domenica 24 febbraio 2013

TERRACINA, SIGILLI ALL’EX DESCO


TERRACINA, SIGILLI ALL’EX DESCO
di Pierfederico Pernarella
all’inchiesta dell’Antimafia, il cantiere dell’ex Desco «inciampa» su questioni urbanistiche. Il sostituto procuratore Giuseppe Miliano ha chiesto e ottenuto dal Tribunale del Riesame di Latina il sequestro preventivo del cantiere che si trova lungo la Pontina, all’ingresso nord di Terracina. Il decreto è stato seguito ieri mattina dagli agenti del NIPAF coordinati dall’ispettore Stefano Giulivo, in collaborazione con la Guardia Forestale di Terracina diretta dall’ispettore Giuseppe Pannone e i Carabinieri del NORM agli ordini del tenente Felice Egidio. Il cantiere dell’ex Desco non è la prima volta che finisce nel mirino della magistratura. Era finito sotto sequestro già nel marzo del 2010 nell’ambito dell’operazione «Arcobaleno» della DDA di Napoli. Il sequestro è stato poi revocato dal Riesame ma tuttora pende un ricorso in Cassazione. Nel frattempo però sono arrivati i sigilli della Procura di Latina. La camorra non c’entra, è una questione squisitamente urbanistica. Le persone iscritte sul registro degli indagati sono quattro. Il dirigente comunale Luigi Di Mauro e tre imprenditori di Giugliano in Campania: Carmine Maisto, Vincenzo Gallucci e Gennaro Pedato. I reati ipotizzati sono abuso d’ufficio, falso e lottizzazione abusiva. Nel mirino della Procura è finita la variante al Piano regolatore sulla base di un accordo di programma firmato da Regione e Comune che da un lato stabiliva la delocalizzazione dello stabilimento Desco a Mazzocchio, dall’altro appunto dava l’ok alla realizzazione di un complesso turistico, residenziale e sociale da 63.000 metri cubi esteso su tre ettari. Tutto a posto? Mica tanto, almeno secondo la Procura che ha scardinato i presupposti del progetto. Anzi il presupposto: l’interesse pubblico dell’intervento. Che è la condizione imprescindibile per siglare un accordo di programma e ottenere la variante al Prg aggirando le normali e lunghissime procedure del caso. Per ottenere le deroghe straordinarie di un accordo di programma, così come fissate dalla legge regionale 22 del 1997, il vantaggio del progetto fornito dal privato alla collettività deve essere tangibile, quando non addirittura prevalente. Ed è proprio questo il problema: analizzando e «pesando» l’interesse pubblico del progetto dell’ex Desco qualcosa non torna. Secondo gli investigatori infatti la variante sarebbe stata approvata non tanto per soddisfare interessi pubblici quanto quelli privati. «La variante urbanistica infatti con cui vengono autorizzate le destinazioni residenziali, commerciali e ricettive - spiega in una nota stampa il Comando provinciale della Forestale - non rivestirebbe alcuna finalità pubblica anche in considerazione del fatto che la gestione dell’intero intervento è attuata dal solo privato». La struttura turisticosociale peraltro, prosegue la nota, «è priva di una compartecipazione pubblica e/o di precisi obiettivi pubblici preliminarmente individuati dalle amministrazioni interessate alla realizzazione dell’opera». Nei fatti un intervento di natura privatistica tout court, la cui rilevanza pubblica è scarsa o nulla rispetto alla portata, faraonica, del progetto. Progetto che, stando così le cose, avrebbe dovuto seguire le normali procedure di variante, passando al vaglio di osservazioni e controdeduzioni. Le stesse opere di urbanizzazione previste (strade, parcheggi, fogne, aree verdi) non sono a servizio di un quartiere - che non c’è - ma delle sole strutture private. Che dunque, vista l’assenza o l’irrilevanza dell’indispensabile interesse pubblico, configurano nient’altro che una lottizzazione abusiva.
INCHIESTA D’AVANGUARDIA
di Pierfederico Pernarella
Terra per scorribande e alchimie urbanistiche, ma anche in grado di produrre i necessari anticorpi. Nel male e nel bene la provincia di Latina continua ad essere all’avanguardia per ciò che riguarda il cemento: quando si tratta di escogitare stratagemmi per dare il via libera ad inenarrabili colate, ma anche quando si tratta di analizzare e vivisezionare gli strumenti urbanistici adottati. E in effetti con il progetto dell’ex Desco è stata condotta una sorta di operazione chirurgica investigativa che ha permesso di contestare, per la prima volta, il reato di lottizzazione abusiva ad un accordo di programma. Il paravento dell’interesse pubblico aveva finora allontanato anche i più maliziosi. «Ah beh, se c’è l’interesse pubblico, di cosa vogliamo parlare». Invece c’è da parlarne eccome. Perché se il cemento ha il suo «peso», sia in termini finanziari che ambientali, un «peso» concretamente misurabile dovrebbe averlo anche il cosiddetto interesse pubblico. Che invece diventa evanescente, impalpabile, quasi che le prerogative del privato bastassero a se stesse o quasi. Nell’inchiesta dell’ex Desco vengono invece ribaltati i termini: gli interessi del privato vengono osservati e analizzati attraverso quello preminente del pubblico. Così come peraltro impone la legge. Comunque è bastato rovesciare la prospettiva per avere un risultato diverso da quello al quale erano giunti Regione e Comune. È un caso? Forse sì, forse no. Di certo è una questione sulla quale tenere gli occhi aperti, molto aperti. I Piani regolatori di tutta la Provincia, non solo di Terracina, sono fermi e congelati al tempo che fu, per cui l’unica possibilità resta quella di costruire in variante. E spesso l’interesse pubblico - con gli accordi di programma, ma anche i Suap - è solo un escamotage per far passare progetti altrimenti impossibili. Peccato o per fortuna tocca sempre e solo alla magistratura farcelo scoprire.
