domenica 28 aprile 2013

CAFFÉ: UN AIUTO NATURALE CONTRO CANCRO E MALATTIE CARDIOVASCOLARI


CAFFÉ: UN AIUTO NATURALE CONTRO CANCRO E MALATTIE CARDIOVASCOLARI
di Claudio Schirru
Il caffé come aiuto per mantenere una buona salute fisica. Berne tre o quattro tazzine al giorno garantirebbe un’efficace protezione da patologie degenerative o croniche come alcune forme tumorali, le malattie cardiovascolari e l’ictus. A raccogliere in un libro i benefici di questa bevanda per le persone sane gli esperti dell’IRCCS (Istituto di Ricerche Farmacologiche) Mario Negri di Milano, a cui hanno assegnato il titolo “Caffé e Salute”.
Caffé che sarebbe un rimedio naturale, nelle giuste dosi quindi senza esagerare, in grado di contribuire alla prevenzione tumori alla gola e alla laringite, malattie cardiovascolari e persino patologie degenerative e croniche del cervello. Merito della caffeina, come spiega la Dr. Alessandra Tavani, capo del Laboratorio di Epidemiologia delle Malattie Croniche al Mario Negri: “Bisogna non fare confusione tra effetti della caffeina e del caffé. La caffeina della tazzina di caffé è ritenuta responsabile della diminuzione del senso di fatica, dell’aumento della vigilanza e dell’aumento della motilità intestinale. Inoltre la caffeina a dosi appropriate potenzia gli effetti antidolorifici dell’aspirina, aumentandone la biodisponibilità. Altri componenti del caffé (fra cui i polifenoli) potrebbero avere effetti favorevoli prevenendo l’insorgenza di malattie cardiovascolari, della cirrosi epatica e di svariate forme di tumore: cavo orale, faringe, fegato, endometrio e pare anche colon-retto”.
Dati molto recenti mostrano che il caffé sembra essere associato a una diminuzione di mortalità totale, anche se i risultati vanno confermati. In sostanza, consumando tre o quattro tazzine di caffé, l’individuo sano può godere del piacere di bere un buon caffé senza temere per la propria salute.
Attenzione però viene comunque raccomandata per via del potenziale danno causato nell’eventualità di sensibilità alla caffeina. La stessa Tavani sottolinea come la specifica capacità di metabolizzare la sostanza muti in maniera radicale il contributo che il caffé potrebbe portare all’organismo. Particolare attenzione va prestata anche in caso di assunzione di farmaci: “Il sistema responsabile del metabolismo e dell’eliminazione della caffeina nell’uomo può essere presente nelle persone in due diverse varianti: una elimina la caffeina velocemente, l’altra la elimina lentamente. Naturalmente chi elimina la caffeina lentamente risente di più e più a lungo dei suoi effetti: è il caso di chi sostiene di non dormire se prende il caffé dopo le 17 o di chi riporta altri effetti forti (come la tachicardia). È bene che chi non tollera la caffeina si astenga dal consumo di caffé oppure utilizzi il decaffeinato che ne contiene quantità trascurabili”.
Dal punto di vista teorico ci sono numerose interazioni della caffeina con diversi medicinali, soprattutto quelli attivi sul sistema nervoso centrale, ma per la maggior parte dei farmaci non ci sono evidenze di rilevanza clinica. Eccetto per consumi molto alti di caffé (oltre quattro tazzine al giorno), che sono sconsigliabili in ogni caso. L’unica sostanza per la quale il caffé è sicuramente pericoloso è l’efedra (e i suoi derivati, efedrina e pseudo-efedrina, usata in medicina per la cura dell’asma e di alcune malattie cardiovascolari, o in oculistica per provocare la dilatazione della pupilla.

Nessun commento:

Posta un commento