domenica 24 febbraio 2013

SPECIE ALIENE, IN EUROPA CRESCE L’EMERGENZA


SPECIE ALIENE, IN EUROPA CRESCE L’EMERGENZA
di Andrea Spinelli
Secondo il rapporto ‘The impacts of invasive alien species in Europe’ pubblicato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) le specie aliene introdotte dall’uomo in Europa (volontariamente e non) hanno un impatto fortemente negativo sulle specie autoctone, incapaci fino ad oggi di adattarsi per combattere l’invasione di specie aliene.
I dati raccolti e pubblicati dall’EEA dimostrano inoltre che in un numero sempre più crescente di casi le specie esotiche invasive possono anche causare danni alla salute umana e alla società: sarebbero oltre 10.000 le specie allotone presenti in Europa, con un tasso di aumento esponenziale e costante.
Dalla zanzara tigre al giacinto d’acqua, dalle vongole aliene nel lago Maggiore, delle quali ci ha parlato il nostro Davide Mazzocco, all’ambrosia, almeno il 15% delle specie aliene hanno un impatto ecologico negativo.
Le specie invasive hanno un fortissimo impatto sull’ecosistema e sull’economia europea: basti pensare che delle 395 specie europee autoctone classificate come in pericolo di estinzione ben 110 sono in pericolo a causa delle specie esotiche invasive con effetti che potrebbero essere devastanti.
In primis per gli esseri umani, considerando che uno degli effetti più pericolosi delle specie esotiche invasive è legato alla trasmissione di malattie, come la febbre gialla che viene trasmessa dall’asiatica zanzara tigre. Ma anche il paesaggio ne risente, basti pensare ai danni che il punteruolo rosso ha causato alle palme di mezzo continente (ora fa rotta sull’altra metà):
“La comparsa della febbre chikungunya in Nord Italia nel 2007 ha dimostrato la serietà del problema e l’importanza della sfida potrebbe crescere: le proiezioni dei cambiamenti climatici mostrano che la zanzara tigre probabilmente si diffonderà ancora, in particolare nel Mediterraneo, ma anche più a Nord”, ha spiegato Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’AEA. L’area mediterranea, e in particolare il ponte su questo mare rappresentato dalla penisola italiana, è la più esposta a questo tipo di “invasione”.
Questo, congiuntamente ai cambiamenti climatici, sta minando un intero ecosistema: l’invasione dell’ambrosia dal Nord America, giunta in Europa grazie all’importazione dei mangimi per uccelli, colpisce con i suoi allergeni il 10-15% della popolazione europea, cosa che si aggrava quando l’ambrosia interagisce con gli effetti allergenici di altre piante.
C’è l’annoso problema delle cozze zebra, contenute nelle acque si zavorra delle navi ed oggi proliferanti nei laghi di mezz’Europa, del punteruolo rosso, della terribile vespa velutinanigrithorax che ha devastato gli alveari francesi ostacolando incredibilmente l’impollinazione effettuata dalle api, problemi che l’EEA quantifica in 12 miliardi di euro: “In Italia solo nella provincia di Milano si contano due milioni di euro all’anno di spesa sanitaria per l’allergia causata dall’ambrosia”, ha spiegato Piero Genovesi dell’ISPRA, coautore del rapporto europeo. Che tipi di soluzione vede l’Europa? Lo ha spiegato il commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik, il quale ha parlato sopratutto di prevenzione: “Siamo pronti ad adottare la nuova legislazione nelle prossime settimane. Queste specie saranno identificate con un approccio basato sul rischio: possono avere un impatto potenziale su diversi Stati, oppure sono così dannose da meritare un approccio coordinato. [...] Vogliamo avere un solido sistema di allerta e prevenire danni economici, all’ambiente, alla salute: è chiara la necessità di un intervento e questo va riconosciuto ai massimi livelli politici”.

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