domenica 22 marzo 2015

NAPUL’È... ACQUA PUBBLICA

NAPUL’È... ACQUA PUBBLICA
di Alex Zanotelli
Il 9 marzo 2015 è una data storica per il Movimento Acqua di Napoli perché il Consiglio comunale di Napoli ha finalmente votato lo Statuto di ABC Napoli (Acqua Bene Comune) ed ha affidato, con una Convenzione, l’acqua di Napoli ad ABC, Azienda Speciale, che non può lucrare sull’acqua. Per sei lunghe ore in piedi, con i rappresentanti del Movimento Acqua di Napoli, ho potuto seguire il dibattito delle forze politiche, che per la prima volta hanno votato compatte per la gestione pubblica dell’acqua, incluso il PD. Astenuti, invece, i Fratelli d’Italia, Nuovo Centro Destra e Forza Italia.
Quando il presidente del Consiglio comunale ha annunciato l’esito del voto, l’assemblea lo ha accolto con un scrosciante applauso. Consiglia Salvio, la coordinatrice del movimento acqua in Campania ha alzato un cartellone con la scritta “Napul’è... ABC”. Euforia per una vittoria quasi insperata: abbracci, strette di mano, foto e sventolii di bandiere.
“Questa è una pagina storica che Napoli oggi scrive”, tuona in aula il sindaco Luigi De Magistris, soddisfatto anche per l’appoggio quasi unanime del Consiglio. Napoli diventa così l’unica grande città in Italia che ha avuto il coraggio di obbedire al referendum sull’acqua del 2011 che sancisce (è legge di Stato) che l’acqua deve uscire dal mercato e che non si può fare profitto su questo bene che è un diritto fondamentale. Ero così felice perché Napoli, una città così malfamata in Italia, dava a tutto il Paese una lezione di civiltà, di coraggio. Mi sembrava di sognare! Ce l’avevamo fatta. Il merito va tutto ai comitati. Il sindaco nel suo discorso ha infatti sottolineato la “tenacia”, ma anche la “pazienza” dei comitati.
Una lunga lotta questa, iniziata con l’impegno del sindaco De Magistris in campagna elettorale, di tradurre in pratica il referendum. I comitati dell’acqua, ben coordinati in chiave provinciale e regionale, hanno continuato a fare pressione sul sindaco perché mantenesse la promessa. E De Magistris l’ha mantenuta, quando, appena eletto, ha trasformato l’ARIN, un’impresa totalmente pubblica ma gestita da una S.p.A. (Società per Azioni) che serve a fare profitti, in ABC (Acqua Bene Comune), Azienda Speciale. È stato un passaggio epocale. I comitati esultarono per la vittoria.
Ma ben presto ci accorgemmo che mancava qualcosa di importante: il Comune non aveva mai affidato con una convenzione l’acqua di Napoli ad ABC .Chi aiutò a capire questo, fu un giovane avvocato, Maurizio Montalto, che ci ha da sempre aiutato. Seguirono altri due anni di dure lotte e di scontri con De Magistris per forzarlo a fare questo passo, ma inutilmente! Il primo segno di una svolta l’abbiamo avuto quando il sindaco ha scelto, lo scorso anno, l’avvocato Montalto a presidente dell’ABC (al posto del prof. Ugo Mattei). E così il 9 marzo la grande svolta.
“Nessuno guadagnerà più sull’acqua – ha esultato l’avvocato Montalto dopo il voto –. Tutti gli utili saranno reinvestiti nel servizio. Non ci sarà più lucro. Oggi non siamo più una società di mercato, ma siamo diventati tutori di un diritto. È una svolta storica”.
La prima mossa della nuova ABC sarà di togliere a giugno ogni competenza a Equitalia sulle bollette non pagate, e la seconda è la decisione di dare l’1% degli utili per portare l’acqua a chi non ce l’ha nei Paesi del Sud del mondo. Per di più, il presidente dell’ABC, ha deciso che i comitati acqua di Napoli possano partecipare al Consiglio di amministrazione dell’Azienda Speciale. È fondamentale questo processo di partecipazione democratica su un tema così importante. Inoltre la delibera votata dal Consiglio comunale prevede che l’ABC, tra le sue attività, non potrà mai realizzare programmi che prevedono l’imbottigliamento e la vendita dell’acqua. Tutto questo avrà grandi ripercussioni sia in Campania come in Italia.
In chiave campana, il presidente Caldoro sta varando una legge che mira alla privatizzazione dell’acqua, ponendola sotto l’unico soggetto giuridico esistente che è la Gori, una società mista pubblico-privata che gestisce 76 comuni dell’area vesuviana. È da anni che i comitati dell’acqua stanno lottando contro la pessima gestione della Gori, con bollette salate, ma finora inutilmente. Con questa legge Caldoro sperava così di poter mettere le mani anche sull’ABC di Napoli. Ma la Convenzione con la quale il Comune di Napoli affida per trent’anni l’acqua ad ABC, blocca il piano di Caldoro. Ecco perché abbiamo premuto su De Magistris perché mettesse ABC “in sicurezza”.
“Mi auguro – ha detto il sindaco dopo il voto – che questo segnale del PD che ha votato per la gestione pubblica dell’acqua, vada anche verso la Regione che cerca di affondare ABC. Saremo noi ad affondare le mire di Caldoro e della Gori. E vogliamo anche inserire la gestione pubblica dell’acqua pubblica nello statuto della Città Metropolitana”. Ma la scelta del Comune di Napoli va non solo contro Caldoro, ma anche contro il governo Renzi che con lo Sblocca Italia spinge verso la privatizzazione dell’acqua, favorendo le grandi multiutilities Hera, A2 A, Iren... È questa la politica neoliberale del governo Renzi che è la negazione del referendum del 2011.
Per questo Napoli invita oggi città come Milano, Torino, Reggio Emilia, Trento, Savona, Venezia a imitarla. È solo partendo dal basso che riusciremo a sconfiggere il Sistema. E sempre partendo dal basso Napoli sollecita oggi i nostri parlamentari a far discutere la legge di iniziativa popolare sulla gestione pubblica dell’acqua che è stata rivista e firmata da oltre 200 deputati dell’attuale Parlamento, ma che resta ancora nel cassetto della Commissione Ambiente della Camera.
Mi auguro che la vittoria che abbiamo ottenuto a Napoli dia uno scossone a tutto il movimento dell’acqua in Italia perché si risvegli dal proprio torpore e obblighi il governo Renzi ad obbedire alla volontà del popolo, democraticamente espressa nel referendum del 2011.
Dal basso, e insieme, si può!

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