – ha detto Stefano Petrucci, presidente di ANCE Lazio –. Ovvero opere in concessione “all’italiana” come la Pedemontana lombarda, la Pedemontana veneta, la Brescia-Bergamo-Milano (Brebemi) e la Rho-Monza, fino al quadrilatero Umbria-Marche: tutte opere per cui il finanziamento è – nel migliore dei casi – raddoppiato».
L’appello dei costruttori recita: «Zingaretti e Renzi, vedetevi velocemente, e intendo entro una settimana, e cambiate questa delibera. Noi vogliamo che si aprano i cantieri e che lavorino gli operai, non gli avvocati: riconvertendo le risorse in sei mesi si avrebbero i progetti di messa in sicurezza e a primavera 2015 l’approvazione del progetto esecutivo. Poi, dividendo il tracciato in 10 lotti da circa 50 milioni di euro l’uno, a dicembre 2015, ovvero in sei mesi, si riuscirebbe a espletare le gare e ad affidare i lavori, con la consegna per dicembre 2017». Secondo i costruttori, in questa maniera si risolverebbero molti problemi, dalla protesta degli ambientalisti fino alla questione dei pedaggi.
«Quando ci sono possibili contenziosi, flussi di traffico non sicuri e concessioni lunghissime, tempi e contributi pubblici si dilatano incredibilmente. Se non ci sono abbastanza risorse per fare veramente e rapidamente la Roma-Latina, usiamo quei 468 milioni già stanziati per sistemare veramente e rapidamente il tracciato di collegamento che già esiste, trasformando la Pontina in una superstrada veloce, realizzando le complanari e eliminando tutti gli incroci a raso – prosegue Pertucci –. I soldi basterebbero, e se si prendesse questa decisione politica non ci vorrebbe molto per far cambiare la delibera al CIPE. Oggi abbiamo un presidente del Consiglio che non ha timore di cambiare per il bene del Paese, e per modificare una delibera CIPE con i tempi di Renzi ci vorrebbe una settimana».
E anche sul fronte romano la musica non cambia, anzi i costruttori romani sono per l’annullamento del bando e troveranno, con ogni probabilità un terreno facile visto che il progetto prevede l’ingresso a Roma senza alcuna infrastruttura di supporto come, per esempio, un parcheggio di scambio intermodale.
«Non abbiamo il potere di fermare la gara, ma sappiamo che questo accadrà – dice il presidente dell’ACER-ANCE Roma, Edoardo Bianchi –. Anche a Roma al sindaco Marino abbiamo chiesto certezza di tempi e regole: così correremmo il rischio che anche qualche straniero venga a investire in Italia, altrimenti, senza questo, non si riuscirà a fare niente. Siamo ancora in tempo per annullare il bando e dare una risposta importantissima al territorio, alle categorie e ai cittadini».
E sul progetto c’è anche il dubbio circa la sostenibilità del project financing che è tutta da verificare su opere come le autostrade e con le quali si potrebbe verificare il caso di un “avvitamento” tariffario nel quale si innesca una spirale senza fine dove ad aumenti del pedaggio, corrispondono minori utilizzi da parte degli utenti dell’opera.
«Tra le riserve delle imprese sul progetto preliminare, la costruzione di un nuovo tracciato che prevede nella parte finale un ritorno su quello vecchio, e per giunta a pagamento, i soldi pubblici da stanziare verranno quadruplicati e ci vorranno vent’anni, e faccio una previsione ottimistica –afferma Davide Palazzo, presidente di ANCE Latina –. Usando i soldi invece per la risistemazione, magari con la realizzazione della terza corsia, se serve, da Castel Romano a Roma, rimarrebbero forse addirittura anche alcune risorse per i Comuni delle province di Roma e di Latina. Con il progetto attuale, invece, si rischiano sub-subappalti al massimo ribasso: al territorio non resterà nulla e non ci sarà nessun aumento dell’occupazione, se non di quella in nero. Un’opera che non servirebbe a nulla, che resterebbe inutilizzata, e con un ritorno occupazionale a zero».
Una chiusura totale alle proposte dei costruttori arriva dal commissario straordinario per il Corridoio Tirrenico – e già il fatto che su un’opera infrastrutturale ci sia un commissario straordinario la dice lunga – l’ingegner Vincenzo Pozzi che ha dichiarato: «I fondi pubblici sono comunque non utilizzabili per altri scopi se non quello autostradale».
E la politica sembra fare quadrato nel difendere l’opera. «L’autostrada Roma-Latina è un’opera strategica per la viabilità pontina, servirà a far uscire dal suo isolamento la città garantendo lo sviluppo del territorio, la sicurezza e allo stesso tempo darà ossigeno alle imprese e all’occupazione», dice Stefano Pedica del PD del Lazio, mentre un altro pezzo da 90 della politica regionale alza gli scudi in difesa dell’autostrada. «Sono sconcertato nell’apprendere delle dichiarazioni, e della posizione, assunta dai componenti dell’ANCE Lazio e di Latina in merito alla realizzazione della Roma-Latina. Sono interdetto dalla tempistica di questa opposizione alla messa in opera del progetto che arriva proprio nel momento in cui, dopo oltre dieci anni di ostacoli burocratici, tecnici e politici, siamo finalmente arrivati alla conclusione dell’iter – afferma il coordinatore regionale di Forza Italia, Claudio Fazzone –. Il progetto si inquadra nel processo di infrastrutturazione della Regione Lazio ed in particolar modo della provincia di Latina che da sempre soffre di un isolamento che non ha consentito alle aziende che operano sul territorio di adeguarsi a standard di competitività nazionali proprio a causa dell’impossibilità di essere collegata agli assi viari come l’autostrada del Sole».

E un poco stupita della presa di posizione dei costruttori è anche Legambiente che in una nota afferma che: «Legambiente, dopo decenni di lotte contro la Roma-Latina, un’autostrada da sempre considerata inutile e dannosa, trova un inaspettato alleato – dice Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio –. ANCE e ACER non considerano più fondamentale la costruzione di tale opera sposando l’idea della riqualificazione e messa in sicurezza dell’asse viario della Pontina».

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