giovedì 7 febbraio 2013

BICICLETTA: PEDALARE IN ITALIA È SEMPRE PIÙ PERICOLOSO


BICICLETTA: PEDALARE IN ITALIA È SEMPRE PIÙ PERICOLOSO
di Davide Mazzocco
Via ASAPS
Dopo aver superato i motorini, la bicicletta diventerà il mezzo di trasporto più pericoloso, vale a dire quello con il maggior tasso di mortalità per numero di utenti.
A sostenerlo è l’ASAPS, l’Associazione Amici Polizia Stradale che da anni compie un monitoraggio sulle incidentalità stradali su scala nazionale e che nel corso del 2012 (fino al 20 dicembre) ha rilevato 925 episodi gravi di pirateria di cui 134 hanno coinvolto biciclette: 22 con esito fatale e 126 con gravi conseguenze.
Nel 2011 gli episodi di pirateria a danno dei ciclisti erano stati 107: con 16 morti e 100 feriti. Fra i due anni l’incremento è stato del 25,5%, quello delle vittime del 37,5% e dei feriti 26%. È questo trend di crescita, accompagnato a un crescente numero di utilizzatori, a far prevedere un aumento delle vittime fra i pedalatori.
Nei dati sull’incidentalità stradale stupiscono i 34 decessi di ciclisti stranieri sul totale dei 1.268 incidenti che hanno visto coinvolti i cittadini non italiani. Un dato che “parla”: gli stranieri hanno una mortalità molto più alta perché, probabilmente, sono impreparati di fronte alla maleducazione e alla scorrettezza degli automobilisti di casa nostra. È sufficiente varcare i confini nazionali per accorgersi come altrove (in Francia, Svizzera, Austria) vi sia un maggiore rispetto dei ciclisti da parte di chi guida.
Ogni giorno in Italia perde la vita un ciclista e 40 finiscono all’ospedale per ferite più o meno gravi. Se in termini assoluti è l’automobile a fare più vittime con circa 4.000 decessi all’anno, i dati relativi ci dicono che dato un valore medio 1 all’incidentalità veicolare la bicicletta, già qualche anno fa, faceva registrare un indice di 2,18.
Nonostante la rete delle piste ciclabili diventi sempre più diffusa sia a livello urbano che extra-urbano e il bike sharing sia ormai una realtà consolidata in alcune grandi metropoli ci vogliono riforme del codice stradale, interventi logistici ed educativi affinché la sicurezza sia qualcosa di più di una striscia d’asfalto.

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