venerdì 22 marzo 2013

LATINA, SIGILLI A VILLA PATRIZIA


LATINA, SIGILLI A VILLA PATRIZIA
di Fl. M.
Adesso ci sono i sigilli. Gli agenti del NIPAF di Latina hanno sequestrato Villa Patrizia su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Miliano. La richiesta è arrivata sul tavolo del GIP Guido Marcelli che ha emesso il provvedimento: le ipotesi di reato configurate sono abusivismo edilizio, falso e abuso d’ufficio. La storia della casa colonica trasformata in una struttura ricettiva per le cerimonie, e gestita dalla famiglia Di Cocco (padre presidente di Confcommercio e figlio assessore comunale al Turismo), ha inizio lo scorso ottobre quando gli agenti del Nucleo di Investigazione Ambientale hanno portato a termine una serie di sopralluoghi a Borgo Bainsizza e poi delle ispezioni negli uffici tecnici comunali per acquisire documenti e planimetrie da inserire negli atti del fascicolo. Titolare dell’inchiesta è il sostituto procuratore che, a più riprese, ha delegato gli agenti del Corpo Forestale ad eseguire degli approfondimenti in quanto, fin dall’inizio, era emersa un’anomalia che non aveva lasciato spazio alle interpretazioni e che era apparsa una forzatura: la richiesta di cambio di destinazione d’uso da masseria a struttura ricettiva con piscina e ristorante era stata presentata nel 2011 con un piano a firma della progettista che, solo due anni fa prospettava uno stato dei luoghi da sottoporre a delle modifiche che, però, di fatto erano già state portate a termine. In sostanza Villa Patrizia opera nel campo della ristorazione fin dal 1999, eppure il progetto è arrivato solo di recente. Due gli indagati: la titolare dell’attività commerciale e la progettista che ha firmato la pratica relativa ad un cambio di destinazione d’uso già intercorso negli anni visto che l’attività commerciale risale al 1999. Per la Procura un falso. E a questa istanza, con tanto di piano inviata nel 2011 dalla proprietaria della struttura che ricade in un’area agricola, il Comune non ha mai risposto formalmente. Perché, in fondo, gli uffici comunali non avrebbero mai potuto prendere in considerazione un’eventuale domanda di sanatoria. Insomma un modo da parte dell’amministrazione comunale di esimersi dal prendere una decisione.
Tanto, in fondo, c’era già la firma del progettista che si assumeva la responsabilità di dichiarare che due anni fa Villa Patrizia era ancora una masseria agricola.
Questi i passaggi «determinanti» alla base del provvedimento emesso anche se, e questo è un dato di fatto, per l’ipotesi di abusivismo edilizio, il reato può considerarsi comunque prescritto. Oltretutto il tempo massimo per la contestazione di questo reato è di tre anni e mezzo. Adesso toccherà al Tribunale del Riesame, al quale i legali degli indagati hanno già presentato istanza di dissequestro, decidere se mantenere o meno i sigilli su un complesso edilizio ritenuto abusivo nonostante una delle ipotesi di reato configurate, quella di abusivismo edilizio, sia in realtà prescritta.
SOSPETTI SUL CAMBIO DI DESTINAZIONE D’USO
Manca l’autorizzazione del Comune al cambio di destinazione di uso della masseria agricola a struttura ricettiva. In realtà l’amministrazione comunale non ha mai risposto alla richiesta con tanto di progetto per la modifica del luoghi che era arrivata nel 2011. Un silenzio che di certo non può considerarsi casuale. Cosa viene contestato del progetto? Teoricamente niente, se non il fatto che lo stato dei luoghi descritto nel progetto risulta essere preesistente. Dunque la richiesta di cambio di destinazione è un falso.

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