Beppe Sala (Ansa)Beppe Sala (Ansa)
Il candidato del centrosinistra di Milano in vista delle amministrative di giugno sarà Giuseppe Sala, 58 anni, il commissario Expo. Risultato abbastanza scontato. C’era solo da capire, in questa due giorni di primarie, a quale distanza avrebbe lasciato la sua principale avversaria, la vicesindaca Francesca Balzani. E’ finita così: con 158 seggi scrutinati su 160, Sala ha ottenuto il 42,28% dei consensi, con 24.961 voti. Francesca Balzani si è fermata al 33,96%, con 20.056 voti. Mentre Pierfrancesco Majorino ha chiuso con il 23% e 13.589 voti e Antonio Iannetta con 432 voti, pari allo 0,73 per cento.

Il risultato è stato meno netto di quanto alcuni sondaggi interni ai partiti descrivevano fino a qualche giorno fa, secondo i quali Sala avrebbe potuto superare abbondantemente i 10 punti di differenza. Il motivo, molto banalmente, potrebbe essere il maltempo, dicono fonti del Partito democratico di Milano. L’elettorato di Sala si ipotizza che abbia un’età più avanzata e che viva maggiormente nelle periferie, e non sarebbe per di più appartenente a movimenti e partiti. Tutte caratteristiche che darebbero meno motivazione ad uscire durante una giornata piovosa, nonostante nella giornata di domenica i seggi fossero 150 e ben dislocati in città.
Tutte ipotesi, ovviamente. I numeri invece rappresentano una certezza e qualcosa, al di là del risultato finale, dicono. Prima di tutto hanno votato alle primarie 60.900 persone, su un totale di quasi un milione di aventi diritto e su una base elettorale di votanti che nel 2011, durante le amministrative vinte da Giuliano Pisapia, era di oltre 650mila elettori. A decidere il candidato di centrosinistra è dunque un numero esiguo di persone, come in tutte le primarie.
Quest’anno però rispetto alle primarie del 2010 ci sono stati circa 6mila votanti in meno. La sfida di quest’anno quindi ha entusiasmato meno gli elettori del centrosinistra, probabilmente perché il sentimento di “chiamata alla armi” contro il centrodestra vincitore non c'era, visto che da 5 anni Palazzo Marino è amministrato dal centrosinistra. Il senso di continuità darebbe dunque meno spinta alle primarie.
C’è stata inoltre una campagna elettorale un po’ confusionaria. Pisapia non ha messo bocca per mesi nella competizione, sebbene molti dei suoi uomini gli chiedessero di adoperarsi per la successione. La figura di arbitro imparziale delle primarie si è però incrinata quando ha deciso che il candidato che si stava configurando, Giuseppe Sala appunto, non rappresentava la continuità con il suo quinquennio.
Così è nata la candidatura di Francesca Balzani, che prima ha detto di non essere interessata e poi è scesa in campo. Intanto, Majorino si era già candidato da un anno, e nonostante gli appelli a ritirarsi per fare spazio alla Balzani, è rimasto al suo posto. Il parlamentare pd Emanuele Fiano invece si è ritirato per fare spazio a Sala.
In questo contesto identificare chiaramente chi rappresentava cosa non è stato semplice. Alla fine i giochi si sono polarizzati in poche questioni: Sala il manager conosciuto dell'Expo; Balzani la continuità con Pisapia; Majorino l'uomo della sinistra che guarda alle fasce deboli; Antonio Iannetta per dare un segnale di novità. E alla fine ha vinto chi ha avuto per mesi più visibilità.

Sala rappresenta bene l'uomo del fare che piace a Milano, abbastanza lontano dalla politica da apparire “nuovo” ma sufficientemente esperto da non risultare fuori dalle logiche del potere. In più ha goduto del sostegno del premier Matteo Renzi. Un sostegno discreto, per la verità: Renzi ha capito che a Milano non doveva essere invadente, per non creare l’effetto opposto.