UN’OPERA FARAONICA
di Pierfederico Pernarella
Migliaia di metri cubi, milioni di euro. Un progetto mastodontico quello dell’ex Desco, come pochi altri negli ultimi anni nel territorio di Terracina e non solo. Esteso su un’area d 3 ettari, compresa tra la strada regionale Pontina e con il canale Mortacino, il complesso edilizio è stato pensato come un piccolo quartiere. La compravendita è stata chiusa nel 2008 al prezzo di 5.300.000 euro, ed erano previsti investimenti per almeno il doppio. Una volta concluso, il complesso sul mercato avrebbe una valore di circa 30 milioni di euro. Il progetto consiste nella costruzione di di 5 fabbricati per un totale di 30.000 metri quadrati: due strutture residenziali, un albergo sotto forma di case-vacanze, una struttura socio-sanitaria, un centro commerciale, con una parte destinata a sala conferenze e uffici. Stando all’accordo inoltre i privati avrebbero dovuto cedere al Comune un’aula magna, posta all’interno del centro commerciale, che nelle intenzioni doveva essere destinata ad attività universitarie.
In realtà, nel corso del tempo, più di qualcosa sarebbe cambiato. I titolari infatti, sulla scorta del Piano Casa varato lo scorso anno dalla Regione Lazio, avrebbero presentato un progetto per trasformare in appartamenti i locali che, stando al progetto originario, avrebbero dovuto avere una destinazione turistico ricettiva e sociale. Una mossa che ha tradito la reale finalità, speculativa, del progetto venendo meno a quelle originarie, turistiche e sociali. Tale circostanza peraltro mette in luce un altro aspetto poco chiaro della vicenza. La richiesta è stata infatti presentata sulla scorta del fatto che nell’accordo di programma, contrariamente a quanto vuole la prassi, non sono stati sottoscritti gli atti d’obbligo volti a garantire nel tempo l’immutabilità delle destinazioni d’uso originarie. Cosa che invece, guarda un po’, è puntualmente avvenuta, facendo venire ancora di più meno l’interesse pubblico del progetto.
CANTIERE MALEDETTO
di Diego Roma
Era l’area più produttiva della città. Ma da quando l’industria di trasformazione del pomodoro se n’è andata altrove, l’ex Desco è stata come colpita da una maledizione. Tutto inizia nel 2005 quando Comune di Terracina (sindaco Stefano Nardi), Regione Lazio (presidente Piero Marrazzo) e privati firmano l’accordo di programma per la delocalizzazione della fabbrica di pomodori. L’affare viene chiuso nel gennaio 2008 con la cessione dell’area alla società MPM Immobiliare di Carmine Maisto, imprenditore di Giugliano in Campania. Il prezzo della compravendita è ragguardevole: 5.300.000 euro. Qualcuno mormora. Il cantiere prende le mosse nell’estate del 2008, ma i lavori durano poco, giusto il tempo di alzare lo scheletro di una palazzina. Nel frattempo qualcuno ha cominciato ad interessarsi a quel progetto. Sono i carabinieri del NORM, diretti dall’allora tenente Mario Giacona, che in base alle risultanze della commissione d’accesso al Comune di Fondi di cui faceva parte, trova il legame tra la società «Arcobaleno» operante a Fondi e quella che ha acquisito l’ex Desco. Qualcosa non torna. E il tenente Giacona c’aveva visto bene. Nel marzo del 2010 scatta l’operazione, denominata proprio «Arcobaleno», della DDA di Napoli: 12 persone arrestate in quanto ritenute prestanome del clan Mallardo e un sequestro di beni immobili sparsi tra Lazio e Campania per un valore di 500 milioni. Ci sono anche i titolari e il cantiere dell’ex Desco. Dopo poche però arriva il colpo di scena: il Riesame non ritiene fondate le prove del legame tra gli imprenditori e il clan Mallardo, rimette tutti in libertà e dissequestra buona parte dei beni, tra i quali anche il cantiere dell’ex Desco. Sul provvedimento pende tuttora un ricorso in Cassazione della DDA di Napoli. Nel frattempo il cantiere riapre, all’ingresso ricompare il cartellone pubblicitario con l’annuncio delle vendite immobiliari. La «pace» dura poco. L’estate scorsa la Procura di Latina, che peraltro si era già interessata all’ex Desco prima dell’intervento dell’Antimafia di Napoli, torna alla carica. Sotto la lente finiscono gli aspetti urbanistici del progetto. Il fascicolo è nelle mani del sostituto Giuseppe Miliano. Gli accertamenti vengono condotti dalla squadra del NIPAF coordinata dall’ispettore Stefano Giulivo. Lo scorso dicembre il sostituto Miliano chiede il sequestro dell’area dell’ex Desco ma il GIP di Latina, Guido Marcelli, respinge l’istanza. Il magistrato presenta il ricorso, il Riesame lo accoglie. Da ieri il cantiere dell’ex Desco è di nuovo sotto sequestro.

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