martedì 10 febbraio 2015

Tsipras non fa marcia indietro, "No alla Troika e nuovo accordo".

Tsipras non fa marcia indietro, "No alla Troika e nuovo accordo". E chiederà i danni di guerra alla Germania...

. Esteri
Il suo discorso davanti al Parlamento greco era atteso dai governi di tutti i paesi dell'eurozona per verificare se Alexis Tsipras avesse cambiato idea sul suo programma anti-austerity relativo a come ripianare un debito pubblico di 240 miliardi ed evitare al paese la bancarotta dopo gli incontri avuti con diversi partner di Atene e a Bruxelles. Ma non è stato così: il premier greco ha confermato che intende muoversi rispettando i punti del suo programma elettorale - dalla riassunzione dei dipendenti pubblici, al blocco delle privatizzazioni, alla riapertura della tv pubblica, al reddito di cittadinanza di 751 euro - e sopratutto ha ribadito che della Troika (Fmi-Bce-Ue) non vuole più sentir parlare. Poi, l'annuncio-bomba sui contrastati rapporti con Berlino: il premier e leader di Syriza ha detto che chiederà alla Germania i "danni di guerra". La Grecia vuole pagare i suoi debiti - ha spiegato Tsipras - ma non secondo l'iter previsto dal memorandum concordato tra la Troika e ill suo predecessore, Samaras che prevede una prima scadenza il 28 febbraio. Ad Atene serve un prestito ponte fino a giugno per non bloccare la macchina statale e una rimodulazione del rimborso dei finanziamenti che le sono stati concessi, il tutto da inquadrare - secondo Tsipras - in un nuovo accordo con i paesi Ue che preveda nuove condizioni e che, soprattutto, escluda l'odiata Troika. Un piano che Bruxelles finora ha sostanzialmente bocciato pur riservandosi di arrivare ad una soluzione condivisa con Atene nell'eurogruppo dell'11 febbraio. Tsipras si è detto comunque ottimista sul buon esito del negoziato che - ha sottolineato- è politico e non solo finanziario. "Prima o poi la Cancelliera Merkel ci dovrà spiegare perchè non le piace il nostro piano" ha concluso rispolverando le "riparazioni di guerra della Germania" nazista, che, ha detto, "è un obbligo storico chiedere". Il riferimento è al 50% debito che venne abbonato nel 1953 alla Germania Federale per i danni dovuti dalla Germania Nazista (e solo in parte anche quelli del trattato di Versailles della I guerra mondiale) da tutti i Paesi, inclusa però anche la Grecia. Ora Tsipras prova a rimettere in discussione anche quell'accordo:: la Grecia ha "un obbligo morale davanti al nostro popolo, alla storia, a tutti gli europei che hanno combattuto e dato la loro vita contro il Nazismo. Il nostro obbligo storico è reclamare il prestito - che il Terzo Reich obbligò l'allora Banca centrale ellenica a versare - e le riparazioni per l'occupazione tedesca durata 4 anni". In giornata anche lo scambio non proprio cordiale tra il ministro delle Finanze greco Varoufakis e il nostro Pier Carlo Padoan, tutto su Twitter. "Funzionari italiani mi hanno detto che non possono dire la verità. Anche l'Italia è a rischio bancarotta ma teme ritorsioni da parte della Germania" ha detto Varoufakis chiedendosi "A chi toccherà dopo di noi? Che succederà quando l'Italia scoprirà che è impossibile restare all'interno dell'austerity?", e ha anche definito il debito italiano "insostenibile". "Solido e sostenibile" invece il debito italiano per Padoan che ha definito "fuori luogo" e dichiarazioni del collega greco.

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