domenica 15 maggio 2016

Giornalista dell'Unità sotto accusa

Giornalista dell'Unità sotto accusa per aver difeso la memoria di Berlinguer su Twitter

Secondo l’ad del giornale fondato da Antonio Gramsci la condotta di Massimo Franchi “appare travalicare i limiti del legittimo diritto di cronaca”

Una foto di Enrico Berlinguer con una copia dell'Unità in mano
Enrico Berlinguer in una vecchia foto
di I.D.
Fa discutere il conflitto scoppiato tra il quotidiano del Pd l’Unità e il giornalista della stessa testata Massimo Franchi. Secondo l’amministratore delegato del giornale fondato daAntonio Gramsci la condotta di Franchi “appare travalicare i limiti del legittimo diritto di cronaca”. Il giornalista – a sua volta – si è difeso affidando a un legale, Pier Luigi Panici, il compito di denunciare l’Unità per violazione dell’articolo 8 dello Statuto dei lavoratori, che vieta di “effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore”.
Quanto accaduto viene riportato nei particolari dal Fatto Quotidiano, in un articolo di Giorgio Meletti. Si tratta in sostanza di un fatto che richiama alla discussione sui capisaldi dellalibertà di stampa. Tutto risalirebbe allo scorso ottobre, ma sarebbe emerso solo in questi giorni, dopo che il Tribunale civile di Roma ha fissato l'udienza per il 23 maggio.

Ma ecco cosa è successo.

Il 20 ottobre 2015 il giornalista scrive su Twitter che “propugnare che Berlinguer sbagliasse su eurocomunismo e questione morale e che invece dovesse allearsi con Craxi è molto renziano”. Aggiunge che “abbassando sempre più la soglia gramsciana dell’intransigenza si ritrovarono in compagnia di revisionisti, faccendieri, piduisti. Ma ‘siamo di sinistra’ rispondono”.

La violazione della linea editoriale

A seguito di ciò l’amministratore delegato dell’Unità ha avviato un procedimento disciplinare appellandosi alla violazione della linea editoriale. Una procedura abbastanza insolita - fa notare Meletti - visto che di solito questo è un compito demandato al direttore responsabile e non all’editore. Ma in questo caso la posizione del giornale risulta per altro paradossale. Alla fine ne deriva che proprio “difendere la memoria di Enrico Berlinguer “, se sei un giornalista dell’House Organ del Pd, "travalica i limiti del diritto di critica".

La libertà di pensiero

Ma è plausibile affermare una cosa del genere? Non certo a leggere l’articolo 1 dello Statuto dei Lavoratori che recita: “I lavoratori senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto … di manifestare liberamente il proprio pensiero”. Dunque un giornalista può a ragione esprimere su un social il suo punto di vista, difendendo la memoria di Berlinguer. Casomai non può gettare discredito sull’azienda o il giornale dove lavora. Come dire che “un cameriere – fa notare Meletti – non può scrivere su Twitter che nel ristorante dove lavora si mangia da schifo, ma può benissimo esprimere un parere positivo su Salvini e negativo su Renzi”.
Per questo Massimo Franchi afferma di non aver superato alcun limite al diritto di espressione del pensiero e chiede venga rispettato il suo diritto a esprimere opinioni suTwitter. Mentre l’editore potrebbe avere, lui sì, violato l’articolo 8 prima citato della Legge 300.

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