lunedì 15 febbraio 2016

PERCHÉ IL BELGIO RIAPRE LE CENTRALI NUCLEARI “DIFETTOSE”?

PERCHÉ IL BELGIO RIAPRE LE CENTRALI NUCLEARI “DIFETTOSE”?
Da giorni fa scalpore la notizia delle due centrali nucleari riaperte in Belgio. Ma come stanno davvero le cose? Perché tanto stupore?
A quanto pare il problema non è riaprire le centrali ma è riaprire ben due centrali risultate “difettose”. Durante un controllo di routine nel 2012, infatti, alcuni addetti ai lavori hanno scoperto che il reattore 3 di Doel (vicino al confine olandese entrato in funzione nel 1982) e quello 2 di Tihange (a qualche decina di chilometri dai territori tedeschi e del Lussemburgo attivato nel 1983), mostravano all’esame ultrasonico dei loro vessel diverse discontinuità nell’acciaio, rispettivamente 8.000 a Doel e 2.100 a Tihange, con difetti simili a una sfogliatura del metallo, il più esteso dei quali misurava 7 centimetri. Il vessel di un reattore sarebbe il contenitore di acciaio che ospita gli elementi di combustibile nucleare e l’acqua di raffreddamento ad alta pressione e quelli delle centrali in questione risultano indeboliti da migliaia di difetti nel metallo. Ma questo non sembra essere un motivo sufficiente per fermare l’impianto.
Secondo Electrabel infatti, che possiede le due centrali, il problema scoperto nel 2012 grazie ai moderni sistemi di indagine sussisterebbe sin dalla fine degli anni ’70 e se quei difetti non hanno causato guai per 30 anni, non ne dovrebbero causare nemmeno per i prossimi 10. Le cosiddette crepe si chiamano in gergo “hydrogen flakes”, sono delle discontinuità indotte nell’acciaio dalla presenza di idrogeno, che si infiltra nel suo reticolo cristallino e lo altera. Se l’idrogeno continua a penetrare nelle sottilissime crepe prodotte, queste si potrebbero ampliare e unire fra loro, finendo per “infragilire” l’acciaio, mettendolo a rischio di spezzarsi. Ma per Electrabel gli hydrogen flakes individuati a Doel e Tihange si sarebbero formati nell’acciaio durante la fabbricazione del vessel, dunque il rischio che si spezzino è decisamente minimo.
Ma due professori di metallurgia, Wim Bogaerts dell’Università di Leuven, e Digby Macdonald dell’Università della California a Berkeley, hanno fatto notare come durante il funzionamento un reattore sottoponga il metallo a bombardamento di neutroni, che alterano a loro volta l’acciaio, e a una ulteriore produzione di idrogeno, a causa della scissione dell’acqua causata dalla radioattività che potrebbe moltiplicare le “crepe”. La FANC (Federal Agency for Nuclear Control) ha deciso così di compiere nuovi test che non hanno dato dei buoni risultati (le crepe sono cresciute ai 13.000 a Doel e 3.100 a Tihange, mentre il “fiocco” più esteso è risultato essere di 18 cm di larghezza) e ha fermato nuovamente i reattori nel 2014, ordinando nuovi ulteriori esami e la consulenza di nuovi esperti.
Effettuati anche questi nuovi esami nel 2015, il verdetto è cambiato ancora una volta: non fa più fede il frammento irradiato ma, fa fede il frammento privo di difetti che è uscito inalterato dall’irraggiamento e, inoltre, è improbabile che i neutroni e il poco idrogeno che si forma nei reattori possano far crescere gli hydrogen flakes e indebolire pericolosamente il vessel. Restano i dubbi: perché fare i nuovi controlli? Perché le crepe sono aumentate? Per la FANC l’aumento è dovuto dalla maggiore sensibilità degli apparecchi di rilevamento del 201 e i difetti sono nati come li vediamo oggi per la presenza di idrogeno durante la costruzione del vessel e non si sono mai evoluti. Clicca per leggere le motivazioni della Fanc. 
L’area delle centrali è densamente abitata, in un raggio di 70 km infatti vi abitano circa 9 milioni di persone. Il Belgio produce il 60% della propria elettricità con il nucleare, grazie a 5,7 GW di potenza, suddivisa fra i 4 reattori della centrale di Doel e i tre di quella di Tihange.
I reattori più vecchi di queste centrali per “mancanza di alternative” avranno vita almeno fino al 2025. Ogni tre anni bisognerà comunque ripetere le analisi ad ultrasuoni dei vessel.

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