martedì 18 dicembre 2012

Benigni e la Costituzione: "E' la nostra mamma". Su Berlusconi: "Come un film dell'orrore"


Benigni e la Costituzione: "E' la nostra mamma". Su Berlusconi: "Come un film dell'orrore"

"Tutto questo, noi lo abbiamo ereditato. Ma per farlo davvero nostro, lo dobbiamo conquistare. Qui ci sono le regole per vivere tutti insieme, in pace, lavorando. Domattina dite ai vostri figli che sta per cominciare un giorno che prima di loro non ha mai vissuto nessuno, ditegli di andare a testa alta, di essere orgogliosi di appartenere a un popolo che ha scritto queste cose fra i primi nel mondo. E che abbiano fiducia e speranza". Conclude così il suo "discorso illustrato" sulla Costituzione, Roberto Benigni. Un successo in prima serata su Rai 1, il suo recital La più bella del mondo. In cui non mancano le stilettate satiriche a Berlusconi e la pretesta di riproporsi come candidato politico.
Come un film dell'orrore - "''S'è ripresentato, Signore pietà. E' la sesta volta, la settima ha detto che si riposa, anche lui'" attacca Benigni ironizzando sul ritorno del Cavaliere. Volevo parlare di cose belle, ma questo dicembre ci sono state due notizie, bruttissime, catastrofiche", ironizza Benigni. "Una la sapete tutti, il 21 dicembre c'è la fine del mondo, ma non è la più brutta. Un'altra, terrificante, ci ha veramente spappolati tutti: con questa crisi, con tanti italiani che desiderano andare in pensione e non ci possono andare, c'é uno che ci potrebbe andare quando vuole e non c'é verso di mandarcelo. E s'é ripresentato". Il premio Oscar paragona il ritorno di Berlusconi "a quei sequel dei film dell'orrore: Lo Squalo 6La mummiaGodzilla contro Bersani... Non si si sa più che fare. Qualcuno può dire che ce l'ho con lui, ma è lui che ce l'ha con noi".
Ottimi ascolti - Oltre 12,6 milioni di telespettatori (12 milioni 619 mila) hanno seguito su Rai1 La più bella del mondo, la serata evento di Roberto Benigni che si è giocata tra la satira su Berlusconi e l'esegesi della Costituzione. Lo show ha raccolto in media il 43,94% di share.
Prima Silvio, poi il Signore - "Devo ringraziare tutti gli italiani e i vertici della Rai per la possibilità di realizzare una serata bella su un argomento che più bello non si può": comincia così la catena di ringraziamenti di Roberto Benigni che lo porta via via a dire grazie al presidente Napolitano, al papa, a Dio e infine a Berlusconi. "I vertici della Rai mi hanno detto: non devi ringraziare noi, ma una persona più importante di noi, il presidente della Repubblica Napolitano, che saluto con affetto, che mi ha ricevuto con grande cordialità e affetto". Ma il Capo dello Stato, spiega, "mi ha detto che invece dovevo ringraziare un'altra persona più importante, il Papa". E il Pontefice, a sua volta lo ha indirizzato "a nostro Signore: mi ha detto, lo puoi ringraziare, con la mia benedizione. Io allora ho ringraziato il Signore, ma ho sentito una voce che diceva: non devi ringraziare me... Silvio, grazie".
Il Cavaliere, la pornostar e lo zio di Avetrana - "Ieri l'avete visto su Canale 5? - domanda Benigni - Andava in onda una sua vecchia intervista del '94, di un'ora e mezza. Prima di lui c'erano una famosa pornostar e lo zio di Avetrana: ho pensato, 'sta cercando di mettere insieme i moderati'". Berlusconi, sottolinea Benigni, "ha parlato di comunisti, lotta alla magistratura. E ho pensato, 'guarda nel '94 la gente come ci cascava, se lo facesse adesso...' Tutti i grandi artisti quando invecchiano tirano fuori i vecchi successi, i comunisti e la lotta alla magistratura sono per lui come Satisfaction per i Rolling Stones". E ancora: "Berlusconi ha un sogno nella testa: vorrebbe fare il presidente della Repubblica...", dice Benigni asciugandosi il sudore. "Sarebbe l'unica maniera di vedere la sua immagine dappertutto, di vederlo in una caserma dei carabinieri".
La legge vieta, la Costituzione protegge - Dopo la satira su Berlusconi, Roberto Benigni, protagonista della serata evento La più bella del mondo, si concentra sulla modernità della Costituzione. Legge l'articolo 3, che prescrive l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, senza senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, e commenta: "Ma questo l'hanno scritto a Woodstock, è Imagine di John Lennon trent'anni prima. Me li immagino a Montecitorio, come fricchettoni, che si passano il 'cannone''. E ancora: "Mentre la legge vieta, ti trattiene, fa paura, la Costituzione spinge, ti protegge, ti vuole bene, è la nostra mamma, è tutto a favore. I dieci comandamenti sono tutti un no, la Costituzione è tutto un sì, è la legge del desiderio".
Senza lavoro impossibile vivere - "Se non c'é il lavoro, crolla tutto: la Repubblica e la democrazia, che sono il corpo e l'anima delle nostre istituzioni": è  altro un passaggio del commento di Roberto Benigni alla Costituzione in diretta tv. "Ogni legge che va contro il lavoro è un sacrilegio", dice Benigni. "Quando non c'è lavoro perdiamo tutti, perché quanto lavoriamo modifichiamo noi stessi, è quella la grandezza del lavoro. Nella busta paga troviamo noi stessi: quella paga non è avere, è essere".
Stato laico e l'importanza della cultura - Fu Gesù Cristo, il primo laico, a dire date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". All'articolo 9, "la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione", cita la sindrome di Stendhal "che arrivò a Firenze e svenne per tanta bellezza. Noi abbiamo avuto la sindrome di Bondi: invece di svenire l'uomo, venivano giù i monumenti". Si arriva all'articolo 11, "l'Italia ripudia la guerra". "È l'unico che comincia con 'l'Italia', non con 'la Repubblica': perché sia chiaro che tutti, anche i conigli d'Italia, ripudiano la guerra. 'Ripudia', un no definitivo, perché la guerra deforma la gente. Nessuna guerra ha mai prodotto un beneficio maggiore del dolore che ha provocato". "Sentite: 'promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo': è un confronto di sogni, sembra che ci dicano che l'Italia come patria non ci basta, bisogna diventare mondo, rimanendo italiani. È grazie ad articoli come questi, che in Europa c'è la pace da sessant'anni. L'idea dell'Unione europea è un sogno. Noi, prima generazione della storia del mondo, stiamo unendo un continente in pace. Non bisogna chiudersi nel proprio guscio, i nostri costituenti ci dicono di non tornare indietro, di mantenere la nostre radici ma non che sprofondino nel buio della Storia ma che vadano in su, come mani che si stringono".

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